Péguy e il dramma di una civiltà senza padre

In una recente serata al Centro culturale Rosetum di Milano, Mauro Grimoldi ha presentato il pensiero di Charles Péguy sulla paternità.

(da Il Sussidiario)

Che cosa sarebbe una salvezza che non fosse libera? Una salvezza che non venisse da un uomo libero non sarebbe nulla. Può forse piacere essere amati da degli schiavi? La libertà di Dio è la libertà dell’uomo, affermava Luigi Giussani, ed è questo che si ritrova nel passaggio di Péguy richiamato. Paradossalmente la battaglia che la società contemporanea conduce per censurare Dio con il fine di fare posto all'”io” non è che è un controsenso poiché tale “io” trova la sua perfetta collocazione in “Dio”.   Continua a leggere

Al padre di famiglia, al solo “avventuriero” al mondo: auguri!

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di Giulia Tanel
 
Il padre:  è necessario per radicamento alla realtà e serve da trampolino verso la vita.
Si sente spesso ripetere che viviamo in una società senza padri, dove gli adulti sembrano aver abdicato alla responsabilità educativa, lasciando bambini e ragazzi privi di maestri autorevoli ai quali guardare.

Eppure il padre ha un ruolo importantissimo nei confronti figli. Proviamo qui a presentare un rapido e necessariamente incompleto quadro di alcune sue prerogative, complementari ma assolutamente differenti rispetto al portato materno.

Innanzitutto il padre ha il compito di risolvere il rapporto simbiotico madre-figlio: egli aiuta infatti il bambino a percepirsi quale persona differente dalla madre, dandogli un nome e guidandolo in un percorso che lo porta a dire “io”, permettendogli così di entrare nel tempo e nella storia. Continua a leggere

A cent’anni dalla morte, ecco l’anima “carnale” di Peguy

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di Vincenzo Sansonetti
 
«L’unico personaggio letterario espressivo che è identico al 99,9% a quello che noi sentiamo come cristianesimo è Peguy». Lo scrive don Luigi Giussani nel 2002. Già quattro anni prima, nel 1998, il fondatore di Comunione e Liberazione, a proposito del fatto che Cristo è consistenza della realtà, aveva rilevato che lo scrittore e saggista francese su questo «ha delle pagine bellissime, perché in fondo è il problema dell’Incarnazione: noi non possiamo conoscere e metterci in rapporto col Dio vivo e amare il Dio vivo, se non dentro la carne e le ossa delle cose che Lui crea e ci mette davanti».

A 100 anni dalla morte, avvenuta il 5 settembre 1914 durante la prima battaglia della Marna (era partito volontario per il fronte) il Meeting di Rimini dedica a Charles Peguy una mostra che “racconta” la vita e le opere di un intellettuale che «costituisce una voce fondamentale per capire il valore della speranza in un momento storico che ne è quasi privo», come sottolinea Pigi Colognesi, uno dei curatori. Continua a leggere

Che se ne occupi la Santa Vergine…

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Nel mese di giugno del 1912, il figlio di Charles Péguy, Pierre, si ammala gravemente. Péguy fa un voto e si reca in pellegrinaggio a Chartres. «Vecchio mio, scrive a Lotte, capì che si trattava di qualcosa di grave… Ho fatto un pellegrinaggio a Chartres… Ho percorso 144 km in tre giorni… Si scorge il campanile di Chartres a 17 km sulla pianura… Da quando l’ho visto è stata una stasi. Non sentivo più nulla, né a fatica, né i miei piedi. Tutte le mie impurezze sono sparite di colpo. Ero un altro uomo. Ho pregato un’ora nella cattedrale sabato sera, un’ora la domenica mattina prima della messa solenne… Ho pregato come mai avevo pregato, persino per i miei nemici… Mio figlio si è salvato e ho donato tutti e tre alla Madonna (la moglie di Péguy non era credente). Io non posso occuparmi di tutti… I miei figli non sono battezzati. Che se ne occupi la Santa Vergine.»

Tratto da La Médaille Miraculeuse, N°65

(Fonte: Aleteia)
 

In verità vi dico: viva i peccatori

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Gesù cercava le ferite del peccato e le guariva. Ma ammoniva gli scribi, che chiamava “sepolcri imbiancati”.
 
di Antonio Socci – Panorama
 
Il Cristianesimo, strano a dirsi, entra nel mondo precisamente in polemica dura con i moralisti. A ogni pagina dei Vangeli Gesù appare traboccante di tenerezza verso i peccatori, perfino i più malfamati. Invece è durissimo solo con coloro che si ritenevano “giusti”.
Con loro, per scuoterli, usa parole di fuoco: “Guai a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito” (Lc 11,43-46). “Tutto quello che fanno è per farsi vedere dalla gente… Guai a voi scribi e farisei ipocriti. Voi siete come sepolcri imbiancati: all’esterno sembrano bellissimi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di marciume” (Mt 24,4 e segg). Continua a leggere

Quei poeti così moderni, così mariani

Manzoni

di Giovanni Fighera

In età moderna pochi letterati hanno cantato la grandezza di Maria. Chi ha provato a decantarne la bellezza è stato, spesso, non capito e accusato di essere troppo incline ad un tono retorico. I suoi versi sono stati, così, declassati al rango di poesia melensa e poco sentita.

È il destino riservato agli Inni sacri dello scrittore lombardo A. Manzoni (1785-1873) in cui la Madre di Dio, in perfetta sintonia con la tradizione, è partecipe della missione di Gesù, fino ai piedi della croce, e, nel contempo, presente nella storia della Chiesa, fino alla fine dei tempi, vicino a noi tutti figli suoi. Lì, nella grotta, «la mira Madre in poveri/ panni il Figliol compose,/ e nell’umil presepio/ soavemente il pose». Continua a leggere