Le bimbe nate con Dna modificato: quelle figlie manipolate per «esperimento»

He Jiankui in una foto di ottobre 2018 (Ansa)

di Assuntina Morresi 

(Avvenire, 27 novembre 2018)
 
Al momento in cui stiamo scrivendo non ci sono ancora conferme indipendenti alla notizia della nascita dei primi bambini nati con Dna modificato in laboratorio, in una procedura di fecondazione in vitro. Stiamo cioè parlando di un annuncio pubblico fatto da un ricercatore cinese, He Jiankui dell’Università di Shenzhen, che sarebbe anche il responsabile dell’esperimento stesso: non si tratta di una pubblicazione specialistica, quindi, né di una comunicazione a un consesso di esperti, almeno per ora, e già questo la dice lunga su un certo modo – sbagliato – di trattare la ricerca scientifica, per la quale il rigore dovrebbe essere sempre d’obbligo, a partire dalle modalità di comunicazione.

Ma se la notizia dovesse essere confermata nei termini in cui è stata lanciata, allora sapremo che sono bambine cinesi le prime cavie umane sacrificate al gene editing, nella sua applicazione secondo la modalità CRISPR-Cas9.

Secondo quanto comunicato finora, infatti, due gemelline cinesi nate circa un mese fa sono state concepite in vitro con Dna modificato secondo una recente tecnica di manipolazione genetica, che avrebbe consentito di renderle resistenti al virus dell’Hiv, cioè a una malattia non ereditaria. Quindi sarebbero state due bambine probabilmente sane, se concepite in provetta senza alcun intervento sul loro Dna; un intervento che, se confermato, sarebbe stato eseguito a titolo di esperimento “scientifico”, e neppure teoricamente “terapeutico”, sempre che questi termini abbiano un qualche senso in questo contesto.  Continua a leggere

Scienza. Cina choc: «Ecco i primi bambini con il Dna modificato»

Cina choc: «Ecco i primi bambini con il Dna modificato»

L’esperimento annunciato su Youtube da uno scienziato di Shenzhen, He Jiankui, ma per ora non confermato da fonti indipendenti. Le gemelle sarebbero state programmate per “resistere” all’Hiv
 
(Avvenire, 26.11.18)
 
«Abbiamo fatto nascere i primi bambini geneticamente modificati». Ecco la notizia choc che uno scienziato cinese, He Jiankui di Shenzhen, ha dato attraverso un video pubblicato su un canale Youtube. Il ricercatore sostiene di aver alterato gli embrioni di sette coppie, che si stavano sottoponendo a cure per la fertilità, e che una di queste gravidanze sarebbe andata in porto: i bambini, due gemelle per l’esattezza (Lulu e Nana), sarebbero nate una settimana fa. Alle piccole sarebbe stata applicata la tecnica del Crispr, cioè dell’editing genetico, che permette agli scienziati di rimuovere e sostituire una parte del Dna con estrema precisione. In particolare, lo scienziato Jiankui ha dichiarato di aver “silenziato” il recettore cellulare Ccr5, al quale si lega il virus dell’Aids, con l’obiettivo di ottenere la resistenza genetica al virus dell’HIV e – in futuro – l’obiettivo ambizioso di passare a vaiolo e colera.

La novità è emersa inizialmente con un articolo pubblicato domenica dal giornale MIT Technology Review, che citava documenti medici pubblicati online dalla squadra di ricerca di He alla Southern University of Science and Technology di Shenzhen per reclutare coppie per gli esperimenti. Poi è stato pubblicato online il video dello scienziato, che ha scatenato un acceso dibattito nella comunità scientifica: alcuni esperti sollevano dubbi sulla presunta svolta, mentre altri la descrivono come una nuova forma di eugenetica. Non c’è ancora alcuna verifica indipendente di quanto sostiene lo scienziato: l’esperimento non è stato pubblicato su nessun giornale specializzato peer-reviewed, in cui cioè gli articoli scientifici vengono passati al vaglio di altri esperti, una omissione che i critici non hanno mancato di sottolineare. Le rivelazioni giungono alla vigilia della conferenza di esperti mondiali che si terrà martedì a Hong Kong, dove è atteso che He riveli più dettagli. Continua a leggere

Cina abbandona politica figlio unico, 400 milioni di aborti in 36 anni

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La Cina ha messo fine alla politica del figlio unico: d’ora in poi ogni coppia potrà mettere al mondo due figli. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina che cita un documento uscito dal Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista. La contestata misura, adottata nel 1979 come metodo di controllo demografico, ha provocato in 36 anni circa 400 milioni di aborti e, in secondo luogo, ha creato una serie di squilibri sociali ed economici. Ma quale il valore di questa svolta? Paolo Ondarza lo ha chiesto a Laura De Giorgi, docente di Storia della Cina all’Università Ca’ Foscari di Venezia:

R. – È una trasformazione che era necessaria da tempo. Già da tempo si profilava l’idea di cambiare questa politica, magari in maniera graduale: ad esempio era già stato permesso alle coppie composte da due figli unici – quindi senza fratelli – di avere eventualmente due figli. Come era già concesso nelle campagne a chi aveva ad esempio una bambina di poter avere anche un figlio maschio. Per cui quello che ci si aspetta adesso è, vista la posizione del Partito, che questa diventi una regola generale, che tenga in considerazione il fatto che una politica di questo tipo non era più sostenibile. Continua a leggere

Pechino dice addio alla legge del figlio unico

Cina

Pechino 29ott2015 – La Cina ha deciso di abolire la legge del figlio unico. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina citando un comunicato del comitato centrale. La decisione di abolire la legge, in vigore dalla fine degli anni settanta, è stata presa dal comitato centrale del Partito Comunista Cinese, che ha concluso oggi a Pechino la sua quinta riunione plenaria, o “quinto plenum”.

La nuova regola, afferma Nuova Cina citando il comunicato conclusivo della riunione, è che ogni coppia potrà avere due figli. Voci sull’abolizione della legge circolavano dopo che gli esperti avevano segnalato un rallentamento della crescita della popolazione più rapida del previsto. Allo stesso tempo, l’ invecchiamento della società sta procedendo a un ritmo accelerato. In precedenza, secondo le stime dell’ Onu, il picco della crescita della popolazione cinese sarebbe stato raggiunto nel 2030. Continua a leggere

«Il secolarismo ateo contrasta con la ragione». La lezione di Wu, che insegna san Tommaso ai cinesi

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Se c’è un paese dove «l’emergenza uomo» è la realtà di tutti i giorni, questo è la Cina. «Vengo da una famiglia di tradizione cattolica ma è stato difficile per me abbracciare la religione», racconta al Meeting in Auditorium Tianyue Wu, docente di filosofia nella più prestigiosa università cinese, la Peking University. «A scuola ci insegnavano che le religioni sono solo superstizioni, dei mostri che appartengono a un passato morto e sepolto. La società cinese è completamente secolarizzata, vige il motto del “Carpe diem” e i cinesi, complice l’enorme crescita economica unita all’impoverimento spirituale, hanno ormai assunto un atteggiamento cinico e utilitaristico». Continua a leggere