Per avere risposte è necessario porre domande. A proposito de “La grande bellezza”

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di Andrea Arnaldi

“È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura… Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile”. Questa è la frase che mi sembra racchiuda il messaggio che Jep Gambardella, il personaggio di Toni Servillo ne “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, consegna agli spettatori del film, candidato italiano agli Oscar 2014.

Il film offre squarci di fallimenti umani, personali e professionali, di vuoto interiore, di miserie umane travestite da effimeri ed illusori successi da rotocalco, alternati ad immagini di una Roma straordinariamente bella e suggestiva. Continua a leggere

La nostra società gaia e vuota e quella inappagabile sete di “Grande bellezza”

Toni Servillo Sabrina Ferilli Giorgio Pasotti

Marina Corradi recensisce il film di Paolo Sorrentino vincitore dell’Oscar come miglior pellicola straniera.

Ne ho sentito parlare male. L’ho visto, e l’ho voluto rivedere la sera dopo. La Roma del film somiglia a quella che io, milanese, ho scoperto da bambina quando mio padre mi portò al Palatino e al Colosseo a Villa Borghese per la prima volta: un sogno, o un miracolo, l’essere rimaste in vita quelle pietre dopo millenni, e il loro starsene ancora sotto al sole, impregnate della sua luce d’oro. La Roma de La grande bellezza è quella che meraviglia un ragazzo la prima volta che la vede, e ancora più, immagino, se viene dal Nuovo Mondo: allora l’impatto deve essere travolgente, e forse anche questo spiega il successo americano del film. Certo, non è la Roma di Ignazio Marino, sull’orlo del default. È invece una metafora dell’Occidente più privilegiato e, all’apparenza, spensierato. Continua a leggere

October Baby: Un inno alla vita in un film che “parte” dall’aborto

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Gianna Jessen è viva, e lo sa. Più di noi lo sa. Infatti, Gianna sa che la sua vita dipende da un fatto, un fatto che è successo oltre qualsiasi progetto umano, anzi, nel suo caso più di altri, “nonostante” un progetto umano. Il progetto era un aborto. Gianna è quello che in gergo tecnico chiamiamo un “failed abortion”: un aborto fallito. Cioè, è il frutto di un tentativo di aborto tardivo (24 settimane) che, eseguito evidentemente in maniera un po’ maldestra, le ha permesso di nascere viva. October baby è un film sulla sua storia, o perlomeno è ispirato alla sua storia perché le divergenze con la sua storia vera sono parecchie.

Ci sono diversi elementi raccontati nel film che non coincidono con quanto realmente accaduto, alcuni di essi hanno anche il sapore del colpo di scena cinematografico e me ne guardo bene dal raccontarli, e ce ne sono altri meno importanti che “sviano” le indagini. Primo fra tutti la stessa data di nascita, che per la vera Gianna non è in “october”, ma il 6 aprile del 1977 . Ma, bando alle divergenze, il “succo” c’è tutto. Continua a leggere

La Grande Bellezza è il desiderio e la risposta

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di Alessandro D’Avenia

«Ho cercato la grande bellezza», dice il protagonista dell’omonimo film, alla fine del suo percorso umano e spirituale. «E non l’ho trovata». È la constatazione rassegnata. Rimane solo la promessa non mantenuta di un amore giovane e freschissimo. La realtà purtroppo è un grande trucco, provoca illusioni e conseguenti delusioni. Si vive di sogni o di ricordi. Il velo di Maia copre il nulla.

La prima parte del film di Paolo Sorrentino in corsa per l’Oscar è un viaggio alla ricerca di una via di uscita dal torpore esistenziale e letterario dei meandri quasi infernali delle feste romane, «i cui trenini sono i più belli perché non portano da nessuna parte», per giungere – nella seconda parte – a porre la domanda di senso a interlocutori validi perché “spirituali”: un vescovo in odore di papato e una suora austera fino a destare paura. Ma validi non si dimostrano: il primo perché carnale, la seconda perché angelica. Nessuno dei due è spirituale, nel senso di albergare la vita dello Spirito nella carne. Continua a leggere

L’amore inatteso

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Ieri ho avuto occasione di guardare questo film: “L’amore inatteso”, titolo originale: “Qui a envie d’être aimé?”.
Ispirandosi alla storia vera della conversione del marito Thierry Bizot (raccontata in Francia da un bestseller: “cattolico anonimo”), la regista francese Anne Giafferi (che invece credente non è) descrive la storia di un incontro a sorpresa, quello di Antoine – un uomo apparentemente realizzato e senza dubbi – con Gesù Cristo.
Pur con i limiti evidenziati dalla recensione qui di seguito, risulta a mio avviso nel complesso un buon film, sicuramente da vedere.
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“I militi ignoti della fede”. Pupi Avati porta in tv i martiri cristiani dell’Europa comunista

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Da Popieluszko al cardinal Mindszenty, da don Findysz al vescovo Ploscaru: 14 documentari su Tv2000 raccontano la Chiesa dell’Est negli anni della cortina e di Giovanni Paolo II.
 
Le omelie di padre Popieluszko, il carcere del cardinale Mindszenty, le lettere di don Ladislao Findysz. Le vite dei martiri cristiani dell’Est Europa risplendono tra le pagine grigie della storia sovietica del secondo dopoguerra, assieme alle tante vicende sconosciute dei «militi ignoti della grande causa di Dio» (così li definì papa Wojtyla): suore, frati e laici di cui poco si è sempre saputo, ma che, con la loro fede, hanno permesso alla Chiesa di rimanere in vita al di là della cortina. A tutti loro è dedicato il ciclo di documentari in onda da questa sera 8 novembre su Tv2000. La serie, intitolata proprio I militi ignoti della fede, è ideata dal giornalista Lorenzo Fazzini e realizzata niente meno che dal regista Pupi Avati: 14 puntate da un’ora ciascuna che saranno trasmesse ogni venerdì in prima serata, più altre 14 in programma per il 2014. Continua a leggere