“Mio padre ha avuto fede, non ha fatto staccare la spina”

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Sei mesi dopo un incidente, i medici consigliano ai genitori di Miguel Parrondo di “spegnere” il proprio figlio, ma loro dicono no.
 
Tra i rischi che comporta la legalizzazione della cosiddetta “morte degna”, bisogna sottolineare quello che corrono le persone che, essendo in coma da un lungo periodo di tempo, possono essere scollegate dagli apparecchi che le mantengono in vita, in molti casi per decisione dei familiari consigliati dai medici.

Un esempio è il caso di Mathew Taylor, un cittadino britannico risvegliato dalla voce della fidanzata dopo quasi un anno di coma.

Ora è stato reso noto un caso ancor più straordinario: Miguel Parrondo, entrato in coma dopo un incidente automobilistico avvenuto nel 1987, si è risvegliato nel 2002 grazie alla costanza, all’amore e alla fede dei suoi familiari. Continua a leggere

Risurrezioni, una vita oltre la morte

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di Rino Cammilleri 

Il caso Caterina Socci, figlia del noto giornalista Antonio, è in effetti inspiegabile, almeno in termini scientifici. A pochi giorni dalla laurea improvvisamente il suo cuore si fermò. E rimase fermo per un’ora intera. Morta. Poi, arrivò un prete, il suo direttore spirituale, si inginocchiò a pregare e il cuore di Caterina riprese a battere.

Il padre ha dedicato più libri a questa vicenda e adesso, con l’ultimo, si interroga sul fenomeno della cosiddetta Nde (Near-Death Experience), sigla che la medicina ha dovuto coniare alla luce delle impressionanti cifre che ne sono emerse. Il primo a occuparsene seriamente fu il filosofo americano Raymond Moody, che raccolse in un libro del 1975 un certo numero di testimonianze. Continua a leggere

«Il coma sconfitto». Grazie all’amore

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Max parla dopo 18 anni
 
Ha ricominciato a rivivere dopo dieci anni di coma, Massimiliano Tresoldi. Poi, dopo altri otto anni, ha ripreso a parlare e qualche mese fa, a Lourdes si è alzato, sia pure per qualche minuto, dalla sua sedia a rotelle. Un caso quasi unico al mondo, non solo per l’incredibile risveglio, ma per la straordinaria «terapia» che lo ha reso possibile: l’amore. L’amore della madre, Lucrezia Povia, nata Bisceglie nel 1948 e trasferitasi con la famiglia a Carugate, in provincia di Milano, nei primi anni sessanta, che da vent’anni accompagna il figlio Max a cercare di farlo tornare normale.

Aveva vent’anni Max quando il 15 agosto del 1991 entra in stato vegetativo a seguito di un incidente automobilistico. Un grande sonno da cui, dicono i medici, non si sveglierà mai più. Continua a leggere