Una domanda sull’amore di sé che sembra contraddittorio con l’esigenza del rinnegare se stessi

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Quesito

Salve padre Angelo,
volevo avere un chiarimento sul comandamento dato da Gesù stesso che, insieme all’amore assoluto nei confronti di Dio, rappresentano i due precetti che vanno a completare il decalogo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Qui il prossimo viene inteso come un altro sé, meglio, come altro da sé; quindi, se la mia interpretazione è corretta, il proprio sé, dopo Dio, è il secondo oggetto d’amore. Tuttavia a me pare che il più delle volte, anche nella normale catechesi, questo amore per sé non venga messo nel giusto risalto, anche perché se io non ho un buon rapporto con Dio e con me stesso, non credo che si potrà pretendere di avere poi un buon rapporto con gli altri. Inoltre, come si può coniugare questo precetto dell’amore di sé e del prossimo con l’altra perentoria affermazione di Gesù, secondo la quale, per seguirlo, bisogna “rinnegare se stessi”? Continua a leggere

« Questo è il mio comandamento : che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati »

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In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri». (Gv 15, 12-17)

 
La meditazione di San Clemente di Roma

Chi ha la carità in Cristo pratichi i suoi comandamenti. Chi può spiegare «il vincolo della carità» di Dio (Col 3,14)? Chi è capace di esprimere la grandezza della sua bellezza? L’altezza ove conduce la carità è ineffabile. Continua a leggere

Papa Francesco all’Angelus: “Dio ci invita ad uscire dalla tomba in cui i nostri peccati ci hanno sprofondato”

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Papa Francesco, Angelus Piazza San Pietro 6.04.14

(V Domenica di Quaresima)
 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima ci narra la risurrezione di Lazzaro. E’ il culmine dei “segni” prodigiosi compiuti da Gesù: è un gesto troppo grande, troppo chiaramente divino per essere tollerato dai sommi sacerdoti, i quali, saputo il fatto, presero la decisione di uccidere Gesù (cfr Gv 11,53).

Lazzaro era morto già da tre giorni, quando giunse Gesù; e alle sorelle Marta e Maria Egli disse parole che si sono impresse per sempre nella memoria della comunità cristiana. Dice così Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25). Su questa Parola del Signore noi crediamo che la vita di chi crede in Gesù e segue il suo comandamento, dopo la morte sarà trasformata in una vita nuova, piena e immortale. Come Gesù è risorto con il proprio corpo, ma non è ritornato ad una vita terrena, così noi risorgeremo con i nostri corpi che saranno trasfigurati in corpi gloriosi. Lui ci aspetta presso il Padre, e la forza dello Spirito Santo, che ha risuscitato Lui, risusciterà anche chi è unito a Lui. Continua a leggere