“Rifuggite dall’informazione di facile consumo”

Il Papa ad Avvenire nel 50° del quotidiano: “Nessuno detti la vostra agenda tranne i poveri”
 
“A ben vedere, dalla falegnameria di Nazareth alla redazione di Avvenire, il passo non è poi così lungo!”. Lo ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza dirigenti e personale del quotidiano della Cei con i loro familiari in occasione dei 50 del giornale. Proprio intorno alla figura del Santo Patriarca, modello di ogni lavoratore cristiano, si è sviluppato il discorso del S. Padre.

Giuseppe è l’uomo del silenzio – ha detto il Papa – A prima vista, potrebbe perfino sembrare l’antitesi del comunicatore. In realtà, solo spegnendo il rumore del mondo e le nostre stesse chiacchiere è possibile l’ascolto, che rimane la condizione prima di ogni comunicazione. Il silenzio di Giuseppe è abitato dalla voce di Dio e genera quell’obbedienza della fede che porta a impostare l’esistenza lasciandosi guidare dalla sua volontà”. Giuseppe è anche “il custode discreto e premuroso, che sa farsi carico delle persone e delle situazioni che la vita ha affidato alla sua responsabilità”.

Facendo riferimento alla bottega di colui che ha fatto da padre a Gesù sulla terra, il Papa ha evidenziato che “certamente, nella vostra ‘cassetta degli attrezzi‘ oggi ci sono strumenti tecnologiciche hanno modificato profondamente la professione, e anche il modo stesso di sentire e pensare, di vivere e comunicare, di interpretarsi e relazionarsi. La cultura digitale vi ha chiesto una riorganizzazione del lavoro, insieme con una disponibilità ancora maggiore a collaborare tra voi e ad armonizzarvi con le altre testate che fanno capo alla Conferenza Episcopale Italiana: l’Agenzia Sir, Tv2000 e il Circuito radiofonico InBlu. Analogamente a quanto sta avvenendo nel settore comunicazione della Santa Sede, la convergenza e l’interattività consentite dalle piattaforme digitali devono favorire sinergie, integrazione e gestione unitaria. Questa trasformazione richiede percorsi formativi e aggiornamento, nella consapevolezza che l’attaccamento al passato potrebbe rivelarsi una tentazione perniciosa. Autentici servitori della tradizione sono coloro che, nel farne memoria, sanno discernere i segni dei tempi e aprire nuovi tratti di cammino”. Continua a leggere

Le due cose più importanti che ho imparato dai social

di G. Rancilio

(Avvenire, 23.03.18)
 
Insegnanti ed educatori lo sanno da tempo: certe domande dei ragazzi non fanno sconti; vanno subito al punto. Il ragazzo davanti a me avrà 15-16 anni. Mi ha ascoltato parlare di Internet e social network per un’ora e mezza. Ora tocca a lui. Alle domande. Alla domanda. «Qual è la cosa più importante che ha imparato gestendo i social di un quotidiano come Avvenire?».
I miei pensieri corrono veloci. E cominciano a scartare alcune delle cose che ho imparato in questi anni. Cose importanti ma non «la più importante». No, non è importante spiegargli come si usano gli strumenti per gestire e analizzare un social network. E nemmeno raccontargli come ci si rapporta con una comunità complessa e variegata. Scarto anche le «furbizie» tecniche e pratiche imparate. Scarto i corsi ai quali ho partecipato e i tanti libri letti. Finalmente non ho più dubbi. Sono due le cose più importanti che ho imparato. Ed entrambe, a dire la verità, le avevo già imparate da bambino.
La prima cosa che ho imparato – rispondo – è a non avere paura di chiedere scusa. Meglio: quanto sia bello chiedere scusa. Il ragazzo mi guarda un po’ stralunato. Provo a spiegarmi. Quando sbagliamo, soprattutto da ragazzi e a volte ancor più da adulti, siamo tentati di nascondere i nostri errori; di mettere sotto il tappeto la polvere. Di nascondere i cocci del vaso rotto con una pallonata. Perché sbagliare ci mette a disagio. E perché il giudizio degli altri ci mette a disagio. Ci fa paura. Pensiamo: oddio, cosa diranno adesso? Cosa penseranno ora di me? Per di più crescendo ci siamo convinti che chiedere scusa ci faccia apparire deboli e meno professionali. Continua a leggere

Il Papa: “La piazza digitale sia luogo di incontro, non di linciaggio morale”

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Il cristiano deve quindi esprimersi con parole che facciano “crescere la comunione” e, anche quando deve “condannare con fermezza il male”, è tenuto a cercare di “non spezzare mai la relazione e la comunicazione”.
 

La comunicazione è in primo luogo un segno d’amore, quindi di misericordia. Poiché la Chiesa è chiamata a vivere “la misericordia quale tratto distintivo di tutto il suo essere e il suo agire”, ogni parola o gesto “dovrebbe poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti”.

In questi termini si apre il messaggio di papa Francesco per la 50° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Sulla scia del Giubileo, il tema scelto quest’anno dal Santo Padre è: Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo. Continua a leggere

«Radio Maria ha successo perché parla chiaro»

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Il 29 ottobre Papa Francesco ha ricevuto in udienza nella Sala Clementina la famiglia di Radio Maria. Ha affermato che il successo «non comune» di questa radio mostra che si possono conquistare trenta milioni di ascoltatori nel mondo proponendo giudizi «a partire da una chiara appartenenza cristiana», senza necessità di diluire il messaggio.

Il saluto del Papa è andato non solo ai presenti ma anche agli «ascoltatori che, in misura crescente, apprezzano e seguono i programmi radiofonici di Radio Maria e la sostengono con il volontariato e le offerte». Francesco ha voluto ricordare per che cosa è nata l’emittente. «Radio Maria, fin dalla sua nascita, si è proposta l’obiettivo di aiutare la Chiesa nell’opera di evangelizzazione; e di farlo nel modo suo proprio, cioè con la vicinanza alle preoccupazioni e ai drammi della gente, con parole di conforto e di speranza, frutto della fede e dell’impegno di solidarietà». Si trattava di un «obiettivo chiaro e alto». Ed è stato «perseguito con determinazione e costanza, che ha saputo guadagnarsi attenzione e seguito non comuni». Continua a leggere

Kierkegaard e la fenomenologia del “mi piace”

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di Claudia Mancini

Nel 1846 Kierkegaard pubblica la Postilla conclusiva non scientifica alle Briciole di filosofia, con lo pseudonimo di Joannes Climacus. Con la consueta ironia, degna di un cesellatore di paradossi, egli chiama “postilla” quello che propriamente è un «saggio esistenziale», un denso testo filosofico di circa settecento pagine. Nella Prefazione, enfatizzando il tono ironico, Climacus scrive di essere pienamente soddisfatto perché il precedente saggio – Briciole di filosofia (1844) non ha avuto successo, anzi, «non ha prodotto nessuna sensazione, nessunissima» [1].

In un’epoca irrequieta, prodiga nell’elargire consenso o dissenso, sempre affaccendata a schierasi di qua e di là, per il suo saggio non c’è stata alcuna effusione di sangue né di inchiostro: «il volume è passato inavvertito, senza recensioni e senza essere nominato in nessuna parte» [2]. Continua a leggere

 Il Papa: «la prima comunicazione è nella famiglia»

La prima comunicazione è in famiglia

Il 23 gennaio 2015 Papa Francesco ha reso pubblico il messaggio per la 49a Giornata delle Comunicazioni sociali. Mentre negli anni passati i Pontefici – da san Giovanni Paolo II a Francesco, passando per Benedetto XVI – avevano dedicato in gran parte i loro messaggi sulla comunicazione ai temi di Internet e dei social network, un po’ a sorpresa il messaggio del 2015 tratta di come comunicare non sulla Rete ma in famiglia. «La famiglia», scrive Francesco, «è del resto il primo luogo dove impariamo a comunicare. Tornare a questo momento originario ci può aiutare sia a rendere la comunicazione più autentica e umana, sia a guardare la famiglia da un nuovo punto di vista».

Il Papa parte dalla visita di Maria a Elisabetta descritta nel Vangelo di Luca: «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”». Da qui impariamo anzitutto che la comunicazione è «un dialogo che si intreccia con il linguaggio del corpo». Continua a leggere

“Risvegliate le parole ed aprite alla cultura dell’incontro”

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Ricevendo in udienza i dirigenti e i dipendenti di TV2000, papa Francesco mette in guardia dai rischi dei “luoghi comuni”, della “disinformazione” e dell'”allarmismo catastrofico”.
 
Citta’ del Vaticano, 15 Dicembre 2014 (Zenit.org) Luca Marcolivio
 
Un discorso forte in cui il Santo Padre ha spezzato una lancia in favore della buona informazione, quella che non calunnia e che non diffama ma che, piuttosto, promuove la “cultura dell’incontro”.

Ricevendo stamattina in udienza i dirigenti, i dipendenti e gli operatori di TV2000, papa Francesco ha esordito con espressioni di scherzoso affetto, scusandosi per il ritardo: “un’udienza, si dice, mezz’oretta, ma poi sono 40 minuti, l’altra lo stesso, e così il conto lo pagate voi…”. Continua a leggere