Comunione spirituale

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“Quando non vi comunicate e non partecipate alla Messa, potete comunicarvi spiritualmente, la qual cosa è assai vantaggiosa… Così in voi si imprime molto dell’amore di Nostro Signore.
(Santa Teresa di Gesù, Cammino di perfezione, cap. 35)
 

La comunione spirituale è una pratica eucaristica consistente nel desiderio di ricevere il santo Sacramento: “è unirsi a Gesù Cristo presente nell’Eucaristia, non già ricevendolo sacramentalmente, ma per un vivo desiderio procedente dalla fede animata dalla carità”.[1]. È l’atto di culto spirituale con cui quanti sono “impossibilitati a ricevere la comunione possono esprimere il desiderio interiore di unirsi con le loro gioie e le loro sofferenze al sacrificio di Gesù Cristo”.[2]
L’impossibilità può essere dovuta al fatto di essere impediti a partecipare alla celebrazione eucaristica oppure dal non poter ricevere la santa Comunione a causa di situazioni di peccato o di altre condizioni oggettive, come ad esempio il digiuno eucaristico richiesto prima della Comunione eucaristica. Continua a leggere

La comunione spirituale

Eucarestia

“Se non potete comunicarvi sacramentalmente
fate almeno la comunione spirituale, che consiste
in un ardente desiderio di ricevere Gesù nel vostro cuore”

(San Giovanni Bosco, MB III,p.13)

 
La comunione spirituale è una pratica che consente di unirsi con Gesù presente nell’Eucaristia quando, animati da un vivo desiderio, si è nell’impossibilità di riceverlo sotto forma di Sacramento.

L’autore de “L’ Imitazione di Cristo” spiega: «Infatti questo invisibile ristoro dell’anima, che è la comunione spirituale, si ha ogni volta che si medita con devozione il mistero dell’incarnazione e della passione di Cristo, accendendosi di amore per lui.» (Lib. IV; cap. 10). Continua a leggere

Odore delle pecore e verità

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Riporto di seguito un commento di Don Antonio Ucciardo che prende spunto dall’articolo di Mons. Muller, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sull’Osservatore Romano del 22.10.13.
Un commento che io ho trovato molto toccante, e al contempo utile per comprendere meglio e in concreto la delicata questione dei divorziati risposati.

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Un articolo di Mons. Mueller rilancia il tema spinoso dell’accoglienza dei divorziati risposati. A volte sembra ai più che la dottrina sia un abito preconfezionato, qualcosa da adattare o di cui disporre liberamente. Non ho una grande esperienza in merito, ma ho sempre pensato che la Chiesa debba essere vicina a queste situazioni, senza peraltro tradire il suo mandato. Continua a leggere