Papa Francesco: L’eutanasia non è una scelta di civiltà, la vita è intangibile

di Andrea Tornielli

La Stampa, 26.01.18
 
La «crescita della richiesta di eutanasia» conseguente al «processo di secolarizzazione» ha «portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”». Lo ha denunciato il Papa nell’udienza riservata questa mattina all’assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, affermando che «laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile». Il Pontefice latino-americano, che ha sottolineato come la missione del Dicastero abbia «un volto eminentemente pastorale», ha rilevato con soddisfazione che esso sta «portando a compimento» anche studi circa «le implicazioni etiche di un’adeguata antropologia anche nel campo economico-finanziario».

Durante la sessione plenaria il Dicastero guidato da pochi mesi dal gesuita Luis Francisco Ladaria ha approfondito tra l’altro «alcune questioni delicate circa l’accompagnamento dei malati terminali. Al riguardo – ha detto il Papa – il processo di secolarizzazione, assolutizzando i concetti di autodeterminazione e di autonomia, ha comportato in molti Paesi una crescita della richiesta di eutanasia come affermazione ideologica della volontà di potenza dell’uomo sulla vita. Ciò ha portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”. È chiaro che laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile. In questo scenario occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile. Il dolore, la sofferenza, il senso della vita e della morte sono realtà che la mentalità contemporanea fatica ad affrontare con uno sguardo pieno di speranza. Eppure, senza una speranza affidabile che lo aiuti ad affrontare anche il dolore e la morte, l’uomo non riesce a vivere bene e a conservare una prospettiva fiduciosa davanti al suo futuro. È questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo». Continua a leggere

Comunione spirituale

400px-Comunione_in_mano

“Quando non vi comunicate e non partecipate alla Messa, potete comunicarvi spiritualmente, la qual cosa è assai vantaggiosa… Così in voi si imprime molto dell’amore di Nostro Signore.
(Santa Teresa di Gesù, Cammino di perfezione, cap. 35)
 

La comunione spirituale è una pratica eucaristica consistente nel desiderio di ricevere il santo Sacramento: “è unirsi a Gesù Cristo presente nell’Eucaristia, non già ricevendolo sacramentalmente, ma per un vivo desiderio procedente dalla fede animata dalla carità”.[1]. È l’atto di culto spirituale con cui quanti sono “impossibilitati a ricevere la comunione possono esprimere il desiderio interiore di unirsi con le loro gioie e le loro sofferenze al sacrificio di Gesù Cristo”.[2]
L’impossibilità può essere dovuta al fatto di essere impediti a partecipare alla celebrazione eucaristica oppure dal non poter ricevere la santa Comunione a causa di situazioni di peccato o di altre condizioni oggettive, come ad esempio il digiuno eucaristico richiesto prima della Comunione eucaristica. Continua a leggere

«Non ridurre la dottrina allo spirito del mondo»

papa

di Massimo Introvigne

Mentre continuano negli Stati Uniti le discussioni sul forte richiamo all’integrità dottrinale, specie quanto all’«insegnamento morale» della Chiesa, rivolto da Papa Francesco il 30 gennaio al consiglio direttivo dell’Università Notre Dame, la più grande università cattolica del mondo, il Pontefice il 31 gennaio ha incontrato la Congregazione per la Dottrina della Fede.

I giornali si sono occupati di questo incontro principalmente per l’annuncio che la Commissione per la protezione dei fanciulli, istituita da Papa Francesco, si collegherà alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che già da anni si occupa della questione dei preti pedofili. Continua a leggere

I nodi del pastore Bergoglio

jpg_1350634

Fu lui a importare in Argentina dalla Germania la devozione alla Madonna “che scioglie i nodi”. Agli studi preferiva la cura d’anime. E oggi fa lo stesso: lascia ad altri l’esposizione della dottrina. Come nel caso della comunione ai divorziati risposati.

di Sandro Magister

ROMA, 29 ottobre 2013 – Da quando è stato eletto papa, Jorge Mario Bergoglio è costantemente sotto lo sguardo del mondo, che ne scruta ogni gesto e ogni parola.

Ma la sua precedente biografia ancora attende di essere altrettanto investigata.

Il libro di Nello Scavo “La lista di Bergoglio” ha sollevato il velo sul ruolo dell’allora giovane gesuita negli anni di piombo della dittatura militare. Continua a leggere

Odore delle pecore e verità

1382866_10201410037631847_1887055244_n

Riporto di seguito un commento di Don Antonio Ucciardo che prende spunto dall’articolo di Mons. Muller, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sull’Osservatore Romano del 22.10.13.
Un commento che io ho trovato molto toccante, e al contempo utile per comprendere meglio e in concreto la delicata questione dei divorziati risposati.

****

Un articolo di Mons. Mueller rilancia il tema spinoso dell’accoglienza dei divorziati risposati. A volte sembra ai più che la dottrina sia un abito preconfezionato, qualcosa da adattare o di cui disporre liberamente. Non ho una grande esperienza in merito, ma ho sempre pensato che la Chiesa debba essere vicina a queste situazioni, senza peraltro tradire il suo mandato. Continua a leggere

Cos’è la professione di fede?

chiavi

Cosa vuol dire: “aderisco con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto al Magistero proposto dal Pontefice?”

 
NOTA ILLUSTRATIVA DOTTRINALE DELLA FORMULA CONCLUSIVA DELLA PROFESSIO FIDEI

 
Congregazione per la dottrina della fede
(29 giugno 1998)
 
1. Fin dai suoi inizi la Chiesa ha professato la fede nel Signore crocifisso e risorto, raccogliendo in alcune formule i contenuti fondamentali del suo credere. Continua a leggere