La proposta della Lega. «Si renda adottabile il concepito»

«Si renda adottabile il concepito»

Meno aborti, più chance alle coppie disponibili ad accogliere figli non loro: progetto di legge leghista per offrire una nuova possibilità alle donne che hanno scelto di non tenere il nascituro
 
di Francesco OgnibeneAvvenire 27 marzo 2019
 
Basta una parola – «concepito » – e a una parte del Palazzo puntualmente saltano i nervi. Eppure, lui, il concepito, è tutt’altro che minaccioso. Anzi, è «uno di noi», come disse efficacemente la campagna europea che nel 2013 raccolse due milioni di firme nei Paesi Ue per la tutela giuridica dell’embrione umano.

Ora che però un disegno di legge lo mette nero su bianco ecco che riparte la polemica attorno al consueto slogan ‘la 194 non si tocca’. Il bello è che il ddl – primo firmatario il deputato della Lega Alberto Stefani, seguito da altri 47 onorevoli del Carroccio – non tocca affatto la 194, proponendo «Disposizioni in materia di adozione del concepito» come alternativa all’aborto per la donna incinta che ha deciso di non tenere il bambino (e che comunque già oggi dispone della legge sul parto in anonimato). In soldoni: per chi vuole abortire non cambierebbe nulla, mentre si introdurrebbe solo una nuova possibilità di libera scelta.

Certo, molto significativa: perché nei 7 articoli del ddl – depositato a Montecitorio il 4 ottobre 2018, curiosamente senza farlo sapere in giro, e solo da pochi giorni incardinato nelle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali – si riconosce nei fatti una soggettività giuridica del concepito che segna un passo avanti con l’intento di ridurre il numero di aborti e di famiglie che sperano in un’adozione (solo una su dieci riuscirebbe nel suo intento).

La novità si esplicita già all’articolo 1, dove si prevede che «la donna può fare ricorso, nell’ambito delle misure alternative all’interruzione di gravidanza di cui alla legge 194, alla procedura di adozione del concepito». Altro fatto nuovo – all’articolo 2 – è l’obbligo per «il consultorio, la struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia al quale la donna si rivolge» di informare «per iscritto la donna, nonché la persona eventualmente presentata come padre, della possibilità di ricorrere alle misure alternative all’interruzione volontaria di gravidanza». Continua a leggere

Fertilità, è l’aborto la via alternativa?

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di Massimo Calvi
 
La contro-campagna della Cgil al Fertility day lascia intendere che l’aborto sia lo strumento per poter avere una vita lavorativa gratificante e controllare le nascite.
 
Siamo tutti d’accordo: la campagna del Fertility day è stata un fallimento. Ma solo la campagna, non l’iniziativa in sé, che non nasce affatto con lo scopo di spingere gli italiani a fare più figli, e di farli per la Patria, ma per informare sui rischi sanitari che determinati comportamenti possono avere in relazione alla fertilità. Un tema nobilissimo e decisivo. Troppe coppie sperimentano il dolore dell’infertilità anche per una scarsa conoscenza delle cause che possono favorirla.

Per questo le persone in buona fede dovrebbero saper distinguere tra le critiche legittime a una campagna che ha avuto l’effetto di offuscare il senso del Fertility day, fino a offrire il fianco agli oppositori politici del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, e il valore del reale messaggio di cui l’iniziativa è portatrice. Solo per fare un esempio, in queste ore in rete circolano a mo’ di sberleffo decine di fotomontaggi di persone famose che nonostante una vita tra droga, alcool e tutto il resto hanno avuto 5, 6 o più figli a ciascuno. Continua a leggere