La Corte Costituzionale. «Fecondazione eterologa solo per coppie di sesso diverso»

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Respinto il ricorso di due donne unite civilmente che chiedevano un figlio in provetta con il seme di un “donatore”. Confermata la legge 40 dove limita la pratica a coppie formate da donna e uomo
 
di Marcello Palmieri

(Avvenire 23 ottobre 2019)
 
Il divieto di accedere alla procreazione medicalmente assistita, imposto dalla legge 40 nei confronti delle coppie formate da persone dello stesso sesso, è del tutto legittimo. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza 221, depositata oggi, che ha sancito la non fondatezza della questione postagli dal tribunale di Pordenone.

La Corte premette che la procreazione medicalmente assistita “solleva delicate questioni di ordine etico e morale”, e ricorda che – proprio per questo – la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto sul tema “un ampio margine di apprezzamento” da parte dei singoli Stati. Non solo. Osservano i giudici costituzionali che, in passato, tutte le pronunce della Corte sulla legge 40 “si sono mosse nella logica del rispetto della finalità (latu sensu) terapeutica assegnata dal legislatore alla Pma, senza contestare nella sua globalità – in punto di compatibilità con la Costituzione – l’altra scelta legislativa di fondo: quella, cioè, di riprodurre il modello della famiglia caratterizzata dalla presenza di una figura materna e di una figura paterna”. Continua a leggere

Dopo la sentenza. Io malato di Sla come un paria ma ora potrò farmi suicidare

di Salvatore Mazza

(Avvenire 27 settembre 2019)
 
Non mi muovo. Dipendo in tutto e per tutto da qualcuno. La mia patologia si chiama Sla, sclerosi laterale amiotrofica, per la quale non c’è cura. Ne soffro da quasi tre anni, e non si sa quanto ancora andrò avanti. Ci sono giorni in cui mi fa male tutto, che in nessuna posizione trovo sollievo, e sono sempre di più.

A occhio e croce, dunque, sono tra i ‘fortunati’ ai quali la Consulta ha dato il via libera alla possibilità di accedere al suicidio assistito, e dunque dovrei essere tra coloro che oggi esultano perché un nuovo diritto è stato riconosciuto, il diritto a morire con dignità. Il problema è che proprio non ci riesco. Perché il mio problema vero non è di morire con dignità, anche perché questo diritto mi è pienamente assicurato da quanto già esiste: quando sarà il momento potrò ricorrere alle cure palliative, e andarmene in sedazione profonda, dopo aver rifiutato ogni accanimento terapeutico.

Il mio problema, e quello di chi si trova nelle mie condizioni, è prima di tutto di poter vivere con dignità. Che significa che lo Stato deve assicurarmi l’assistenza di cui ho bisogno, tutti gli ausili di cui ho bisogno, tutte le cose che mi consentano una qualità del vivere degna di questo nome. Esattamente come avviene in altri Paesi europei, dove chi è nelle mie condizioni non si sente un paria. La realtà è invece del tutto diversa. Ed è fatta di fatica infinita, nostra e dei nostri cari che ci assistono e si sfiancano fino allo sfinimento fisico e mentale per supplire alle troppe, infinite mancanze dello Stato, di una burocrazia che uccide e rende un miraggio il raggiungimento del poco che ti viene riconosciuto. Continua a leggere

Suicidio assistito. Dalla Consulta confusione, incoerenza e arbitrio

La Corte costituzionale si è pronunciata poco fa, introducendo di fatto l’eutanasia in Italia.
Di seguito la Nota del Centro Studi Livatino:

 

A dieci mesi di distanza dalla ordinanza 207, la decisione di oggi della Corte costituzionale non dichiara illegittimo l’articolo 580 del codice penale, ma:

1. demanda al giudice del singolo caso stabilire se sussistono le condizioni per la non punibilità, cioè investe il giudice del potere di stabilire in concreto quando togliere la vita a una persona sia sanzionato, oppure no;

2. fa crescere confusione e arbitrio, ricordando che deve essere rispettata la normativa su consenso informato e cure palliative: ma come, se la legge sulle cure palliative non è mai stata finanziata e non esistono reparti a ciò attrezzati?

3. medicalizza il suicidio assistito, scaricando una decisione così impegnativa sul Servizio sanitario nazionale, senza menzionare l’obiezione di coscienza, di cui pure aveva parlato nell’ordinanza 207;

4. ritiene l’intervento del legislatore “indispensabile”: e allora perché lo ha anticipato come Consulta?

Quel che si ricava dalla nota è confusione, incoerenza e arbitrio. Saranno sufficienti a svegliare un Parlamento colpevole di aver fatto trascorrere il tempo su un tema così cruciale? Continua a leggere

Eutanasia: Associazioni, sentenza Consulta sarebbe vera crisi del Parlamento

Comunicato stampa del Comitato spontaneo Polis pro persona
 
“C’è un silenzio molto altisonante nel bailamme di questi giorni. Quello di tutti gli schieramenti politici che tacciono e volgono altrove lo sguardo di fronte allo stravolgimento istituzionale che incombe il prossimo 24 settembre. Quando, cioè, la Corte costituzionale introdurrà in Italia l’eutanasia per sentenza, disciplinando la vita e la morte di tutti noi, per la prima volta esplicitamente sostituendosi al legislatore. Come si legge da quasi un anno nell’ordinanza 207/18”. E’ quanto si legge in una nota del comitato spontaneo ‘Polis pro persona’, che riunisce oltre trenta associazioni no profit mobilitate contro l’eutanasia.

“Lo strano silenzio su questo scenario eversivo – si legge ancora – è imperdonabile distrazione o sintomo che alla politica in fondo va meglio così? Di certo l’attuale chiasso di tutti su (quasi) tutto copre l’evidente imbarazzo, di fronte alle decisioni più essenziali, dei leader e delle Camere, che stanno per abdicare verso il nuovo legislatore composto dai giudici costituzionali. Pertanto, di fronte alle scelte da assumere nei prossimi giorni le forze politiche hanno innanzitutto il dovere di rispondere a questa domanda, dirimente per la stessa democrazia: ‘Esiste ancora la sovranità del Parlamento, eletto dal popolo?’. Se la risposta sarà ‘SI’ – osservano le associazioni -, le forze politiche e le istituzioni parlamentari dovranno affrontare la crisi politica in atto innanzitutto pretendendo dalla Corte costituzionale il rispetto delle attuali esigenze di Camera e Senato e dunque il dovuto rinvio dell’udienza del 24 settembre. Viceversa – concludono -, il perdurare del silenzio sarà comunque una risposta a questa nostra domanda. La risposta di chi sta ponendo fine alla repubblica parlamentare”. Continua a leggere

Anniversario. Questi 10 anni senza Eluana

Fatti, sentenze, leggi: così una vicenda drammatica ha segnato il modo di affrontare oggi i nodi del fine vita
 
di Gian Luigi Gigli
 
Sabato 9 saranno passati dieci anni esatti da quando la conclusione della vicenda umana di Eluana Englaro lacerò la città di Udine,l’opinione pubblica nazionale e le stesse istituzioni. Per la prima volta in Italia una grave disabile veniva lasciata morire per denutrizione e disidratazione con la collaborazione di strutture che avrebbero dovuto essere votate alla cura. Si concludeva così un lungo iter, promosso dal padre-tutore, per porre fine a una condizione di vita misteriosa che non corrispondeva più all’immagine di vitalità che egli serbava nel cuore.

La decisione, clinicamente assurda, di non passare durante 17 lunghi anni dalla fase transitoria della nutrizione col sondino nasogastrico a quella attraverso la Peg, tipica delle condizioni di lungo periodo, testimoniava il rifiuto precoce di una condizione giudicata priva di insufficiente dignità. Dopo numerosi processi, nel luglio 2007 la Cassazione riconobbe il diritto al rifiuto dei sostegni vitali nella sola condizione di stato vegetativo permanente, purché fossero certe la volontà di chi rifiutava le cure e l’irreversibilità dello stato vegetativo.

La Corte d’Assise di Milano ritenne che l’una e l’altra condizione fossero acclarate. Per quanto riguarda l’irreversibilità dello stato vegetativo, in sé indimostrabile, i magistrati non chiesero verifiche, malgrado qualche dubbio diagnostico: infatti, nella cartella clinica risulta annotato che in rare occasioni Eluana aveva chiamato la mamma o eseguito ordini semplici, segni questi incompatibili con lo stato vegetativo. Illustri neurologi chiesero che fossero eseguiti più approfonditi accertamenti con le nuove tecniche di valutazione dello stato di coscienza, ma ogni richiesta fu respinta. Continua a leggere

Ultima chiamata

Ultima chiamata

di Alfredo Mantovano 

(centrostudilivatino.it)
 
La lettura dell’ordinanza della Consulta sul “caso Cappato” rende ancora più esplicito quanto era in qualche modo emerso col comunicato della Corte Costituzionale del 24 ottobre: la norma che sanziona l’aiuto al suicidio non è contraria alla Costituzione. Anzi, il divieto si basa sul favore verso le persone vulnerabili, che potrebbero essere facilmente indotte a concludere prematuramente la loro vita, «qualora l’ordinamento consentisse a chiunque di cooperare anche soltanto all’esecuzione di una loro scelta suicida, magari per ragioni di personale tornaconto». Il che, sempre secondo la Corte, spiega perché è costituzionalmente legittimo punire condotte che «spianino la strada a scelte suicide, in nome di una concezione astratta dell’autonomia individuale che ignora le condizioni concrete di disagio o di abbandono nelle quali, spesso, simili decisioni vengono concepite. Anzi, è compito della Repubblica porre in essere politiche pubbliche volte a sostenere chi versa in simili situazioni di fragilità, rimuovendo, in tal modo, gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana». E’ il passaggio più significativo dell’ordinanza della Corte. La quale tuttavia aggiunge subito dopo che «il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce (…) per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze (…)». E su questo invita il Legislatore a trovare un equilibrio.

La parola passa ora alla Camera e al Senato, chiamati a operare quello che la Consulta definisce un “bilanciamento” tra beni costituzionalmente rilevanti. Nel due rami del Parlamento sono già state depositate proposte di legge di depenalizzazione, totale o parziale, per giungere a una normativa di espresso favore per l’aiuto al suicidio. Le Camere in teoria potrebbero anche disinteressarsi dell’invito della Corte e non discutere la modifica legislativa, o – pur discutendone – non giungere a conclusione in tempo utile: in tal caso però, alla scadenza del termine – nel settembre 2019 – fissato per la nuova udienza sul giudizio di legittimità, la Consulta non avrebbe più ostacoli per fissare essa stessa le nuove regole. Il Parlamento avrebbe omesso di esercitare una responsabilità espressamente riconosciutagli in un contesto nel quale i c.d. nuovi diritti vengono quasi sempre decisi, se non imposti, nelle aule giudiziarie. Continua a leggere

Vita. Dj Fabo e il suicidio assistito: oggi l’udienza alla Corte Costituzionale

Marco Cappato in tribunale a Milano durante un'udienza del processo in cui è accusato di aver aiutato a suicidarsi dj Fabo. Milano, 13 dicembre 2017 (Ansa)

Suicidarsi: è sempre e comunque un disvalore, oppure in determinate circostanze può essere un diritto? È l’interrogativo – giuridico e umano – che scioglierà la Corte Costituzionale
 
(Avvenire, 23.10.18)
 
Marco Cappato è imputato di fronte alla Corte d’assise di Milano, che a febbraio ha però sospeso il processo sulla vicenda Dj Fabo e inviato gli atti alla Consulta, dubitando della legittimità dell’art. 580 del codice penale su istigazione e aiuto al suicidio: oggi si è aperta l’udienza in Corte costituzionale.
 
Suicidarsi: è sempre e comunque un disvalore, oppure in determinate circostanze può essere un diritto? Dunque: ha ragione di continuare a esistere l’articolo 580 del Codice penale, che punisce chiunque induca o aiuti una persona a togliersi la vita, oppure tale norma deve essere dichiarata incostituzionale? È l’interrogativo – giuridico e umano – che scioglierà la Corte Costituzionale dopo l’udienza pubblica di martedì 23 ottobre e le camere di consiglio che ne seguiranno, decidendo sul “caso Marco Cappato” devolutole dalla Corte d’Assise di Milano.

Ricordiamo i fatti da cui scaturisce il procedimento: il 27 febbraio 2017 Fabiano Antoniani – “dj Fabo” –, milanese, muore in Svizzera in una “clinica” che offre il servizio di suicidio assistito. A fianco del paziente – cieco e tetraplegico, tuttavia non terminale – c’è (anche) Cappato il tesoriere dell’associazione radicale Luca Coscioni. È lui ad aver organizzato il viaggio, assecondando la volontà del paziente. Ed è sempre lui ad autodenunciarsi ai Carabinieri di Milano per aver violato il 580 (istigazione o aiuto al suicidio).

La Procura chiede l’archiviazione, ma il Gip ordina la formulazione coatta del capo d’imputazione. Continua a leggere