Charlie & noi. Diritto di vivere, dovere di morire

di Francesco Ognibene
 
L’epilogo della vicenda di Charlie smaschera i ragionamenti su libertà di scelta e autodeterminazione del paziente usati per ottenere la morte a richiesta. E l’Europa finisce i suoi figli più fragili.
 
Ci hanno detto in ogni modo che conta solo la volontà del paziente, o dei suoi genitori, se è troppo piccolo per poterla esprimere da sé. Ci hanno fatto credere che le determinazioni dei medici devono fermarsi un passo prima di quelle del malato o dei suoi tutori, e che è ora di dire basta col paternalismo medico. Ci hanno riempito la testa di autodeterminazione e dignità del paziente i cui desideri non possono essere coartati in alcun modo. Hanno però omesso di ricordare che tutti questi ragionamenti valgono solo in una direzione: quella della morte, chiesta o cercata, mentre se la volontà è di vivere, di lottare, di sperare, allora si comincia con i distinguo, l’appello al potere assoluto di medicina e scienza soppianta ogni altra considerazione, e si chiama accanimento quello che per i pazienti o chi li rappresenta è solo una ragionevole chance da tentare, fosse pure l’ultima, e anzi proprio per questo impossibile da ignorare. Continua a leggere

Uteri in affitto, Corte di Strasburgo contro l’Italia

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(da Avvenire, 28.01.15)
 
Seme paterno e ovocita materno non appartenevano ai genitori. Il grembo che ospitò la gravidanza era stato affittato. Il bambino era nato in Russia, Paese dove la maternità surrogata è consentita, proprio perché in Italia questa pratica degradante è vietata per legge. Il tentativo di far entrare nel nostro Paese il bambino facendolo credere figlio loro era stato effettuato con una procedura contraria all’ordinamento italiano. Ma nonostante questa sequela di illegalità la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha dato ragione a una coppia italiana e ha condannato l’Italia, sebbene solo a un’ammenda dal valore sostanzialmente simbolico. Tanto è bastato però per scatenare la fantasia di chi ha creduto di vedere nel verdetto dei giudici espressione del Consiglio d’Europa l’ingiunzione all’Italia di legalizzare l’utero in affitto. Niente di più sbagliato. Continua a leggere

Scola: «Fecondazione e utero in affitto sono la schiavitù moderna. La Manif francese dovrebbe ispirare i nostri popoli occidentali»

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In un articolo scritto a quattro mani per il Figaro, il cardinale di Milano, Angelo Scola, e quello di Vienna, Christoph Schönborn, hanno lodato il movimento «popolare e cittadino» francese
 
La Manif pour tous «dovrebbe ispirare l’insieme dei nostri popoli occidentali». Così i cardinali di Milano e Vienna, Angelo Scola e Christoph Schönborn, hanno lodato in un articolo scritto a quattro mani per il Le Figaro il movimento «popolare e cittadino» che si appresta il prossimo 5 ottobre a manifestare contro l’introduzione di tecniche per la «la fabbricazione di bambini senza genitori».

BAMBINI E MADRI IN PERICOLO. Per i due cardinali, come nel periodo della Prima guerra mondiale, «oggi nuove minacce pesano sul nostro continente e pongono in termini differenti la stessa questione sul valore della vita umana». Si riferiscono alla «autorizzazione della GPA (utero in affitto, ndr), nella quale vediamo un doppio attentato alla dignità umana: contro i bambini da una parte, condannati a “essere orfani dei loro genitori vivi” per riprendere l’espressione di Giovanni Paolo II nella sua Lettera alle famiglie, e contro le madri dall’altra, i cui corpi si trovano cosificati, strumentalizzati, affittati». Continua a leggere

Embrioni e ricerca, legge 40 sotto esame in Europa

incubatric_42338806_300​ Non c’è solo la Corte Costituzionale. La legge 40 è attesa a un nuovo esame mercoledì: la Grande Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo deve infatti pronunciarsi sulla possibilità di donare alla ricerca embrioni prodotti in vitro e avanzati da cicli di fecondazione artificiale. Ovvero, deve decidere se l’embrione sia un essere umano portatore di diritti o una cosa su cui è permessa la sperimentazione. Il caso in esame è il n. 46470/11, «Adelina Parrillo vs. Italia».

Parrillo è vedova da oltre dieci anni di Stefano Rolla, deceduto nell’attentato di Nasiriyah, col quale aveva concepito in vitro 5 embrioni crioconservati in un ospedale di Roma. A seguito della morte del proprio compagno, ha quindi chiesto nel 2005 di “donarli alla scienza”. Per asserire la validità di questa sua opzione, in Italia proibita dalla legge 40 che all’articolo 13 vieta la distruzione di ogni embrione in provetta perché «soggetto titolare di diritti», la donna ha rimarcato il suo diritto di proprietà sugli embrioni concepiti e ha evidenziato la qualificazione dell’embrione come “una cosa”. Nel ricorso, inoltre, si sostiene che gli embrioni erano stati prodotti prima dell’entrata in vigore della legge 40. Continua a leggere