Le monete croate inneggiano alla vita

Moneta croata con feto

Qualche settimana fa è stata emessa una versione in cui è rappresentato un feto
 
(interris, 6.08.18)
 
Ha ottenuto una storica qualificazione all’ultima finale di Coppa del Mondo. Ma la Croazia, un Paese di poco più di 4milioni di abitanti, continua ad attirare simpatie, almeno da parte di chi apprezza i popoli identitari e la difesa della vita sin dal concepimento. Nelle scorse settimane è stata emessa una moneta da 25 kune, la cui edizione commemorativa emessa nel 2000 riportava l’immagine incisa di un bambino in fase di gestazione.

Il sito croato Kunalipa, dedicato alla numismatica, dice parlando di questa moneta speciale che “il feto è il simbolo universale della vita umana, che è il centro del millennio e che determina il nuovo millennio che inizia”. Come riferisce Aleteianonostante la valorizzazione pubblica della vita umana nel ventre materno, in Croazia l’aborto è stato legalizzato nel 1978, quando il Paese faceva ancora parte dell’ormai estinta Yugoslavia, una dittatura socialista. La Corte Suprema Croata ha stabilito nel 2017 che quella legge è costituzionale, pur essendo stata promulgata prima dell’indipendenza del Paese, ma ha stabilito un termine di due anni per una sua revisione da parte del Governo. Da allora, in Croazia si è intensificata l’attività del movimento pro-vita, che ha già realizzato due marce nazionali in difesa del nascituro. Nella moneta in questione, il feto è rappresentato accovacciato, intorno a lui si diramano raggi solari.

 

Dalic, il Ct croato che stringe il rosario in campo

Zlatko Dalic fu ministrante nella chiesa vicino a casa quando mostrare la fede cattolica era motivo di persecuzione. Da grande fece la guerra ed è convinto che la croce vada portata «con fortezza» e che «Dio è presente quotidianamente nella mia vita». Così il Ct tiene la mano destra in tasca per stringere il rosario benedetto a Medjugorje e con la sinistra dà indicazioni ai giocatori.
 
Nella vita non sempre i mali vengono per nuocere. Per la nazionale croata di calcio, che mercoledì sera a Mosca contenderà all’Inghilterra il passaggio alla finale del Campionato del Mondo in corso in Russia, questo ”male“ si materializzava lo scorso 6 ottobre al 91° minuto della partita contro la Finlandia, penultima nella classifica del girone, quando il finlandese Soiri pareggiava il gol del vantaggio di Mandzukic. In questo modo la Croazia perdeva il primo posto del girone, quello che qualificava direttamente ai mondiali, a vantaggio dell’Islanda, e veniva raggiunta in classifica al secondo posto dall’Ucraina, con il rischio assai concreto di perdere anche il secondo posto necessario a disputare il turno di play-off che concedeva un ulteriore posto per i mondiali.

Con una squadra in evidente crisi tecnica e di gioco, scossa dalle perduranti e violentissime polemiche dello Hajduk di Spalato e della sua tifoseria contro la Federazione Calcio croata, accusata di favorire la Dinamo di Zagabria e di essere succube del padre-padrone di quest’ultima, Zdravko Mamic, al presidente della Federazione Croata di calcio, Davor Šuker, non rimaneva che il classico metodo per scuotere la squadra, vale a dire licenziare l’allenatore, Ante Čačic, e sperare che in Ucraina, di lì a tre giorni, la squadra strappasse almeno il pareggio necessario per giungere ai play-off. Continua a leggere

La Croazia manda un segnale a tutta l’Europa

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di Riccardo Cascioli

Il referendum in Croazia è stato un successo: 66% di voti per il sì alla modifica costituzionale che introduce la definizione di famiglia come matrimonio tra un uomo e una donna. Malgrado tutti i tentativi del governo socialista di sabotare la consultazione e di intimidire gli attivisti del “sì” il popolo croato ha mandato un messaggio chiaro. La Croazia è così il primo paese europeo a invertire una tendenza al disfacimento della famiglia che sembrerebbe inarrestabile, è il classico granello di polvere che blocca l’ingranaggio.

Tra i motivi del successo nel referendum c’è sicuramente anche l’unità d’intenti di tutte le confessioni cristiane – cattolici, ortodossi, piccole denominazioni protestanti – e delle altre religioni, ebrei e musulmani. In particolare si è registrato un grande coinvolgimento della Chiesa cattolica, dai vescovi alle singole parrocchie. Continua a leggere