IO-SONO – YHWH – INRI

(dal blog Le porte della Terra di Mezzo)

Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 19 dal versetto 16 in poi viene descritta la crocifissione di Gesù con la relativa affissione sulla croce dell’iscrizione che il Governatore Ponzio Pilato aveva fatto incidere in latino, ebraico e greco. Seguitando a leggere il brano, viene descritta la rimostranza dei capi dei sacerdoti verso Pilato che aveva ordinato di scrivere ‘Il Re dei Giudei’ e non come loro avrebbero voluto che scrivesse ‘Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei’. Ci si chiede perché questa lamentela?  Che differenza c’è tra le due asserzioni?

L’iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla“INRI“ un acronimo, che sta per il latino“Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum“, che significa “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei“. Continua a leggere

Il caso serio della misericordia

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Chesterton ce lo dice chiaramente: «Il nome del prezzo è Verità, che può anche essere chiamata Realtà; significa porsi di fronte alla realtà del proprio essere»

«Quando un cattolico ritorna dalla confessione entra veramente, per definizione, nell’alba del suo stesso inizio, e guarda con occhi nuovi attraverso il mondo. Egli sa che in quell’angolo oscuro, e in quel breve rito, Dio lo ha veramente rifatto a Sua immagine. Egli sta nella luce bianca dell’inizio, pieno di dignità, della vita di un uomo. Le accumulazioni di tempo non possono più spaventare. Può essere grigio e gottoso, ma è vecchio soltanto di cinque minuti».
Così, nella sua autobiografia, Gilbert Keith Chesterton racconta l’esperienza folgorante della confessione, l’incontro con la misericordia divina che segnò così radicalmente la sua vita. Egli si convertì confessandosi, all’età di 48 anni, nel 1922, scoprendo che proprio la Chiesa cattolica è l’unico luogo in cui un uomo può essere liberato dai suoi peccati e fare esperienza della misteriosa rigenerazione del proprio essere. Il lungo percorso che portò lo scrittore inglese ad aderire alla Chiesa di Roma fu infatti un’avventurosa ricerca di questo luogo in cui la persona può trovare una nuova vita dentro la solita vita, un nuovo cuore dentro il vecchio cuore, un nuovo respiro dentro l’affannoso respiro dei giorni. Continua a leggere

Laudato si’ mi’ Signore per la mia pochezza

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di Costanza Miriano
 
Sabato scorso sono stata invitata a parlare a San Damiano, alla festa del Cantico, e a commentare la Laudato si’, l’enciclica del Papa sulla cura dell’ambiente. Sono temi che non frequento spesso, e non è che me ne vanti, ma preferisco ammetterlo. L’avevo letta, ovviamente, mi ero preparata, ma comunque alla fine dell’incontro, che mi aveva costretta a richiamare urgentemente tutti i neuroni a testuggine, ero un po’ stanca. Così quando padre Giulio mi ha chiesto se poteva farmi l’ultima domanda ho temuto il peggio. Se mi interroga sul riscaldamento globale (anche perché ho qualche idea non proprio in linea, temo) faccio la famosa inversione a U detta la manovra del terzo liceo, quella che ti consente di dire “ma mi permetta di fare un passo indietro tornando sulla figura del Leopardi” qualunque sia il tema dell’interrogazione. Continua a leggere

“L’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi”

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“L’opposizione dell’uomo contro Dio pervade tutta la storia. Gesù si rivela come il vero segno di Dio proprio prendendo su di sé, attraendo a sé l’opposizione a Dio fino all’opposizione della Croce.

Qui non si parla del passato. Noi tutti sappiamo quanto Cristo oggi sia segno di una contraddizione che, in ultima analisi, ha di mira Dio stesso. Sempre di nuovo, Dio stesso viene visto come il limite della nostra libertà, un limite da eliminare affinché l’uomo possa essere totalmente se stesso. Dio, con la sua verità, si oppone alla molteplice menzogna dell’uomo, al suo egoismo ed alla sua superbia.

Dio è amore. Ma l’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al di là di se stessi. L’amore non è un romantico senso di benessere. Redenzione non è wellness, un bagno nell’autocompiacimento, bensì una liberazione dall’essere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferenza della Croce. La profezia sulla luce e la parola circa la Croce vanno insieme.”
 
Tratto da: Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret. L’infanzia di Gesù”, Rizzoli (Milano 2012)
 

Caro Veronesi, il cancro dimostra che solo Cristo risponde all’uomo

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(da UCCR, 18.11.14)
 
L’oncologo Umberto Veronesi ha trovato un modo originale pubblicizzare il suo ultimo libro: affidare a “Repubblica” alcuni brani sulla sua dimostrazione dell’inesistenza di Dio: «Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio», è il senso del suo scritto.

Un annuncio-spot, a cui ci ha abituato il medico mediatico. Come quando diceva che “l’etica laica è la migliore” e contemporaneamente, si è scoperto, stava tradendo sua moglie. Come quando spiegava che l’amore omosessuale è “più puro” di quello eterosessuale, come quando definiva i malati in stato vegetativo dei “morti viventi”, come quando chiese di legalizzare il doping nello sport, come quando -infine- scrisse all’età di 70 anni che «dopo aver generato i doverosi figli e averli allevati, il compito dell’uomo è finito, occupa spazio destinato ad altri, per cui bisognerebbe che le persone a cinquanta o sessant’anni  sparissero» (“La libertà della vita”, Edizioni Cortina Raffaello 2006, p. 39). Continua a leggere

Se per Veronesi il cancro è la prova che Dio non esiste

Umberto Veronesi

di Luigi Santambrogio

(da lanuovabq.it, 18.11.14)
 
Umberto Veronesi, chirurgo e direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, si racconta nel libro Il mestiere di uomo, da oggi nelle librerie. Repubblica ne ha offerto un’anticipazione e si può ben immaginare che il libro mette per iscritto quando è duro e drammatico Il mestiere di vivere, se il paragone con Cesare Pavese non suonasse un tantino pretenzioso e sproporzionato. Ma il chirurgo Veronesi, ed è verità indiscutibile, è bravo a guarire il cancro mentre Pavese si arrese davanti all’impossibilità di curare il tumore che l’esistenza è in se stessa. Storia drammatica ma affascinante, quella che il professore racconta, perché ci rimette in faccia questioni forti e disperate che la cultura del Novecento ha sempre rimpallato senza dare mai offrire risposte convincenti. Però, più che nelle risposte, è nella domanda che si nasconde la verità, se non tutta almeno una sua piccola scheggia. Al centro dell’indagine di Veronesi ci sono il male, il dolore e le loro crudeli pretese di spadroneggiare sulle vite degli uomini. Continua a leggere

Un Gesù che approva tutto è un Gesù senza la croce

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di Joseph Ratzinger
 
Un Gesù che sia d’accordo con tutto e con tutti, un Gesù senza la sua santa ira, senza la durezza della verità e del vero amore, non è il vero Gesù come lo mostra la Scrittura, ma una sua miserabile caricatura. Una concezione del “vangelo” dove non esista più la serietà dell’ira di Dio, non ha niente a che fare con il vangelo biblico. Un vero perdono è qualcosa del tutto diverso da un debole “lasciar correre”.

Il perdono è esigente e chiede ad entrambi – a chi lo riceve ed a chi lo dona – una presa di posizione che concerne l’intero loro essere. Un Gesù che approva tutto è un Gesù senza la croce, perché allora non c’è bisogno del dolore della croce per guarire l’uomo. Continua a leggere