Le parole possono cambiare il modo di pensare

Non è vero che prima pensiamo e poi parliamo. Spesso le parole cambiano il nostro modo di pensare. La lingua «contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita» dice la Lettera di Giacomo: le parole condizionano la testa, ed è una bellissima notizia, perché la lingua la possiamo controllare (alla peggio impegnandola a far sciogliere un cioccolatone Chococaviar al 75 per cento di cacao della Venchi…).
Io l’ho sperimentato. Non dico il cioccolato, cioè anche quello, ma dicevo che ho sperimentato il potere di non rispondere al male, le volte che sono riuscita a controllare la lingua. Non tante, ma è successo.
Mi è capitato per esempio di ricevere lettere traboccanti di odio. Sono partita gonfiandomi come un gatto, inarcando la schiena, tirando fuori le unghie, mostrando i denti. Ho cominciato a rispondere offesa e arrabbiata producendo scritti piccati, puntuti, pieni di distinguo, giustificazioni, precisazioni, ribattendo accusa su accusa. Continua a leggere

La conoscenza della fede

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di Francesco Agnoli
 
La “ragione fredda e calcolatrice”: così scrive Ugo Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis. Sì, i romantici sono stati, spesso, nemici della ragione. Ritenevano che la ragione e il cuore fossero da contrapporre. Riprendendo l’ambigua affermazione di Pascal: Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce. E nello scontro tra ragione e cuore si schieravano con quest’ultimo. Ciò avveniva in antitesi con l’illuminismo, che aveva proposto una idea riduttiva di ragione, al seguito di Cartesio. Il quale, nota lo storico della scienza Paolo Musso, partiva proprio da una profonda sfiducia nell’esperienza, nella realtà. Per questo Cartesio fonda il suo metodo a partire da affermazioni come questa: “Io supporrò, dunque, che vi sia, non già un vero Dio, che è fonte sovrana di Verità, ma un certo cattivo genio, non meno astuto e ingannatore che possente, che abbia impiegato tutta la sua industria ad ingannarmi. Io penserò che il cielo, l’aria, la terra, i colori, le figure, i suoni e tutte le cose esterne che vediamo, non siano che illusioni e inganni… Considererò me stesso come privo affatto di mani, di occhi, di carne, di sangue, come non avente alcun senso, pur credendo falsamente di aver tutte queste cose. Io resterò ostinatamente attaccato a questo pensiero…”. Continua a leggere

Gli odori delle cose care

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di Marina Corradi
 
Milano, fine di novembre. Da un baracchino in piazza Castello il profumo delle caldarroste, come una lama, attraversa folgorante i miei pensieri. Mattine nebbiose, come dentro a un fumo chiaro, e io quasi appesa alla mano di mia madre, tanto più alta della mia; lei che camminava veloce e, quasi di corsa, i miei passi per starle dietro, dentro le scarpe stringate nere, e i calzettoni bianchi. Il clangore dei tram sferraglianti, tram che mi parevano severi, rigorosamente verde scuro, come in divisa.

Le caldarroste in un cartoccio di carta da giornale che lasciava il nero del piombo sulle mani, la polpa delle castagne tiepida e dolce e asciutta, che quasi faticava ad andare giù per la gola.
Per quale via i profumi arrivano in un attimo al centro del cuore? Continua a leggere

La verità si è fatta amicizia per salvare la libertà

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di Giuseppe Bonvegna

(da Tempi.it)

«Non è vero che abbiamo bisogno dell’assenza, della solitudine, dell’eterna attesa»: le parole con le quali, in una sontuosa villa di campagna bavarese, il protagonista del film L’anno scorso a Marienbad (1961) riesce a risvegliare in una donna il ricordo del loro precedente incontro descrivono qualcosa in più rispetto alla ricerca di una vita autentica. O meglio: la ricerca del significato rimane una maschera che la vita indossa per continuare a trascinarsi lentamente nella dimensione della chiacchiera lungo le stanze e i giardini della villa, fin quando una presenza diversa non si rivela, nel suo vero volto, alla vita. E allora, la giovane donna pensa che valga la pena seguire quell’uomo, anche a costo di privarsi della compagnia di tutti gli altri e di restar sola con lui, perché egli è non la risposta a una domanda di significato, ma la risposta senza della quale, in lei, la domanda non sarebbe sorta. Continua a leggere

“Il seminatore uscì a seminare”

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Meditazione di Benedetto XVI sul Vangelo di oggi

Con abbondanza e gratuità, il Signore getta il seme della Parola di Dio, pur sapendo che esso potrà incontrare un terreno inadeguato, che non gli permetterà di maturare a motivo dell’aridità, o che ne spegnerà la forza vitale soffocandolo tra cespugli spinosi. Tuttavia, il seminatore non si scoraggia, perché sa che una parte di questo seme è destinata a trovare il “terreno buono”, cioè cuori ardenti e capaci di accogliere la Parola con disponibilità, per farla maturare nella perseveranza e ridonarne con generosità il frutto a beneficio di molti. L’immagine del terreno può evocare la realtà più o meno buona della famiglia; l’ambiente talvolta arido e duro del lavoro; i giorni della sofferenza e delle lacrime. La terra è soprattutto il cuore di ogni uomo, in particolare dei giovani, a cui voi vi rivolgete nel vostro servizio di ascolto e di accompagnamento: un cuore spesso confuso e disorientato, eppure capace di contenere in sé impensate energie di donazione; pronto ad aprirsi nelle gemme di una vita spesa per amore di Gesù, capace di seguirlo con la totalità e la certezza che viene dall’avere trovato il più grande tesoro dell’esistenza. A seminare nel cuore dell’uomo è sempre e solo il Signore. Solo dopo la semina abbondante e generosa della Parola di Dio ci si può inoltrare lungo i sentieri dell’accompagnare e dell’educare, del formare e del discernere. Tutto ciò è legato a quel piccolo seme, dono misterioso della Provvidenza celeste, che sprigiona da sé una forza straordinaria. E’ infatti la Parola di Dio che di per se stessa opera efficacemente quanto dice e desidera.
 
Dall’Udienza al Convegno europeo sulla Pastorale vocazionale, 4 luglio 2009

 

Operato al cuore nell’utero, si tratta del primo intervento del genere in Italia

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Procedura effettuata al Papa Giovanni per la prima volta in Italia. La piccola, con una rara patologia, sarebbe morta appena partorita.

Sarebbe morta appena nata, perché il suo cuore, per una rara patologia, non aveva la parte sinistra sviluppata e in più il setto atriale, il «buco» dovuto a una malformazione che mette in comunicazione parte sinistra e destra del cuore era occluso: in queste condizioni il destino della nascitura era di restare senza ossigeno nel corpo, una volta uscita dal «guscio» della mamma.

Senza ossigeno

Invece, grazie ai medici del Papa Giovanni XXIII, che hanno effettuato una delicatissima procedura, ed è la prima in Italia, posizionandole uno stent nel cuore passando dal suo minuscolo polmone ma senza praticare incisioni né a lei né alla mamma, verrà alla luce entro 10 giorni: quarta figlia di una coppia di origine romena che vive nella Bergamasca, ha ottenuto molto più di una speranza di sopravvivenza. Continua a leggere

“Il corpo è necessario per entrare in rapporto”

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di Michele Brambilla
 
Il corpo umano è, in un modo o nell’altro, al centro del dibattito culturale di questi tempi. L’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, il quale ha dedicato l’intero oratorio estivo alla riflessione sulla corporeità, dando una forte interpretazione del tema (“Everybody. Ciascuno di noi è una cosa bellissima, perché ciascuno di noi è unico”), non si sottrae al dibattito ai più alti livelli, tuttavia la sua modalità comunicativa preferita è il contatto diretto col popolo ambrosiano nelle sue oltre mille parrocchie. Visitando gli oratori di Carnago, Rovate e Cornaredo, l’arcivescovo ripercorre le sensazioni dell’infanzia, ma prosegue anche la catechesi sul corpo. Un corpo umano santificato dall’Incarnazione del Verbo di Dio: Continua a leggere