Vaticano. «Cure palliative, la risposta umana sul fine vita»

«Cure palliative, la risposta umana sul fine vita»

Dalla Pontificia Accademia per la Vita l’invito a rilanciare il patto tra medico, paziente e familiari per evitare nelle scelte di fine vita soluzioni astratte e burocratiche, come il biotestamento.

Mentre al Senato è allo studio il disegno di legge sulle «Dat» – le disposizioni anticipate di trattamento, conosciute forse dai più come testamento biologico –, la Pontificia Accademia per la Vita nel secondo giorno di workshop internazionale – aperto giovedì dal grande discorso del Papa sulla nuova cultura della vita – ha dato spazio, tra gli altri, anche al tema dell’accompagnamento e del sostegno al malato terminale, quantomai attuale nel dibattito biopolitico non solo italiano ma anche globale. «Dalla nostra assemblea – è la sintesi di don Renzo Pegoraro, cancelliere dell’Accademia – esce un messaggio forte a sostegno delle cure palliative. Occorre promuovere l’assistenza ai malati terminali, offrire un buon trattamento del dolore, un adeguato supporto psicologico e spirituale, e soprattutto permettere che il malato viva, fino alla morte, una dignitosa esistenza. Le Dat all’esame del Parlamento italiano sembrano più uno strumento burocratico che una vera risposta ai problemi reali».  Continua a leggere

Cicely Saunders e la nascita delle cure palliative al posto dell’eutanasia

di Francesco Agnoli
 
La nostra tradizione è quella che ha dato origine all’istituzione dell’ospedale. E’ quella che ha insegnato all’umanità uno sguardo nuovo sulla sofferenza, sulla carne che patisce.

All’origine dei primi ospedali troviamo persone intente a lenire il dolore dei sofferenti: Elena, madre di Costantino, fondatrice di uno xenodochio a Costantinopoli; l’imperatrice Pulcheria, che si adoperò per costruire ospedali e ospizi per i pellegrini; Fabiola, penitente della stirpe dei Fabi, a cui san Girolamo attribuisce la fondazione del primo nosocomio in Roma verso al fine del IV secolo…Insomma tante donne caritatevoli, come la Veronica e le donne dei Vangeli.

All’origine delle cure palliative moderne troviamo un’altra donna, a noi contemporanea: Cicely Saunders.

A Lei è dedicato un aureo libretto che in questi tempi potrebbe essere prezioso: “Vegliate con me” (EDB), con la prefazione di tre medici esperti in cure palliative. Continua a leggere

Giornata del sollievo. «Non confondiamo le cure palliative con accanimento terapeutico»

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Domenica 31 maggio è la Giornata del sollievo, per ricordare tutti i malati in Italia che non riescono ad avere accesso alle cure palliative, e fare un po’ di chiarezza sul tema. Ad avere istituito la Giornata del sollievo, giunta alla 14esima edizione, è stata la Fondazione Gigi Ghirotti, fondata in memoria dell’omonimo giornalista affetto da morbo di Hodgkin, che dalle colonne del quotidiano La stampa scrisse della sua malattia fino al 1974, quando morì.

In Italia, il 40 per cento delle persone che soffrono di dolore cronico non riesce ad accedere alle terapie adeguate, per svariate ragioni. Solo tre persone su dieci sono ben consigliate dal proprio medico di famiglia, mentre il restante non sa a chi rivolgersi. Tutto il tempo in cui un malato brancola nell’incertezza è tempo perduto, e possono occorrere fino tre anni per riuscire a trovare il centro medico specializzato adatto. La situazione si complica ulteriormente quando la persona malata si trova in una città piccola, perché i centri di cura solitamente sono lontani da casa, e ciò ne rende ancora più difficile l’accesso. Continua a leggere

Napolitano invita a riflettere sul fine-vita. Eccoci qui!

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Il presidente Napolitano ha sollecitato un «sereno e approfondito confronto di idee» sulle scelte di fine vita. Benissimo, raccogliamo questa sollecitazione e sottoponiamo alcune riflessioni.

Il sereno confronto di idee si potrebbe iniziare ricordando che le principali associazioni mediche internazionali sono contrarie all’eutanasia e al suicidio assistito, compreso il Comitato consultivo di etica della Francia, il cui ex presidente Didier Sicard ha criticato i quotidiani e «una lobby che passa il suo tempo a ricordare agli esseri umani che hanno diritti sul loro corpo, compreso il diritto di chiedere di morire, considerato alla stregua del diritto alla casa o a essere curati. Ma la morte, che pure attiene all’ordine di ciò che è più personale, non può essere un diritto. Il vero diritto è quello di essere curati, di non soffrire». Continua a leggere

L’urgenza inventata (come promuovere l’eutanasia sparando balle)

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di Giuliano Guzzo

Su avanti, coraggio. Non siate timidi e provateci anche voi, cosa ci vuole: promuovere l’eutanasia sparando balle non è così difficile. Anche perché per farlo ci sono tanti modi, tante strade. Per esempio, potete iniziare col dire che «serve una legge». Fidatevi, è utile per rompere il ghiaccio. Poi se qualcuno vi fa osservare che una legge già c’è e stabilisce, ex art. 579 del Codice penale, che l’eutanasia è un reato che può costare fino a 15 anni di galera, niente paura: si può virare altrove. Come? Ammettendo che sì, d’accordo, una legge ci sarà pure, ma va cambiata al più presto perché 1.000 malati ogni anno si suicidano. E se qualche pignolo vi fa presente che dei 1,316 suicidi avvenuti in un anno ben 1,010 riguardano persone affette da malattie psichiche (Fonte: Istat, 2008) – e che quindi, molto spesso, non c’è alcun dolore fisico insopportabile alla base della volontà di non vivere più, ma altro –, potete cavarvela dicendo che anche il dolore psichico merita rispetto. Continua a leggere

Con l’eutanasia dei bambini si è spalancato un baratro antropologico

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Comunicato dell’Associazione Scienza & Vita a proposito della nuova legge sull’eutanasia per i bambini approvata ieri in Belgio:
 
“L’approvazione dell’eutanasia per i bambini in Belgio rappresenta il passaggio di un limite che conduce direttamente al baratro antropologico”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, Presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita.

“Con questa legge l’uomo rinnega se stesso e perde la sua umanità, realizzando le peggiori distopie di un mondo che invece di adoperarsi per rendere disponibili e fruibili le cure palliative più adeguate ad alleviare le sofferenze e accompagnare verso la fine naturale, sceglie di troncare una vita. Non si faccia l’errore di pensare che sia qualcosa che riguardi la legislazione di un altro Stato, perché questa è una decisione che porta con sé i germi di una controcultura che cerca di diffondersi in Europa sfruttando la terribile sofferenza e fragilità dei piccoli malati e dei loro genitori. La morte procurata non è la soluzione a questi drammi e non è di sicuro un progresso della scienza”. Continua a leggere