Gabriele Dell’Otto: un artista con la matita

Le mani di Gabriele Dell’Otto producono immagini meravigliose. Da molti anni è tra le firme di punta della Marvel, ma da poco è uscito un libro dal titolo Inferno, che commenta i primi trentatré canti della Divina Commedia. L’ha scritto Franco Nembrini – tra i più grandi esperti del poeta toscano – con la prefazione di Alessandro D’Avenia. Le illustrazioni sono di Gabriele Dell’Otto. Abbiamo raccolto la sua testimonianza in due articoli, il primo sul suo lavoro come illustratore, il secondo sulla esperienza per il libro su Dante.
 
(cittanuova.it)
 
Chiedo a Gabriele una sua definizione professionale…

Nasco come illustratore prestato al fumetto. Mi chiamano anche fumettista, ma propriamente non lo sono. Al fumetto mi sento prestato. Negli ultimi anni mi chiamano anche artista.
 
Ti ci senti?

Non vedo confini netti. A volte non mi sento un artista, ma un artista crea, perché non dovrebbe esserlo un disegnatore di fumetti, che è un creativo a tutti gli effetti?
 
Tra i vari quale preferisci?

Il termine illustratore me lo sento bene addosso.
 
Quali sono le tappe fondamentali del tuo percorso?

Ne vedo quattro. Una è che disegno da sempre. Mia madre narra che le mie prime due parole siano state carta e penna. A volte le mamme esagerano, ma i miei primi ricordi sono con una matita in mano. Continua a leggere

Si scrive Divina Commedia, “si legge” Eneide

di Giovanni Fighera
 
Lungi dall’essere soltanto un racconto immaginario, la Commedia di Dante riserva tante sorprese inaspettate: non offre solo l’opportunità di un viaggio esistenziale, religioso, catechetico, ma suggerisce richiami interessantissimi provenienti dai grandi auctores latini, costanti riferimenti delle tre cantiche.

Virgilio è senz’altro il maestro principale di Dante, entrato in scena nell’Inferno con una spettacolare agnizione sciorinando particolari della sua vita gradualmente: «Non omo, omo già fui,/ e li parenti miei furon lombardi,/mantoani per patrïa ambedui./ Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,/e vissi a Roma sotto ‘l buono Augusto/ nel tempo de li dèi falsi e bugiardi./ Poeta fui, e cantai di quel giusto/figliuol d’Anchise che venne di Troia,/poi che ‘l superbo Ilïón fu combusto». All’inizio del I canto dell’Inferno Virgilio invita Dante a riconoscere in maniera consapevole di avere bisogno di aiuto: «Ma tu perché ritorni a tanta noia?/ perché non sali il dilettoso monte/ ch’è principio e cagion di tutta gioia?».

L’Eneide offre notevoli spunti all’Inferno dantesco. Pensiamo ai mostri infernali (come Caronte, Minosse, Cerbero) o alle acque presenti nell’aldilà (l’Acheronte, il Flegetonte, la palude Stigia, il lago Cocito), tutti già incontrati nel poema latino.

Vediamo pochi esempi. Nell’ultima parte del canto III assistiamo alla scena dell’incontro con Caronte. Presso la riva dell’Acheronte sono assiepate tantissime anime che aspettano di salire sulla barca del traghettatore Caronte, «bianco per antico pelo», dalle «lanose gote», che intorno agli occhi ha «di fiamme rote». Continua a leggere

Così Dante prendeva in giro i Papi avidi

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Dante e i Papi avidi. Ne parla Giovanni Fighera in “Tre giorni all’inferno” (Edizioni Ares). Accade nel cerchio ottavo di Malebolge, raffigurato in chiave comica. Qui risiedono i simoniaci.

Dante era stato accusato di baratteria quando era ambasciatore presso il papa Bonifacio VIII e per questa falsa accusa sarebbe rimasto in esilio fino alla morte.

Proprio il papa del Giubileo verrà collocato ante litteram tra i simoniaci nel canto XIX. Il papa non è ancora morto al momento dell’ambientazione della Commedia (marzo o aprile del 1300). Il poeta utilizza allora un escamotage per poterlo condannare: fa sì che un altro dannato profetizzi l’arrivo del papa, una volta morto. E questo dannato è un altro pontefice!
 
CHI SONO I SIMONIACI

I simoniaci sono coloro che hanno approfittato della loro posizione e delle cariche ricoperte per arricchirsi. Raccapricciante è lo scenario che appare a Dante dall’alto del ponte che sovrasta la bolgia. Le anime sono collocate a testa in giù, soltanto le estremità delle gambe fuoriescono dai fori. Le piante dei piedi sono infuocate come quando il fuoco si propaga da una superficie oleosa. Continua a leggere

La geniale pedagogia di Dante

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di Giovanni Fighera
 
Abbiamo lasciato Dante nella selva oscura mentre, sprofondando sempre più in basso, chiede aiuto a Virgilio: «Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;/ aiutami da lei, famoso saggio,/ ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi». La lupa, ovvero la cupidigia, il desiderio di essere sempre più potenti, più prestigiosi, più ricchi, non permette ad alcuno di intraprendere la via del bene  e della felicità, «ché […] non lascia altrui passar per la sua via,/ ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide». Questa bestia opererà sulla Terra, finché non giungerà il veltro che la ricaccerà all’Inferno, là da dove proviene. Ecco la prima profezia dantesca, quella del veltro, un personaggio storico che nascerà «tra feltro e feltro» (in povertà o tra Feltre  e Montefeltro?) oppure lo stesso Cristo che ritornerà nella gloria (parusia). Non intendiamo qui soffermarci su questa profezia che verrà ripresa alla fine del canto XXXIII del Purgatorio (come dimostra Barbara Reynolds nel suo Dante), su cui, quindi, ritorneremo. Certo è che, dopo le parole di Virgilio, vinta ogni paura, Dante viator appare propenso a partire tanto da esclamare: «Poeta, io ti richeggio/ per quello Dio che tu non conoscesti,/ acciò ch’io fugga questo male e peggio,/ che tu mi meni là dov’or dicesti,/ sì ch’io veggia la porta di san Pietro/ e color cui tu fai cotanto mesti». Allora il maestro Virgilio si muove e il discepolo lo segue. Continua a leggere

Il nostro Getsemani alla ricerca di Dio

di Alessandro D€’Avenia

da Avvenire 24 marzo 2016

​«Sono terribilmente infelice. Se credi che una preghiera possa essere efficace (non scherzo), prega per me e vigorosamente». Così scriveva Charles Baudelaire a sua madre il 18 ottobre del 1860, dall’inferno spirituale da cui cercò di uscire negli ultimi anni della sua vita. Ogni uomo ha la sua notte. Ed è proprio in quella notte che trova Dio, perché la notte lo lascia nudo e senza risorse di fronte all’insufficienza di tutto e di se stesso. Dalla ferita inguaribile della propria radicale solitudine emerge l’unica preghiera vera, perché è la vita stessa a farsi supplica: voglio essere da te salvato, perché io da solo, ora che mi conosco, non posso. Dante, nel suo viaggio, si perde nella selva oscura, nella notte tra il giovedì santo e il venerdì santo dell’anno giubilare. Continua a leggere

Incontro con Franco Nembrini sulla Divina Commedia

dante

La Divina Commedia è un’attrazione anche per la gente del popolo,non solo per gli studiosi:tutti infatti desiderano aspirare alla virtù, alla fuga dei vizi e la Divina Commedia la si può considerare un’itinerario verso la verità.
Nembrini ricorda che per vivere davvero bisogna “lasciare quel mantello di fango e di loto che ci copre e vestirci decentemente;bisogna vivere dunque col cuore in mano, stando davanti alla vita all’altezza del proprio desiderio”. Noi infatti siamo fatti per la bellezza,la verità,l’infinito,la sapienza vera,il sapore vero delle cose. Non si entra nella vita senza vivere all’altezza del proprio desiderio,cioè delle proprie domande. Continua a leggere

La video-intervista a Franco Nembrini

Franco Nembrini

 (tratto da cattonerd)

Dante, il purgatorio… e tante curiosità!

Qualche mese fa abbiamo avuto l’onore di intervistare Franco Nembrini, uno dei massimi esperti di “Divina Commedia”, oltre che ex presidente della Federazione Opere Educative (FOE), anche se ormai, se ci seguite, lo conoscerete bene. Infatti l’anno scorso vi avevamo parlato del suo interessante progetto in collaborazione con l’amato illustratore Gabriele Dell’Otto, che ha realizzato le illustrazioni dell’inferno della Divina Commedia e che quest’anno ci mostrerà quelle sul purgatorio, che nel frattempo potete ammirare nel seguente video trailer e nella stessa intervista. Tali opere sono destinate in seguito a un progetto più grande: una “Divina Commedia”commentata e spiegata dal professor Nembrini.  Continua a leggere