Lo Stato tiene le scuole paritarie sotto scacco. Ma così peggiora l’istruzione e limita la libertà

Il monopolio dell’educazione è un danno economico ma anche morale
 
di Giancristiano Desiderio
 
Dario Antiseri e Anna Monia Alfieri, un filosofo e una religiosa, danno l’anima per la scuola della quale hanno un concetto che se non arriva a Dio poco ci manca. Ma se il lavoro d’insegnamento è così alto, lo si dovrà concepire come dipendente dallo Stato o non, piuttosto, come una necessaria e libera attività umana? Il filosofo e la religiosa, naturalmente, propendono per questa seconda idea di scuola e giustamente mettono la libertà di insegnamento e di scelta educativa al centro della loro Lettera ai politici sulla libertà di scuola (Rubbettino). Ci vuole coraggio, visti i tempi, a scrivere una epistola ai politici sul tema della scuola. E più coraggio ancora ci vuole per scrivere ai politici – l’attuale ministro dell’Istruzione è Marco Bussetti – sulla scuola senza parlare di lavagne Lim e moduli, graduatorie e assunzioni ma nientedimeno che di libertà di scelta educativa e della parità esistente tra scuole statali e scuole non-statali dal momento che la scuola in sé, per definizione, è sempre pubblica.

Nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani sancì il principio che già gli antichi Ateniesi al tempo di Socrate e Protagora conoscevano e usavano: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli». Si tratta di un principio sacrosanto che Antonio Rosmini nell’Ottocento nel saggio Sulla libertà d’insegnamento esprimeva al meglio dicendo che i padri di famiglia hanno dalla natura e non dalla legge il diritto di scegliere i maestri e gli educatori dei loro figli e così di far studiare i loro figli in patria o fuori, in scuole ufficiali o non ufficiali, statali o private, come stimano meglio al bene dei loro cari. Le parole del sacerdote Rosmini sono tanto più importanti in quanto furono scritte nel secolo XIX quando in Italia c’era sì ancora il monopolio culturale ma faceva capo alla Chiesa. Ma, appunto, la libertà d’insegnamento e di educazione non riguarda i cattolici e i non-cattolici ma i laici in quanto tali che ritengono, giustamente, che il pensiero sia libero, eppure quando si tratta della scuola non trovano di meglio da fare che appaltarlo allo Stato. Infatti, quel principio sacrosanto, che la stessa Unione europea recepì nel 1984 con la Risoluzione sulla libertà d’insegnamento, in Italia è disatteso. È, se si vuole, sulla carta ma non nella realtà. Continua a leggere

Gentile signor filosofo, esca dalla sua bolla d’aria. Ora glielo spiego io cos’è una scuola paritaria. Firmato: una mamma

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da Tempi.it
 
Il 21 agosto sul Corriere della sera è apparso un illuminante articolo di Dario Antiseri sulle scuole paritarie (qui il testo). Due giorni dopo, sullo stesso quotidiano è apparso un nuovo intervento, questa volta a firma del filosofo Tullio Gregory. Gregory attacca Antiseri che «non dice nulla del livello culturale delle scuole paritarie (in maggioranza cattoliche) ove la “libertà di insegnamento” — giustamente difesa — è condizionata da scelte ideologico-religiose precise nella selezione degli insegnanti e dei testi scolastici, e dimentica come esse divengano spesso scuole di carità, garantendo esiti sempre positivi dei curriculum scolastici, così da assicurare una tranquilla vita in famiglia, senza ansie per gli esami e per le vacanze. Forse non tanto la libertà, quanto la facilità interessa alunni e genitori». Di seguito riportiamo una lettera che è stata inviata (invano) al Corriere. Continua a leggere

«Non è libero un paese dove si deve pagare per iscrivere un figlio in una scuola paritaria»

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Dario Antiseri e il «massacro» delle scuole paritarie. Una questione di numeri ed economica, ma anche di principio. «E Renzi da che parte sta?»

Interessante commento oggi di Dario Antiseri sul Corriere della Sera. Antiseri si chiede come mai le scuole paritarie siano tante bistrattate e indifese all’interno del panorama politico e sociale italiano. Antiseri ricorda che lo stesso Antonio Gramsci era un difensore della libertà educativa: «Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai comuni. La libertà della scuola è indipendente dal controllo dello Stato».
Se non «fa meraviglia» che i «sinistri» abbiano tradito questa idea di Gramsci, più sbalorditivo è il poco interesse che i cosiddetti liberali e, spesso, anche tanti sedicenti cattolici hanno per la libertà in campo educativo. Continua a leggere