Studiando l’evoluzione umana si giunge anche a Dio, la testimonianza di due biologi

Ajit Varki

«Darwin ha dimostrato che basta osservare la natura per convincersi senz’ombra di dubbio che l’umanità non è superiore o più speciale rispetto agli organismi simbioti chiamati licheni». Queste parole dell’eco-attivista Christopher Manes verrebbero oggi sottoscritte non soltanto da animalisti ed ecologisti radicali, ma anche da anti-teisti di professione, convinti che il modo più facile per smentire l’esistenza del Creatore sia smentire l’unicità dell’uomo, della creatura.

Questo spiega l’ampio ricorso da parte del cosiddetto “ateismo scientista” (che vuole argomentare il proprio scetticismo metafisico strumentalizzando la scienza) alle teorie evolutive di Darwin. Ma è un’arma a doppio taglio perché, secondo diversi scienziati, è proprio lo studio approfondito dell’evoluzione biologica a far emergere il cosiddetto human exceptionalism, ovvero l’eccezionalità umana. Secondo i sostenitori del riduzionismo, il fatto che l’uomo non sia eccezionale sarebbe una prova contro Dio: ma se viene mostrato il contrario? Bisognerebbe rimanere coerenti. Continua a leggere

Adamo ed Eva: per la scienza è plausibile

Adamo-e-Eva

Le indagini recenti sembrano proprio confermare che tutta l’umanità discende da un uomo e da una donna vissuti 200 mila anni fa in Africa. Non da un gruppo più numeroso di progenitori.

di Umberto Fasol

Le ricerche scientifiche sull’origine dell’uomo aggiungono di continuo nuovi dati e nuove riflessioni che ci aiutano a dare una risposta sempre più plausibile al grande interrogativo: da dove veniamo?

Sappiamo che quello della Bibbia è il racconto teologico della storia dell’umanità, che utilizza un linguaggio e un metodo che le sono specifici, che si preoccupano di dire la verità esistenziale, quella che serve a dare un senso alle cose e alla vita. Il racconto teologico non indica coordinate temporali o spaziali perché non gli interessano.
 
La zona della nostra origine

Ci chiediamo ora quale sia invece il racconto dell’origine dell’uomo fatto dalla scienza, o meglio dagli scienziati. Continua a leggere

Quando gli scientisti “ripensano” l’evoluzione

Darwin-2

di Francesco AgnoliLa Croce, 6.05.15
 
Ripensare Darwin? Così titola il mensile Le Scienze del maggio 2015. Le Scienze è una rivista di divulgazione scientifica piuttosto schierata: dalla parte dello scientismo e dell’evoluzionismo materialista. Uno degli ultimi libri allegati, Il significato dell’esistenza umana, porta la firma di Edward Wilson, fondatore della sociobiologia e a suo tempo bersaglio di scienziati non credenti del calibro di Richard Lewontin e Stephen Jay Gould. Ovviamente si risolve nell’affermazione categorica secondo cui un vero fine dell’esistenza umana non esiste. Con tutto quanto ne consegue, nel campo delle applicazioni in bioetica (che rispetto avere mai, di una creatura senza significato?).

L’articolo in questione, Ripensare Darwin?, parte da una discussione comparsa sulla prestigiosissima rivista Nature, ed è affidato a Telmo Pievani, una sorta di Richard Dawkins nostrano (nel suo Creazione senza Dio, per intenderci, afferma senza imbarazzo che nelle scuole cattoliche si insegnerebbe che la terra è piatta). Continua a leggere

Evoluzionismo, un altro intoppo

Evoluzionismo, un altro intoppo

 di Umberto Fasol
 
La recente e straordinaria scoperta dei crani di Dmanisi smentisce le certezze degli evoluzionisti. Una ulteriore dimostrazione che questa loro ipotesi non regge alle prove della scienza

«La ricerca non ha mai fine», diceva il filosofo della scienza Karl Popper e in effetti chi segue la teoria dell’evoluzione da quando è stata formulata per la prima volta da Charles Darwin nel 1859 lo può confermare a suon di prove. Generazioni intere hanno studiato sui libri di scuola che l’uomo deriva da un ipotetico primate di tipo scimmiesco che, a sua insaputa, per grazia ricevuta, ha avviato una serie di progressive trasformazioni dell’intera anatomia, che lo hanno condotto, per mutazione e per selezione naturale, ad un esito imprevisto: a diventare un essere intelligente e consapevole, capace di interrogarsi sul passato, sul presente e sul futuro. E tutto questo processo di “ominazione” – secondo questa concezione – è avvenuto lungo una linea diritta. Continua a leggere

Pio XII aveva ragione: siamo figli di Adamo ed Eva

img-_innerArt-_adamo_eva

di Tommaso Scandroglio
 
Siamo tutti discendenti di Adamo ed Eva. A dircelo non è più solo la Bibbia ma, in un certo qual modo, anche la scienza. Come Amleto che prendendo un teschio gli rivolge la celebre domanda “Essere o non essere?”, così il paleoantropologo David Lordkipanidze reggendo tra le mani il teschio di un ominide o essere umano – la cosa è ancora da stabilire – trovato a Dmanisi in Georgia si è domandato: “Apparteniamo tutti alla stessa specie oppure no?”.

L’interrogativo nasce dal fatto che fino a ieri era dogma inconfutabile il fatto che esistevano cinque specie differenti di ominidi: l’Homo rudolfensis, l’Homo ergaster, l’Homo erectus, l’Homo georgicus e l’Homo habilis. I lettori del presente articolo, tutti esponenti dell’homo sapiens sapiens, provengono secondo la teoria darwiniana dall’homo habilis che si sarebbe evoluto nell’ergaster e infine nell’erectus (tralasciamo tante altre tappe). Continua a leggere

«Discendiamo tutti da un’unica specie». Così cambia l’albero genealogico dell’uomo

d056560d04a07a23400f6a706700e01b-ks7E--398x174@Corriere-Web-Sezioni

Trovato in Georgia un ominide con caratteristiche finora mai osservate tutte insieme nei fossili di un nostro antenato.

Dal Corriere.it:
 
L’albero genealogico dell’uomo potrebbe essere rivisto, perfino riscritto, dopo la scoperta dei resti dell’ominide di Dmanisi, in Georgia, nel quale si riconoscono, come in un «collage», caratteristiche diverse finora mai osservate tutte insieme nei fossili di un nostro antenato.

Se finora si pensava che dopo la divergenza dagli Australopiteci e la comparsa del genere Homo (circa 2,5 milioni di anni fa), si fossero succedute tante specie diverse, tutte estinte tranne Homo sapiens, oggi ci si rende conto che non è in questo modo che deve essere letta la documentazione fossile: in realtà vi sarebbe stata una sola specie nelle prime fasi del percorso evolutivo dell’uomo. Continua a leggere