Ecco il Cristo Crocifisso dipinto da San Giovanni della Croce dopo la sua visione mistica

Migliaia di persone hanno trovato negli scritti di uno dei più grandi mistici della storia, San Giovanni della Croce, una via di incontro con Dio. Pochi, però, conoscono l’immagine del Cristo Crocifisso che egli stesso dipinse dopo aver ricevuto una rivelazione mistica.

Si tratta di un piccolo disegno (le sue dimensioni originali sono di 57×47 millimetri), che fra’ Giovanni della Croce dipinse durante il suo soggiorno ad Avila, dove venne nominato, su richiesta di Santa Teresa di Gesù, confessore delle religiose carmelitane del monastero dell’Incarnazione, tra il 1572 e il 1577.

Le cronache dell’epoca riferiscono che fra’ Giovanni ebbe una visione di Cristo crocifisso e che dopo la plasmò su un pezzetto di carta. In seguito il santo la consegnò a una delle religiose della comunità. Il disegno, conservato in quel convento in un semplice reliquiario di legno dorato, può essere ammirato dai visitatori che lo desiderano.

Si tratta di un’opera geniale che rappresenta l’immagine di Cristo morto in croce nel momento stesso in cui consegna lo spirito. Malgrado le sue piccole dimensioni, ci si sente schiacciati dalle sue membra disgiunte, con le mani lacerate sul punto dei fori dei chiodi per il peso del corpo inerte che cade in avanti.

Colpisce la testa di Gesù che cade sul petto, il che fa sì che il volto sia appena visibile. Le gambe sembrano compresse dal peso del corpo, che non riescono più a sostenere.

L’immagine si vede dall’angolo in alto a destra, prospettiva che ci invita a guardare Gesù sulla Croce dagli occhi di Dio Padre, commosso per l’atto supremo di donazione del figlio per i peccati di uomini e donne.  Continua a leggere

La Bellezza Rivelata: il giogo leggero di chi segue Cristo

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Riflettiamo insieme su un brano tratto dal Vangelo di Matteo attraverso le pitture di Lorenzo Lotto

In questa puntata il professor Rodolfo Papa ci invita a riflettere insieme su un brano tratto dal Vangelo di Matteo: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11, 29-30).

Il giogo è vero che rappresenta da una parte la fatica del lavoro agricolo, ma è anche quello strumento che fissato sui buoi consente di arare la terra affinché porti frutto.

L’elemento del giogo, osserva il professor Papa, è presente nella pittura di Lorenzo Lotto in maniera privilegiata: è rappresentato infatti nella cosiddetta Pala Martinengo (1515-1516) nella Chiesa di San Bartolomeo a Bergamo e nel Ritratto di Marsilio Cassotti e della moglie Faustina (1523) oggi al Museo del Prado di Madrid. Continua a leggere

La Bellezza rivelata: nella Trinità, Dio come un’ombra luminosa

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Analizziamo insieme un’opera del pittore Lorenzo Lotto
 
di Giulia Spoltore
Ha collaborato Rodolfo Papa
 
Questa volta approfondiremo il tema della Trinità attraverso un dipinto su questo tema del pittore Lorenzo Lotto. Quest’opera fu realizzata per la confraternita dei disciplinati bianchi della Ss.ma Trinità a Bergamo tra il 1523 e il 1524. Il professor Papa ci accompagna dapprima indagando sulla rappresentazione di Dio Padre per poi condurci a comprendere quest’opera.

Il professore ci mostra sapientemente come il dipinto di Lorenzo Lotto si differenzi dagli altri, ad esempio anche dalla più nota Trinità di Masaccio nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze, per mostrarci qualcosa. Continua a leggere

Nessun groviglio è senza uscita

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Non si può comprendere a fondo la tenerezza e la misericordia che caratterizzano la peculiare fisionomia del magistero di papa Francesco senza cogliere l’immanenza della Madre di Dio nella sua vita. E senza tener presente il titolo particolare con il quale egli sovente ama venerarla e invocarla: Colei che scioglie i nodi. È questa una speciale devozione mariana, poco conosciuta in Europa, ma largamente estesa oggi nel Sud America, soprattutto in Argentina, grazie proprio alla promozione e alla diffusione del culto operate da Bergoglio.
La venerazione della «Vergine che scioglie i nodi» ha origine da un’immagine votiva bavarese risalente al 1700 (Maria Knotenlöserin) ad opera del pittore tedesco Johann Melchior Schmidtner, ora conservata come pala d’altare in una cappella della chiesa romanica di San Peter in Perlach, tenuta dai gesuiti nel cuore della città di Augsburg, in Baviera. Continua a leggere

La nave di Pietro e la Croce, promessa di eternità

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di Maria Gloria Riva

Sembrava morta, ai più, la Chiesa di Benedetto XVI. Per alcuni, benché intimoriti dalla corale acclamazione di santità fatta a papa Ratzinger dopo quel fatidico 11 febbraio 2013, le dimissioni del Papa furono il primo segno di un cedimento inevitabile per l’istituzione della Chiesa, considerata ormai incapace di resistere ai marosi del progresso. Eppure qualcuno aveva già visto tutto ciò. Qualcuno leggendo con acuta riflessione e spirito libero, e alto, il Vangelo aveva già raccontato lo sconcerto di questa nave, quella di Pietro sottoposta ai venti più feroci. Quest’uno è Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Continua a leggere