Dove vivono i politici che hanno votato il “divorzio breve”?

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di Giuliano Guzzo
 
Dove vivono i quasi quattrocento parlamentari che, alla Camera, l’altro giorno hanno votato definitivamente il “divorzio breve”? Non in Italia, non è possibile. Se vivessero qui saprebbero bene che invecchiamento e denatalità ci stanno ormai affossando, che da un lato siamo gente sempre meno giovane e, dall’altro, la popolazione italiana, di questo passo, «potrebbe ridursi nel 2099 a livelli compresi tra i 30 e i 40 milioni» (“Popolazione e Storia”, 2002;(2):105-122); soprattutto saprebbero, gli incoscienti onorevoli, che fra la diffusione del divorzio e calo dei matrimoni – come il demografo Roberto Volpi, vox clamantis in deserto, da anni segnala –, e fra calo dei matrimoni e culle vuote, il legame è chiaro: dunque saprebbero che, dopo aborto e divorzio old style, il “divorzio breve” sarà solo un altro passo verso il declino. Continua a leggere

“Lo Stato rinuncia alla famiglia come capitale sociale”

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Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari: “È come se il legislatore dicesse: fare famiglia è un ‘affare privato’, quindi nel bene e nel male, cari cittadini dovete arrangiarvi. Non aspettatevi niente dall’intervento pubblico”. E ancora: “Lentamente ma inesorabilmente si vanno togliendo i sostegni a una idea forte di matrimonio come valore costituzionale”.

di Luigi Crimella

La Camera dei Deputati ha approvato ieri in via definitiva la legge sul cosiddetto “divorzio breve”. I sì sono stati 398, i no 28, gli astenuti 6. Rispetto alle norme in vigore precedentemente, i tempi del divorzio vengono ristretti: 12 mesi per la separazione giudiziale, 6 mesi per quella consensuale, con l’estensione delle nuove norme anche ai procedimenti in corso. L’istituto giuridico della comunione dei beni viene sciolto quando il giudice dà il proprio consenso ai coniugi per vivere separati, oppure quando gli stessi decidono di sottoscrivere la separazione consensuale. Di fatto, con questa legge, cambia il diritto di famiglia che tutti conosciamo. Ecco l’opinione di Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. Continua a leggere

“Un altro impegno mantenuto. Avanti così”

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Ecco il commento entusiasta di Matteo Renzi su Twitter dopo l’approvazione in via definitiva alla Camera del divorzio breve. Un altro impegno mantenuto. Avanti così, che manca poco, la famiglia è già agonizzante. Diamole la spallata finale: 6 mesi e via. “Finchè una firma non vi separi”. Il matrimonio usa e getta.

Mi chiedo: un politico che si dichiara cattolico, e dunque dovrebbe avere a cuore, promuovere e valorizzare il matrimonio indissolubile, come può invece accettare un contratto che dura meno della locazione di immobili urbani? Come può gioire del fatto che da oggi è più facile divorziare che cambiare operatore telefonico, banca, fornitore di energia elettrica, domicilio, dati catastali, lavoro? Continua a leggere

Divorzio in sei mesi, via libera della Camera

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Proprio oggi il Papa ha detto che “bisogna ridare onore al matrimonio e alla famiglia!”. Chissà quanti tra i politici cattolici hanno riflettuto su queste parole del Papa prima di votare.

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Sei mesi per dirsi addio. Al massimo un anno, se si decide di ricorrere al giudice. L’Aula della Camera ha dato il suo sì definitivo all’introduzione del divorzio breve. Il provvedimento è stato licenziato a Montecitorio con 398 sì, 28 no e sei astenuti. Si tratta di una vera e propria svolta per l’Italia visto che si va a modificare una norma di oltre 40 anni fa (Il Messaggero.it, 22 aprile).
 
CHI HA VOTATO A FAVORE
A favore hanno votato Pd, Sel, M5s, Scelta civica, Psi e Alternativa libera. Forza Italia e Area popolare hanno dichiarato il loro sì lasciando, però, anche libertà di coscienza, viste le “diverse sensibilità” presenti nei gruppi. La Lega Nord ha lasciato libertà di coscienza (Repubblica.it, 22 aprile). Continua a leggere

Ecco dove ci porterà il “divorzio breve”

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di Giuliano Guzzo

(da La Croce, 21.03.15)
 
Dopo l’approvazione del ddl sul “divorzio breve” al Senato, in attesa che il testo passi in terza lettura alla Camera, è più che mai il caso di interrogarsi sulle possibili conseguenze che un simile provvedimento, una volta pienamente in vigore, potrà determinare, soprattutto alla luce dell’ipotesi – da molti considerata plausibile – secondo cui, per le coppie italiane desiderose di continuare ad amarsi, non cambierà nulla, essendo la novità riservata a coloro che già intendono lasciarsi e si ritrovano purtroppo impigliati in un iter lungo ed economicamente costoso. Le cose stanno veramente così? Davvero facilitare gli addii non comporta alcun tipo di effetto?

Un rapido sguardo alla situazione internazionale potrebbe aiutare a capire. Iniziamo con il considerare il caso della Spagna. Da quelle parti, grazie al governo progressista guidato da Josè Luis Zapatero, dal 2005 il divorzio express è realtà essendo la fase della separazione meramente eventuale. Continua a leggere

Il 54% dei divorziati pentito della decisione, bastava più tempo per pensarci

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In principio c’era il mito del divorzio come una liberazione per genitori e figli. Dopo milioni di separazioni si è scoperto che per i genitori il trauma del fallimento della loro vita matrimoniale è una cicatrice indelebile e per i figli è fonte di infiniti disturbi e gravi ripercussioni sociali (povertà, basso livello di istruzione ecc.).

I risultati sono però stati accolti spiegando che sarebbe meno peggio per i bambini che i loro infelici genitori si separino, piuttosto che sforzarsi di vivere assieme continuando a litigare. Ma numerosi ricercatori, come B.D. Whitehead della Rutgers University e altri, hanno dimostrato che per i bambini il divorzio e la permanenza in una “nuova famiglia” è in realtà molto peggio del vivere in una casa infelice: in molti di questi matrimoni, infatti, segnati da insoddisfazione coniugale, straniamento emotivo ed incomprensione reciproca, i due adulti sacrificano alcuni dei loro interessi al fine di preservare la stabilità della casa e la cura necessaria per la loro prole e si rileva un effettivo sforzo di migliorare il loro matrimonio per il bene dei figli, riuscendoci in molti casi e ritrovando l’armonia e il sentimento di amore verso il coniuge. L’amore per i figli spinge i genitori a cambiare anche i pregiudizi dell’uno verso l’altro. Continua a leggere

Se il divorzio breve “aiuta” la famiglia

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di Giuliano Guzzo

Tutti quanti felici e contenti, ieri alla Camera, per l’approvazione del cosiddetto divorzio breve, a destra come a sinistra; assai isolate, per non dire inesistenti, le voci di dissenso. Già questo, a un soggetto mediamente dotato dovrebbe bastare per insospettirsi e chiedersi: com’è possibile tanta convergenza su un provvedimento? O si tratta di un qualcosa di estremamente giusto oppure estremamente sbagliato, tertium non datur. Ebbene, si dà il caso che il divorzio, essendo qualcosa di affettivamente distruttivo quindi – a meno che non si voglia sostenere che il fallimento matrimoniale sia qualcosa di auspicabile e magari, chissà, il vero scopo delle nozze –, sia negativo. Indubbiamente negativo.

Eppure – dicevamo poc’anzi – non solamente il divorzio breve ieri è stato votato, ma persino applaudito da quasi tutti e salutato come una sorta di miracolo, di benedizione, di straordinario progresso per la nostra civiltà giuridica. Continua a leggere