Londra. Staccata la spina: la morte procurata del piccolo Isaiah

I casi dei due bambini inglesi mostrano che servono strumenti certi per fondare decisioni drammatiche su basi solide. Mentre c’è chi parla di qualità della vita attesa
 
di Carlo Bellieni 
 
Anche per il piccolo Isaiah Haastrup è arrivata la morte, ieri, al King’s College di Londra, dove era ricoverato per la grave invalidità causata da un parto drammatico. Morte procurata dai medici – come per Charlie Gard, come sta per esserlo per il piccolo Alfie – dopo che la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo ha dichiarato inammissibile il ricorso dei genitori, che chiedeva di continuare il trattamento salvavita.

Questi casi di sospensione della ventilazione a bambini molto piccoli e gravissimi reclamano chiarezza sul fatto che è inaccettabile che si sospendano le cure a chi ha possibilità di continuare una vita, seppur con disabilità o addirittura con grave danno cerebrale se le cure non sono futili; e che la futilità o la gravosità devono venire oggettivate da dati misurabili. Su questo la rivista Acta Paediatrica di febbraio mostra dati inquietanti dall’Olanda: si possono sospendere le cure in base alla qualità di vita attesa.

Come dunque regolarsi per non scambiare la futilità delle cure con un’improbabile futilità della vita? Il primo passo è l’oggettività dei dati, che non può essere offuscata da pareri personali. I genitori o un tribunale sono i tutori dell’interesse del bambino e non devono far altro che tutelarlo al massimo.

Le alternative sono una medicina consumistica, con la quale si ottiene ciò che si chiede, o una medicina delle scorciatoie, che si arrende troppo presto per la pigrizia di non aver raccolto tutti i dati o per il pregiudizio. Il rischio è che si sospendano le cure non per inutilità o insopportabilità ma di fronte a una vita con disabilità grave. Continua a leggere

«Don Santo, è un miracolo». Il mistero del dolore innocente e la risposta a Veronesi

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Abbiamo incontrato al Meeting don Merlini, missionario della Fraternità San Carlo a Bologna: «L’Italia ormai è scristianizzata»
 
Rimini. Che cosa si può dire davanti al dolore innocente di una bambina di pochi anni che muore di tumore? Si può reagire come Umberto Veronesi, che in un suo libro scrisse: “Il cancro è la prova della non esistenza di Dio. Come puoi credere nella Provvidenza o nell’amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi?”. Oppure come la mamma di uno di questi bambini, che proprio pochi mesi fa ha risposto così al celebre oncologo su Facebook: «Non è vero, io attraverso il tumore di mia figlia ho conosciuto Dio».

«UOMINI VERI». Don Santo Merlini ha assistito a tanti di questi «miracoli». A Rimini, al di fuori dello stand della Fraternità dei missionari di san Carlo Borromeo, di cui fa parte, ne racconta alcuni a tempi.it confermando che il Meeting è molto più degli incontri e delle mostre che sono presenti in catalogo. Continua a leggere

“Non è il dolore ma l’Amore a renderci migliori”

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Lo scrittore Andrea Torquato Giovanoli racconta la sua vita, segnata dalla morte di tre figli ma ugualmente piena di gioia.

Roma, 19 Marzo 2015 (Zenit.org) Luca Marcolivio

Ci sono vite che, più di altre, sono sorprendentemente forgiate dalla Provvidenza. Uomini che hanno lottato caparbiamente per un obiettivo o per un’idea, si ritrovano inopinatamente scaraventati su un palcoscenico che, in precedenza, non avevano mai immaginato di calcare. Continua a leggere

Papa Francesco: un buon cristiano non si lamenta, ma affronta il dolore con gioia

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Anche in mezzo alle tribolazioni, il cristiano non è mai triste ma testimonia sempre la gioia di Cristo. E’ quanto affermato stamani da Papa Francesco, durante la Messa alla Casa Santa Marta. Il Papa ha sottolineato che il “sopportare gioioso” ci fa diventare giovani. Alla Messa, concelebrata con il cardinale Angelo Comastri e il cardinale Jorge María Mejía, ha preso parte un gruppo di dipendenti della Fabbrica di San Pietro.
Anche nelle tribolazioni, i cristiani sono gioiosi e mai tristi. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco che ha messo l’accento sulla gioia di Paolo e Sila, chiamati ad affrontare prigionia e persecuzioni per testimoniare il Vangelo. Erano gioiosi, ha detto, perché seguivano Gesù nella strada della sua Passione. Una strada che il Signore percorre con pazienza. Continua a leggere