In Italia una legge per aprire all’eutanasia?

di Paolo e Luca Tanduo
 
Alla Camera dei Deputati nella Commissione Affari sociali è in discussione la legge sull’eutanasia, certo non le hanno dato questo nome ma il risultato sarà questo.

Infatti nonostante nell’art. 1 si parli di “relazione di cura e di fiducia” tra medico e paziente, in verità in tutto il resto della proposta di legge è scritto che il medico deve dare attuazione alle volontà del paziente e attuare le sue disposizioni, termine che sostituisce nella legge quello di dichiarazioni e quindi le DAT si trasformano in “Disposizioni anticipate di trattamento” con le implicazioni che il termine comporta.

L’art 1.7 dichiara il medico esente dalle implicazioni civili e penali nell’attuare le volontà del paziente, praticamente depenalizzando il suicidio assistito o l’eutanasia, inoltre si dichiara che il medico è obbligato a rispettare la volontà del paziente senza lasciare spazio alla libertà del medico e alla possibilità di fare ricorso all’obiezione di coscienza, e nemmeno a scelte differenti basate sulla professionalità del medico. Continua a leggere

“Don’t euthanize me”. Ecco il nuovo tatuaggio di una nonnina canadese di 81 anni

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“Non praticatemi l’eutanasia”: questo vuol dire il tatuaggio ritratto nella foto.

E immaginate la faccia del tatuatore, quando nel suo negozio è entrata una “tranquilla”signora di 81 anni, una vecchietta “tradizionale”, per farselo fare: nella sua lunga carriera non gli era mai capitata una cliente simile!

Ma la signora Christine Nagel,  una nonna canadese, è stata molto chiara: vista la legalizzazione dell’eutanasia, e visto che lei ha intenzione di vivere “fino a che Dio vuole”, si è fatta fare quel tatuaggio per evitare di finire ammazzata da qualche medico “pietoso” che intenda praticarle l’eutanasia, un domani lei fosse incosciente.

La signora crede che la risposta giusta e pietosa alla sofferenza sia la com-passione (nel senso etimologico di condivisione), il sostegno sociale, emotivo e spirituale, nonché le cure adatte a lenire il dolore. Ma dato che tutto questo costa, in termini di tempo e di denaro, la signora Nagel è convinta che la “soluzione finale”, cioè l’eutanasia, sia propagandata come molto più conveniente dal punto di vista economico. Continua a leggere

Cicely Saunders e la nascita delle cure palliative al posto dell’eutanasia

di Francesco Agnoli
 
La nostra tradizione è quella che ha dato origine all’istituzione dell’ospedale. E’ quella che ha insegnato all’umanità uno sguardo nuovo sulla sofferenza, sulla carne che patisce.

All’origine dei primi ospedali troviamo persone intente a lenire il dolore dei sofferenti: Elena, madre di Costantino, fondatrice di uno xenodochio a Costantinopoli; l’imperatrice Pulcheria, che si adoperò per costruire ospedali e ospizi per i pellegrini; Fabiola, penitente della stirpe dei Fabi, a cui san Girolamo attribuisce la fondazione del primo nosocomio in Roma verso al fine del IV secolo…Insomma tante donne caritatevoli, come la Veronica e le donne dei Vangeli.

All’origine delle cure palliative moderne troviamo un’altra donna, a noi contemporanea: Cicely Saunders.

A Lei è dedicato un aureo libretto che in questi tempi potrebbe essere prezioso: “Vegliate con me” (EDB), con la prefazione di tre medici esperti in cure palliative. Continua a leggere

Eutanasia su minore in Belgio: Mpv, “classe medica faccia sentire la voce in difesa” del Giuramento di Ippocrate

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“Il pendio scivoloso sul quale da tempo il Belgio si è incamminato sui temi del fine vita rompe oggi un altro tabù con l’applicazione per la prima volta della legge sull’eutanasia dei minori. A parte chiedersi quale possa essere stato il livello di consapevolezza e la libertà del minore nell’esprimere il proprio consenso, resta il fatto che la vita umana continua ad essere valutata come un bene strettamente personale, totalmente sganciato da una visione comunitaria e relazionale”. Lo dichiara Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita italiano. “La deriva belga dovrebbe costituire un campanello d’allarme per quanti, forse troppo superficialmente, si apprestano a promuovere la legislazione eutanasica nel Parlamento italiano. Non lascia ben sperare, purtroppo, l’esito della consultazione online degli attivisti del M5S. E’ questo il momento in cui quanti hanno a cuore una visione solidaristica della società – conclude Gigli – si mobilitino per promuovere la risposta dell’accompagnamento e della palliazione della sofferenza, molto più umana rispetto alla negazione della vita, senza la quale l’esercizio stesso della libertà non ha alcun senso. Il Movimento per la Vita italiano si appella alla classe medica perché faccia sentire alta la sua voce in difesa del patto ippocratico su cui sono fondate tutte le professioni sanitarie”.
 
(fonte: agensir.it)
 

Storia di Adams, l’ex nazionale francese in coma da 33 anni. La moglie: «Mai l’eutanasia»

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Sposata da 46 anni con l’ex calciatore del Paris Saint-Germain, Bernadette dimostra un amore sconfinato: «Lo lavo, lo vesto e gli dò io da mangiare. È ancora vivo ed è meraviglioso»

Niente video e niente fotografie, né a lui né alla sua camera. L’amore che Bernadette (foto in basso) nutre per suo marito si capisce anche da questo piccolo dettaglio, dal rispetto profondo per la sua immagine. Essendo un ex calciatore della nazionale francese, trovare foto di Jean-Pierre Adams non è difficile ma da quando è entrato in coma 33 anni fa, non è stato diffuso neanche uno scatto. Bernadette non l’ha permesso.

L’ERRORE MEDICO. La moglie si prende cura di lui tutti i giorni, 24 ore su 24, dal 1982, quando il roccioso difensore allora 34enne ex Paris Saint-Germain, ormai a fine carriera, si è sottoposto a un intervento chirurgico di routine per sistemare il ginocchio. Continua a leggere

Le tenevo la mano aspettando il suo ultimo respiro. Ma inspiegabilmente…

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Gran Bretagna, le staccano la spina ma la bambina torna in vita e guarisce: a casa con la famiglia per Natale
 
A Natale accadono cose eccezionali, anche Miracoli inspiegabili e inaspettati. Quello che vi stiamo per raccontare ha dell’incredibile, una bimba che sopravvive all’eutanasia. La sua voglia di vivere è più forte della disperazione dei genitori, e della barbara pratica della dolce morte. Questo episodio ci deve far riflettere su come la vita è un qualcosa che non ci appartiene del tutto ma è un dono, per chi crede un dono di Dio. La storia di Bella Moore Williams, bambina di 18 mesi originaria dell’Essex, in Gran Bretagna, nata con una malattia congenita e allo stadio terminale, ha dello straordinario. Continua a leggere

Giovanni Paolo II e quella «strage degli innocenti» che si compie anche oggi «davanti alla nostra stessa coscienza»

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Il 28 dicembre la Chiesa celebra la Festa dei santi Innocenti martiri, «i bambini che a Betlemme di Giuda furono uccisi dall’empio re Erode, perché insieme ad essi morisse il bambino Gesù che i Magi avevano adorato, onorati come martiri fin dai primi secoli e primizia di tutti coloro che avrebbero versato il loro sangue per Dio e per l’Agnello», recita il Martirologio romano. Pubblichiamo per questa occasione la “parte seconda” del discorso pronunciato da san Giovanni Paolo II il 14 agosto del 1993 a Denver, durante la veglia di preghiera della Giornata mondiale della gioventù. Quel giorno papa Wojtyla parlò infatti di una «strage degli innocenti» di «dimensioni enormi» che viene perpetrata ancora oggi sotto lo sguardo indifferente di tutti. Continua a leggere

L’Inghilterra dice no all’eutanasia. Ma non si deve sapere

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Per la serie notizie insabbiate, ieri è accaduto un fatto politicamente parlando – e non solo – di un certo peso: la Camera dei Comuni britannica, a vastissima maggioranza (330 no, 118 sì), ha silurato un progetto di legge finalizzato all’introduzione del suicidio volontario, medicalmente assistito, dei malati con una prognosi inferiore ai sei mesi di vita. Ora, considerato che non si tratta d’un Paese qualunque, e tenuto conto che la “dolce morte” è tema che ciclicamente monopolizza l’attualità, ci si sarebbe aspettati che la notizia della sonora bocciatura dell’eutanasia da parte del Parlamento inglese, ecco, non passasse completamente sotto silenzio. E invece: sui siti internet dei principali quotidiani italiani – controllare per credere – la notizia è del tutto assente o ridotta, quando c’è, all’intramontabile formato francobollo. Un caso? Una dimenticanza accidentale? Continua a leggere

Lambert, i medici: niente eutanasia

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Nessuna eutanasia. È questa la decisione presa dall’équipe medica dell’ospedale di Reims dov’è ricoverato Vincent Lambert, l’infermiere francese di 38 anni in stato di minima coscienza dal 2008, e comunicata questo pomeriggio ai familiari.

Dopo il via libera della Corte europea di Strasburgo alla possibilità dell’eutanasia, l’équipe guidata dalla dottoressa Daniela Simon aveva avviato il 15 luglio una procedura collegiale per stabilire se interrompere idratazione e alimentazione. Il caso è al centro di un’aspra battaglia giudiziaria tra la moglie di Vincent, che ne vorrebbe l’eutanasia, e i genitori che lo accudiscono senza riserve.

Dopo un grave incidente automobilistico, Lambert ha subito danni irreversibili al cervello, ma nonostante questo non è attaccato ad alcun macchinario, respira autonomamente e risponde agli stimoli: la sua è una condizione di gravissima disabilità, non di fine vita. Per dimostrarlo i suoi genitori hanno diffuso un video dove si vede Vincent che, per quanto gli è possibile, interagisce con chi gli sta intorno e hanno messo a disposizione perizie mediche che dimostrano come abbia ricominciato a deglutire da solo, dando segni di miglioramento. Continua a leggere

Giornata del sollievo. «Non confondiamo le cure palliative con accanimento terapeutico»

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Domenica 31 maggio è la Giornata del sollievo, per ricordare tutti i malati in Italia che non riescono ad avere accesso alle cure palliative, e fare un po’ di chiarezza sul tema. Ad avere istituito la Giornata del sollievo, giunta alla 14esima edizione, è stata la Fondazione Gigi Ghirotti, fondata in memoria dell’omonimo giornalista affetto da morbo di Hodgkin, che dalle colonne del quotidiano La stampa scrisse della sua malattia fino al 1974, quando morì.

In Italia, il 40 per cento delle persone che soffrono di dolore cronico non riesce ad accedere alle terapie adeguate, per svariate ragioni. Solo tre persone su dieci sono ben consigliate dal proprio medico di famiglia, mentre il restante non sa a chi rivolgersi. Tutto il tempo in cui un malato brancola nell’incertezza è tempo perduto, e possono occorrere fino tre anni per riuscire a trovare il centro medico specializzato adatto. La situazione si complica ulteriormente quando la persona malata si trova in una città piccola, perché i centri di cura solitamente sono lontani da casa, e ciò ne rende ancora più difficile l’accesso. Continua a leggere

​Il grado di progresso di una civiltà si misura dalla capacità di custodire la vita più fragile

Papa Francesco

di Massimo Introvigne
 
Il 30 maggio 2015 Papa Francesco ha ricevuto Scienza & Vita in occasione del convegno che segna il decennale dell’associazione. L’incontro è stato occasione per ribadire che la Chiesa considera aborto ed eutanasia gravissimi «attentati alla vita», cui aggiunge l’abbandono dei poveri che muoiono di fame o di freddo o in tragedie come quelle che interessano i barconi carichi di migranti.

Il Papa ha definito il «servizio alla persona umana» reso da Scienza & Vita come «importante e incoraggiante. Infatti, la tutela e la promozione della vita rappresentano un compito fondamentale, tanto più in una società segnata dalla logica negativa dello scarto». Per questo, ha detto il Pontefice, «vedo la vostra associazione come delle mani che si tendono verso altre mani e sostengono la vita». Continua a leggere

Hollande si rifiuta di incontrare la mamma di Vincent Lambert. «Mio figlio non è un vegetale»

Viviane, la madre dell’uomo che sta per essere condannato a morire di fame e di sete, è andata ieri all’Eliseo per consegnare al Presidente il suo libro sul figlio. Ma Hollande non l’ha ricevuta
 
È arrivata sulla soglia dell’Eliseo, il palazzo presidenziale francese, con in mano il suo libro appena scritto per vedere François Hollande. E lì è rimasta. Perché nessuno l’ha accolta, né l’ha fatta entrare. Chiedeva solo «qualche minuto» per suo figlio «in fin di vita», ma non ha ottenuto niente. Qualcuno le ha preso però di mano il libro, assicurandole che il presidente l’avrebbe ricevuto.

VINCENT LAMBERT. Eppure il 22 aprile Viviane Lambert aveva scritto a Hollande una lettera accorata. Lei è la madre di Vincent, 39 anni, che tra poche settimane la Corte europea per i diritti dell’uomo potrebbe condannare a morire di fame e di sete come Terri Schiavo. I giudici francesi infatti hanno ordinato di staccare alimentazione e idratazione all’uomo, entrato e uscito dal coma nel 2008 e oggi in stato di coscienza minima. Vincent è sveglio, non è in fin di vita, non è attaccato ad alcuna macchina, ma la moglie, insieme ad alcuni dei familiari, vogliono lasciarlo morire. I genitori ed altri familiari chiedono di potersi occupare di lui e per questo hanno fatto ricorso a Strasburgo e sono in attesa di una sentenza. Continua a leggere

Rifiuta di staccare la spina al marito in coma, lui si risveglia senza memoria e si innamora di nuovo di lei. Storia di Matt e Danielle

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Così due giovani sposi americani si sono “ritrovati” grazie alla fedeltà a una promessa. «Sapevo che Dio mi avrebbe aiutata, non ho pensato che fosse troppo per me»
 
Di «esserti fedele sempre nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita», Danielle lo aveva promesso a Matt il giorno del loro matrimonio, e non ha mai avuto intenzione di tornare indietro. E la sua fedeltà è stata ripagata.
 
LA DECISIONE. Quando Matt Davis nel 2011, dopo soli due mesi di fidanzamento e sette di matrimonio con Danielle, entrò in coma a causa di un incidente stradale, i medici lo diedero per spacciato, invitando la moglie a non ostinarsi e a “lasciarlo andare”. «Dicevano che se fosse stato per loro avrebbero staccato la spina», ha spiegato la ragazza all’emittente Wtoc. Ma Danielle non aveva dubbi: suo marito non sarebbe morto né di fame e di sete né per mancanza d’ossigeno, ma sarebbe tornato a casa dove lei lo avrebbe curato. Matt aveva appena 26 anni e lei 27, ma era assolutamente certa che «Dio mi avrebbe aiutata ad attraversare questa situazione, non ho pensato che fosse troppo per me». Disse alla madre che anche se Matt fosse rimasto per sempre incosciente avrebbe voluto sistemarlo in una stanza da cui si poteva vedere il panorama: «Se dobbiamo portarlo a casa, almeno facciamo in modo che goda della vista migliore del mondo». Continua a leggere

Eroe del Super Bowl, oggi malato di Sla: «No al suicidio assistito. Questa vita è degna»

O.J. Brigance

O. J. Brigance ha parlato davanti al Senato del Maryland: «Da quando ho la Sla, ho fatto più bene di quanto non avessi fatto nei precedenti 37 anni»
 
«Il pensiero che una persona potrebbe avere un modo legale di togliersi la vita mi rattrista profondamente. È una tragedia». Non volava una mosca martedì nell’aula del Senato del Maryland, mentre Orenthial James Brigance con la sua voce metallica rendeva una testimonianza «in opposizione alla legge 676 sul suicidio assistito».

«EROE» DEL SUPER BOWL. O. J. Brigance non è una persona qualunque. Stella ed «eroe» degli Stallions e dei Baltimore Ravens, è uno dei sette giocatori nella storia del football americano ad aver vinto sia il campionato della lega canadese che il Super Bowl nel campionato nazionale. Ma è l’unico nella storia ad averlo fatto per la stessa città: Baltimore. Continua a leggere

Eutanasia, il cristiano sta con Ippocrate

di Giuliano Guzzo
 
La battaglia per l’eutanasia legale, lo si sarà ormai capito, è questione di numeri. Non lo affermano i pro-life, ma i sostenitori stessi della depenalizzazione dell’omicidio del consenziente, i quali – forse memori dei bei tempi (belli per loro) dell’aborto, nei quali le stime sui casi di clandestinità erano sparate alla grande, e prese pure per buone – pare non riescano proprio a farne a meno. Un’ultima conferma di questa sfrenata e un po’ incauta passione per i numeri viene dal sito de L’Espresso, dove leggiamo che siccome un infermiere dell’ospedale Careggi di Firenze nei giorni scorsi ha dichiarato a La Repubblica, quotidiano notoriamente super partes, «che nel suo reparto si verificano ogni anno 30 o 40 casi di eutanasia clandestina. E non è stato smentito né dall’ospedale né dai medici che ci lavorano», ricorrendo ad «una semplice proporzione» ne deriverebbe come «le eutanasie clandestine nel nostro paese» siano «almeno 7.000» (1.3.2015). Continua a leggere

Eluana, sei anni dopo. I fatti e le bugie

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di Giuliano Guzzo
 
Sei anni fa, il 9 febbraio, dov’eravate? Sarebbe importante ricordarlo perché quel giorno, il 9 febbraio 2009, l’Italia veniva scossa da un evento che ancora oggi, sei anni dopo, non cessa di dividere e far discutere: la morte di Eluana Englaro (1970–2009), la donna che versava in stato vegetativo da diciassette anni. Per alcuni fu il trionfale compimento di una battaglia civile, per altri il drammatico epilogo di una guerra perduta. Per tutti, in ogni caso, quel 9 febbraio rappresenta una data storica benché ancora recente, una frattura come non si registrava da tempo, a livello di opinione pubblica. Ebbene, nonostante questi sei anni già trascorsi rimagono ancora poco noti aspetti diversi fondamentali di quello che, in termini giornalistici, è stato ribattezzato come il “caso Englaro”. Nelle righe a seguire cercheremo di rivisitarne alcuni nella speranza di offrire a tutti la possibilità, ripensando a quel 9 febbraio 2009, di farsi un’idea meno parziale e condizionata da resoconti non sempre attendibili che però circolano ancora oggi.   Continua a leggere

Un po’ timido, ma «Still Alice» è il secondo film di Hollywood anti-eutanasia in pochi giorni

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Alice ha 50 anni, svolge una professione che le dà piena soddisfazione (è professoressa di Linguistica presso la Columbia University) e vive in una famiglia a cui dà e riceve molto affetto (è sposata con tre figli ormai grandi). Dopo alcune analisi le viene diagnosticato il morbo di Alzheimer. I suoi familiari la colmano di attenzioni ma Alice ha davanti a se un lungo cammino in discesa: dovrà abbandonare la sua professione e alla fine non sarà più in grado di riconoscere chi le sta davanti…

È un film Still Alice, in programmazione ora, per la regia di Richard Glatzer e interpretato da Julianne Moore e da Alec Baldwin. Il film è quel che è, ma, davanti allo sconforto inevitabile, così come l’eutanasia viene presa in considerazione, l’idea dell’eutanasia viene pure abbandonata. Continua a leggere

L’America che marcia per la Vita. Il Card. O’Malley: “We shall overcome”

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Un fiume umano ha raggiunto Washington tra mercoledì e giovedì scorso, quello dei partecipanti alla Marcia per la vita. Giunta alla sua edizione numero 42, la Marcia si è confermata anche quest’anno come l’iniziativa più rappresentativa ed “ecumenica” di tutto il grande mondo pro-life statunitense.

Mercoledì sera, alla vigilia dell’evento, il cardinale Sean O’Malley ha celebrato una Messa presso la Cattedrale della Santa Croce. Nell’omelia ha sottolineato come negli Usa sia sta verificando un sorprendente cambiamento dell’opinione pubblica riguardo all’aborto, nel silenzio dei media. Un fenomeno «generazionale» che il porporato attribuisce appunto ai «giovani», oggi «il segmento pro life più importante». E ha aggiunto una serie di considerazioni ispirate, di cui riportiamo qui uno scampolo: Continua a leggere

L’intervento dell’Aisla: «i malati di Sla non vogliono l’eutanasia»

Massimo Mauro

(dal sito UCCR)
 
Per legalizzare l’eutanasia servono casi estremi, le associazioni “dello scarto” cercano disperatamente malati da usare come grimaldello emotivo e politico. Come spiegava critico il laico Sergio Romano: il partito Radicale «si è servito degli handicap fisici di alcuni fra i suoi più tenaci militanti per creare il “martire”, hanno elevato Welby e Coscioni a icone delle loro battaglie, hanno introdotto un elemento emotivo e spettacolare nel dibattito politico, hanno cercato di commuovere anziché di convincere, hanno reso più difficile il confronto argomentato e dialettico su temi importanti come quello del suicidio assistito e del testamento biologico». 

Oltre all’uso strumentale dei disabili, alla causa dell’eutanasia servono sempre dei “testimonial” famosi, così la “cultura dello scarto” -come la chiama il Santo Padre-, è scesa in campo con un video dove diversi volti noti, orchestrati dall’Associazione Luca Coscioni e dalla musichetta in sottofondo, lanciano ovazioni al suicidio. Continua a leggere

Quando la stampa ha tanta voglia di dolce morte

Tugce, la ragazza morta dopo un'aggessione

di Tommaso Scandroglio
 
C’è più eutanasia sulla carta stampata dei soliti quattro giornali più letti che nelle corsie di tutti gli ospedali del mondo, compresi quelli dove tale pratica è ammessa. Ci riferiamo al caso della 23enne Tugce che, un paio di settimane fa in un McDonalds di Offenbach in Germania, prende le difese di due ragazzine tredicenni importunate pesantemente da alcuni ragazzi poco più grandi di loro. Questi, grazie all’intervento di Tugce, lasciano in pace le ragazzine ed escono dal locale. Tugce alla fine della serata esce anche lei, ma ad attenderla trova uno di loro, un certo Sanel di 18 anni, il quale le tira un pugno al volto. La giovane cade e batte la testa. Viene ricoverata e, come ci riferisce il quotidiano BIld, viene sottoposta ad intervento al cervello. I medici tentano di fermare l’emorragia cerebrale, ma dopo due settimane di ricovero Tugce muore. Continua a leggere

Papa Francesco all’europarlamento di Strasburgo: “Costruiamo un’Europa che ruoti intorno alla sacralità della persona, non all’economia”

stradiscpapa_cr “È giunta l’ora di costruire l’Europa che ruota non intorno all’economia ma intorno alla sacralità della persona umana”.

Lo ha detto Papa Francesco durante il suo intervento al Parlamento europeo di Strasburgo.

“Si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico. L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere”.

“È il grande equivoco che avviene «quando prevale l’assolutizzazione della tecnica», che finisce per realizzare «una confusione fra fini e mezzi». Risultato inevitabile della “cultura dello scarto” e del “consumismo esasperato”. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio”. Continua a leggere

«Un vegetale non piange e non ride, non ti cambia ogni giorno come fa mia moglie con me»

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La grandiosa storia d’amore di Fabio e Silvia, lui medico, lei in “stato di veglia non responsiva”. Le domande, gli incontri, la fede, il matrimonio. E quell’uragano entrato misteriosamente nella loro vita.

Si chiama Fabio. È il marito di Silvia. E lei è lì, davanti a noi, allettata in una struttura sanitaria che accoglie pazienti in stato vegetativo. Lui si china, la accarezza, la bacia, le parla. E non è che “sembra”. È proprio in adorazione di sua moglie. Fabio si ribella alle definizioni appiccicate dal vocabolario del suo stesso mestiere. Fabio è medico e chirurgo in un ospedale pubblico. E sa che «è sbagliato dire “stato vegetativo”, perché un vegetale non piange e non si commuove come fa mia moglie. Un vegetale non ti cambia ogni giorno l’esistenza». Perciò, «meglio dire “stato di veglia non responsiva”, perché essere incontattabili non significa essere incoscienti». Un uragano, una mattina, ha portato Silvia a un livello della vita che è mistero insondabile. Appunto. “Incontattabile”. Così come nella vita di Fabio, Silvia ci «è entrata misteriosamente, come un uragano». Continua a leggere

Il giudizio di Francesco: «aborto è uccidere, eutanasia è contro Dio»

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(dal sito UCCR, 15.11.14)
 
Chi sono io per giudicare? ripetono instancabilmente i sostenitori della cultura dello scarto, prima di spiegare che Papa Francesco non vorrebbe più intervenire sui temi bioetici -come il predecessore- ed invitando i cattolici a fare altrettanto. Peccato che Francesco, come insegna il Catechismo, in quell’occasione abbia semplicemente ribadito che il giudizio non è verso le persone, ma verso i comportamenti (non gli omosessuali ma gli atti omosessuali, non il peccatore ma il peccato).

Un giudizio di enorme portata, infatti, è stato rivolto oggi dal Pontefice in un vibrante discorso in difesa della vita umana, in occasione dell’udienza concessa all’Associazione medici cattolici italiani. Da leggere integralmente, noi qui riportiamo solo i passaggi più “caldi”. Continua a leggere

Papa Francesco: aborto e eutanasia falsa compassione, figli non si “producono”

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(da Radio Vaticana, 15.11.14)
 
Papa Francesco ha rivolto stamane un discorso vibrante in difesa della vita umana.

Occasione di questo importante intervento l’udienza all’Associazione medici cattolici italiani. Il Pontefice ha avvertito che bisogna respingere la “falsa compassione” che propone l’aborto, l’eutanasia e la “produzione” dei figli. La vita, ha detto, è sempre “sacra” ed ha messo in guardia da chi vuole trattare gli esseri umani come cavie. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Impegnarsi a prendersi cura della persona, ricordando sempre che la vita umana è sacra. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nel suo appassionato discorso ai medici cattolici, tutto incentrato sulla dignità inviolabile dell’essere umano. Il Pontefice ha ribadito che l’attenzione alla vita umana, specie in difficoltà, “coinvolge profondamente la missione della Chiesa”. Continua a leggere

Derive del suicidio assistito e dell’eutanasia ai bambini

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di Carlo Bellieni
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Il caso della giovane Brittany Maynard, affetta da cancro al cervello, e che ha chiesto e ottenuto di morire pur non essendo in fase terminale, riporta nel dibattito pubblico il tema dell’eutanasia e del suicidio assistito, perché ne è una ulteriore evoluzione. Che sia chiaro: il dolore richiede compassione, cura ben fatta e capacità di fermarsi quando le cure diventano inutili. Quello che non ci piace sono le scorciatoie, e l’eutanasia è una di queste. Come tutte le cose di moda in questo periodo, l’eutanasia non sfugge alla metodica di propaganda fatta di massicce campagne pubblicitarie, testimonial e casi tristemente pietosi. Tanto da far passare in secondo piano l’oggetto-morte e il soggetto-persona cui invece gli stati dovrebbero concedere e garantire sempre migliori cure e aiuti sociali reali e tangibili. Ma ormai, ottenuto il placet popolare, le scorciatoie si moltiplicano. Valga l’esempio dell’eutanasia infantile approvata in vari Paesi: ormai si discute come farla finita una volta presa la decisione, magari con i miorilassanti tipo curaro, se l’agonia è lunga o – comprensibile ma estraneo ad un diretto interesse del bambino – i genitori non riescono ad affrontare una lunga agonia dopo aver sospeso le cure (Pediatrics 2014). Continua a leggere