Come azzerare le domande di eutanasia

Medico e paziente

Cure palliative: un’ottima alternativa ad eutanasia e cultura dello scarto
 
di Francesco Cavallo
 
Il disegno di legge che punta a rendere possibile chiedere e ottenere di essere uccisi in tutti i casi di sofferenza (anche psicologica), di iniziativa popolare ma di fatto sostenuto da parte della maggioranza di governo (M5S) e dalle sinistre, è completamente irricevibile. Così irricevibile che è pleonastico qualunque tentativo di argomentazione in punto di diritto della assoluta contrarietà del Ddl alla Costituzione e all’intero ordinamento. Sia sufficiente solo dire, per confutare un falso in circolazione, che nell’ordinanza resa sul caso Cappato la Corte Costituzionale non ha chiesto affatto la c.d. eutanasia e ha negato che vi sia nella Costituzione italiana o nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo un diritto a “ottenere dallo stato o da terzi un aiuto a morire”. Tuttavia, il principio di autodeterminazione, di derivazione giurisprudenziale e non certo legislativa, elevato a totem sull’altare del quale sacrificare qualunque altro valore o situazione giuridica, al punto da trasformare i sanitari in sicari a pronta richiesta, sta determinando il rovesciamento della sostanza ontologica del nostro ordinamento e del suo finalismo intrinseco.

Dinanzi a proposte di legge incommensurabili in ragione della loro radicale antigiuridicità come questa, la reazione allora non può essere solo quella degli “addetti ai lavori” (medici, giuristi), della quale pure si avverte l’inconsistenza e la resa soffocata tra le urla del politicamente corretto: deve essere una reazione più ampia, di popolo, diffusa, trasversale. Una reazione che sovrasti quelle urla affermando la verità della questione: se i malati gravi, i disabili, i malati terminali (a proposito, c’è forse qualcuno che non si considera tale?) ricevessero dai medici, dalle istituzioni, dalle persone che li circondano, tutta l’attenzione umana e professionale e il sostegno materiale e affettivo che meritano, le richieste di eutanasia sarebbero prossime allo zero. Perché, in ultimo, ciò che i promotori della morte di Stato non comprendono è che una domanda di morte è una angosciata richiesta d’amore. La morte è sempre meno improvvisa e il tempo che la precede costringe a rinunciare ad abitudini e affetti rischiando di generare nonsenso e vuoto, complice anche l’affievolimento dei legami familiari e della coscienza religiosa. Continua a leggere

Depositati tre ddl per correggere la legge sulle Dat

Idratazione e alimentazione non sono terapie; il rappresentante legale in assenza di Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) non può rifiutare o interrompere le cure senza passare dal giudice; la validità delle Dat richiede consenso informato e firma del medico, e quest’ultimo può non applicarle in caso di inappropriatezza clinica. Sono i tre punti cruciali di altrettanti disegni di legge depositati ieri dai senatori Gaetano Quagliariello (Idea) e Maurizio Gasparri (Forza Italia). “Abbiamo presentato in Senato tre disegni di legge mirati, chirurgici, per correggere quantomeno nei suoi elementi più gravi la legge sulle Dat e rimuovere dalla legislazione italiana le aperture eutanasiche sulle quali si è innestata la sentenza della Corte Costituzionale sul dj Fabo”, ha spiegato in una nota Quagliariello.

Il senatore abruzzese motiva quindi la sua iniziativa legislativa nell’orizzonte del pronunciamento dello scorso settembre della Corte Costituzionale, che ha dato un anno di tempo al parlamento per legiferare sul tema dell’eutanasia attiva, già in buona parte prevista dalla legge targata Pd, come ha spiegato Tommaso Scandroglio su questo quotidiano. “L’opposizione alla legge sull’eutanasia in discussione alla Camera”, ha aggiunto Quagliariello, “è un fatto scontato. Il vero punto è un altro: l’eutanasia nel nostro ordinamento di fatto già c’è, introdotta surrettiziamente dalla legge sulle Dat approvata durante il governo Renzi”. L’ex ministro per le Riforme ha poi ricordato che “avevamo invano provato a dirlo, e ora la Corte Costituzionale, riferendosi proprio a quella legge, ha chiesto al Parlamento di allargarne le maglie, affermando che se una persona può morire di fame e di sete per mano di terzi, non si capisce perché non possa morire direttamente con un’iniezione letale. È questa la situazione sulla quale dobbiamo intervenire, se vogliamo fermare l’eutanasia in Italia”. Continua a leggere

Diritto di vivere e diritto di morire. L’autentico peso di una scelta

di Assuntina Morresi
 
Nessuna Corte verosimilmente se ne sarebbe occupata. Un trafiletto in cronaca locale nel gennaio 1992 per l’incidente stradale che la fece cadere in coma: forse non avremmo saputo nient’altro di Eluana Englaro, se fosse stata in vigore allora la legge 219/2017, quella sul consenso informato e le Dat (Disposizioni anticipate di trattamento), il “biotestamento”. Con questa norma, infatti, nel caso in cui una persona sia incapace di dare il proprio consenso e abbia un rappresentante legale che voglia sospendere alimentazione e idratazione artificiali è sufficiente che il suo dottore sia d’accordo, per farlo. E non serve interpellare un tribunale.

Non sarebbe stata neppure necessaria quella discutibilissima ricostruzione delle sue volontà richiesta dai giudici, quell’indagine surreale sui suoi stili di vita: i genitori, il curatore speciale, il medico di Eluana concordavano sul fatto che sarebbe stato meglio smetterla con il sondino che la teneva in vita, e sarebbe bastato loro appellarsi all’articolo 3 comma 5 di quella legge, se fosse stata in vigore. Si potrebbe obiettare che adesso, scrivendo le Dat, chi vuole continuare a vivere può farlo, anche se non può più dirlo, perché lo ha messo per iscritto prima: ma non è così. Innanzitutto, sono i più vulnerabili a non poterne fare uso, cioè coloro che non sono mai stati in grado di esprimere le proprie volontà, legalmente: chi non ha raggiunto la maggiore età, persone con patologie psichiatriche o gravi disabilità cognitive, «minori e incapaci», proprio coloro che per primi dovrebbero essere tutelati.

Vanno aggiunti poi, realisticamente, anche i giovani adulti come Eluana, perché è difficile pensare che a vent’anni si abbia già scritto il proprio testamento biologico; e ancora tanti anziani, specie quelli soli, sempre meno in grado di badare a se stessi, la cui volontà di vivere, fiaccata dalla solitudine, si spegne facilmente se non ci sono familiari a prendersi cura di loro. Nel nostro inverno demografico saranno sempre più numerosi, e bisognerebbe chiedersi con onestà intellettuale quanto si possa parlare di «autonomia decisionale» e di «consenso libero e informato». Continua a leggere

L’ospedale ripristina la nutrizione e l’idratazione per David Ruiz

Patricia Adames di 51 anni, ha combattuto instancabilmente per suo figlio David.
La donna ha denunciato tramite i social media la situazione in cui versava David, mostrandolo nella sua magrezza in foto e facendo anche un video in cui, il 24 gennaio, pronunciava queste parole: “Come potete vedere, il suo corpo è emaciato. Il suo corpo si sta letteralmente deteriorando, sta scomparendo davanti a noi perché gli viene negata la nutrizione. Sta morendo di fame in ospedale.”

David Ruiz, padre di tre figli, ha subito un ictus e una successiva lesione cerebrale che lo hanno lasciato in coma il 31 dicembre 2018.
I medici hanno poi dichiarato David cerebralmente morto circa due settimane fa, nonostante abbia contrazioni e riesca a muovere e sollevare le dita quando un familiare gli parla.
Patricia, con la figlia Diana, aveva già programmato di trasferire David in una struttura in grado di fornirgli assistenza a lungo termine.
Tuttavia, dopo quasi tre settimane senza nutrizione e adeguata idratazione, David è diventato troppo fragile per essere trasferito.
L’ospedale St. Joseph di Tucson, Arizona, aveva tolto la nutrizione a David e la maggior parte della sua idratazione il 9 gennaio 2019 adducendo come motivazione che cibo e acqua erano trattamenti medici “futili” a causa della situazione medica di David.

Steadfast Onlus, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani, si è prontamente messa a servizio della famiglia e, in stretto contatto con Patricia e Diana, ha seguito l’evoluzione della vicenda portandola all’attenzione dei media italiani.
La famiglia ci ha avvisati che era riuscita a contattare Bobby Schindler, fondatore della rete Life and Hope Terri Schiavo, con il quale spesso abbiamo collaborato difendendo la vita e la dignità di altri pazienti malati a cui venivano negate le cure come Charlie Gard, Alfie Evans e Payton Summons solo per citarne alcuni.

Ieri, 28 gennaio 2019, Bobby Schindler con il direttore e avvocato della Life Legal Defense Foundation Alexandra Snyder ha avuto un incontro con gli amministratori ospedalieri per discutere riguardo la situazione di David Ruiz in cerca di una mediazione efficace che restituisse a David la dignità che merita. Continua a leggere

Usa, nuovo sacrificio in nome della qualità della vita

Flebo

Il Comunicato di Steadfast Onlus
 
“Nella Giornata della Memoria il silenzioso olocausto dei malati continua. Ci arriva dagli Stati Uniti un drammatico appello della famiglia di un malato che sta venendo lasciato morire di fame e di sete in un ospedale”. Così ieriEmmanuele Di Leo, presidente di Steadfast Onlus, organizzazione impegnata in prima linea per salvare la vita a Charlie Gard, Isaiah Haastrup e Alfie Evans, bambini inglesi morti in ospedale negli ultimi due anni. Di Leo prosegue: “Siamo in diretto contatto con la famiglia e la seguiremo passo passo in collaborazione con la Terri Schiavo Life & Hope Network, il cui presidente Bobby Schindler si recherà sul posto oggi. Abbiamo ricevuto le immagini della situazione attuale di David e abbiamo preferito non mostrarle al pubblico ma vi garantiamo che sono impressionanti e va trovata una soluzione con urgenza. Nuovamente un caso dove il valore della vita viene beffeggiato e una nuova vittima è in procinto di essere sacrificata sull’altare della qualità della vita. Steadfast come per Alfie, Charlie e Isaiah e i tanti bambini e famiglie che sosteniamo ogni giorno, darà tutto il supporto possibile per impedire questo nuovo sacrificio umano”.
 
La testimonianza della sorella

La sorella di David Ruiz II ha descritto così la situazione a Steadfast Onlus: “Il 31 dicembre. 2018, mio fratello David Ruiz II, ha avuto un ictus da anossia. È stato trasportato al pronto soccorso più vicino e poi trasferito in terapia intensiva. È entrato in coma con una grave compromissione neurologica con edema e crisi epilettiche. Il 13 gennaio 2019, è stato dichiarato cerebralmente morto, nonostante la sua reattività verso le voci di mia madre e di altre persone care con spasmi, sollevamento delle dita dei piedi, dei piedi e contrazioni della mano sinistra e delle dita. Più tardi abbiamo saputo che i medici hanno smesso di curarlo, nutrirlo, idratarlo e somministrargli farmaci e siamo stati informati che non se ne sarebbero più occupati. Continua a leggere

Papa Francesco: “Aborto ed eutanasia sono mali gravissimi”

Nella “Humana communitas” il Pontefice parla di “anticultura della morte” ed elogia il lavoro dell’Accademia per la Vita
 
L’11 febbraio del 1994, con il motu proprio “Vitae Mysterium”, San Giovanni Paolo II istituiva la Pontificia Accademia per la Vita. Nella Lettera Apostolica, Papa Wojtyla ne dichiarava le finalità: “studiare, informare e formare circa i principali problemi di biomedicina e di diritto, relativi alla promozione e alla difesa della vita, soprattutto nel diretto rapporto che essi hanno con la morale cristiana e le direttive del Magistero della Chiesa”. Al suo vertice, tra gli altri, si sono succeduti in questi anni grandi figure come il Servo di Dio Jérôme Lejeune, il Cardinal Elio Sgreccia, monsignor Rino Fisichella. Attualmente il ruolo di presidente è ricoperto da monsignor Vincenzo Paglia.
 
La lettera del Papa

Papa Francesco ha indirizzato la sua lettera per commemorare il XXV anniversario della fondazione dell’Accademia proprio a monsignor Paglia. Nella missiva, intitolata “Humana Communitas”, il Pontefice ha rimarcato l’impegno dell’istituzione pontificia in difesa della vita di ogni essere umano in quanto frutto dell’amore incondizionato di Dio. Bergoglio ha scritto:”In questo nostro tempo, la Chiesa è chiamata a rilanciare con forza l’umanesimo della vita che erompe da questa passione di Dio per la creatura umana”. Secondo il Santo Padre, “dobbiamo restituire evidenza a questa passione di Dio per l’umana creatura e il suo mondo. Essa fu fatta da Dio a sua ‘immagine’ – ‘maschio e femmina’ la creò – come creatura spirituale e sensibile, consapevole e libera”. Ripercorrendo la storia dell’Accademia per la Vita, Bergoglio ha menzionato lo straordinario contributo del Servo di Dio Jérôme Lejeune, il genetista che scoprì la causa della sindrome di Down e che fu ispiratore e primo presidente della realtà istituita da San Giovanni Paolo II. Continua a leggere

«Oggi mia sorella, Terri Schiavo, avrebbe compiuto 55 anni»

Pubblichiamo la lettera scritta da Bobby Schindler per ricordare Terri, che il 31 marzo 2005 morì di fame e di sete, dopo due settimane di agonia, a causa della folle sentenza del giudice George Greer
 
(Tempi.it, 3.12.18)
 
Il 31 marzo 2005 moriva di fame e di sete, dopo due settimane di agonia, Terri Schiavo. A condannare a morte la donna (che non era in coma né in stato vegetativo permanente) fu la sentenza del giudice George Greer, che su richiesta del marito Michael Schiavo giudicò l’orribile fine per fame e per sete il suo «miglior interesse». Terri Schiavo avrebbe compiuto oggi 55 anni.

Pubblichiamo di seguito la nostra traduzione del ricordo scritto per l’occasione dal fratello Bobby Schindler.
 
Mia sorella, Terri,  avrebbe compiuto 55 anni oggi. Il 3 dicembre è il suo compleanno e io sto commemorando la sua memoria con mia mamma, Mary Schindler, e la mia famiglia.

È così difficile immaginare che Terri abbia 55 anni, a causa del modo crudele e utilitaristico con cui il filo della sua vita è stato reciso. Il marito di Terri ha chiesto alla Corte e convinto un giudice che fosse nel suo «miglior interesse» morire. Molti esperti di diritto hanno sottolineato il fatto che Terri ha ricevuto meno protezione legale di quella accordata ai criminali che rischiano la pena capitale.

Ma noi conosciamo come stanno le cose meglio di un giudice e di un sistema legale che ha negato il suo diritto fondamentale alla vita. Noi sappiamo che le nostre vite sono nelle mani di Dio e anche quando vengono tagliate da altre persone, Lui ci preserva nel suo amore.

Cristo ci ricorda di non avere mai «paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima». Oggi vi chiedo di unirvi a me nella preghiera per l’anima di Terri e per quella di suo marito Michael, che speriamo un giorno possa fare esperienza della conversione del cuore. Continua a leggere