Contributo alla riflessione sulla nuova legge sulle DAT

(da movimentovitamilano.it)
 
La legalizzazione surrettizia dell’eutanasia e dell’aiuto al suicidio attraverso la depenalizzazione dei reati di suicidio assistito e di omicidio del consenziente.

Criticità della Proposta di Legge:“Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”
 
Dott. Marco Schiavi
 
Il consenso del paziente rappresenta, oggi, il presupposto di liceità di ogni trattamento sanitario, fondato sull’articolo 32 della Costituzione. Tale consenso deve essere personale, esplicito, specifico, volontario, informato ed attuale e permette di rifiutare anche cure salvavita, obbligando il medico all’astensione terapeutica. Questo è il consenso al quale si riferisce anche il codice di deontologia medica.

Il codice di deontologia medica conferma che tale consenso è preventivo (“preliminare acquisizione”), che nel caso di minori od incapaci il medico procede, comunque, con le cure ritenute indispensabili ed indifferibili e che delle eventuali dichiarazioni anticipate di trattamento il medico deve tenerne conto, non avendo carattere vincolante. Continua a leggere

Biotestamento, deputati cattolici: è morte per fame e sete

“La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento. Noi ci siamo opposti con tutte le nostre forze perché con esso vuole fare entrare nel nostro ordinamento giuridico l’eutanasia e vi entra nel modo più barbaro: la morte per fame e per sete. La battaglia però non è finita. Essa continua al Senato dove i rapporti di forza sono diversi e noi contiamo che i colleghi del Senato la proseguano fino alla vittoria”.

Così in una nota congiunta firmata dai deputati cattolici Paola Binetti e Rocco Buttiglione (Udc), Raffaele Calabrò (Ap), Benedetto Fucci (Cor), Gianluca Gigli (Des-Cd), Cosimo Latronico (Cor), Domenico Menorello (Civici e Innovatori), Alessandro Pagano (Lega Nord), Antonio Palmieri (fI), Eugenia Roccella (Idea) e Francesco Paolo Sisto (Fi).

“Noi siamo preoccupati perché domani sarà molto più facile dire a chi è tentato dalla disperazione: perché non ti lasci morire? Noi vorremmo invece che al morente fosse sempre offerta una compagnia ed un sostegno per vivere con pienezza fino alla fine naturale dell’esistenza. Tutto questo non ha nulla a che vedere con la lotta contro il dolore. La medicina palliativa offre tutti gli strumenti (compresa la sedazione prolungata) per proteggere il paziente dal dolore. Non ha nulla a che fare con il rifiuto dell’accanimento terapeutico e con la decisione di spegnere le macchine che tengono per in vita una persona artificialmente. Quello che adesso si vuole legittimare è l’abbandono terapeutico ed il rifiuto di offrire il sostegno minimo della solidarietà umana”. Continua a leggere

Charlie deve morire: lo Stato condanna a morte i disabili

genitori Charlie

 di Costanza Signorelli
 
Accade in Gran Bretagna, precisamente a Londra: i giudici dell’Alta Corte sentenziano che Charlie Gard, un bimbo di soli otto mesi, deve morire. Deve morire contro la volontà dei suoi genitori. E deve morire di fame e di sete. Accade anche che, a pretendere la “condanna a morte” (perché di questo si tratta), siano stati gli stessi medici che hanno in cura il bambino affetto da una malattia grave e rarissima. Sono loro ad aver intentato la causa, trascinando in tribunale i genitori Gard, la cui unica colpa rimane quella di voler curare ed amare la loro piccola creatura. Lascia poi del tutto sgomenti la superbia con cui i primi, i giudici, e i secondi, i medici, abbiano deciso  che l’unica “dignità” possibile per Charlie stia nel provocargli la morte e che questo coincida con il suo bene. Risulta impossibile non domandarsi: ma che mondo è quel mondo in cui, coloro che per definizione e vocazione dovrebbero essere i garanti terreni della giustizia e della vita, si trasformano nei peggiori servi della morte? Ma del resto, lo ripetiamo: accettare di legiferare sulla vita e sulla morte, seppur in forme blande e mascherate, così come è accaduto in Inghilterra, significa indirettamente e inevitabilmente aprire le porte all’eutanasia. Continua a leggere

Il “diritto a morire”? Con l’eutanasia si trasformerà in “dovere di morire”

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di Aldo Vitale*

*Dottore di ricerca in Storia e Teoria generale del diritto presso l’Università Tor Vergata di Roma
 
(da UCCR, 22.03.17)
 
Mentre in Italia si (ri)comincia a discutere di fine vita, dopo quasi un decennio dal caso Englaro, con tutte le implicazioni etiche e giuridiche che riguardano il delicato tema in questione e che, purtroppo, non vengono affrontate con la dovuta serietà e professionalità dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa, all’estero, a livello scientifico, il dibattito è già progredito di grado.

Se il diritto di morire è sempre stato descritto come manifestazione dell’autodeterminazione e dell’autonomia, cioè della libertà, di ciascuno di poter decidere, oltre che come vivere, anche e soprattutto come morire, esemplari in questa direzione le parole di Umberto Veronesi per il quale, infatti, «scegliere la morte per evitare sofferenze intollerabili fa parte dei diritti inalienabili della persona, e non si può affermare che la vita è un bene non disponibile da parte dell’individuo senza negare il concetto stesso di libertà», è anche pur vero che proprio per le paradossali sorti della storia umana, il principio di autonomia a cui viene delegato il compito di sostenere e fondare giuridicamente ed eticamente il diritto di morire, viene poi ben presto rinnegato dai suoi stessi sostenitori che quanto prima si risolvono per essere i suoi più accaniti detrattori nel caso si debba trattare non più del diritto di morire, ma del dovere di morire. Continua a leggere

Le ragioni della vita. Scarica il depliant illustrativo

 
Il depliant che segue si pone l’obiettivo di illustrare nella maniera più semplice i nodi critici della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, in discussione alla Camera. Il Centro studi Livatino lo mette a disposizione di chiunque intenda utilizzarlo, e lo stampi in proprio o lo diffonda a sua volta sui social, auspicandone la massima circolazione, con la sola richiesta che non sia modificato e che non sia eliminato il riferimento al Centro medesimo.
 
Per scaricare il depliant cliccare qui: Pieghevole le ragioni della vita.
 
(fonte: centrostudilivatino.it)
 

Oggi in Aula. Nutrizione e volontà: ecco tutti gli scogli delle «Dat»  

Nutrizione e volontà: ecco tutti gli scogli delle «Dat»

di Francesco Ognibene 

In Aula la legge sul fine vita. I nodi: nutrizione e «disposizioni» al medico. Un testo ancora irto di delicate questioni rimaste irrisolte nei lavori in Commissione Affari sociali.

Il testo del disegno di legge con le «Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni anticipate di trattamento» (Dat) oggi all’esame dell’aula di Montecitorio è il frutto di un sofferto lavoro in Commissione affari sociali della Camera. Qui era iniziato un anno fa l’iter per arrivare a una legge sul «fine vita » o «biotestamento» con 15 progetti di impostazione molto differente (da ipotesi di eutanasia a forme di tutela per la vita del paziente). La sintesi ha portato a un testo base, con l’incarico alla relatrice Donata Lenzi (Pd), composto da 6 articoli: Consenso informato (articolo 1), Minori e incapaci (2), Disposizioni anticipate di trattamento (3), Pianificazione condivisa delle cure (4), più una norma transitoria su ‘testamenti biologici’ già depositati (5) e un’ultima con vincoli per risorse umane e finanziarie. Continua a leggere

Lettera di un giovane disabile. Appello ai politici. «L’eutanasia mi fa paura»

La lettera ad Avvenire del giovane Lorenzo Moscon. Un appello ai politici per la difesa della vita
 
Caro direttore,

le invio questa missiva, indirizzata ai capigruppo di Camera e Senato, con la speranza che mi aiuti a far sentire la mia voce.

«Agli illustrissimi signori capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Sono uno studente universitario di 23 anni affetto dalla nascita da una triplegia spastica a causa della quale sono disabile al 100%, costretto su di una sedia a rotelle. Mi rivolgo a voi attraverso questa lettera, poiché ho appreso che in questo periodo inizia un dibattito in sede parlamentare sul tema dell’eutanasia, e questa notizia ha destato in me un sincero timore. La World Medical Association nel 1987 definì l’eutanasia come segue: “Atto volontario con cui si pone deliberatamente fine alla vita di un paziente, anche nel caso di richiesta del paziente stesso o di un suo parente stretto”: dunque anche nel caso di richiesta, da parte del paziente, di realizzare nei suoi riguardi un abbandono terapeutico, la cessazione di terapie adeguate.  Continua a leggere

Il giurista Zagrebelsky: «Il suicidio assistito? Una mostruosità»

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«Non esiste il “diritto a morire”, sarebbe una contraddizione». Ad affermarlo è stato Gustavo Zagrebelsky, importante giurista italiano, ex presidente della Corte costituzionale e guru di Repubblica e della sinistra progressista. Intervenne nel 2011 in seguito al suicidio di Lucio Magri, recatosi in Svizzera per ottenere il suicidio assistito, lo stesso luogo di morte scelto recentemente da Dj Fabo.

A dargli voce fu l’attuale direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, anche lui fortemente contrario all’eutanasia. C’è chi parla di «“suicidio assistito” come un “diritto” da importare quanto prima in Italia per non costringere all’“esilio” chi vuole farsi ammazzare da un medico perché non ha il coraggio di farlo da solo», scrisse Travaglio. «Il suicidio passato dal Servizio Sanitario Nazionale: ma siamo diventati tutti matti?». Continua a leggere

Disabili gravi. L’urlo di chi lotta per la vita: «Ascolto e aiuto? Per noi»

L'urlo di chi lotta per la vita: «Ascolto e aiuto? Per noi»

Le associazioni impegnate quotidianamente accanto ai disabili gravissimi: chiediamo rispetto e cure
 
Fuori da clamori mediatici, ci sono tante persone e famiglie che assistono i loro cari in condizioni di estrema sofferenza o disabilità. E che – testimonia chi sta loro accanto – chiedono soprattutto di avere migliori cure, maggiore attenzione e comprensione da parte delle autorità pubbliche, rivendicando allo stesso tempo il rispetto della dignità della vita dei loro cari.

Lo attesta Francesco Napolitano, presidente dell’associazione Risveglio di Roma, che in Casa Iride ospita sette persone in stato vegetativo o di minima coscienza, mentre nel Centro Adelphi ne assiste in attività diurne 25 al giorno che sono uscite dagli stadi più gravi, hanno recuperato relazioni con l’ambiente, ma necessitano di essere assistite in una lunga e faticosa riabilitazione. «Invito a venire a vedere i nostri ospiti: mai in vent’anni abbiamo ricevuto richieste di farla finita o rimpianto per essere stati assistiti in chi ha superato lo stato vegetativo: prevale in tutti una vitalità prorompente ». Continua a leggere

Il fisiatra: accanto a Fabo per 2 anni. «Poi ha smesso di lottare»

Un'immagine di dj Fabio impegnato nella fisioterapia quotidiana. L'équipe guidata da Mainini lo seguiva dal 2015

di Lucia Bellaspiga

Parla lo specialista che ha seguito il dj: all’inizio aveva voglia di farcela, non siamo riusciti a fermarlo
 
«Sono stati fino all’ultimo i grandi amici di Fabiano Antoniani, che anche loro chiamano Fabo. Dal novembre del 2015, quando è tornato a casa dall’ospedale dopo l’incidente, sono stati con lui ogni giorno dandogli cura, sollievo ed ascolto: «Eravamo a casa sua cinque giorni a settimana, c’erano il fisioterapista, l’infermiere, un ausiliario, all’inizio anche la logopedista e una psicologa, di cui, però, poi ha deciso di fare a meno. Ho scritto io il suo piano di riabilitazione e lui collaborava con molta volontà, aveva una gran voglia di farcela. Poi è successo qualcosa».

Angelo Mainini, medico fisiatra, è il direttore sanitario della ‘Maddalena Grassi’, fondazione laica di diritto privato, specializzata nell’assistenza domiciliare ai disabili gravi e attrezzata per i casi più complessi. «In venti anni di attività abbiamo accompagnato la vita e la morte di centinaia di persone come Fabo o in condizioni analoghe – spiega lo specialista – e attualmente seguiamo anche un centinaio di bambini». Continua a leggere

Collegare la morte di Dj Fabo alla proposta di legge sulle Dat è la prova che è una legge per l’eutanasia

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Esprimiamo il nostro dolore per il tragico epilogo della vicenda del dj Fabo, rilevando con esso la strumentalizzazione della sofferenza di una persona allo stremo delle forze, allo scopo di affermare il presunto “diritto” a darsi la morte. Il desiderio da lui espresso di porre termine al dolore avrebbe richiesto un seguito di vicinanza umana, non la fine della vita.

Egualmente grave è che larga parte dei media e degli esponenti politici traggano spunto da questa terribile vicenda per sollecitare l’approvazione della proposta di legge sulle cosiddette disposizioni anticipate di trattamento. Poiché quello del dj è un evidente caso di eutanasia, collegarlo alla legge in discussione rivela nel modo più chiaro – insieme con la lettura della norme in questione – che quello che si intende introdurre è esattamente l’eutanasia, non una blanda disciplina del “fine vita”. E quindi dà una ragione in più per opporsi a questa ulteriore aggressione al diritto alla vita. Continua a leggere

Fine vita, importanti voci mediche contro il biotestamento

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Ben quattro facoltà romane di Medicina –Sapienza, Policlinico Gemelli, Tor Vergata, Campus Biomedico– sono scese in campo con un secco “no” alla proposta di rendere vincolanti le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) nella legge sul fine vita in discussione alla Camera.

La questione è seria, il testo base prevede che il medico sia vincolato dalle disposizioni rilasciate dal paziente -chissà quanto tempo prima-, anche quando vi sia la richiesta di sospensione di nutrizione ed idratazione. I medici, quindi, saranno obbligati a far morire di fame e di sete i loro pazienti dato che cibo e acqua non sono terapia, ma supporti esterni che «soddisfano esigenze fisiologiche», come ha ribadito tre anni fa il Consiglio d’Europa. Continua a leggere

La morte di Dino non è eutanasia ma normale sedazione: sciacallaggio mediatico

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Alla Camera inizierà a breve una discussione sul testamento biologico. Prepariamoci alla solita campagna mediatica che, tuttavia, è già iniziata oggi strumentalizzando una normale morte per sedazione diventata sui quotidiani il “primo caso di eutanasia”. Come dire, legalizziamola tanto è già presente, seppur “clandestinamente”.

Si tratta del caso di Dino Bettamin, malato di Sla. Dopo l’ennesima crisi respiratoria ha chiesto e ottenuto la sedazione profonda, praticata abitualmente quando il caso clinico del paziente non lascia alcuna speranza. La morte è vicina e ogni intervento aggraverebbe soltanto la situazione, diventando accanimento terapeutico. Gran parte dei quotidiani sta scrivendo, copiandosi a vicenda, che si tratta di eutanasia e “del primo caso di sedazione profonda di un malato di Sla”. Due falsità.

La filosofa Michela Marzano ha subito usato il povero Dino come eroe dell’eutanasia. Addirittura Il Giornale ha pubblicato un commento dell’ex radicale Giordano Bruno Guerri, che da sempre tenta aprire le porte dell’eutanasia nel centrodestra (assieme al direttore Vittorio Feltri). «Ufficialmente è la prima volta in Italia», ha scritto Guerri, «e questo significa che l’eutanasia legale è ormai possibile anche da noi, sia pure con un’ipocrisia di fondo». Continua a leggere

In Italia una legge per aprire all’eutanasia?

di Paolo e Luca Tanduo
 
Alla Camera dei Deputati nella Commissione Affari sociali è in discussione la legge sull’eutanasia, certo non le hanno dato questo nome ma il risultato sarà questo.

Infatti nonostante nell’art. 1 si parli di “relazione di cura e di fiducia” tra medico e paziente, in verità in tutto il resto della proposta di legge è scritto che il medico deve dare attuazione alle volontà del paziente e attuare le sue disposizioni, termine che sostituisce nella legge quello di dichiarazioni e quindi le DAT si trasformano in “Disposizioni anticipate di trattamento” con le implicazioni che il termine comporta.

L’art 1.7 dichiara il medico esente dalle implicazioni civili e penali nell’attuare le volontà del paziente, praticamente depenalizzando il suicidio assistito o l’eutanasia, inoltre si dichiara che il medico è obbligato a rispettare la volontà del paziente senza lasciare spazio alla libertà del medico e alla possibilità di fare ricorso all’obiezione di coscienza, e nemmeno a scelte differenti basate sulla professionalità del medico. Continua a leggere

“Don’t euthanize me”. Ecco il nuovo tatuaggio di una nonnina canadese di 81 anni

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“Non praticatemi l’eutanasia”: questo vuol dire il tatuaggio ritratto nella foto.

E immaginate la faccia del tatuatore, quando nel suo negozio è entrata una “tranquilla”signora di 81 anni, una vecchietta “tradizionale”, per farselo fare: nella sua lunga carriera non gli era mai capitata una cliente simile!

Ma la signora Christine Nagel,  una nonna canadese, è stata molto chiara: vista la legalizzazione dell’eutanasia, e visto che lei ha intenzione di vivere “fino a che Dio vuole”, si è fatta fare quel tatuaggio per evitare di finire ammazzata da qualche medico “pietoso” che intenda praticarle l’eutanasia, un domani lei fosse incosciente.

La signora crede che la risposta giusta e pietosa alla sofferenza sia la com-passione (nel senso etimologico di condivisione), il sostegno sociale, emotivo e spirituale, nonché le cure adatte a lenire il dolore. Ma dato che tutto questo costa, in termini di tempo e di denaro, la signora Nagel è convinta che la “soluzione finale”, cioè l’eutanasia, sia propagandata come molto più conveniente dal punto di vista economico. Continua a leggere

Cicely Saunders e la nascita delle cure palliative al posto dell’eutanasia

di Francesco Agnoli
 
La nostra tradizione è quella che ha dato origine all’istituzione dell’ospedale. E’ quella che ha insegnato all’umanità uno sguardo nuovo sulla sofferenza, sulla carne che patisce.

All’origine dei primi ospedali troviamo persone intente a lenire il dolore dei sofferenti: Elena, madre di Costantino, fondatrice di uno xenodochio a Costantinopoli; l’imperatrice Pulcheria, che si adoperò per costruire ospedali e ospizi per i pellegrini; Fabiola, penitente della stirpe dei Fabi, a cui san Girolamo attribuisce la fondazione del primo nosocomio in Roma verso al fine del IV secolo…Insomma tante donne caritatevoli, come la Veronica e le donne dei Vangeli.

All’origine delle cure palliative moderne troviamo un’altra donna, a noi contemporanea: Cicely Saunders.

A Lei è dedicato un aureo libretto che in questi tempi potrebbe essere prezioso: “Vegliate con me” (EDB), con la prefazione di tre medici esperti in cure palliative. Continua a leggere

Eutanasia su minore in Belgio: Mpv, “classe medica faccia sentire la voce in difesa” del Giuramento di Ippocrate

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“Il pendio scivoloso sul quale da tempo il Belgio si è incamminato sui temi del fine vita rompe oggi un altro tabù con l’applicazione per la prima volta della legge sull’eutanasia dei minori. A parte chiedersi quale possa essere stato il livello di consapevolezza e la libertà del minore nell’esprimere il proprio consenso, resta il fatto che la vita umana continua ad essere valutata come un bene strettamente personale, totalmente sganciato da una visione comunitaria e relazionale”. Lo dichiara Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita italiano. “La deriva belga dovrebbe costituire un campanello d’allarme per quanti, forse troppo superficialmente, si apprestano a promuovere la legislazione eutanasica nel Parlamento italiano. Non lascia ben sperare, purtroppo, l’esito della consultazione online degli attivisti del M5S. E’ questo il momento in cui quanti hanno a cuore una visione solidaristica della società – conclude Gigli – si mobilitino per promuovere la risposta dell’accompagnamento e della palliazione della sofferenza, molto più umana rispetto alla negazione della vita, senza la quale l’esercizio stesso della libertà non ha alcun senso. Il Movimento per la Vita italiano si appella alla classe medica perché faccia sentire alta la sua voce in difesa del patto ippocratico su cui sono fondate tutte le professioni sanitarie”.
 
(fonte: agensir.it)
 

Storia di Adams, l’ex nazionale francese in coma da 33 anni. La moglie: «Mai l’eutanasia»

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Sposata da 46 anni con l’ex calciatore del Paris Saint-Germain, Bernadette dimostra un amore sconfinato: «Lo lavo, lo vesto e gli dò io da mangiare. È ancora vivo ed è meraviglioso»

Niente video e niente fotografie, né a lui né alla sua camera. L’amore che Bernadette (foto in basso) nutre per suo marito si capisce anche da questo piccolo dettaglio, dal rispetto profondo per la sua immagine. Essendo un ex calciatore della nazionale francese, trovare foto di Jean-Pierre Adams non è difficile ma da quando è entrato in coma 33 anni fa, non è stato diffuso neanche uno scatto. Bernadette non l’ha permesso.

L’ERRORE MEDICO. La moglie si prende cura di lui tutti i giorni, 24 ore su 24, dal 1982, quando il roccioso difensore allora 34enne ex Paris Saint-Germain, ormai a fine carriera, si è sottoposto a un intervento chirurgico di routine per sistemare il ginocchio. Continua a leggere

Le tenevo la mano aspettando il suo ultimo respiro. Ma inspiegabilmente…

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Gran Bretagna, le staccano la spina ma la bambina torna in vita e guarisce: a casa con la famiglia per Natale
 
A Natale accadono cose eccezionali, anche Miracoli inspiegabili e inaspettati. Quello che vi stiamo per raccontare ha dell’incredibile, una bimba che sopravvive all’eutanasia. La sua voglia di vivere è più forte della disperazione dei genitori, e della barbara pratica della dolce morte. Questo episodio ci deve far riflettere su come la vita è un qualcosa che non ci appartiene del tutto ma è un dono, per chi crede un dono di Dio. La storia di Bella Moore Williams, bambina di 18 mesi originaria dell’Essex, in Gran Bretagna, nata con una malattia congenita e allo stadio terminale, ha dello straordinario. Continua a leggere

Giovanni Paolo II e quella «strage degli innocenti» che si compie anche oggi «davanti alla nostra stessa coscienza»

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Il 28 dicembre la Chiesa celebra la Festa dei santi Innocenti martiri, «i bambini che a Betlemme di Giuda furono uccisi dall’empio re Erode, perché insieme ad essi morisse il bambino Gesù che i Magi avevano adorato, onorati come martiri fin dai primi secoli e primizia di tutti coloro che avrebbero versato il loro sangue per Dio e per l’Agnello», recita il Martirologio romano. Pubblichiamo per questa occasione la “parte seconda” del discorso pronunciato da san Giovanni Paolo II il 14 agosto del 1993 a Denver, durante la veglia di preghiera della Giornata mondiale della gioventù. Quel giorno papa Wojtyla parlò infatti di una «strage degli innocenti» di «dimensioni enormi» che viene perpetrata ancora oggi sotto lo sguardo indifferente di tutti. Continua a leggere

L’Inghilterra dice no all’eutanasia. Ma non si deve sapere

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Per la serie notizie insabbiate, ieri è accaduto un fatto politicamente parlando – e non solo – di un certo peso: la Camera dei Comuni britannica, a vastissima maggioranza (330 no, 118 sì), ha silurato un progetto di legge finalizzato all’introduzione del suicidio volontario, medicalmente assistito, dei malati con una prognosi inferiore ai sei mesi di vita. Ora, considerato che non si tratta d’un Paese qualunque, e tenuto conto che la “dolce morte” è tema che ciclicamente monopolizza l’attualità, ci si sarebbe aspettati che la notizia della sonora bocciatura dell’eutanasia da parte del Parlamento inglese, ecco, non passasse completamente sotto silenzio. E invece: sui siti internet dei principali quotidiani italiani – controllare per credere – la notizia è del tutto assente o ridotta, quando c’è, all’intramontabile formato francobollo. Un caso? Una dimenticanza accidentale? Continua a leggere

Lambert, i medici: niente eutanasia

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Nessuna eutanasia. È questa la decisione presa dall’équipe medica dell’ospedale di Reims dov’è ricoverato Vincent Lambert, l’infermiere francese di 38 anni in stato di minima coscienza dal 2008, e comunicata questo pomeriggio ai familiari.

Dopo il via libera della Corte europea di Strasburgo alla possibilità dell’eutanasia, l’équipe guidata dalla dottoressa Daniela Simon aveva avviato il 15 luglio una procedura collegiale per stabilire se interrompere idratazione e alimentazione. Il caso è al centro di un’aspra battaglia giudiziaria tra la moglie di Vincent, che ne vorrebbe l’eutanasia, e i genitori che lo accudiscono senza riserve.

Dopo un grave incidente automobilistico, Lambert ha subito danni irreversibili al cervello, ma nonostante questo non è attaccato ad alcun macchinario, respira autonomamente e risponde agli stimoli: la sua è una condizione di gravissima disabilità, non di fine vita. Per dimostrarlo i suoi genitori hanno diffuso un video dove si vede Vincent che, per quanto gli è possibile, interagisce con chi gli sta intorno e hanno messo a disposizione perizie mediche che dimostrano come abbia ricominciato a deglutire da solo, dando segni di miglioramento. Continua a leggere

Giornata del sollievo. «Non confondiamo le cure palliative con accanimento terapeutico»

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Domenica 31 maggio è la Giornata del sollievo, per ricordare tutti i malati in Italia che non riescono ad avere accesso alle cure palliative, e fare un po’ di chiarezza sul tema. Ad avere istituito la Giornata del sollievo, giunta alla 14esima edizione, è stata la Fondazione Gigi Ghirotti, fondata in memoria dell’omonimo giornalista affetto da morbo di Hodgkin, che dalle colonne del quotidiano La stampa scrisse della sua malattia fino al 1974, quando morì.

In Italia, il 40 per cento delle persone che soffrono di dolore cronico non riesce ad accedere alle terapie adeguate, per svariate ragioni. Solo tre persone su dieci sono ben consigliate dal proprio medico di famiglia, mentre il restante non sa a chi rivolgersi. Tutto il tempo in cui un malato brancola nell’incertezza è tempo perduto, e possono occorrere fino tre anni per riuscire a trovare il centro medico specializzato adatto. La situazione si complica ulteriormente quando la persona malata si trova in una città piccola, perché i centri di cura solitamente sono lontani da casa, e ciò ne rende ancora più difficile l’accesso. Continua a leggere

​Il grado di progresso di una civiltà si misura dalla capacità di custodire la vita più fragile

Papa Francesco

di Massimo Introvigne
 
Il 30 maggio 2015 Papa Francesco ha ricevuto Scienza & Vita in occasione del convegno che segna il decennale dell’associazione. L’incontro è stato occasione per ribadire che la Chiesa considera aborto ed eutanasia gravissimi «attentati alla vita», cui aggiunge l’abbandono dei poveri che muoiono di fame o di freddo o in tragedie come quelle che interessano i barconi carichi di migranti.

Il Papa ha definito il «servizio alla persona umana» reso da Scienza & Vita come «importante e incoraggiante. Infatti, la tutela e la promozione della vita rappresentano un compito fondamentale, tanto più in una società segnata dalla logica negativa dello scarto». Per questo, ha detto il Pontefice, «vedo la vostra associazione come delle mani che si tendono verso altre mani e sostengono la vita». Continua a leggere

Hollande si rifiuta di incontrare la mamma di Vincent Lambert. «Mio figlio non è un vegetale»

Viviane, la madre dell’uomo che sta per essere condannato a morire di fame e di sete, è andata ieri all’Eliseo per consegnare al Presidente il suo libro sul figlio. Ma Hollande non l’ha ricevuta
 
È arrivata sulla soglia dell’Eliseo, il palazzo presidenziale francese, con in mano il suo libro appena scritto per vedere François Hollande. E lì è rimasta. Perché nessuno l’ha accolta, né l’ha fatta entrare. Chiedeva solo «qualche minuto» per suo figlio «in fin di vita», ma non ha ottenuto niente. Qualcuno le ha preso però di mano il libro, assicurandole che il presidente l’avrebbe ricevuto.

VINCENT LAMBERT. Eppure il 22 aprile Viviane Lambert aveva scritto a Hollande una lettera accorata. Lei è la madre di Vincent, 39 anni, che tra poche settimane la Corte europea per i diritti dell’uomo potrebbe condannare a morire di fame e di sete come Terri Schiavo. I giudici francesi infatti hanno ordinato di staccare alimentazione e idratazione all’uomo, entrato e uscito dal coma nel 2008 e oggi in stato di coscienza minima. Vincent è sveglio, non è in fin di vita, non è attaccato ad alcuna macchina, ma la moglie, insieme ad alcuni dei familiari, vogliono lasciarlo morire. I genitori ed altri familiari chiedono di potersi occupare di lui e per questo hanno fatto ricorso a Strasburgo e sono in attesa di una sentenza. Continua a leggere