Studiando l’evoluzione umana si giunge anche a Dio, la testimonianza di due biologi

Ajit Varki

«Darwin ha dimostrato che basta osservare la natura per convincersi senz’ombra di dubbio che l’umanità non è superiore o più speciale rispetto agli organismi simbioti chiamati licheni». Queste parole dell’eco-attivista Christopher Manes verrebbero oggi sottoscritte non soltanto da animalisti ed ecologisti radicali, ma anche da anti-teisti di professione, convinti che il modo più facile per smentire l’esistenza del Creatore sia smentire l’unicità dell’uomo, della creatura.

Questo spiega l’ampio ricorso da parte del cosiddetto “ateismo scientista” (che vuole argomentare il proprio scetticismo metafisico strumentalizzando la scienza) alle teorie evolutive di Darwin. Ma è un’arma a doppio taglio perché, secondo diversi scienziati, è proprio lo studio approfondito dell’evoluzione biologica a far emergere il cosiddetto human exceptionalism, ovvero l’eccezionalità umana. Secondo i sostenitori del riduzionismo, il fatto che l’uomo non sia eccezionale sarebbe una prova contro Dio: ma se viene mostrato il contrario? Bisognerebbe rimanere coerenti. Continua a leggere

Il filosofo Nagel affonda il materialismo: il finalismo guida l’evoluzione

Mente e cosmo

E’ uscito finalmente anche in Italia il libro di uno dei più importanti filosofi americani, Thomas Nagel, intitolato Mente e Cosmo (Cortina Editore 2015).

Già nel 2012 avevamo dato spazio (grazie al prof. Enzo Pennetta) al volume in occasione della sua pubblicazione in lingua inglese. L’obiettivo di Nagel, avevamo rilevato, è smontare il riduzionismo materialista, ovvero il caposaldo della filosofia neodarwinista (l’approccio ideologico al darwinismo, secondo un paradigma naturalista ed essenzialmente scientista). Il prof. Nagel, docente presso la New York University, sottolinea infatti nel libro che «una comprensione dell’Universo come fondamentalmente predisposto a generare la vita e la mente probabilmente richiede più distacchi dalle familiari forme di spiegazione naturalistica di quanto io adesso possa concepire».

Tra i vari motivi che dimostrano come fortemente carente la spiegazione neo-darwinista c’è la questione della coscienza, come ben descritta da Andrea Lavazza, studioso di scienze cognitive e associato al Centro universitario internazionale di Arezzo. Continua a leggere

Adamo ed Eva: per la scienza è plausibile

Adamo-e-Eva

Le indagini recenti sembrano proprio confermare che tutta l’umanità discende da un uomo e da una donna vissuti 200 mila anni fa in Africa. Non da un gruppo più numeroso di progenitori.

di Umberto Fasol

Le ricerche scientifiche sull’origine dell’uomo aggiungono di continuo nuovi dati e nuove riflessioni che ci aiutano a dare una risposta sempre più plausibile al grande interrogativo: da dove veniamo?

Sappiamo che quello della Bibbia è il racconto teologico della storia dell’umanità, che utilizza un linguaggio e un metodo che le sono specifici, che si preoccupano di dire la verità esistenziale, quella che serve a dare un senso alle cose e alla vita. Il racconto teologico non indica coordinate temporali o spaziali perché non gli interessano.
 
La zona della nostra origine

Ci chiediamo ora quale sia invece il racconto dell’origine dell’uomo fatto dalla scienza, o meglio dagli scienziati. Continua a leggere

Quando gli scientisti “ripensano” l’evoluzione

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di Francesco AgnoliLa Croce, 6.05.15
 
Ripensare Darwin? Così titola il mensile Le Scienze del maggio 2015. Le Scienze è una rivista di divulgazione scientifica piuttosto schierata: dalla parte dello scientismo e dell’evoluzionismo materialista. Uno degli ultimi libri allegati, Il significato dell’esistenza umana, porta la firma di Edward Wilson, fondatore della sociobiologia e a suo tempo bersaglio di scienziati non credenti del calibro di Richard Lewontin e Stephen Jay Gould. Ovviamente si risolve nell’affermazione categorica secondo cui un vero fine dell’esistenza umana non esiste. Con tutto quanto ne consegue, nel campo delle applicazioni in bioetica (che rispetto avere mai, di una creatura senza significato?).

L’articolo in questione, Ripensare Darwin?, parte da una discussione comparsa sulla prestigiosissima rivista Nature, ed è affidato a Telmo Pievani, una sorta di Richard Dawkins nostrano (nel suo Creazione senza Dio, per intenderci, afferma senza imbarazzo che nelle scuole cattoliche si insegnerebbe che la terra è piatta). Continua a leggere

A guidare l’evoluzione non è il caso ma «precisi percorsi interni»

Casualità

Il prof. Stuart A. Newman, docente di Biologia presso il New York Medical College, ha spiegato che il«gradualismo adattazionista, anche se ancora popolare in alcuni ambienti scientifici, è sempre più messo in discussione e trovato difettoso dai biologi evoluzionisti che lavorano in un set esteso di discipline». Questo perché, ha scritto ancora, «lo scenario fisico-genetico per l’origine delle forme multicellulari complesse non è affatto aperto e senza limiti», ma risponde a vincoli interni pre-esistenti.

Diversi altri evoluzionisti, da diverso tempo, stanno riconoscendo una direzionalità interna all’evoluzione biologica, mettendo da parte quella casualità estrema assunta a divinità da certi polemisti antiteisti. Ad esempio, lo zoologo dell’Università di Pisa Ludovico Galleni, ha parlato del «chiaro segno della presenza di vincoli interni, morfologici e/o genetici che, una volta raggiunta una soluzione morfologica, condizionano i passi successivi, ben al di là del gioco sconnesso mutazione-selezione» (L. Galleni in “Complessità, evoluzione, uomo”, Jaca Book 2011, pag. 162). Continua a leggere

L’antropologo Yves Coppens: «l’uomo nasce religiosus»

Tra i più celebri paleoantropologi viventi c’è certamente il francese Yves Coppens, passato alla storia per essere lo scopritore della nostra antenata più famosa e antica, «Lucy». In una recente intervista apparsa su Avvenire, riprende il discorso sull’Homo religiosus che aveva cominciato un anno fa (cfr. Ultimissima 22/9/10).

Allora aveva detto: «L’homo religiosus coincide con l’uomo in generale. L’essere umano, fin dallo sbocciare della sua umanità, è sensibile al sacro e possiede una dimensione spirituale. Personalmente, sono convinto che non ci sia distanza fra l’apparizione dell’uomo e l’apparizione del suo pensiero religioso». Rispetto al darwinismo dichiarava invece: «Le concezioni di Darwin hanno centocinquant’anni. Da allora, la scienza ha fatto progressi considerevoli. È evidente che la selezione naturale predicata da Darwin resta verificata, ma oggi si riconosce che la parte dovuta al caso è molto inferiore rispetto a quanto Darwin immaginasse […]. L’evoluzione come oggi la intendiamo non può più essere definita col nome di darwinismo. Darwinismo ed evoluzione sono ormai due parole ben separate, anche se il darwinismo rappresentò una delle origini della riflessione sull’evoluzione». Continua a leggere

Il neo-darwinismo spiega come le specie si estinguono, non come nascono. Parola di Neanderthal

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Negli ultimi 200mila anni non sono esistite affatto tutte le specie di cui sono ricche le immagini fantasiose presenti in certi libri e in diversi musei, ma uno e un solo tipo di uomo. Uguale a se stesso, umano, intelligente, unico.
L’antica idea evoluzionista del “cespuglio” delle specie umane, le quali si svilupperebbero un po’ a salti (tanto per non dire che la scienza non ha la minima idea di come da un presunta specie ne derivi un’altra altrettanto presunta), non regge affatto. Per intendersi, si tratta della teoria escogitata per “spiegare” l’evoluzione umana una volta che proprio gli evoluzionisti avevano constato la non scientificità teorica e il silenzio paleontologico della teoria precedente, quella secondo cui l’evoluzione umana sarebbe avanzata progressivamente in modo lineare da un antico e mai individuato progenitore unico tra uomini e scimmie su su attraverso quei famosi anelli di congiunzione che, eternamente mancanti, non sono mai stati empiricamente trovati da alcuno studioso. Continua a leggere