Resurrezione, il fatto che scopre Dio. E l’uomo

  «È forse cambiato il destino dell’uomo con i cambiamenti radicali della tecnologia?» si chiede Hadjadj nel magnifico saggio Risurrezione. Istruzioni per l’uso (edizioni Ares). Due secoli fa, a conclusione del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Giacomo Leopardi si chiedeva se la questione della felicità umana sarebbe mutata nel momento in cui l’uomo avesse imparato ad errare di giogo in giogo. Di fronte alla vertigine, di fronte al senso di sproporzione che si fatica a reggere,  la tentazione è quella di pensare che il progresso, le nuove acquisizioni tecnico – scientifiche possano risolvere il problema umano: è il mito dello scientismo che tanto imperversava al tempo di Leopardi come imperversa ora.

«Le magnifiche sorti e progressive» dello scrittore Terenzio Mariani corrispondono, infatti, al neopositivismo contemporaneo ben incarnato nella pubblicità di qualche anno fa che recitava «l’ottimismo è il profumo della vita» (nel cui messaggio è ben chiaro che la ragione per cui si deve essere ottimisti è la possibilità di usufruire di strumenti tecnici sempre più sofisticati, sempre più moderni, impensabili un tempo).

L’uomo non è divenuto immortale oggi, né tantomeno la questione della felicità è oggi mutata.

Il filosofo Fabrice Hadjadj constata, però, un’evidenza di oggi: «Quello che ieri costituiva il destino umano – nascere figlia o figlio di un padre e di una madre, lavorare con le proprie mani, condividere un pasto attorno ad una tavola, generare a propria volta per far posto alla generazione successiva quando lasceremo questo mondo – tutto questo sembra reso opzionale dalla tecnologia». Continua a leggere

“Conoscenza”

sposi_tramonto

Notiamo di sfuggita che, in tutta la Bibbia, il verbo “conoscere” è affetto da un’analoga ambiguità, poiché esso significa specialmente «l’uso del letto». La sua prima occorrenza si trova nella Genesi: «Adamo conobbe Eva, sua moglie» (Gn 4, 1). Ma ritorna curiosamente nella vocazione di Mosè, quando il Signore dice: «Conoscerete che Io sono Yahve, vostro Dio» (Es 6, 7). Povertà del vocabolario ebraico? Profondità dell’ironia divina. Ciò che ci deve affascinare senza fine è che l’incontro con Dio possa venir designato dalle stesse lettere che esprimono l’unione sessuale… Continua a leggere

“Nessuna posizione al mondo è più unitaria di quella della Chiesa”

10632624_10202833377175560_8327640114354651188_n

“La morale della Chiesa non è contro il sesso, è la liberazione sessuale che è contro il sesso, perché lo riduce a un atto di consumo. La Chiesa è per la pienezza della sessualità.
La Chiesa insiste sull’unità di carne e spirito, di anima e corpo. Nessuna posizione al mondo è più unitaria di quella della Chiesa. Essa dice: siete liberi di fare quel che volete, ma vi ricordiamo soltanto che se andate in quella direzione, vi sarà una rottura della vostra unità personale, questa rottura noi la chiamiamo peccato”.

Fabrice Hadjadj
 

La vera “salvezza” non si trova nella barra degli strumenti

Fabrice_Hadjadj

(da Tempi.it)
 
Riportiamo l’intervento, pubblicato ieri su Avvenire, del filosofo francese Fabrice Hadjadj pronunciato durante il convegno “Custodire l’umanità” che si è svolto ad Assisi

di Fabrice Hadjadj

Salvare, oggi, è l’ossessione di quelli che utilizzano i computer. Nella mia lingua, il francese, si dice piuttosto “registrare”, o anche “salvaguardare”. Ma è interessante notare coma nella lingua informatica, e anche in italiano, si dica to save, salvare, azione che riguarda non le anime ma i documenti. La “salvezza” si trova nel menù “file”, o nella barra degli strumenti. È rappresentata non da una croce, ma da un dischetto.

Tuttavia la vera salvezza non si applica alle cose, ma alle persone. Continua a leggere

Hadjadj: «L’embrione è un essere umano. Gli scienziati che lo negano sono apprendisti stregoni»

feto-bambino

Il filosofo francese attacca la legge che autorizza la distruzione degli embrioni a fini scientifici: «Siamo già ben aldilà del “Mondo nuovo” di Huxley»
 
«Nessuno scienziato può negare l’evidenza che l’embrione [umano] sia un essere umano o che sopprimerlo sia un omicidio. Fare dell’essere umano un materiale disponibile è il colmo dello sfruttamento». Così il filosofo francese Fabrice Hadjadj, in un’intervista al Le Figaro, ha commentato alla vigilia della sua approvazione la legge che in Francia ha aperto alla sperimentazione sugli embrioni, che implica la loro distruzione. Continua a leggere

Hadjadj: ho scoperto Dio. E al fratello ateo ora dico…

Hadjadj

Prima della mia conversione, devo confessarlo, odiavo questa parola. Quando qualcuno diceva «Dio», mi sembrava che mettesse fine a qualsiasi discussione. Aveva introdotto con l’imbroglio un altro jolly nel mazzo di carte.

Era un abracadabra, una formula magica e mi verrebbe da dire addirittura una «soluzione finale», con tutto ciò che può comportare di terrorizzante un’espressione del genere. Una soluzione finale all’interno di una discussione che, d’un tratto, veniva soffocata da questa parola grossa e massiccia. La mia conversione consistette dapprima in una conversione di vocabolario. Continua a leggere

La meraviglia della fecondità

famiglia_corsi

di Franco Olearo
 
Mentre il parlamento francese ha approvato la legge più dibattuta nella storia della repubblica sul matrimonio fra omosessuali e il loro diritto all’adozione, e gli aderenti al movimento Manif pour tous continuano numerosi a manifestare nelle piazze delle principali città francesi, è intervenuto sul tema, con un testo particolarmente significativo, il filosofo francese Fabrice Hadjadj. Un testo che va a fare buona compagnia con l’ormai famoso documento del gran Rabbino di Francia e alle numerose prese di posizione del cardinale André Vingt-Trois, vescovo di Parigi. Continua a leggere

Il Job di Hadjadj per AVSI

img-_innerArt-_02

di Letizia Schiavello

Il sipario si apre su una stanza d’ospedale. Da un ventilatore acceso esce una voce: è quella di Dio. Un secco monologo – la voce registrata appartiene all’attore Sandro Lombardi – poi da una radio gracchiante entra in campo il diavolo. Il dialogo è serrato. Sono i primi due quadri di Job o la tortura dagli amici, del francese Fabrice Hadjadj, messo in scena da Andrea Maria Carabelli. Protagonista nei panni di Giobbe, Matteo Bonanni.

Ecco sfilare sul palcoscenico la moglie, il fratello, l’amico, il padre confessore, tutti interpretati da Carabelli; accompagnato dalla cantante lirica Dina Perekodko nei panni dell’infermiera di Giobbe. Continua a leggere

Ultime notizie sull’Aldilà

Fabrice Hadjadj, filosofo, drammaturgo, scrittore, da molti considerato l’astro nascente (in realtà già molto affermato…) del pensiero cattolico di Francia, conosce bene il nichilismo. Si professava tale da giovane, brillante studente alla Sorbona, prima di un incontro, sconvolgente, con il cristianesimo, avvenuto nella bellissima chiesa di Saint Severin, in pieno centro a Parigi. Continua a leggere…