Il caso. Via libera al «farmaco gender»

La decisione non tiene conto degli allarmi lanciati dagli esperti Nessuno conosce in realtà i rischi derivanti da questa scelta farmacologica che incide a livello ormonale ma anche sul piano cognitivo

In Gazzetta ufficiale la decisione dell’Aifa: la triptorelina sarà a «totale carico» del Servizio sanitario. La decisione non tiene conto degli allarmi lanciati dagli esperti Nessuno conosce in realtà i rischi derivanti da questa scelta farmacologica che incide a livello ormonale ma anche sul piano cognitivo.
 
di Luciano MoiaAvvenire, 6 marzo 2019
 
Tutto inutile. La triptorelina, il potente farmaco antitumorale che ha tra i suoi effetti collaterali quello di sospendere la pubertà, potrà essere prescritto «a totale carico del Servizio sanitario nazionale». La decisione dell’Agenzia italiana del farmaco è stata inserita nella Gazzetta ufficiale del 25 febbraio scorso. Inutili gli appelli degli esperti a proposito dei rischi sconosciuti. Inutili gli inviti alla cautela arrivati dagli stessi medici che si occupando di un disturbo dalle mille ombre che si chiama disforia di genere. L’Agenzia del farmaco si dice convinta che l’antitumorale si possa utilizzare senza problemi «considerati l’efficacia di triptorelina nel sospendere la pubertà e il profilo di sicurezza del trattamento, il beneficio evidenziato nei diversi aspetti della condizione clinica, e l’assenza di alternative terapeutiche più efficaci e/o sicure».

Naturalmente non è così. Sull’uso della triptorelina i dubbi esistono eccome. A cominciare dai motivi che consiglierebbero di sospendere lo sviluppo della pubertà a un adolescente in presenza di diagnosi di di disforia di genere. Opportuno ricordare che il blocco dello sviluppo puberale si renderebbe necessario in attesa della cosiddetta ‘riassegnazione sessuale’, cioè dell’intervento chirurgico utile a ‘cambiare’ il sesso biologico in presenza di gravi sintomi psicologici altrimenti non trattabili. Succede in un caso ogni novemila persone.

Ma nessuno può dire, neppure in quel rarissimo caso, che per curare la disforia sia necessario inibire l’ormone dello sviluppo testicolare e ovarico. Anche perché le statistiche riferiscono che la persistenza della disforia di genere è compresa dal 12 al 27% dei casi. Vuol dire che su dieci preadolescenti che manifestano disturbi riferibili alla disforia, almeno 7-8 risolveranno il loro problema al termine dell’età dello sviluppo.

I falsi allarmi insomma, determinati da cause psico-sociali e dalle influenze negative della cultura della fluidità di genere, sarebbero ben più numerosi dei casi reali. Il decreto dell’Agenzia italiana del farmaco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale prescrive che la diagnosi di disforia venga stilata da un’equipe multidisciplinare «composta da specialista in neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, endocrinologia pediatrica, psicologia dell’età evolutiva e bioetica». Peccato che neppure l’equipe più attrezzata sia in grado di dare risposte alle domande più angoscianti che accompagnano l’uso della triptorelina. Continua a leggere