La gioia del Carnevale spiegata da Joseph Ratzinger

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In una riflessione pubblicata nel 1974, il Papa emerito spiega perché questa ricorrenza che precede il tempo di Quaresima ha a che fare con l’umanità profonda della fede cristiana. E sottolinea: «Noi cristiani non lottiamo contro, ma a favore dell’allegria»
 

«In merito al Carnevale non siamo forse un po’ schizofrenici? Da una parte diciamo molto volentieri che il carnevale ha diritto di cittadinanza proprio in terra cattolica, dall’altra poi evitiamo di considerarlo spiritualmente e teologicamente. Fa dunque parte di quelle cose che cristianamente non si possono accettare, ma che umanamente non si possono impedire? Allora sarebbe lecito chiedersi: in che senso il cristianesimo è veramente umano?». Comincia così la riflessione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger sul Carnevale, il periodo che precede la Quaresima e in qualche modo ha a che fare con il calendario liturgico cattolico. La riflessione è contenuta nel libro Speranza del grano di senape (Queriniana, Brescia 1974). Continua a leggere

L’astrofisico John ZuHone: «la fede cristiana ama la ragione e la scienza»

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Ci sono piaciute molto le riflessioni dell’astrofisico americano John ZuHone, docente presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) e presso il NASA Goddard Space Flight Center, abbiamo così voluto condividerle.

Intervistato da un giornalista dell’Huffington Post ha infatti parlato della sua esperienza come scienziato e come cristiano: «Sono un astrofisico della NASA e anche un seguace di Gesù Cristo. Per quasi tutta la mia vita sono stato sia affascinato dalla scienza, sia un credente in Dio»«La fede cristiana», ha continuato ZuHone, «ha una grande considerazione per la ragione, la ricerca e la scienza. San Paolo, ad esempio, dice: “Esaminate ogni cosa e trattenete ciò che vale” (1 Tes 5,21). Il Salmista dice: “I cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. Non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono” (Salmo 19)». Continua a leggere

“Sbagliare mira”

La vera sfida per noi cattolici è spiegare che, come dice Chesterton, “non c’è niente di più eccitante dell’ortodossia”. Superare la contrapposizione peccato/divertimento versus virtù/noia.

La vulgata del mondo vuole invece che i limiti morali che la fede impone tarpino le ali, impediscano di vivere felici e autodeterminati. Io mi vedo intorno un sacco di persone completamente autodeterminate e completamente, o almeno moderatamente, infelici. Il peccato etimologicamente viene da una radice che significa ‘sbagliare mira’. E’ un colpo sbagliato, è fare cilecca. Continua a leggere