Se le femministe riscoprono il valore della maternità e dell’etica cristiana

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Sono sempre più numerose le donne che combattono per la liberazione femminile. Libertà non dalla fantomatica società patriarcale, ma dal femminismo radicale.

Secondo un sondaggio dell’anno scorso, infatti, il 53% delle giovani donne non si considera femminista: il 34% perché non concorda con gli obiettivi (solo l’11% ritiene importante preservare l’accesso all’aborto, ad esempio) e il 49% perché non approva l’etichetta “femminista”.

«Le donne meritano di meglio», ha scritto recentemente la scrittrice Samantha Johnson sull’Huffington Post in un articolo intitolato: “Quando sono diventata madre, il femminismo mi ha deluso”. «Nella lotta per assicurare l’uguaglianza, predichiamo alle ragazze che possono – e dovrebbero – fare qualsiasi cosa un ragazzo può fare, così però stiamo fallendo nel prepararle ad una delle più grandi sfide con cui dovranno confrontarsi: la maternità. Stiamo insegnando alle giovani che non c’è alcun valore nella maternità e che essere casalinga è un concetto obsoleto, misogino. Promuoviamo la carriera professionale indicandola come simbolo di successo, svalutando completamente il contributo dei genitori a casa. Dobbiamo dire alle donne quanto è importante è essere madri». Continua a leggere

Carissima Laura Boldrini, si rallegri!

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Ho pescato nel web questo articolo scritto da don Antonello Iapicca su “La Croce” di ieri. Articolo che condivido totalmente e, per questo, rilancio qui.
 
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Carissima Presidentessa Boldrini,

Le scrivo perché ho un annuncio importantissimo e urgente da recapitarLe: Laura, – mi permette di rivolgermi così direttamente, vero? – si “rallegri”, perché la Grazia di Dio è pronta a riversarsi su di Lei. No, per favore, non mi prenda per pazzo, abbia la cortesia di seguirmi un momento, è importante mi creda.

Oggi per la Chiesa Cattolica è giorno di festa. Si celebra, infatti, l’Annunciazione del Signore, per fare memoria dell’evento con il quale Dio si è fatto carne. Un mistero da togliere il fiato; è difficile pensare che Dio, l’Onnipotente, il Creatore, il Totalmente Altro possa rimpicciolirsi al punto di diventare un uomo in tutto identico a noi, eccetto ovviamente il peccato. Continua a leggere

Il vero femminismo? E’ avere il coraggio di essere donna

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di Giulia Tanel

Anche per quest’anno è passata. Sì, mi riferisco alla posticcia “Festa della Donna”, che ogni 8 di marzo consente a giornali e riviste di riempire pagine su pagine, e a fiorai e ristoranti di vedere incrementate le loro entrate.

Il punto è che tale ricorrenza andrebbe abolita, e questo per vari motivi.

Il primo è di carattere prettamente storico: il presunto “sciopero” da cui ha preso il via questa festa è, infatti, frutto d’invenzione. Scrive argutamente Vittorio Messori: “C’erano una volta delle operaie tutte lavoro, fede socialista e sindacato; e c’era un padrone cattivo. Un giorno le lavoratrici si misero in sciopero e si asserragliarono nella fabbrica. Qualcuno (il padrone stesso, a quanto si dice) appiccò il fuoco e 129 donne trovarono atroce morte. Era l’8 marzo 1908, a New York. Continua a leggere

Regalo per l’otto marzo

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di Costanza Miriano

Amo i maschi perché si prendono selvaggiamente a colpi di spada di legno per contendersi il titolo di Supremo Sovrano del Corridoio, e tredici secondi dopo essersi scannati si dividono maschiamente una bottiglia di coca cola, per poi ricominciare a giocare come se niente fosse.

Li amo perché non faranno mai uno psicodramma, come le loro coetanee, non scenderanno negli abissi singhiozzanti della disperazione solo perché qualcuno “mi ha detto che sono cattivaaaa”.

Li amo perché il massimo della ripicca che possono concepire è un calcio, e non faranno mai perfidi commenti sottovoce sul colore della maglietta della loro nemica, alle sue spalle. Continua a leggere

Birgit Kelle contro il femminismo che ci vuole “liberare”

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La ribalta mediatica la rumeno-tedesca Birgit Kelle (classe 1975, nella foto), pur senza cercarla, se l’è guadagnata solo negli ultimi mesi, da quando è uscito il suo libro “Allora chiuditi la camicetta. Un grido contro la follia dell’uguaglianza”. Già da anni impegnata come pubblicista presso quotidiani e riviste come WeltFocus e Junge Freiheit, la sua presenza in occasioni di dibattito pubblico sui temi riguardanti il ruolo della donna, la famiglia e l’educazione s’è letteralmente moltiplicata. Il prossimo, intrigante incontro il 24 gennaio, a Siegen, organizzato dalla locale Cdu, il partito cristiano-democratico. La Kelle è stata chiamata a confrontarsi sul tema “femminismo oggi” con Zana Ramadani, fondatrice di “Femen Germania”, ma anche membro del partito di Angela Merkel. Continua a leggere

La Chiesa non è e non può essere misogina

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di Costanza Miriano   – articolo pubblicato su IL FOGLIO del 3 agosto 2013 
 
“Amiche cattoliche della mia rubrica telefonica, dei socialcosi, del blog e della posta, elettronica e a piccione, voi sperate di poter vivere la vostra diversità femminile più a fondo nella Chiesa, e aspettate che il Papa dica una parola su questo?” Lancio la domanda a un congruo campione di donne credenti. Ricevo di rimando una salva di pernacchie, sguardi interrogativi (da quelle in carne ed ossa), risposte del tenore di: “A Costa’, ma che stai a dì?”, “Aho, ma che davero davero?” “Più responsabilità? Ancora? Ma che, sei matta? Vuoi un po’ delle mie?”

Ritanna Armeni ha scritto sul Foglio che “anche le donne più rispettose e comprensive, che hanno dedicato la loro vita alla Chiesa, non possono non definirla misogina”. Continua a leggere

Io, ex lesbica anticlericale oggi sposata con un uomo: «Nella verità dell’identità è la libertà»

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Sulla Voce del popolo di Brescia (oggi ripresa da Avvenire) è comparsa questa lettera che ripubblichiamo:

Ho scoperto di essere lesbica quando lavoravo negli ambienti universitari. Mi occupavo di scienze sociali perciò, un po’ per lavoro, un po’ per interesse, iniziai a frequentare movimenti femministi. Provenivo da un ambiente sociale e famigliare segnato da un forte clima di individualismo (ognuno deve sapersela cavare da solo e bene), perciò non fu difficile per me sposare ciò che il femminismo radicale insegna: la donna basta a se stessa e l’uomo rappresenta un nemico. Nei numerosi circoli culturali che frequentavo, notavo che i dibattiti, l’arte, le presentazioni librarie, la moda, la comunicazione, gli eventi avevano un filo comune che tesseva l’immagine della donna di oggi: difenditi e aggredisci per sopravvivere al maschio dominatore e trova solidarietà e protezione nelle donne. Continua a leggere

Ma cosa vogliono le donne?

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di Maria Elena Rosati
 
Le colazioni con le amiche, specialmente se non ci si vede da lungo tempo, sono una grande risorsa.

Sono quei momenti che ti permettono di aggiornare le informazioni a tua disposizione sui gente mai più vista dal 2001, o di avere i  consigli lucidi da chi ti ha visto nei momenti più delicati dell’adolescenza, quando gli occhiali erano troppo spessi e le sopracciglia troppo folte; ma soprattutto sono i momenti per parlare con sincerità , raccontarsi le cose che non vanno, ed essere felici per quelle che vanno. Continua a leggere

No Medio Evo? No femminismo

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Per “femminismo” si intende qui ovviamente quello vero e non ideologico…

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di Giovanna JACOB
 
Dai tempi di Voltaire, gli storici dipingono il Medioevo come un’epoca oscurantista, arretrata, sottosviluppata, superstiziosa e soprattutto misogina. Nella ricostruzioni letterarie sul Medioevo si narrano storie cupe di donne “senz’anima” costrette a concedersi la prima notte di nozze, prima che al legittimo sposo, al signore feudale (il famigerato “ius primae noctis”). Ebbene il 12 settembre 2007 su Repubblica è apparso un titolo-choc: “Medioevo, prove di femminismo. Così cominciò il potere rosa”. Nell’articolo si parla di uno studio di Sue Niebrzydowski, docente di storia alla Bangor University del Galles, sulla condizione della donna nei secoli compresi fra il dodicesimo e il quindicesimo. Dopo avere esaminato una gran mole di documenti, questa storica è giunta alla conclusione che il Medioevo è stato “un’epoca d’oro” per le donne. Continua a leggere

Wish you were here

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Faccio mio l’appello lanciato da Costanza Miriano in questo articolo che vi prego di leggere e diffondere!
 
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di Costanza Miriano

Ieri mattina ho parlato al telefono con una donna che grazie al suo lavoro ha salvato dalla morte oltre dodicimila bambini. Con la voce rotta e stanca mi ha detto che ieri non era andata al suo lavoro, non sapeva se ce l’avrebbe fatta a tornare.
Quella donna si chiama Paola Bonzi. Da ventotto anni dirige il Centro di Aiuto alla Vita (CAV) della Clinica Mangiagalli di Milano. Continua a leggere

Miriano: il matrimonio è gusto, fascino, apertura ad Altro

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Un’intervista di “Tempi” a Costanza Miriano, prendendo spunto dalla recente – e non proprio benevola – recensione de “La 27 Ora” (Corriere della Sera) sui suoi libri.

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I libri della giornalista Costanza Miriano si intitolano Sposati e sii sottomessa e Sposala e muori per lei. Considerato i tempi si direbbe che ironizzano su stereotipi obsoleti. Sopratutto se questi libri sono stati venduti a 45 mila persone. E invece, anche se l’ironia dell’autrice è reale e pure accattivante, i titoli dei pamphlet vogliono dire davvero quello c’è scritto. Tanto da incuriosire la giornalista del Corriere della Sera, Sara Gandolfi, che sul blog “La 27 Ora” scrive alle femministe che se hanno venduto tanto questi libri vanno presi in considerazione. Continua a leggere

Identità femminile e filosofia dell’essere

Uomo e donna hanno pari dignità e qualità comuni, ma esprimono anche diversità. Il reciproco arricchimento è possibile soltanto se ciascuno sa apprezzare la propria identità.

Sin dalla nascita la persona umana si presenta come maschio e come femmina. Uomo e donna rivelano qualità personali comuni, in quanto sono capaci di conoscenza e autodeterminazione; su queste qualità comuni si fonda la loro eguale dignità.
Contemporaneamente esprimono una diversità, che non sembra riguardare solo il corpo, ma l’intera persona.

Sin dall’antichità la cultura ha cercato di comprendere e interpretare la diversità di maschilità e femminilità nell’uomo. Così Platone nel Convito descrive la nascita del semidio Amore dalla divisione di un unico essere. L’uomo e la donna sarebbero le parti incomplete sorte da questa scissione cosicché a nessuno dei due sarebbe data la possibilità di realizzarsi nel proprio essere individuale. Continua a leggere