In libreria un’antologia degli scritti di Gustave Thibon

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«Il male più profondo della nostra epoca, secondo Thibon, sta nella perdita di contatto con il reale. Cadiamo nell’irrealismo quando i pensieri, gli affetti e gli atti umani non si trovano più in comunione col loro oggetto concreto. La speculazione astratta è fondamentale, purché non sia privata del contatto con la realtà. Quando ciò accade l’astrazione viene lasciata a se stessa e finisce per dar vita all’irrealismo sotto forma di intellettualismo o di soggettivismo, a seconda che nell’animo prevalga la ragione oppure il sentimento. Da questa “perdita del centro” derivano i mali della modernità. Un mondo imperniato sul principio dell’uomo come “misura di tutte le cose” è un mondo a costante rischio di dissociazione, dove la violenza si rivela l’unico modo per farsi intendere e ottenere soddisfazione». Continua a leggere

Troppo affidamento alla scienza? Ecco i limiti del naturalismo filosofico

Scientismo

«Io sono una persona di scienza e prove. La verità può essere determinata solo empiricamente, e la scienza è l’unico modo per conoscere veramente la verità».

Questa è una tipica affermazione di che intende “far la gara”tra le varie forme di pensiero, specialmente per denigrare la conoscenza della realtà tramite il metodo della fede. C’è infatti una differenza tra metodo scientifico (un processo razionale basato su test ed esperimenti) e scientismo (un impegno irrazionale di naturalismo filosofico). I naturalisti filosofici si rifiutano di prendere in considerazione come spiegazione per gli eventi che osservano qualsiasi cosa al di fuori del mondo naturale e usano i metodi della scienza applicandoli a qualunque aspetto della realtà umana.

Come ha spiegato Papa Francesco, «lo scientismo e il positivismo si rifiutano di ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle proprie delle scienze positive», in questi casi «non è la ragione ciò che si propone, ma una determinata ideologia, che chiude la strada ad un dialogo autentico, pacifico e fruttuoso». Continua a leggere

Una lezione su fisica, musica, filosofia..di Fabiola Giannotti

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di Francesco Agnoli
 
C’è qualcosa in comune, tra una poesia e un trattato di fisica? Tra la musica di un violino e l’osservare il cielo con un cannocchiale? Tra una statua classica, come il discobolo, con tutti i suoi muscoli armoniosamente tesi, l’armonia di un canto polifonico e le scienza sperimentale? Tra una preghiera al cielo, e la passione per le stelle?

Certamente. Tutti ricordiamo che Pitagora era, anzitutto, un filosofo e un teologo, ma nel contempo un matematico e un amante della musica.
Chi abbia creduto e dichiarato, ignorando la storia della scienza, che vi sia un contrasto tra la scienza sperimentale moderna e la teologia, la filosofia, e l’arte in generale, non è facile poterlo dire. Ma penso che siano stati i filosofi mediocri, gli scienziati mediocri, gli artisti mediocri. Cifra della mediocrità è capire un qualcosa di qualcosa, senza sapere né pensare dove metterlo; è il credere di aver capito, perché si è ridotto il campo di indagine a tal punto da divenire miopi. Continua a leggere

Itinerari dello smarrimento

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di Giovanni Fighera
 
Olivier Rey, dottore in matematica del CNRS francese, docente di Filosofia all’Università Panthéon-Sorbonne, ha presentato all’ultima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli il suo ultimo lavoro: Itinerari dello smarrimento, edito da Ares. Ripercorrendo la storia della scienza e della filosofia Rey denuncia quella che Hans Sedlmayr ha chiamato «la perdita del centro», ovvero la sostituzione dell’uomo soggetto, che vive e che è mosso da domande sull’esistenza, in un oggetto da analizzare deprivato della sua natura intrinseca e del suo stupore per l’evidenza delle cose. Quando si smarrisce l’uomo, anche le più nobili discipline perdono la strada e non sono più orientate verso la loro finalità. Continua a leggere

Il Papa: Fede e ragione non avversarie ma alleate

L’udienza generale del 21 novembre. Solo la fede dà alla ragione il suo orizzonte ultimo

di Massimo Introvigne

Nell’udienza generale del 21 novembre 2012 Benedetto XVI, riprendendo il filo del discorso dal mercoledì precedente, quando aveva parlato della conoscenza di Dio tramite la fede, la quale «permette un sapere autentico su Dio che coinvolge tutta la persona umana» e la guida «oltre le prospettive anguste dell’individualismo e del soggettivismo che disorientano le coscienze», ha proposto un’ulteriore meditazione sulla ragionevolezza della fede. Continua a leggere

Giovanni Paolo II: fede e ragione

“La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso”. (Giovanni Paolo II, Fides et Ratio)

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Il discernimento del Magistero come diaconia alla verità 

49. La Chiesa non propone una propria filosofia né canonizza una qualsiasi filosofia particolare a scapito di altre.(54) La ragione profonda di questa riservatezza sta nel fatto che la filosofia, anche quando entra in rapporto con la teologia, deve procedere secondo i suoi metodi e le sue regole; non vi sarebbe altrimenti garanzia che essa rimanga orientata verso la verità e ad essa tenda con un processo razionalmente controllabile. Continua a leggere