Il filosofo Nagel affonda il materialismo: il finalismo guida l’evoluzione

Mente e cosmo

E’ uscito finalmente anche in Italia il libro di uno dei più importanti filosofi americani, Thomas Nagel, intitolato Mente e Cosmo (Cortina Editore 2015).

Già nel 2012 avevamo dato spazio (grazie al prof. Enzo Pennetta) al volume in occasione della sua pubblicazione in lingua inglese. L’obiettivo di Nagel, avevamo rilevato, è smontare il riduzionismo materialista, ovvero il caposaldo della filosofia neodarwinista (l’approccio ideologico al darwinismo, secondo un paradigma naturalista ed essenzialmente scientista). Il prof. Nagel, docente presso la New York University, sottolinea infatti nel libro che «una comprensione dell’Universo come fondamentalmente predisposto a generare la vita e la mente probabilmente richiede più distacchi dalle familiari forme di spiegazione naturalistica di quanto io adesso possa concepire».

Tra i vari motivi che dimostrano come fortemente carente la spiegazione neo-darwinista c’è la questione della coscienza, come ben descritta da Andrea Lavazza, studioso di scienze cognitive e associato al Centro universitario internazionale di Arezzo. Continua a leggere

Perché conviene diventare cristiani

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L’intenso diario del medico e scrittore Pavol Strauss, ebreo convertito al cristianesimo sotto il totalitarismo in Cecoslovacchia.
 
Pavol Strauss (1912-1994) era un medico, ma anche un bravo pianista, filosofo, pensatore, traduttore e soprattutto poeta e scrittore, che ci ha lasciato un’immensa produzione di opere saggistiche, aforistiche, prosa e versi.

Nato in Slovacchia da una famiglia colta di origine ebraica. Suo nonno era medico e sua madre un’ottima pianista. Cresce in un ambiente sostanzialmente ateo rimanendone imprigionato al punto che, in gioventù, non esita a fare propri i dettami dell’ideologia marxista. In questa fase si costruisce un’immagine di Dio piuttosto negativa, in cui prevalevano senso della sofferenza, incertezza e angoscia. Continua a leggere

La vera “salvezza” non si trova nella barra degli strumenti

Fabrice_Hadjadj

(da Tempi.it)
 
Riportiamo l’intervento, pubblicato ieri su Avvenire, del filosofo francese Fabrice Hadjadj pronunciato durante il convegno “Custodire l’umanità” che si è svolto ad Assisi

di Fabrice Hadjadj

Salvare, oggi, è l’ossessione di quelli che utilizzano i computer. Nella mia lingua, il francese, si dice piuttosto “registrare”, o anche “salvaguardare”. Ma è interessante notare coma nella lingua informatica, e anche in italiano, si dica to save, salvare, azione che riguarda non le anime ma i documenti. La “salvezza” si trova nel menù “file”, o nella barra degli strumenti. È rappresentata non da una croce, ma da un dischetto.

Tuttavia la vera salvezza non si applica alle cose, ma alle persone. Continua a leggere

La modernità ha travisato il concetto di “scienza”

Olivier-Rey

Permettete una premessa. Sarà capitato un po’ a tutti, che quando leggi un libro o guardi un film ti rimangono impressi dei particolari di per sé sono assolutamente secondari. A distanza di anni fai fatica a ricordare i nomi dei protagonisti o la trama, ma quel preciso particolare è ancora lì, fisso e indelebile nella memoria.

Per esempio, del romanzo ucronico Fatherland, ambientato negli anni ’60 di un’Europa che ha visto la Germania nazista vittoriosa, ricordo poche cose. Ma ricordo le (reali) specifiche tecniche, citate fugacemente nel romanzo, dello spioncino usato dalle SS per osservare l’agonia delle vittime dentro le camere a gas: doppio vetro, di tal materiale, con tot diametro, con doppie guarnizioni in gomma… Il rinforzo mnemonico che è all’origine della vividezza del ricordo è forse dato dalla visita, qualche anno fa, del lager di Auschwitz, dove in un blocco sono esposti i progetti tecnici di camere a gas e crematori. Chiari. Funzionali. Lucidi. Spietati. Continua a leggere

La cultura che anestetizza l’umano

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di Giovanni Fighera
 
Qualche tempo fa, in una lezione in un’università italiana, un professore di filosofia sosteneva di fronte agli studenti che un atteggiamento serio avrebbe dovuto indurli a dubitare che lui stesso stesse parlando e che quella fosse una cattedra. Una studentessa ha allora alzato la mano per controbattere tali disquisizioni, sostenendo che la conseguenza più ragionevole di tale impostazione del problema sarebbe stata uscire dall’aula, dal momento che nessuno era certo che in quel momento si stesse tenendo una lezione di filosofia. Una tale impostazione negava anche l’evidenza stessa della realtà.

Siamo nell’epoca in cui ogni affermazione sull’esistenza della verità viene tacciata di “fondamentalismo religioso” o di “conservatorismo culturale”, di “anacronistico atteggiamento” non al passo con i tempi. Continua a leggere