Foibe. Dopo 73 anni una tomba per le vittime di Tito: “Precedente che farà storia”

La celebrazione solenne ieri al Sacrario di Udine

Recuperati a luglio a Castua, nella fossa comune indicata dai testimoni dell’epoca, erano stati assassinati il 4 maggio del’45 dalla polizia segreta comunista. Tra loro, il senatore Riccardo Gigante
 
(Avvenire, sabato 20 ottobre 2018)
 
Sette uomini. In comune non avevano niente, se non la sventura di passare per la stessa strada di Fiume lo stesso giorno, il 4 maggio del 1945. A guerra era finita, la polizia jugoslava di Tito scatenava il terrore e quella sera, tra le centinaia di altri italiani che spariranno nel nulla, trascinò via da casa il senatore Riccardo Gigante. Gli altri sei li rastrellò sulla via mentre lo trasferivano a Castua, a 12 chilometri da Fiume, e poco dopo i loro corpi giacevano insieme in una fossa comune rimasta sconosciuta fino a oggi: invano i loro cari hanno supplicato, per oltre 70 anni nessuno ha più saputo nulla di loro, desaparecidos come altri 650 fiumani, trucidati in tempo di pace dalla repressione comunista e privati anche di una tomba. Fino a ieri mattina.
 

“Dal 1992 alla ricerca di quei corpi”

Forte la commozione ieri a Udine, quando le sette urne avvolte nel Tricolore hanno ricevuto gli onori solenni e hanno finalmente trovato la pietà cristiana di una sepoltura nel Sacrario di San Nicolò. Il ritrovamento delle sette salme, avvenuto a luglio nei boschi di Castua (allora Italia, oggi Croazia), è un fatto epocale, sia per l’inedita forte collaborazione tra autorità italiane e croate che lo ha reso possibile, sia per gli scenari di futura sinergia che da oggi si potrebbero aprire per il recupero di migliaia di nostri connazionali scomparsi nelle Foibe. «Sono tanti gli attori di questa operazione senza precedenti, partita addirittura dagli anni ’90 e solo ieri giunta a soluzione – spiega Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani di Roma –. Il primo merito va al mio predecessore Amleto Ballarini, che dal 1992 a oggi ha indagato personalmente e ha scritto decine di lettere al ministero della Difesa italiano perché si adoperasse per l’individuazione della fossa comune». Sembrava un’utopia, non solo a causa della censura che in Italia come nei Paesi della ex Jugoslavia ancora copriva gli eccidi di Tito, ma anche per la fitta nebbia che dopo decenni rendeva impossibile ogni ricerca.  Continua a leggere

Foibe, un crimine da non dimenticare

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Oggi è la Giornata del Ricordo in memoria delle foibe. Una pagina tra le più dimenticate e tormentate della nostra storia. Tra l’ottobre del 1943 e il maggio del 1945 i partigiani comunisti di Tito furono responsabili di un massacro. «Centinaia e probabilmente migliaia di persone – spiega il professor Gianpaolo Romanato, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Padova – furono gettate nelle foibe, quelle cavità del terreno carsico, usate da sempre dalla popolazione locale come discariche naturali. E questo avvenne a due riprese, nel settembre del 1943 e nella primavera del 1945. Il numero delle vittime non è mai stato esattamente quantificato e probabilmente non potrà esserlo mai. Molti furono gettati nelle foibe dopo essere stati uccisi in seguito a sommari processi, altri vi furono scaraventati ancora vivi».  Continua a leggere

Giorno del ricordo per le vittime delle foibe. Una pagina storica cancellata per 60 anni

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(da Radio Vaticana)

A dieci anni dalla sua istituzione in Italia si celebra lunedì 10 febbraio, la solennità del Giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata, provocate tra il 1943 e il 1945 dalla furia dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito. Una pagina storica cancellata per sessant’anni e ancora poco conosciuta. Almeno diecimila gli infoibati accertati, trecentocinquantamila gli esuli italiani. Secondo i parenti delle vittime oggi il rischio è che dal negazionismo si passi al riduzionismo, ovvero alla svalutazione della reale portata di questa tragedia.

Sono gli anni a cavallo del 1945, l’Italia lentamente prova a rialzarsi dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma a Trieste è l’inizio di un incubo. Continua a leggere