Caso Lambert, l’arcivescovo di Parigi: «Siamo diventati dei meri rifiuti?»

Se oggi mi permetto di prendere la parola riguardo a quello che sta accadendo al signor Vincent Lambert è perché il suo caso, così particolare, è emblematico della società nella quale vogliamo vivere.
Anzitutto, il mio cuore di prete mi porta a pregare per lui, sottoposto a tante pressioni, e la cui vita non può che dipendere da decisioni fuori dal suo controllo. Già qualche anno fa aveva subito un arresto dell’alimentazione e dell’idratazione al quale era sopravvissuto in modo sbalorditivo. Quest’uomo di quarantadue anni, cerebroleso in seguito a un incidente automobilistico, è attualmente severamente handicappato, tetraplegico e degente in un letto al CHU di Reims. Il suo caso è assai vicino a quello di Michael Schumacher, che per un trauma cranico ha riportato gravi lesioni cerebrali, e anch’egli è in stato pauci-relazionale. Malgrado la celebrità del campione di Formula 1, i media non hanno messo le mani sul suo caso clinico ed egli può tuttora godere di cure specialistiche molto attente in un contesto privato. Nel caso specifico del signor Vincent Lambert, constatiamo che ha gli occhi aperti, che respira normalmente, che è stabile, tutto fuorché in fin di vita. Ha bisogno di un assistente e di un’infermiera che assicurino il nursing e il cambio di posizione, di un kinesiterapeuta per evitare le piaghe. La nutrizione e l’idratazione si fanno per gastrostomia o per sondino nasogastrico.
La decisione di interrompere le cure di comfort e di nutrizione di base in un paziente handicappato va contro la legge Léonetti. Nessuno ha fatto menzione del fatto che egli presenti sofferenze insopportabili che necessitino di una sedazione profonda, salvo evidentemente il caso in cui l’arresto dell’idratazione da parte dei medici comporti il crudele dolore della morte per sete. Non si tratta di “accanimento terapeutico”, poiché non parliamo di interventi curativi per una malattia incurabile, ma semplicemente di interventi corporali e nutrizionali di base, che sono dovuti anche a persone anziane degenti, emiplegiche, e ai neonati che non sono ancora autonomi. Continua a leggere

Vincent Lambert, sospensione delle cure dal 20 maggio

I medici annunciano che a partire dalla prossima settimana saranno sospese le cure al paziente tetraplegico in stato di coscienza minima. Il vescovo di Reims, mons. Eric de Moulins-Beaufort, chiede una riflessione etica e di mantenere le cure appropriate.
 

Marco Guerra – Città del Vaticano
 
Dal prossimo 20 maggio l’ospedale di Reims, in Francia, inizierà la sospensione delle cure a Vincent Lambert, l’uomo tetraplegico di 42 anni, immobilizzato dal 2008 in seguito a un incidente stradale e che per alcuni medici è in stato vegetativo, mentre per altri si trova in stato di coscienza minima e sottolineano la sua capacita di respirare in maniera autonoma. L’annuncio è stato dato dal suo medico curante, Vincent Sanchez, in una lettera rivolta ai famigliari di Lambert che recita testualmente: “Vi informo che la sospensione dei trattamenti e la sedazione profonda e continua evocata dalla procedura collegiale avranno inizio nel corso della settimana del 20 maggio”.

L’intervento Onu

La decisione arriva malgrado nei giorni scorsi sul caso sia intervenuto anche il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, chiedendo alla Francia di non interrompere la somministrazione dell’idratazione e dell’alimentazione di Vincent Lambert.

Opinione pubblica divisa

La vicenda sta facendo discutere tutta l’opinione pubblica francese e Lambert è divenuto per molti movimenti pro-life un simbolo delle derive eutanasiche prese dai sistemi sanitari occidentali. Ad ogni modo la comunicazione del medico arriva in esecuzione dell’ultima decisione, adottata il 24 aprile dal Consiglio di stato francese, di convalidare la decisione di interrompere le cure, rispetto alla quale si oppongono i genitori di Lambert mentre si è sempre detta favorevole la moglie. Continua a leggere

Genetista e Servo di Dio. Parigi ricorda Jerome Lejeune a 25 anni dalla morte

Parigi ricorda Jerome Lejeune a 25 anni dalla morte

Scopritore dell’origine genetica della Sindrome di Down, primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, con una Messa a Notre Dame viene ricordata la figura del grande scienziato.
 
di Francesco OgnibeneAvvenire, 9 aprile 2019
 
La Francia tutta – e non solo – dovrebbe fermarsi per ricordare un suo grande scienziato, che con le sue scoperte ha permesso di decifrare il mistero di una malattia della quale si ignorava l’origine genetica come la Trisomia 21. Ma i riconoscimenti che gli furono negati in vita – come il Nobel per la medicina – non gli vengono restituiti ora, in un clima culturale che ormai ha voltato le spalle al senso dell’umano del quale fu testimone di eccezionale coerenza e credibilità. Venticinque anni dopo la sua morte, è la Chiesa a riproporre con una Messa nella cattedrale parigina di Notre Dame mercoledì 10 aprile la figura del genetista Jerome Lejeune, eccezionale uomo di scienza, credente dalla fede cristallina, medico marito e padre (di cinque figli), uomo di grandi virtù umane, intellettuale coinvolgente e persuasivo, che fu primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sebbene per soli due mesi, dal febbraio 1994 al 3 aprile, quando morì), nominato da Giovanni Paolo II, suo profondo estimatore. La scoperta sessant’anni fa dell’anomalia alla base della Sindrome di Down fu orientata dalla sua inesausta ricerca di poter contenere le forme di ritardo cognitivo diagnosticandole tempestivamente e, di scoperta in scoperta, se possibile anche prevenendole. Resta determinante ciò che Lejeune scoprì per far cadere lo stigma sociale su quelli che erano spregiativamente considerati «mongoloidi». L’applicazione eugenetica di quegli studi era dunque agli antipodi rispetto al suo approccio, coerente con il suo rifiuto dell’aborto, della fecondazione extracorporea e di ogni forma di selezione e di forzatura della maternità naturale, convinzioni moralmente radicate e scientificamente argomentate senza paura e in ogni sede, che però gli costarono l’aperta ostilità di tanti colleghi, intellettuali, mass media e del mondo accademico, con ostacoli continui alla sua attività di ricerca. La diffusa e consolidata fama di santità di Lejeune ha convinto la diocesi di Parigi ad aprire nel 2007 il processo di canonizzazione, concluso nella sua fase diocesana nel 2012. La «Positio» – documento che attesta le virtù del Servo di Dio – è stata consegnata alla Congregazione per le cause dei santi nel maggio 2017. Continua a leggere

Il romanzo di Jules Verne sul genocidio dei cattolici in Vandea

il conte di Chanteleine

Jules Verne e “Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore” (1864), un romanzo poco noto e pubblicato solo 100 anni dopo poiché portò alla luce un episodio nascosto dalla storiografia ufficiale: il genocidio vandeano. Fu l’unica volta che la fede cattolica di Verne venne alla luce nelle sue opere.
 
Il celebre romanziere francese Jules Verne (1828-1905) è forse lo scrittore che più si è lasciato consapevolmente influenzare dalla mentalità positivistica dell’epoca, creando un genere letterario basato sul progresso scientifico-tecnologico, quello che oggi si chiamerebbe fantascienza.

Nei suoi scritti, che hanno influenzato diverse generazioni, c’è sempre una esagerata fiducia nella scienza e nei suoi progressi che risolverà tutti i misteri dell’esistenza. I suoi principali capolavori sono Viaggio al centro della terra (1864), Ventimila leghe sotto i mari (1870) e Il giro del mondo in ottanta giorni (1873). Va tuttavia segnalato che nell’ultima parte della sua vita, Verne manifestò invece un atteggiamento decisamente più cauto, lasciando trasparire una certa dose di pessimismo nei riguardi della divinità del progresso scientifico, allontanandosi di fatto dallo “spirito positivistico” cometano.
 
Jules Verne e “Il conte di Chanteleine”: il racconto del genocidio cattolico vandeano

Una secondo fatto poco conosciuto di Verne è che fu anche l’autore de Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore (1864), pubblicato in tre puntate. Già dal titolo si intuisce che il romanzo si occupa di uno degli eventi più tragici della Rivoluzione francese, quando i giacobini -guidati dal motto di libertè, fraternitè, egalitè– compirono il primo genocidio della storia moderna, quello ai danni del popolo della Vandea. Il cosiddetto “Massacro dei Lumi“, lo sterminio di un popolo cattolico che non volle piegarsi alla dittatura anticlericale. Continua a leggere

Lambert, 55 esperti scrivono al tribunale: «La perizia medica non è scientifica»

Un gruppo di medici specialisti contesta i giudici che «entro dieci giorni» decideranno se far morire di fame e di sete Vincent Lambert: «La perizia va rifatta. Non si può affermare che il paziente non sia cosciente»

(Tempi, 22.01.19)
 
Lunedì in Francia si è tenuta una nuova udienza davanti al tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne per decidere la sorte di Vincent Lambert, il paziente tetraplegico di 42 anni, in stato di coscienza minima da 10 anni, che parte della famiglia vorrebbe vedere morire di fame e di sete. L’udienza è stata definita «ai confini della legge e dell’etica» da La Croix e  «surreale» dall’avvocato dei genitori di Lambert, che si battono per la sua vita. Il giudice Olivier Nizet ha annunciato che «entro dieci giorni, intorno all’1 febbraio», il tribunale si pronuncerà sulla legittimità della richiesta dell’ospedale Chu di Reims, dove Lambert è ricoverato, il quale ad aprile ha ordinato di far morire di fame e sete il paziente. Il tribunale dovrà decidere sulla base di una nuova perizia medica, realizzata da tre esperti a fine 2018, secondo la quale Lambert «è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza». La perizia attesta anche che, però, non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come «un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole». I genitori di Lambert hanno chiesto che la perizia venga rifatta e condotta in un ambiente neutro da esperti indipendenti. La richiesta è stata sostenuta da una lettera di 55 esperti e specialisti, secondo cui la perizia non è stata fatta in modo scientifico. Pubblichiamo di seguito una nostra traduzione della lettera dei 55 medici. Continua a leggere

Vincent Lambert, non è «ostinazione irragionevole» mantenerlo in vita

Potrà un giudice condannare a morte il 41enne tetraplegico quando gli stessi esperti del tribunale hanno stabilito che non è vittima di accanimento terapeutico?
 
di Caterina Giojelli

(Tempi, 29.11. 2018)
 
Al netto di come ce le hanno servite i giornali francesi, le conclusioni della perizia degli esperti nominati dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne basterebbero per considerare l’affaire Vincent Lambert chiuso: perché mai un giudice dovrebbe decidere, nell’udienza calendarizzata per il prossimo 19 dicembre, di sospendere i trattamenti di alimentazione ed idratazione al 41enne tetraplegico quando gli stessi esperti riconoscono, per la prima volta dopo sei anni, che non c’è alcun accanimento terapeutico né ostinazione irragionevole nel mantenerlo in vita?
 
LA PARTIGIANERIA DEI GIORNALI FRANCESI

La notizia che trova spazio sui giornali, da Le Monde a Libèration, per i quali non è mai stata in gioco la dignità bensì la qualità della vita dell’uomo, è invece un’altra: «Gli esperti confermano lo stato vegetativo cronico irreversibile di Vincent Lambert», che non gli permette «di accedere ad alcuno stato di coscienza». In altre parole, Lambert non può migliorare, «una conclusione che potrebbe ribaltare la battaglia legale attorno a un’eventuale cessazione delle cure», scrive Le Monde, come se accertarne lo stato di grave disabilità fosse sufficiente per lasciarlo morire di fame e di sete.

Eppure nessuno, neppure i genitori Viviane e Pierre che da anni si battono per potersi prendere cura del figlio, ha mai sostenuto che Lambert potesse miracolosamente da un giorno all’altro alzarsi, camminare e andare a prendere l’aperitivo. La notizia, ripetiamolo, è semmai trovare scritto nero su bianco per la prima volta che rispondere alle primarie esigenze del paziente (alimentazione, idratazione, igiene di base etc) non si configura come «un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole». Non c’è corpo sofferente, non c’è accanimento terapeutico. Non solo: gli esperti menzionano la possibilità che Lambert venga trasferito in una struttura adeguata, come invocato da anni dai suoi genitori.  Continua a leggere

Francia. Vescovi contro la legge sulla procreazione assistita

Procreazione assistita

La nuova norma estenderebbe la possibilità anche alle coppie omosessuali e la autorizza post-mortem
 
In Francia è intenso il dibattito sulla possibilità che la procreazione medicalmente assistita venga estesa anche alle coppie omosessuali e ai single. Lo scorso luglio, dopo che il Comitato consultivo nazionale di bioetica ha emesso un parere positivo, un portavoce del governo ha annunciato che un testo su questa tematica sarà presentato dal governo entro la fine dell’anno e discusso in Parlamento nel 2019.

La possibilità ha provocato però tensioni. Nella società civile sono in tanti a manifestare il proprio disappunto. A prendere posizione critica sono anche i vescovi francesi. In un testo pubblicato ieri la Conferenza episcopale si dice preoccupata non soltanto dall’allargamento degli aventi diritto ma ribadisce che “anche le pratiche attuali di aiuto alla procreazione assistita presentano problemi etici“. I timori dei vescovi si concentrano sull'”esclusione delle responsabilità del padre”, dato che il testo “esclude fin dall’inizio il riferimento biologico e sociale a un padre”. “La soppressione giuridica della genealogia paterna – aggiungono – recherebbe un danno al bambino, che sarebbe privato del suo riferimento a una doppia filiazione”. “Potremmo accettare collettivamente – si chiede il testo – che l’uomo venga considerato come un semplice fornitore di materiale genetico e che la procreazione umana assomigli a una fabbricazione?”. Il testo dei vescovi – che ricordano come “considerare il figlio come il frutto dell’amore duraturo tra un uomo e una donna non è opzionale” – affronta anche la questione della procreazione assistita “post mortem”, che pure potrebbe essere autorizzata. La conferenza episcolae si chiede se “sia interesse del bambino essere generato in un contesto di lutto”. Quest’ultima possibilità ricorda la vicenda di una coppia di 50enni inglesi diventati nonni dopo aver fatto inseminare artificialmente lo sperma del figlio 26enne morto in un incidente stradale. Continua a leggere