Caso Lambert, l’arcivescovo di Parigi: «Siamo diventati dei meri rifiuti?»

Se oggi mi permetto di prendere la parola riguardo a quello che sta accadendo al signor Vincent Lambert è perché il suo caso, così particolare, è emblematico della società nella quale vogliamo vivere.
Anzitutto, il mio cuore di prete mi porta a pregare per lui, sottoposto a tante pressioni, e la cui vita non può che dipendere da decisioni fuori dal suo controllo. Già qualche anno fa aveva subito un arresto dell’alimentazione e dell’idratazione al quale era sopravvissuto in modo sbalorditivo. Quest’uomo di quarantadue anni, cerebroleso in seguito a un incidente automobilistico, è attualmente severamente handicappato, tetraplegico e degente in un letto al CHU di Reims. Il suo caso è assai vicino a quello di Michael Schumacher, che per un trauma cranico ha riportato gravi lesioni cerebrali, e anch’egli è in stato pauci-relazionale. Malgrado la celebrità del campione di Formula 1, i media non hanno messo le mani sul suo caso clinico ed egli può tuttora godere di cure specialistiche molto attente in un contesto privato. Nel caso specifico del signor Vincent Lambert, constatiamo che ha gli occhi aperti, che respira normalmente, che è stabile, tutto fuorché in fin di vita. Ha bisogno di un assistente e di un’infermiera che assicurino il nursing e il cambio di posizione, di un kinesiterapeuta per evitare le piaghe. La nutrizione e l’idratazione si fanno per gastrostomia o per sondino nasogastrico.
La decisione di interrompere le cure di comfort e di nutrizione di base in un paziente handicappato va contro la legge Léonetti. Nessuno ha fatto menzione del fatto che egli presenti sofferenze insopportabili che necessitino di una sedazione profonda, salvo evidentemente il caso in cui l’arresto dell’idratazione da parte dei medici comporti il crudele dolore della morte per sete. Non si tratta di “accanimento terapeutico”, poiché non parliamo di interventi curativi per una malattia incurabile, ma semplicemente di interventi corporali e nutrizionali di base, che sono dovuti anche a persone anziane degenti, emiplegiche, e ai neonati che non sono ancora autonomi. Continua a leggere

Genetista e Servo di Dio. Parigi ricorda Jerome Lejeune a 25 anni dalla morte

Parigi ricorda Jerome Lejeune a 25 anni dalla morte

Scopritore dell’origine genetica della Sindrome di Down, primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, con una Messa a Notre Dame viene ricordata la figura del grande scienziato.
 
di Francesco OgnibeneAvvenire, 9 aprile 2019
 
La Francia tutta – e non solo – dovrebbe fermarsi per ricordare un suo grande scienziato, che con le sue scoperte ha permesso di decifrare il mistero di una malattia della quale si ignorava l’origine genetica come la Trisomia 21. Ma i riconoscimenti che gli furono negati in vita – come il Nobel per la medicina – non gli vengono restituiti ora, in un clima culturale che ormai ha voltato le spalle al senso dell’umano del quale fu testimone di eccezionale coerenza e credibilità. Venticinque anni dopo la sua morte, è la Chiesa a riproporre con una Messa nella cattedrale parigina di Notre Dame mercoledì 10 aprile la figura del genetista Jerome Lejeune, eccezionale uomo di scienza, credente dalla fede cristallina, medico marito e padre (di cinque figli), uomo di grandi virtù umane, intellettuale coinvolgente e persuasivo, che fu primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sebbene per soli due mesi, dal febbraio 1994 al 3 aprile, quando morì), nominato da Giovanni Paolo II, suo profondo estimatore. La scoperta sessant’anni fa dell’anomalia alla base della Sindrome di Down fu orientata dalla sua inesausta ricerca di poter contenere le forme di ritardo cognitivo diagnosticandole tempestivamente e, di scoperta in scoperta, se possibile anche prevenendole. Resta determinante ciò che Lejeune scoprì per far cadere lo stigma sociale su quelli che erano spregiativamente considerati «mongoloidi». L’applicazione eugenetica di quegli studi era dunque agli antipodi rispetto al suo approccio, coerente con il suo rifiuto dell’aborto, della fecondazione extracorporea e di ogni forma di selezione e di forzatura della maternità naturale, convinzioni moralmente radicate e scientificamente argomentate senza paura e in ogni sede, che però gli costarono l’aperta ostilità di tanti colleghi, intellettuali, mass media e del mondo accademico, con ostacoli continui alla sua attività di ricerca. La diffusa e consolidata fama di santità di Lejeune ha convinto la diocesi di Parigi ad aprire nel 2007 il processo di canonizzazione, concluso nella sua fase diocesana nel 2012. La «Positio» – documento che attesta le virtù del Servo di Dio – è stata consegnata alla Congregazione per le cause dei santi nel maggio 2017. Continua a leggere

Il romanzo di Jules Verne sul genocidio dei cattolici in Vandea

il conte di Chanteleine

Jules Verne e “Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore” (1864), un romanzo poco noto e pubblicato solo 100 anni dopo poiché portò alla luce un episodio nascosto dalla storiografia ufficiale: il genocidio vandeano. Fu l’unica volta che la fede cattolica di Verne venne alla luce nelle sue opere.
 
Il celebre romanziere francese Jules Verne (1828-1905) è forse lo scrittore che più si è lasciato consapevolmente influenzare dalla mentalità positivistica dell’epoca, creando un genere letterario basato sul progresso scientifico-tecnologico, quello che oggi si chiamerebbe fantascienza.

Nei suoi scritti, che hanno influenzato diverse generazioni, c’è sempre una esagerata fiducia nella scienza e nei suoi progressi che risolverà tutti i misteri dell’esistenza. I suoi principali capolavori sono Viaggio al centro della terra (1864), Ventimila leghe sotto i mari (1870) e Il giro del mondo in ottanta giorni (1873). Va tuttavia segnalato che nell’ultima parte della sua vita, Verne manifestò invece un atteggiamento decisamente più cauto, lasciando trasparire una certa dose di pessimismo nei riguardi della divinità del progresso scientifico, allontanandosi di fatto dallo “spirito positivistico” cometano.
 
Jules Verne e “Il conte di Chanteleine”: il racconto del genocidio cattolico vandeano

Una secondo fatto poco conosciuto di Verne è che fu anche l’autore de Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore (1864), pubblicato in tre puntate. Già dal titolo si intuisce che il romanzo si occupa di uno degli eventi più tragici della Rivoluzione francese, quando i giacobini -guidati dal motto di libertè, fraternitè, egalitè– compirono il primo genocidio della storia moderna, quello ai danni del popolo della Vandea. Il cosiddetto “Massacro dei Lumi“, lo sterminio di un popolo cattolico che non volle piegarsi alla dittatura anticlericale. Continua a leggere

Lambert, 55 esperti scrivono al tribunale: «La perizia medica non è scientifica»

Un gruppo di medici specialisti contesta i giudici che «entro dieci giorni» decideranno se far morire di fame e di sete Vincent Lambert: «La perizia va rifatta. Non si può affermare che il paziente non sia cosciente»

(Tempi, 22.01.19)
 
Lunedì in Francia si è tenuta una nuova udienza davanti al tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne per decidere la sorte di Vincent Lambert, il paziente tetraplegico di 42 anni, in stato di coscienza minima da 10 anni, che parte della famiglia vorrebbe vedere morire di fame e di sete. L’udienza è stata definita «ai confini della legge e dell’etica» da La Croix e  «surreale» dall’avvocato dei genitori di Lambert, che si battono per la sua vita. Il giudice Olivier Nizet ha annunciato che «entro dieci giorni, intorno all’1 febbraio», il tribunale si pronuncerà sulla legittimità della richiesta dell’ospedale Chu di Reims, dove Lambert è ricoverato, il quale ad aprile ha ordinato di far morire di fame e sete il paziente. Il tribunale dovrà decidere sulla base di una nuova perizia medica, realizzata da tre esperti a fine 2018, secondo la quale Lambert «è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza». La perizia attesta anche che, però, non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come «un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole». I genitori di Lambert hanno chiesto che la perizia venga rifatta e condotta in un ambiente neutro da esperti indipendenti. La richiesta è stata sostenuta da una lettera di 55 esperti e specialisti, secondo cui la perizia non è stata fatta in modo scientifico. Pubblichiamo di seguito una nostra traduzione della lettera dei 55 medici. Continua a leggere

Francia. Vescovi contro la legge sulla procreazione assistita

Procreazione assistita

La nuova norma estenderebbe la possibilità anche alle coppie omosessuali e la autorizza post-mortem
 
In Francia è intenso il dibattito sulla possibilità che la procreazione medicalmente assistita venga estesa anche alle coppie omosessuali e ai single. Lo scorso luglio, dopo che il Comitato consultivo nazionale di bioetica ha emesso un parere positivo, un portavoce del governo ha annunciato che un testo su questa tematica sarà presentato dal governo entro la fine dell’anno e discusso in Parlamento nel 2019.

La possibilità ha provocato però tensioni. Nella società civile sono in tanti a manifestare il proprio disappunto. A prendere posizione critica sono anche i vescovi francesi. In un testo pubblicato ieri la Conferenza episcopale si dice preoccupata non soltanto dall’allargamento degli aventi diritto ma ribadisce che “anche le pratiche attuali di aiuto alla procreazione assistita presentano problemi etici“. I timori dei vescovi si concentrano sull'”esclusione delle responsabilità del padre”, dato che il testo “esclude fin dall’inizio il riferimento biologico e sociale a un padre”. “La soppressione giuridica della genealogia paterna – aggiungono – recherebbe un danno al bambino, che sarebbe privato del suo riferimento a una doppia filiazione”. “Potremmo accettare collettivamente – si chiede il testo – che l’uomo venga considerato come un semplice fornitore di materiale genetico e che la procreazione umana assomigli a una fabbricazione?”. Il testo dei vescovi – che ricordano come “considerare il figlio come il frutto dell’amore duraturo tra un uomo e una donna non è opzionale” – affronta anche la questione della procreazione assistita “post mortem”, che pure potrebbe essere autorizzata. La conferenza episcolae si chiede se “sia interesse del bambino essere generato in un contesto di lutto”. Quest’ultima possibilità ricorda la vicenda di una coppia di 50enni inglesi diventati nonni dopo aver fatto inseminare artificialmente lo sperma del figlio 26enne morto in un incidente stradale. Continua a leggere

La dignità negata ai malati sui treni per Lourdes: un fatto inaccettabile

Tempi di percorrenza dei convogli sempre più lunghi, pesanti controlli, snervanti attese: i viaggi da 15-16 ore sono passati a 25-26. Le mancate risposte dalla Francia
 
di Monsignor Paolo AngelinoPresidente Generale Oftal (Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes)

Corriere della Sera, 20 settembre 2018
 
Milano, Scalo San Cristoforo: dopo un’ora di snervante attesa finalmente la manovra perché il treno che porta a bordo malati gravi proveniente da Lourdes possa entrare in stazione. Una scena che si ripete ormai da diversi anni e che si assomma a tempi di viaggio intollerabili. Stiamo parlando dei treni che da tutta Italia raggiungono Lourdes da ormai cento e più anni e che da diverso tempo sono oggetto di un trattamento a dir poco disumano.
 
Bloccati per ore

Le responsabilità, è bene dirlo, sono equamente ripartite tra ferrovie italiane e francesi. I tempi di percorrenza tra Milano e Lourdes (giusto a titolo d’esempio) potrebbero essere di 15/16 ore (come è stato sino agli anni 2007/2008). Oggi ammontano a circa 25-26 ore. Stiamo parlando, ripeto, di treni che ospitano malati, spesso allettati, che escono per una volta sola all’anno dai loro istituti e ricoveri e che si trovano a dover affrontare un viaggio impossibile. Treni, si badi bene, che le Associazioni come la nostra pagano — giustamente — sino all’ultimo centesimo. Ma ormai questi treni hanno meno importanza dei carri merci. Spesso vengono fermati per ore e ore senza motivazione in sperdute stazioni francesi — l’ultimo treno è stato fermo tre ore ad Avignone —, quasi dimenticati e in alcuni casi è dovuta intervenire anche la Protezione Civile francese.  Continua a leggere