Caso Lambert, l’arcivescovo di Parigi: «Siamo diventati dei meri rifiuti?»

Se oggi mi permetto di prendere la parola riguardo a quello che sta accadendo al signor Vincent Lambert è perché il suo caso, così particolare, è emblematico della società nella quale vogliamo vivere.
Anzitutto, il mio cuore di prete mi porta a pregare per lui, sottoposto a tante pressioni, e la cui vita non può che dipendere da decisioni fuori dal suo controllo. Già qualche anno fa aveva subito un arresto dell’alimentazione e dell’idratazione al quale era sopravvissuto in modo sbalorditivo. Quest’uomo di quarantadue anni, cerebroleso in seguito a un incidente automobilistico, è attualmente severamente handicappato, tetraplegico e degente in un letto al CHU di Reims. Il suo caso è assai vicino a quello di Michael Schumacher, che per un trauma cranico ha riportato gravi lesioni cerebrali, e anch’egli è in stato pauci-relazionale. Malgrado la celebrità del campione di Formula 1, i media non hanno messo le mani sul suo caso clinico ed egli può tuttora godere di cure specialistiche molto attente in un contesto privato. Nel caso specifico del signor Vincent Lambert, constatiamo che ha gli occhi aperti, che respira normalmente, che è stabile, tutto fuorché in fin di vita. Ha bisogno di un assistente e di un’infermiera che assicurino il nursing e il cambio di posizione, di un kinesiterapeuta per evitare le piaghe. La nutrizione e l’idratazione si fanno per gastrostomia o per sondino nasogastrico.
La decisione di interrompere le cure di comfort e di nutrizione di base in un paziente handicappato va contro la legge Léonetti. Nessuno ha fatto menzione del fatto che egli presenti sofferenze insopportabili che necessitino di una sedazione profonda, salvo evidentemente il caso in cui l’arresto dell’idratazione da parte dei medici comporti il crudele dolore della morte per sete. Non si tratta di “accanimento terapeutico”, poiché non parliamo di interventi curativi per una malattia incurabile, ma semplicemente di interventi corporali e nutrizionali di base, che sono dovuti anche a persone anziane degenti, emiplegiche, e ai neonati che non sono ancora autonomi. Continua a leggere

Genetista e Servo di Dio. Parigi ricorda Jerome Lejeune a 25 anni dalla morte

Parigi ricorda Jerome Lejeune a 25 anni dalla morte

Scopritore dell’origine genetica della Sindrome di Down, primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, con una Messa a Notre Dame viene ricordata la figura del grande scienziato.
 
di Francesco OgnibeneAvvenire, 9 aprile 2019
 
La Francia tutta – e non solo – dovrebbe fermarsi per ricordare un suo grande scienziato, che con le sue scoperte ha permesso di decifrare il mistero di una malattia della quale si ignorava l’origine genetica come la Trisomia 21. Ma i riconoscimenti che gli furono negati in vita – come il Nobel per la medicina – non gli vengono restituiti ora, in un clima culturale che ormai ha voltato le spalle al senso dell’umano del quale fu testimone di eccezionale coerenza e credibilità. Venticinque anni dopo la sua morte, è la Chiesa a riproporre con una Messa nella cattedrale parigina di Notre Dame mercoledì 10 aprile la figura del genetista Jerome Lejeune, eccezionale uomo di scienza, credente dalla fede cristallina, medico marito e padre (di cinque figli), uomo di grandi virtù umane, intellettuale coinvolgente e persuasivo, che fu primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sebbene per soli due mesi, dal febbraio 1994 al 3 aprile, quando morì), nominato da Giovanni Paolo II, suo profondo estimatore. La scoperta sessant’anni fa dell’anomalia alla base della Sindrome di Down fu orientata dalla sua inesausta ricerca di poter contenere le forme di ritardo cognitivo diagnosticandole tempestivamente e, di scoperta in scoperta, se possibile anche prevenendole. Resta determinante ciò che Lejeune scoprì per far cadere lo stigma sociale su quelli che erano spregiativamente considerati «mongoloidi». L’applicazione eugenetica di quegli studi era dunque agli antipodi rispetto al suo approccio, coerente con il suo rifiuto dell’aborto, della fecondazione extracorporea e di ogni forma di selezione e di forzatura della maternità naturale, convinzioni moralmente radicate e scientificamente argomentate senza paura e in ogni sede, che però gli costarono l’aperta ostilità di tanti colleghi, intellettuali, mass media e del mondo accademico, con ostacoli continui alla sua attività di ricerca. La diffusa e consolidata fama di santità di Lejeune ha convinto la diocesi di Parigi ad aprire nel 2007 il processo di canonizzazione, concluso nella sua fase diocesana nel 2012. La «Positio» – documento che attesta le virtù del Servo di Dio – è stata consegnata alla Congregazione per le cause dei santi nel maggio 2017. Continua a leggere

Il romanzo di Jules Verne sul genocidio dei cattolici in Vandea

il conte di Chanteleine

Jules Verne e “Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore” (1864), un romanzo poco noto e pubblicato solo 100 anni dopo poiché portò alla luce un episodio nascosto dalla storiografia ufficiale: il genocidio vandeano. Fu l’unica volta che la fede cattolica di Verne venne alla luce nelle sue opere.
 
Il celebre romanziere francese Jules Verne (1828-1905) è forse lo scrittore che più si è lasciato consapevolmente influenzare dalla mentalità positivistica dell’epoca, creando un genere letterario basato sul progresso scientifico-tecnologico, quello che oggi si chiamerebbe fantascienza.

Nei suoi scritti, che hanno influenzato diverse generazioni, c’è sempre una esagerata fiducia nella scienza e nei suoi progressi che risolverà tutti i misteri dell’esistenza. I suoi principali capolavori sono Viaggio al centro della terra (1864), Ventimila leghe sotto i mari (1870) e Il giro del mondo in ottanta giorni (1873). Va tuttavia segnalato che nell’ultima parte della sua vita, Verne manifestò invece un atteggiamento decisamente più cauto, lasciando trasparire una certa dose di pessimismo nei riguardi della divinità del progresso scientifico, allontanandosi di fatto dallo “spirito positivistico” cometano.
 
Jules Verne e “Il conte di Chanteleine”: il racconto del genocidio cattolico vandeano

Una secondo fatto poco conosciuto di Verne è che fu anche l’autore de Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore (1864), pubblicato in tre puntate. Già dal titolo si intuisce che il romanzo si occupa di uno degli eventi più tragici della Rivoluzione francese, quando i giacobini -guidati dal motto di libertè, fraternitè, egalitè– compirono il primo genocidio della storia moderna, quello ai danni del popolo della Vandea. Il cosiddetto “Massacro dei Lumi“, lo sterminio di un popolo cattolico che non volle piegarsi alla dittatura anticlericale. Continua a leggere

Lambert, 55 esperti scrivono al tribunale: «La perizia medica non è scientifica»

Un gruppo di medici specialisti contesta i giudici che «entro dieci giorni» decideranno se far morire di fame e di sete Vincent Lambert: «La perizia va rifatta. Non si può affermare che il paziente non sia cosciente»

(Tempi, 22.01.19)
 
Lunedì in Francia si è tenuta una nuova udienza davanti al tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne per decidere la sorte di Vincent Lambert, il paziente tetraplegico di 42 anni, in stato di coscienza minima da 10 anni, che parte della famiglia vorrebbe vedere morire di fame e di sete. L’udienza è stata definita «ai confini della legge e dell’etica» da La Croix e  «surreale» dall’avvocato dei genitori di Lambert, che si battono per la sua vita. Il giudice Olivier Nizet ha annunciato che «entro dieci giorni, intorno all’1 febbraio», il tribunale si pronuncerà sulla legittimità della richiesta dell’ospedale Chu di Reims, dove Lambert è ricoverato, il quale ad aprile ha ordinato di far morire di fame e sete il paziente. Il tribunale dovrà decidere sulla base di una nuova perizia medica, realizzata da tre esperti a fine 2018, secondo la quale Lambert «è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza». La perizia attesta anche che, però, non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come «un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole». I genitori di Lambert hanno chiesto che la perizia venga rifatta e condotta in un ambiente neutro da esperti indipendenti. La richiesta è stata sostenuta da una lettera di 55 esperti e specialisti, secondo cui la perizia non è stata fatta in modo scientifico. Pubblichiamo di seguito una nostra traduzione della lettera dei 55 medici. Continua a leggere

Francia. Vescovi contro la legge sulla procreazione assistita

Procreazione assistita

La nuova norma estenderebbe la possibilità anche alle coppie omosessuali e la autorizza post-mortem
 
In Francia è intenso il dibattito sulla possibilità che la procreazione medicalmente assistita venga estesa anche alle coppie omosessuali e ai single. Lo scorso luglio, dopo che il Comitato consultivo nazionale di bioetica ha emesso un parere positivo, un portavoce del governo ha annunciato che un testo su questa tematica sarà presentato dal governo entro la fine dell’anno e discusso in Parlamento nel 2019.

La possibilità ha provocato però tensioni. Nella società civile sono in tanti a manifestare il proprio disappunto. A prendere posizione critica sono anche i vescovi francesi. In un testo pubblicato ieri la Conferenza episcopale si dice preoccupata non soltanto dall’allargamento degli aventi diritto ma ribadisce che “anche le pratiche attuali di aiuto alla procreazione assistita presentano problemi etici“. I timori dei vescovi si concentrano sull'”esclusione delle responsabilità del padre”, dato che il testo “esclude fin dall’inizio il riferimento biologico e sociale a un padre”. “La soppressione giuridica della genealogia paterna – aggiungono – recherebbe un danno al bambino, che sarebbe privato del suo riferimento a una doppia filiazione”. “Potremmo accettare collettivamente – si chiede il testo – che l’uomo venga considerato come un semplice fornitore di materiale genetico e che la procreazione umana assomigli a una fabbricazione?”. Il testo dei vescovi – che ricordano come “considerare il figlio come il frutto dell’amore duraturo tra un uomo e una donna non è opzionale” – affronta anche la questione della procreazione assistita “post mortem”, che pure potrebbe essere autorizzata. La conferenza episcolae si chiede se “sia interesse del bambino essere generato in un contesto di lutto”. Quest’ultima possibilità ricorda la vicenda di una coppia di 50enni inglesi diventati nonni dopo aver fatto inseminare artificialmente lo sperma del figlio 26enne morto in un incidente stradale. Continua a leggere

La dignità negata ai malati sui treni per Lourdes: un fatto inaccettabile

Tempi di percorrenza dei convogli sempre più lunghi, pesanti controlli, snervanti attese: i viaggi da 15-16 ore sono passati a 25-26. Le mancate risposte dalla Francia
 
di Monsignor Paolo AngelinoPresidente Generale Oftal (Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes)

Corriere della Sera, 20 settembre 2018
 
Milano, Scalo San Cristoforo: dopo un’ora di snervante attesa finalmente la manovra perché il treno che porta a bordo malati gravi proveniente da Lourdes possa entrare in stazione. Una scena che si ripete ormai da diversi anni e che si assomma a tempi di viaggio intollerabili. Stiamo parlando dei treni che da tutta Italia raggiungono Lourdes da ormai cento e più anni e che da diverso tempo sono oggetto di un trattamento a dir poco disumano.
 
Bloccati per ore

Le responsabilità, è bene dirlo, sono equamente ripartite tra ferrovie italiane e francesi. I tempi di percorrenza tra Milano e Lourdes (giusto a titolo d’esempio) potrebbero essere di 15/16 ore (come è stato sino agli anni 2007/2008). Oggi ammontano a circa 25-26 ore. Stiamo parlando, ripeto, di treni che ospitano malati, spesso allettati, che escono per una volta sola all’anno dai loro istituti e ricoveri e che si trovano a dover affrontare un viaggio impossibile. Treni, si badi bene, che le Associazioni come la nostra pagano — giustamente — sino all’ultimo centesimo. Ma ormai questi treni hanno meno importanza dei carri merci. Spesso vengono fermati per ore e ore senza motivazione in sperdute stazioni francesi — l’ultimo treno è stato fermo tre ore ad Avignone —, quasi dimenticati e in alcuni casi è dovuta intervenire anche la Protezione Civile francese.  Continua a leggere

Nancy. Così è morta Inés, l’«Alfie di Francia»

L'ospedale pediatrico di Nancy, dov'era ricoverata Inés.

di Assuntina Morresi
(Avvenire, 28.06.18)

40 ore di agonia, polizia schierata per impedire che i genitori fermassero la procedura di morte decisa da medici e giudici. E il silenzio dei media. Ecco la vera storia di Inés,14 anni, vegetativa.
 
Inés ha impiegato circa 40 ore a morire. Le hanno staccato il respiratore artificiale martedì 19 giugno alle 18.30 del pomeriggio, ed è morta giovedì 21 a mezzogiorno all’ospedale di Nancy, in Francia. Quando l’hanno “estubata” erano presenti otto poliziotti per garantire che tutto andasse liscio, impedendo qualsiasi resistenza dei genitori, che fino alla fine si sono opposti alla decisione dei medici di lasciar morire loro figlia. «Quattro su di me e quattro sul padre», racconta Djamila Afiri, la mamma di Inés, in una intervista a Europe1, dicendo di provare «un enorme disgusto. Aveva bisogno di ossigeno. Quando l’hanno staccata, respirava un po’ da sola. Ma dopo è diventata blu». La madre ha chiesto allora ai medici «di dare un po’ di ossigeno, e hanno rifiutato. Ho detto loro che non erano umani, che non avevano un cuore».
 
La vera storia

Inés aveva 14 anni quando ha avuto un arresto cardiaco, il 22 giugno 2017, ed è entrata in stato vegetativo. Solo un mese dopo una decisione collegiale dei medici dell’ospedale francese aveva stabilito che continuare a ventilare la ragazzina sarebbe stata una «ostinazione irragionevole», come recita la legge francese intitolata ai suoi due “padri”, Claeys-Lèonetti. Secondo un documento citato dal quotidiano L’Est Républicain, il capo del dipartimento in cui la ragazza era ricoverata ha giudicato che «la storia, l’esame clinico, i risultati delle immagini, l’elettroencefalogramma sono tutti concordi nel ritenere quasi nulle le possibilità di miglioramento o guarigione, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche».
Ma i genitori si oppongono: «Un crimine organizzato – denuncia sua madre –, è inumano». Inizia quindi un contenzioso che investe prima il tribunale amministrativo competente, poi il Consiglio di Stato e infine la Corte europea dei Diritti umani, in un percorso che ripete, in salsa francese, quello dei piccoli inglesi Charlie Gard, Isaiah Haastrup, Alfie Evans. Continua a leggere

I giudici dicono morte, i genitori no. Chi decide per Inès?

di Assuntina Morresi
Avvenire, 26.01.18 
 
La mattina del 22 giugno 2017 Inès, una ragazzina francese di 14 anni, viene trovata svenuta a casa sua: si tratta di un arresto cardiocircolatorio, con gravissimi danni cerebrali. Dal coma Inès – che era già affetta da una grave malattia neuromuscolare autoimmune – passa allo stato vegetativo. Appena un mese dopo, il 21 luglio, i medici gettano la spugna: non c’è più niente da fare, secondo loro non potrà migliorare, continuare a farla respirare e a nutrirla artificialmente è una «ostinazione irragionevole». Va lasciata morire.

I genitori però non sono d’accordo, e nasce un contenzioso. Non se ne occupa un altro collegio medico, ma un tribunale amministrativo, che deve verificare se è rispettata la procedura prevista dalla legge vigente in Francia, la Clayes-Leonetti del 2 febbraio 2016, quando dice che i trattamenti si possono sospendere se «appaiono inutili, sproporzionati e non hanno altro effetto che quello di mantenere artificialmente in vita». Trattamenti che, come specificato nella legge, includono alimentazione e idratazione artificiale. Il 7 dicembre il tribunale amministrativo di Nancy dichiara che i dottori si sono mossi coerentemente con le norme vigenti. Il 5 gennaio conferma anche il Consiglio di Stato, interpellato dai genitori della ragazza che tentano l’ultima carta, il ricorso alla Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo, per scongiurare «un crimine»: così lo definisce la madre, convinta che «qui non ci sono certezze. Secondo me Inès è cosciente in alcuni momenti».

Ieri, la Corte Europea ha stabilito che «la decisione di sospendere i trattamenti nel caso di una minore in stato vegetativo è conforme alla Convenzione». E quindi i genitori hanno perso il contenzioso, e contro il loro parere i medici potranno lasciar morire Inès, “staccando la spina”, interrompendo cioè i sostegni vitali. Continua a leggere

Giù le mani da Inès

di Giuliano Guzzo
 
Dal diritto a morire al dovere di morire è un attimo. O, al massimo, alcuni mesi. Non si tratta uno spauracchio cattolico o da talebani pro life ma di un fatto, di una scomoda evidenza che continua ad imporsi. L’ultima conferma viene dalla vicina Francia dove, nel gennaio 2016, era stata varata una legge sul fine vita dal retrogusto platealmente eutanasico e dove, due giorni fa, il Consiglio di Stato ha stabilito che ad Inès, quattordicenne affetta da Myasthenia gravis, una malattia neuromuscolare autoimmune cronica che causa debolezza muscolare e grave affaticamento, le cure dovranno essere sospese. Dovrà morire, in pratica.

Lei pare non abbia mai richiesto nulla di simile, i suoi genitori neppure. Anzi, si sono opposti con forza, scontrandosi coi medici, ad ogni scenario mortifero. Peccato invece che la magistratura – suffragando il responso di tre esperti, i quali hanno stimato che la ragazzina non avrà mai più la capacità di stabilire alcun contatto col mondo esterno – abbia dato ragione ai medici. Inès, dunque, dovrà morire. E chi se ne importa se manca una richiesta di morte, se di essa anzi non vi sia neppure l’ombra e se chi ha messo al mondo la giovane desidera che essa, al mondo, resti fino all’ultimo: dovrà morire, perché così hanno deciso terzi.

Ora, il ricordo del piccolo Charlie Gard è ancora vivo e con esso l’auspicio, sorto davvero in moltissimi, di non dover assistere più a nulla di simile. Eppure ci risiamo. Ancora una volta un minore malato. Ancora una volta la scelta di lasciarlo morire perché gravissimo, privo di possibilità di guarigione. Ancora una volta il diritto a morire che getta la maschera, mostrandosi come dovere, come barbaro innalzamento della soglia di accettabilità civile: o rispetti dei requisiti minimi, o sei fuori. Anzi, devi essere fatto fuori. A prescindere. La domanda dunque adesso è: fino a quando ci lasceremo prendere per il naso? Continua a leggere

Francia. Aborto, approvata legge che vieta di difendere la vita su Internet

L'assemblea nazionale francese. Via libera a una legge liberticida: vietato opporsi all'aborto su internet

Via libera dell’Assemblea nazionale. I siti web delle associazioni pro life rischiano di trovarsi fuori legge. Negata la libertà di parola on line, ma anche il concetto base della “liberté” laica
 
di Francesco Ognibene

(Avvenire, 1.12.16)
 
Con una votazione per alzata di mano, l’Assemblea nazionale francese ha approvato nella serata di giovedì 1° dicembre in prima lettura la norma che aggiunge agli «ostacoli all’interruzione di gravidanza» puniti dalla legge anche quello «digitale».

La riforma, attesa ora dall’esame del Senato, nasce da un’iniziativa del governo socialista che punta a spegnere la voce dei siti Internet curati da varie associazioni a difesa della vita per sopperire agli effetti di un’altra legge fatta approvare esattamente un anno fa dalla maggioranza che eliminava la settimana obbligatoria di riflessione per le donne che stanno pensando di abortire. L’eliminazione di quello spazio nasceva dall’idea secondo la quale la donna non deve rendere conto a nessuno della sua decisione di abortire, che dunque da facoltà depenalizzata a certe condizioni diventa “diritto”. La conseguenza della cancellazione di qualsiasi figura con la quale la donna possa confrontarsi prima di decidere ne era l’inevitabile conseguenza. Continua a leggere

Cappella della Madonna della Medaglia Miracolosa (Francia)

“O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!”. Questa invocazione, ripresa in numerose preghiere, è stata rivelata a Catherine Labouré durante un’apparizione della Madonna, il 27 novembre 1830, a Parigi.

Durante i vespri nella Cappella del Convento delle Suore della Carità, situata in Rue du Bac, in Francia, la giovane novizia vede Maria per la seconda volta. Continua a leggere

Spagna: la risposta della società civile al dietrofront del governo sull’aborto

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Dopo il ritiro della riforma da parte del premier Rajoy, i movimenti ‘pro-vita’ organizzano per il 22 novembre una manifestazione di dissenso e rinnovato interesse civile per i diritti del nascituro

Roma, 02 Ottobre 2014 (Zenit.org) Federico Cenci

Tanto tuonò che (non) piovve, in Spagna, dove l’attuale primo ministro Mariano Rajoy ha abdicato la battaglia contro il permissivismo nei confronti dell’aborto. Battaglia che il leader del Partido Popular aveva sposato fin dai tempi in cui, dagli scranni parlamentari dell’opposizione, aveva presentato ricorso alla Corte Costituzionale nei confronti della riforma sull’aborto dell’allora premier socialista José Zapatero. Continua a leggere

Scola: «Fecondazione e utero in affitto sono la schiavitù moderna. La Manif francese dovrebbe ispirare i nostri popoli occidentali»

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In un articolo scritto a quattro mani per il Figaro, il cardinale di Milano, Angelo Scola, e quello di Vienna, Christoph Schönborn, hanno lodato il movimento «popolare e cittadino» francese
 
La Manif pour tous «dovrebbe ispirare l’insieme dei nostri popoli occidentali». Così i cardinali di Milano e Vienna, Angelo Scola e Christoph Schönborn, hanno lodato in un articolo scritto a quattro mani per il Le Figaro il movimento «popolare e cittadino» che si appresta il prossimo 5 ottobre a manifestare contro l’introduzione di tecniche per la «la fabbricazione di bambini senza genitori».

BAMBINI E MADRI IN PERICOLO. Per i due cardinali, come nel periodo della Prima guerra mondiale, «oggi nuove minacce pesano sul nostro continente e pongono in termini differenti la stessa questione sul valore della vita umana». Si riferiscono alla «autorizzazione della GPA (utero in affitto, ndr), nella quale vediamo un doppio attentato alla dignità umana: contro i bambini da una parte, condannati a “essere orfani dei loro genitori vivi” per riprendere l’espressione di Giovanni Paolo II nella sua Lettera alle famiglie, e contro le madri dall’altra, i cui corpi si trovano cosificati, strumentalizzati, affittati». Continua a leggere

La Francia riabilita l’Humanae Vitae di Paolo VI

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di Lorenzo Bertocchi 
 
Nel caso dei treni è una benedizione che i binari siano paralleli, la stessa cosa purtroppo non vale in altri ambiti, come ad esempio quello del magistero della Chiesa. In questo caso un “magistero parallelo” è più facile che porti al deragliamento, piuttosto che a destinazione; l’esempio da manuale è fornito dalla reazione a cui andò incontro l’ultima enciclica di Paolo VI, ormai prossimo beato.

Era il 29 luglio del 1968 quando fu presentata l’Humanae Vitae, il pronunciamento del pontefice sul tema scottante dell’amore coniugale e della “regolazione” delle nascite, appena due giorni dopo si alzava violento il vento del dissenso. Al n°14 dell’enciclica si ribadiva con chiarezza che «è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Una sconfitta colossale per i molti che da anni tentavano, dentro e fuori la Chiesa, di forzare la mano per ottenere un pronunciamento favorevole sul tema della contraccezione. Continua a leggere

Il Sacro Cuore di Gesù: Sole di giustizia nell’Europa cristiana

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La devozione nacque nel XVII secolo e culminò con la consacrazione della monarchia francese

Roma, 23 Giugno 2014 (Zenit.org) – di Francesca Bonadonna

La devozione al Sacro Cuore di Gesù si ebbe nel XVII secolo, prima ad opera di Giovanni Eudes (1601-1680), poi, grazie alle rivelazioni private della visitandina Margherita Maria Alacoque, propagate da Claude La Colombière (1641-1682) e dai confratelli della Compagnia di Gesù.

Alla fine del secolo XVII, l’Europa era sotto il giogo del protestantesimo, che, anche se ostacolato dalla Contro-Riforma, diffondeva comunque le sue eresie e cominciava a corrompere gli spiriti, che si allontanavano dalla Chiesa. Per contrastare questi pericoli che incombevano, il Sacro Cuore apparve a Santa Margherita Maria Alacoque, facendole delle rivelazioni. Continua a leggere

La storia oscura della Francia: i genocidi non si dimenticano

Rivoluzione Francese

Voleva essere la patria della “libertè” e della “fraternité”, voleva creare l’”uomo nuovo”, voleva laicizzare il mondo estirpando la “superstizione” sostituendola con la “dea Ragione”. Oggi la Francia si trova accusata, con prove schiaccianti, di complicità nel genocidio verso la popolazione del Rwanda.

Nel giro di soli tre mesi, nel 1994, furono massacrati oltre un milione di tutsi, minoranza etnica, uccisi da estremisti della maggioranza hutu, in quello che fu definito il genocidio più rapido della storia dell’umanità. Una tragedia in cui grande ruolo ha avuto la Francia dell’ex presidente François Mitterand, protagonista sul finire dell’eccidio di un intervento umanitario (la cosiddetta “Opération Turquoise”), con l’assenso delle Nazioni Unite, che in realtà consentì la fuga dei principali dirigenti estremisti hutu a cui la Francia aveva garantito, negli anni precedenti lo sterminio, un deciso sostegno finanziario e militare. Il presidente del Ruanda, Paul Kagame, si è infatti scagliato, senza nominarla, contro la Francia. «Nessun Paese è così potente da poter cambiare i fatti» ha detto nel giorno del ventennale dell’eccidio, per poi aggiungere in francese: «Dopo tutto, i fatti sono cocciuti». L’ambasciatore a Kigali, Michel Flesch, è stato definito “persona non grata” alle celebrazioni, provocando un nuovo incidente diplomatico. Continua a leggere

Una donna “clone” dell’uomo è vera uguaglianza?

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L’associazione “Le Nouveau Féminisme Européen” interviene sulla legge francese sulla parità dei sessi, che definisce “impregnata” di egualitarismo e marxismo

Il 28 gennaio l’Assemblea Nazionale francese ha approvato con 359 voti a favore, 24 contrari e 174 astenuti – un progetto di legge sulla parità di genere proposto dal ministro per i Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem. Il testo è stato già approvato in Senato, ma prima di entrare in vigore dovrà essere riesaminato in seconda lettura, che è iniziata lo scorso 17 aprile.

Sul tema di questa legge è intervenuta l’associazione Le Nouveau Féminisme Européen, con un articolo scritto dalle eurodeputate francesi Elizabeth Montfort e Nicole Thomas Mauro e tradotto in italiano, sul sito dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, da Benedetta Cortese. Continua a leggere

Eucarestia e matrimonio, così si ripete il passaggio del Mar Rosso

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(dal sito La nuova Bussola Quotidiana)

 Suor Maria Gloria Riva ripercorre la storia di alcuni miracoli eucaristici per introdurci al Mistero dell’Eucaristia, con tutte le sue implicazioni.
 
di Maria Gloria Riva

In alcune miniature medievali, che adornavano i libri di preghiera, il talamo coniugale veniva messo in relazione con il roveto ardente di Mosè. Tale e tanta era la coscienza della sacralità del matrimonio che spesso, accanto al giaciglio dove giacevano gli sposi, erano visibili le calzature che i due avevano abbandonato, similmente a Mosè che si era tolto i sandali per non calpestare la terra santa. Continua a leggere

E adesso cominciano con l’abortofobia

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Buona parte dell’Europa Occidentale – sappiamo come sta andando in Italia – si è ormai dotata di leggi contro l’omofobia: chi critica l’omosessualità rischia di andare in galera. Anzi, non è che rischi: ci va davvero, come capita settimanalmente in Francia, in Gran Bretagna e altrove. Solo la settimana scorsa in Scozia un predicatore che citava tra i peccati gravi l’omosessualità è stato accompagnato, neppure troppo gentilmente, in prigione.

Non finisce qui. Ormai messa in sicurezza – anche se in Italia qualcuno, fastidiosamente, resiste – la legge sull’omofobia, le lobby e i poteri forti europei si sono chiesti: ma se è reato parlare male del «matrimonio» omosessuale, perché invece è permesso parlare male dell’aborto? Due pesi e due misure: l’ideologia omosessualista è imposta obbligatoriamente per legge, quella abortista ancora no. Continua a leggere

Il Papa sostiene la Marcia per la vita in Francia: tenete viva l’attenzione

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Papa Francesco appoggia la Marcia per la vita in programma questa domenica a Parigi. In un messaggio agli organizzatori, il nunzio in Francia, mons. Luigi Ventura, scrive che il Papa è stato informato dell’iniziativa e sostiene i partecipanti alla marcia, “invitandoli a mantenere viva l’attenzione su un tema così importante”. Il Papa li invita inoltre a riprendere la sua omelia del 16 giugno del 2013, in occasione della Giornata per l’Evangelium Vitae. Nel discorso al Corpo diplomatico, lunedì scorso, il Papa aveva affermato che “desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto”. (A.G.)
 
[Fonte: Radio Vaticana, 18.01.14]
 

L’amore inatteso

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Ieri ho avuto occasione di guardare questo film: “L’amore inatteso”, titolo originale: “Qui a envie d’être aimé?”.
Ispirandosi alla storia vera della conversione del marito Thierry Bizot (raccontata in Francia da un bestseller: “cattolico anonimo”), la regista francese Anne Giafferi (che invece credente non è) descrive la storia di un incontro a sorpresa, quello di Antoine – un uomo apparentemente realizzato e senza dubbi – con Gesù Cristo.
Pur con i limiti evidenziati dalla recensione qui di seguito, risulta a mio avviso nel complesso un buon film, sicuramente da vedere.
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Mi volevano staccare la spina, ma io ero viva. Angèle Lieby racconta la sua storia: «La vita è dono»

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«Sono l’unica donna al mondo che ha potuto leggere il preventivo del suo funerale». Per la prima volta in Italia, la donna ha narrato la sua incredibile vicenda in tv.
 
Angèle Lieby, per la prima volta in Italia, ha narrato la sua incredibile vicenda domenica alla trasmissione A sua immagine, andata in onda su Rai Uno (in pagina trovate il video). Come vi avevamo già raccontato, Angèle è stata salvata da una lacrima (è anche il titolo del suo libro edito da San Paolo, Una lacrima mi ha salvato, che in Francia ha già venduto più di 200 mila copie). La sua vicenda è quella di una persona che, solo grazie a una casuale lacrima, ha scampato la morte, ma è anche una forte denuncia della nostra cultura occidentale, spesso troppo frettolosa nel “liquidare” quelle vite che non si ritengono meritevoli di cure. Continua a leggere

Laicità francese, intollerante per sua natura

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25-10-2013 – di Stefano Fontana
 
Gli eventi francesi di questi giorni stanno mettendo in discussione la versione moderata della laicità proposta, per esempio, dal filosofo Charles Taylor. In Francia i sindaci non possono fare obiezione di coscienza ai matrimoni tra persone omosessuali, né con riferimento a motivazioni religiose né con riferimento a scelte filosofiche: la legge non lo permette. Davanti a queste posizioni, che si prevedono sempre più diffuse, bisogna ripensare la libertà di coscienza e di religione ben oltre la versione moderata ed illuminata che Charles Taylor ha riproposto di recente nel libro “La scommessa del laico” (Laterza, Roma-Bari 2013) scritto insieme a Jocelyn Maclure. Continua a leggere

Douce France….

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di Massimo Introvigne
 
Martedì 16 luglio la Francia ha adottato come suo simbolo ufficiale Shevchenko. Non il calciatore – il che, per quanto bizzarro, avrebbe fatto piacere ai milanisti – ma un’altra personalità, ucraina come il giocatore,  e con lo stesso cognome: Inna Shevchenko, attivista di punta del gruppo femminista Femen. Da martedì i francobolli francesi portano l’immagine di Marianna, simbolo delle Rivoluzione francese e della Repubblica, con il volto della Shevchenko. Ne sono stati stampati 630 milioni, e si conta di arrivare nientemeno che a tre miliardi di esemplari. Francobollo unico, in sedici varianti di prezzo. Non ci sarà scampo: chi vorrà usare le poste in Francia dovrà passare per la faccia della Shevchenko. Continua a leggere

Hadjadj: «L’embrione è un essere umano. Gli scienziati che lo negano sono apprendisti stregoni»

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Il filosofo francese attacca la legge che autorizza la distruzione degli embrioni a fini scientifici: «Siamo già ben aldilà del “Mondo nuovo” di Huxley»
 
«Nessuno scienziato può negare l’evidenza che l’embrione [umano] sia un essere umano o che sopprimerlo sia un omicidio. Fare dell’essere umano un materiale disponibile è il colmo dello sfruttamento». Così il filosofo francese Fabrice Hadjadj, in un’intervista al Le Figaro, ha commentato alla vigilia della sua approvazione la legge che in Francia ha aperto alla sperimentazione sugli embrioni, che implica la loro distruzione. Continua a leggere

Veilleurs debout

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Quella dei Veilleurs Debout (letteralmente Vigilanti in piedi) è una nuova forma di resistenza pacifica del movimento francese nato in opposizione alla legge Taubira (Le marriage pour tous) e agli eccessi della polizia nel soffocare ogni forma di dissenso ai matrimoni omosessuali.
 
Da una settimana i veri protagonisti delle piazze di Parigi non sono i turisti americani o gli artisti di strada, ma semplici ragazzi uguali a tanti altri che stanno in piedi e in silenzio giorno e notte come delle statue. I passanti si chiedono cosa succede, ma nessun giornale e nessuna televisione francese parla di questo fatto. Invece su Facebook o su Twitter siamo bombardati da centinaia di account e di post: sono i #veilleursdebout e sono dappertutto: a Place Vendôme, davanti al Palazzo di Giustizia, sul marciapiede di fronte all’Eliseo, in Place de la République, a Lione, Tolone, Reims, in tutta la Francia e anche in Europa. Continua a leggere

Un dossier racconta la repressione della polizia francese

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di Daniele Ciacci
 
Risale a pochi giorni fa il dossier Testimonianze delle vittime della repressione della polizia in Francia presentato alla sezione “Diritti Umani” del Parlamento Europeo da cinque avvocati francesi, che raccoglie sessantaquattro testimonianze di partecipanti alla manifestazione parigina di Manif pour tous contro la legge Taubira, che apre alla possibilità di unioni omosessuali parificate ai matrimonio eterosessuali. La manifestazione, che ha visto scendere in piazza quasi un milione di persone, ha dato adito a una risposta «violenta e brutale della polizia, a fronte di una atmosfera pacifica e amichevole, che non ha causato la distruzione di nessuna proprietà pubblica o privata. Il governo ha comunque risposto in una maniera inaccettabile in una democrazia, reprimendo la manifestazione con un uso inappropriato di gas lacrimogeno e con la detenzione arbitraria di centinaia di dimostranti». Continua a leggere

Democrazia anti-cristiana

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di Riccardo Cascioli

Non solo è inquietante il filo rosso anti-cristiano delle azioni delle attiviste di Femen, ancor più lo è la reazione ostentatamente “morbida” delle forze di polizia nei vari paesi europei teatro delle esibizioni delle donne in topless. Se poi – vedi la Francia – mettiamo a confronto la tolleranza di cui godono gli attacchi delle Femen con l’inaudita violenza usata dalle forze di polizia ai danni dei pacifici dimostranti contro le unioni omosessuali, l’inquietudine diventa allarme.
Il fenomeno è così evidente che il governo francese dovrà rendere ragione della sua disparità di trattamento al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Tale organismo riunisce gli ambasciatori dei 47 paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa; esso esercita soprattutto un potere di controllo sugli Stati per quanto riguarda il rispetto della democrazia, dei diritti umani, e dello stato di diritto.  Continua a leggere

Che succede in Francia?

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Il parlamento francese ha approvato ieri dopo 136 ore di dibattito, con 331 voti a favore e 225 contrari, la legge che consente in Francia il matrimonio e le adozioni omosessuali. Ma ciò che lascia sgomenti oltre alla portata e alle conseguenze del provvedimento è il comportamento del governo francese e delle forze dell’ordine di fronte ad ogni tipo di dissenso. Continua a leggere

Ancora attacchi laicisti, ma il Papa dice: «sentiamoci fratelli di chi non crede»

Quasi ogni mese avvengono ormai anche in Occidente violenti attacchi, anche fisici, ai cattolici e ai credenti in generale da parte di esponenti laicisti.

A metà ottobre in Spagna un centinaio di giovani ha attaccato la Scuola salesiana “Maria Ausiliatrice” di Mérida, e con bandiere della guerra civile e al grido “Dove sono i sacerdoti? Stiamo andando a bruciarli sul rogo“, hanno ferito un insegnante e aggredito il personale dell’edificio. L’intenzione del gruppo, secondo quanto ha riportato la stampa spagnola, era quello di togliere i crocifissi dalle pareti. Continua a leggere

Nessuno ha il potere di disporre della vita del suo simile

Il discorso del cardinale Vingt-Trois all’Assemblea dei Vescovi di Francia

ROMA, domenica, 4 novembre 2012 (ZENIT.org).- “Nessun essere umano ha il potere di disporre della vita del suo simile”. Lo ha detto ieri il presidente della Conferenza episcopale di Francia, il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, durante il suo discorso di apertura dell’Assemblea plenaria dei vescovi di Francia. Continua a leggere

Francia, i vescovi alzano la voce contro «nozze gay»

A pochi giorni dalla presentazione in Consiglio dei ministri della bozza di legge socialista sulla legalizzazione delle nozze e adozioni gay, la Chiesa francese ha riaffermato ieri con forza il radicamento nella tradizione umanista del proprio fermo dissenso, condiviso sempre più ad alta voce pure dalle altre principali confessioni religiose, così come da associazioni familiari e professionali fra le più rappresentative. Continua a leggere