Neonata morta al centro rifiuti: «L’hanno abbandonata da viva». . Gigli (MpV): fatti inaccettabili, manca informazione

(Avvenire, 17.03.18)
 
Buttata tra i rifiuti appena nata, e viva. Viva fino a quando, dal cassonetto in cui l’ ha infilata chi l’ ha messa al mondo, è stata caricata insieme al resto della spazzatura da un camion e trasportata nel centro di smaltimento di Casine di Ostra, vicino Ancona. Dove è finita sui rulli, tra i trituratori, infine su un nastro trasportatore. È lì che un operaio macedone – il primo essere umano ad averne pietà – s’ è accorto del corpicino straziato della neonata. Una scena che lo lascerà segnato per sempre. È ancora tutto da ricostruire l’ orrore del ritrovamento del cadavere della piccola, avvenuto nel pomeriggio di giovedì. Le prime certezze sono arrivate dall’ auto- psia effettuata ieri all’ istituto di Medicina legale di Ancona: la neonata (di origini nordafricane o del Sud Est asiatico) aveva il cordone ombelicale ancora attaccato quando è stata abbandonata tra i rifiuti ingombranti, chissà dove tra le province di Ancona, Pesaro e Perugia. Non sarebbe stata né accudita, né allattata: sarebbe morta probabilmente nelle 24 ore precedenti al ritrovamento, di freddo e di stenti. Sola al mondo. Vicino al corpicino è stata ritrovata anche una bustadi plastica macchiata di sangue, che è stata sequestrata e verrà analizzata. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e occultamento di cadavere in attesa delle risultanze degli esami medico legali e degli incroci sul Dna. I militari stanno esaminando anglio, che le bolle di conferimento dei vari camion che raccolgono i rifiuti per l’ azienda di Casine di Ostra per risalire al luogo di provenienza del materiale tra il quale c’ era anche il corpo. Ma stanno anche compiendo verifiche negli ospedali vicini ai punti di raccolta per rintracciare la madre della neonata. Durissima la reazione del Movimento per la vita, da anni impegnato in una campagna di sensibilizzazione sul tema dell’ abbandono e presente ormai capillarmente, a livello territoriale, con le sue 55 Culle per la vita: «La vita umana non è assimilabile ai rifiuti indifferenziati e la disattenzione del governo sul dramma dell’ abbandono dei neonati è inaccettabile – ha tuonato il presidente Gian Luigi Gigli -. Continua a leggere

Potrebbe accadere anche in Italia

Salvo improbabili ripensamenti della Cedu, anche il piccolo Alfie Evans è destinato a morire, non già per la sua malattia ma per la sospensione delle cure. E’ da vedere se ciò sia davvero il ‘suo miglior interesse’, come pretendono i giudici inglesi, oppure se a prevalere sia solo l’interesse della spesa sanitaria britannica. Si sta affermando in Europa il concetto per cui la sospensione delle cure non solo è un diritto incontrastabile del soggetto capace di esprimere le sue scelte, ma costituisce anche un obbligo per coloro che ne pretendono troppe: basta avanzare il sospetto di futilità delle cure o di accanimento terapeutico per obbligare qualcuno a togliersi di scena. La legge sul biotestamento da poco approvata potrebbe portare anche in Italia ad un conflitto tra istituzioni sanitarie ed esercenti la potestà genitoriale. Anche da noi sarebbe chiamato a decidere il giudice. Per ora non è accaduto, ma con la legge 219/17 l’argine a tutela del minore e dell’incapace si è fatto più fragile, anche quando la famiglia vuole tenerlo in vita.

Gian Luigi Gigli – Presidente del Movimento per la Vita Italiano

Nove anni fa la morte di Eluana

Sono passati nove anni, ma sembra ieri. Per la prima volta a Udine una grave disabile veniva lasciata morire per denutrizione e disidratazione sulla base di una presunta espressione di volontà. Ci vollero sette sentenze prima di arrivare alla decisione, presa in sede di giustizia civile, quasi si fosse trattato di beni materiali e non di vita umana. Il caso appassionò e divise Udine e l’Italia intera, nelle piazze e in Parlamento. Nove anni dopo il Parlamento ha approvato a larghissima maggioranza una legge sul fine vita che permetterà di lasciar morire altre Eluana senza alcun bisogno di passare per i tribunali. L’autodeterminazione del paziente è sacra, anche a rischio di far violenza alla coscienza del medico o di doverlo esentare da responsabilità penali, così ci spiegano. Un Paese anestetizzato da nove anni di predicazione a senso unico su tutti i mezzi di comunicazione assorbe inerte e quasi indifferente i germi dell’individualismo radicale che ne sta distruggendo il tessuto sociale. Una brutta stagione si profila all’orizzonte per i soggetti più fragili, in particolare disabili e anziani non autosufficienti. Per essi, purtroppo, il sacrificio di Eluana è stato vano. Per noi invece l’anniversario della sua morte è l’occasione per un rinnovato impegno contro la cultura dello scarto.
 
Gian Luigi Gigli (Presidente del Movimento per la Vita italiano)
 

Una festa quarantʼanni (e 200mila bambini) dopo

Quarant’anni fa, l’aborto. Oggi, i sempre nuovi attacchi alla vita umana. Carlo Casini, fondatore del Movimento per la vita, della prima Giornata nazionale dedicata alla vita fu tra gli organizzatori. E quel periodo che precedette l’approvazione della legge sull’aborto lo ricorda bene: «Quando la legge stava per essere approvata – racconta – decidemmo con la Cei di far sapere che la gente non si rassegna e non si rassegnerà mai all’aborto. Venne fuori una Giornata per la vita da celebrare ogni anno. È una data importantissima perché ricorda quello che viene rimosso: l’essere umano esiste fin dal concepimento». Da allora tante battaglie, tanta esperienza sul campo.
«In certi casi questa ricorrenza ha salvato la vita umana. Ha fatto cambiare idea a molte donne che volevano abortire, perché anche la parola salva, non solo la solidarietà e l’aiuto. È poi una Giornata di incoraggiamento per tutte le donne in difficoltà e per coloro che lavorano per dare un aiuto a far superare le difficoltà», come i volontari dei Cav che dal 1978 hanno salvato almeno 200mila bambini. «Ero amico di Madre Teresa – continua Casini – , lei diceva che ‘se accettiamo che una madre possa sopprimere un bambino con i soldi dello Stato poi cosa ci resta?’. L’auspicio è che oggi si difenda la vita in modo specifico, che sia la prima pietra di un nuovo umanesimo». Continua a leggere

Cali degli aborti, qual è la realtà?

I dati dipendono anche dall’aumento dell’uso delle varie pillole del giorno dopo. Come spiega e commenta Gian Luigi Gigli del Movimento per la vita
 
In diminuzione le interruzioni di gravidanza volontarie, per la prima volta il valore , nel 2016, scende al di sotto dei 60.000 per le cittadine italiane. Questi i dati forniti dal Ministero della Salute per quanto riguarda l’applicazione della Legge 194 del 1978. Un calo che segue la tendenza degli ultimi tre anni. L’anno con il valore più alto è stato il 1982 con  234˙801 interventi.  Da considerare però che in questi due anni i nati sono diminuiti di 7.910 unità.

Commentiamo questa notizia con l’onorevole Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita, per capire se davvero gli aborti in Italia stanno calando? «Forse è vero, ma in parte sembra dipendere dalla diminuzione del numero delle donne in età fertile: proporzionalmente, infatti, il tasso di abortività (numero di IVG per 1000 donne tra 15 e 49 anni) è sceso molto meno del dato numerico assoluto».

C’è da ricordare, inoltre, che gli aborti in ospedale calano anche per il diffondersi di aborti farmacologici fai-da-te: «L’aborto è così rientrato nella clandestinità da cui la 194 avrebbe voluto sottrarlo. Soprattutto, essi diminuiscono per l’abortività precoce legata alla cosiddetta contraccezione di emergenza con cui, in realtà, si può impedire l’annidamento dell’embrione in utero. Un fenomeno, quello delle pillole dei giorni dopo, che denuncia  l’emergenza educativa dell’ignoranza inconsapevole e del sesso banalizzato, con partner multipli e occasionali. I tempi di attesa per gli aborti, la distanza dalle sedi di residenza e il carico di lavoro per i medici che li praticano mostrano la pretestuosità degli allarmi lanciati da chi vorrebbe violentare la coscienza dei medici obiettori». Continua a leggere

Noi pro-life, né buonisti né rigoristi

Noi Famiglia&Vita, supplemento mensile di Avvenire – Ottobre 2017
 
di Gian Luigi Gigli
 
Nella proposta socio-culturale dei nostri giorni e nella stessa sensibilità di tanti cattolici si assiste ad un frequente restringimento del campo visivo. È come se la visuale non abbracciasse più con lo sguardo l’interezza e la complessità dei temi in gioco. Vi è gente disponibile a impegnarsi per ogni buona causa, specie se ne conseguono applausi o consensi: dall’abolizione della pena di morte, alla fame nel mondo. Le stesse persone, tuttavia, non si accorgono che la vita dell’innocente nel grembo materno meriterebbe una tutela ancora maggiore o che sono gli stessi poteri forti a promuovere in tutto il mondo la causa dell’aborto, mascherato da salute riproduttiva. Anzi, sui temi della vita sono fautori di una generica quanto acritica ‘apertura’, in nome di un malinteso dialogo che finisce, il più delle volte, per rivelarsi a senso unico. Per essi l’imperativo è non dividere, il metodo è quello buonista, la prospettiva è l’irenismo. Ma la visione a cannocchiale è diffusa anche negli ambienti pro-life: in nome del ‘rigore’, demonizzano le posizioni avversarie e quanti reputano sospetti di cedimenti; invocano un’unità il più delle volte ideologica; chiamano a scontri o battaglie, senza neanche valutare, come insegna la Scrittura, se muovendo contro il re nemico le forze a loro disposizione siano sufficienti. L’importante è tener alta la bandiera, senza curarsi delle rovine e dei cadaveri prodottisi nello scontro. Solitamente i primi si collocano politicamente a sinistra, in nome del progresso, i secondi a destra, in nome della tradizione e ognuna delle due scuole di pensiero tende a enfatizzare i temi più vicini al proprio orientamento politico, minimizzando o trascurando quelli dell’altra parte. Continua a leggere

Tutti con Charlie, in attesa del verdetto di Strasburgo

Continua la mobilitazione globale per il piccolo inglese affetto da una malattia rara che i medici vorrebbero lasciar morire ma sul quale i giudici europei hanno sospeso il giudizio di vita o di morte
 
La cattiva notizia per Charlie è che un eventuale verdetto negativo dei giudici di Strasburgo sarebbe senza appello. Ma la buona notizia è che gli stessi magistrati della Corte europea per i diritti dell’uomo non hanno in mente soluzioni sbrigative e vogliono veder chiaro nella vicenda giudiziaria che vede protagonista suo malgrado il bambino inglese di 10 mesi affetto da una rarissima malattia genetica (il suo è il 16° caso accertato in tutto il mondo) che colpisce il cervello – in inglese suona «Mithocondrial Depletion Syndrome» – e che gli rende impossibile respirare autonomamente, tanto da renderlo dipendente da una macchina che lo aiuta a non soffocare.
 
La battaglia dei genitori continua

Ricoverato da ottobre nella terapia intensiva del Great Ormond Street Hospital di Londra, Charlie a parere dei medici non avrebbe chance di sopravvivere e avendo fallito sinora le terapie tentate sarebbe inutile insistere. La loro richiesta di spegnere il respiratore automatico è stata avversata fieramente in ogni sede dai genitori, Chris Gard e Connie Yates, che chiedono ai sanitari di lasciarli tentare una cura sperimentale disponibile negli Stati Uniti. Continua a leggere

Pillole del giorno dopo: interpellanza urgente al Ministero della Salute

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di Anna Fusina

Nella seduta n. 207 dell’8 aprile scorso, gli On. Gian Luigi Gigli e Lorenzo Dellai hanno presentato un’interpellanza urgente al Ministero della Salute riguardo alla revisione da parte dell’AIFA della scheda del Norlevo (pillola del giorno dopo), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio scorso. Quest’ultima elimina ogni riferimento a possibili effetti antinidatori dell’embrione in utero che potrebbero verificarsi a causa dell’assunzione di detta pillola.

I deputati Gigli e Dellai rilevano come sia stata cancellata la vecchia dicitura che riportava che «il farmaco potrebbe anche prevenire l’impianto», sostituendola con «inibisce o ritarda l’ovulazione» e come dunque la pillola in questione sia stata classificata tout-court come farmaco antiovulatorio. Continua a leggere