Giovedì Santo: l’uomo è quello che spezza il pane

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«L’eroe multiforme, raccontami, Musa, che tanto vagò: / di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri, / molti dolori patì sul mare nell’animo suo, / per acquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni. / Ma i compagni neanche così li salvò, pur volendo: / con la loro empietà si perdettero». Nell’originale greco la prima parola dell’Odissea è «uomo», la seconda «raccontami».

Il poeta chiede alla Musa di dire, all’alba della cultura occidentale, “chi è l’uomo?”. Ci vorranno ben 24 libri per “raccontare” la risposta, anche se ci viene offerta un’eccellente sintesi nei pochi versi proemiali. Il poeta tratteggia tre caratteristiche: conoscere città e pensieri/costumi di uomini, patire dolori, al fine di acquistare la vita a sé e ai compagni. La poesia omerica dice l’essenziale: l’uomo è viaggiatore, curioso conoscitore del mondo, chiamato a “patire”, per tornare a casa. Casa è: “aver salva la vita” (psyché), ma non solo la propria, ma anche quella dei compagni (etàiroi): coloro con cui si condivide un obiettivo. Lo traduciamo con “compagno”, la cui radice (cum più panis) indica “qualcuno con cui si divide il pane”. L’identità dell’eroe non è ripiegata su se stessa, ma proiettata verso l’altro, salvare sé e i compagni sono un tutt’uno. Continua a leggere

La gioia del sacerdote: povertà, fedeltà, obbedienza

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Giovedì 17 aprile 2014 Papa Francesco ha celebrato in mattinata la Messa Crismale in San Pietro, mentre nel tardo pomeriggio si è recato presso l’Opera Don Gnocchi per la Messa in coena Domini. Qui ha definito la lavanda dei piedi – un rito che il Pontefice ha voluto compiere quest’anno con dodici disabili – «un gesto di congedo» di Gesù, «l’eredità che ci lascia»: «essere servitori gli uni degli altri». Lavare i piedi è, ha spiegato Francesco, «un gesto simbolico: lo facevano gli schiavi, i servi ai commensali, alla gente che veniva a pranzo, a cena, perché in quel tempo le strada erano tutte di terra e quando entravano in casa era necessario lavarsi i piedi. E Gesù fa un gesto, un lavoro, un servizio di schiavo, di servo». Un gesto difficile da capire all’epoca, e forse non ovvio neppure oggi. Ma un gesto che attraversa i secoli e arriva fino a noi, perché «pensiamo all’amore che Gesù ci dice che dobbiamo avere per gli altri, e pensiamo anche come possiamo servirle meglio, le altre persone. Perché così Gesù ha voluto da noi». Continua a leggere

La Messa in “Coena Domini” al Don Gnocchi

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Il Papa durante la celebrazione: “Gesù è Dio e si è fatto servo, servitore nostro.”

Il Papa ha presieduto nel pomeriggio nella chiesa del Centro “Santa Maria della Provvidenza” della Fondazione Don Gnocchi, a Roma, la Messa in Coena Domini che dà inizio al Triduo Pasquale. Papa Francesco ha compiuto il rito della lavanda dei piedi a 12 disabili, di diversa età, etnia e confessione religiosa, in rappresentanza di tutti i pazienti assistiti nei 29 Centri operativi in Italia. A partecipare alla Messa, gli ospiti del Centro “Santa Maria della Provvidenza” assieme a familiari, operatori e volontari. Tra l’interno e l’esterno della chiesa erano presenti circa 500 persone. Insieme al Santo Padre, hanno concelebrato il presidente della Fondazione Don Gnocchi, mons. Angelo Bazzari e il cappellano del Centro, don Pasquale Schiavulli. Continua a leggere

Triduo pasquale: Giovedì Santo 

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Estratto dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI (19 marzo 2008)
 
Cari fratelli e sorelle,

siamo giunti al Triduo Pasquale. Questi tre giorni vengono comunemente chiamati “santi”perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore ed il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa. Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano. Continua a leggere

“Siate vicini ai vostri sacerdoti con l’affetto e con la preghiera”

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Cari fratelli e sorelle,

con gioia celebro la prima Messa Crismale come Vescovo di Roma. Vi saluto tutti con affetto, in particolare voi, cari sacerdoti, che oggi, come me, ricordate il giorno dell’Ordinazione.

Le Letture, anche il Salmo, ci parlano degli “Unti”: il Servo di Javhè di Isaia, il re Davide e Gesù nostro Signore. I tre hanno in comune che l’unzione che ricevono è destinata a ungere il popolo fedele di Dio, di cui sono servitori; la loro unzione è per i poveri, per i prigionieri, per gli oppressi… Un’immagine molto bella di questo “essere per” del santo crisma è quella del Salmo 133: «È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste» (v. 2). Continua a leggere

Una mensa al centro della storia

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[Da La nuova Bussola Quotidiana, 28-03-2013]
 
di Suor Maria Gloria Riva
 
Sembra un forno, la piccola stanza del Cenacolo dove l’artista Sieger Köder dipinge la sua Cena. Un forno caldo e accogliente attraversato però da un’ombra improvvisa.
Attorno alla tavola ci sono i Dodici, anzi gli Undici perché Giuda se n’è già andato, se ne sta andando in quel momento. Lo scopriamo d’improvviso perché tra i volti degli apostoli ce n’è uno colto nell’atto di voltarsi verso un uscio nascosto nell’area più oscura della stanza. Giuda è lì, confinato fra la tavola e la porta. Ha appena preso il boccone dalla tavola, ha udito le parole del Maestro: «Quello che devi fare fallo presto» ed eccolo sull’uscio, pronto per essere inghiottito da quella notte che prima di essere un’annotazione temporale descrive lo stato dell’anima del traditore. Continua a leggere