False identità

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Giusto per chiarirci: se il problema del presepe è l’identità, allora tanto vale sostituirlo con i trenini elettrici.

Il presepe è per ricordarci di un fatto avvenuto. Se no non tenterebbero di distruggerlo.
Fosse altro, l’identità fornita sarebbe falsa, perché quelli non saremmo davvero noi.
 
(fonte: berlicche.wordpress.com)
 

I nostri figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di adulti affamati di verità e bellezza

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(da Tempi.it)

Di seguito pubblichiamo il “discorso alla città” pronunciato da Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, il 24 novembre in occasione della festa del patrono san Prospero. È un discorso lungo e meraviglioso, con alcuni passaggi spettacolari. 

Cari Amici, cari Fratelli e Sorelle, illustri Autorità,

papa Francesco, con il Sinodo straordinario dei Vescovi che si è da poco concluso, ha posto all’attenzione della Chiesa e del mondo la realtà della famiglia. Egli ritiene, come tutti noi, che la famiglia sia il cuore della Chiesa e della società. È nella famiglia, infatti, che si imparano e si vivono le dimensioni fondamentali della vita. Si impara che l’amore ci precede, entra a trasformare la nostra esistenza creando dei legami che diventano fondamentali. Nella famiglia si impara l’apertura agli altri, alla nuova vita dei figli, si impara l’importanza dell’educazione, il rispetto delle altre persone, soprattutto attraverso la scoperta che i figli non ci appartengono e che, in definitiva, noi non apparteniamo a noi stessi.  Continua a leggere

Il Papa al Consiglio d’Europa: senza radici si muore, ricercate la verità

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L’Europa riscopra le sue radici per costruire un futuro di pace in dialogo con il mondo. E’ la sfida lanciata da Papa Francesco nel suo intervento all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Il Papa ha ribadito la denuncia della Chiesa contro il traffico di armi e di esseri umani, quindi ha avvertito che senza la ricerca della verità la democrazia scivola nell’individualismo e si arriva alla globalizzazione dell’indifferenza. L’intervento di Francesco è stato preceduto dall’omaggio del segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland al quale ha consegnato una Formella raffigurante l’Angelo della Pace, opera di Guido Veroi. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Un pioppo con i suoi rami protesi al cielo”, il suo tronco “solido e fermo e le profonde radici che s’inabissano nella terra”. Francesco prende a prestito una poesia di Clemente Rebora per descrivere plasticamente la sua idea, di più il suo sogno di Europa. Continua a leggere

Il Papa a vescovi Zambia: difendere la famiglia da correnti che la minacciano

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(fonte: Radio Vaticana, 17.11.14)
 
Sostenere la famiglia cristiana contro le correnti che la minacciano. E’ l’appello levato da Papa Francesco nel discorso consegnato ai vescovi dello Zambia, ricevuti in visita ad Limina. Il Pontefice sottolinea che quando la famiglia è in pericolo lo è anche la vita di fede. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Un appassionato discorso in favore della famiglia, cellula fondamentale della società. E’ quello rivolto da Francesco ai vescovi dello Zambia e con loro del Continente africano. Il Papa osserva che ci sono grandi minacce che “militano contro la stabilità nella vita sociale ed ecclesiale, in particolare per le famiglie”. E annota che quando la vita della famiglia “è in pericolo, anche la vita di fede è messa a rischio”. Il Papa rileva che, specialmente i poveri che lottano per la sopravvivenza, “sono portati fuori strada da promesse vuote di falsi insegnamenti che sembrano offrire un veloce rimedio in tempi di disperazione”. Continua a leggere

La questione del cognome, un attacco alle radici

di Costanza Miriano
 
Adesso, che sia io a difendere l’importanza, il valore, la sacralità del nome è davvero surreale. Io i nomi me li dimentico qualche decimo di secondo dopo averli sentiti, senza battere ciglio. A volte non li sento neanche mentre me li stanno dicendo, tutta presa come sono dall’osservare le facce, per cercare di carpire i segreti più profondi – sarà felice? – da una piega della palpebra, dalla postura. Non mi ricordo un generale, un presidente, una città neanche se mi pagano; attraverso sale piene di gente con un sottile senso di panico, studiando formule generiche e il più possibile vaghe – “eh, che bello, era tanto che mi chiedevo come stessi”; “ti ho pensata” – per prendere tempo nella speranza di ricordarmi come cavolo si chiama quella persona che lo so, ne sono certa, io conosco bene, benissimo. Continua a leggere