Le due cose più importanti che ho imparato dai social

di G. Rancilio

(Avvenire, 23.03.18)
 
Insegnanti ed educatori lo sanno da tempo: certe domande dei ragazzi non fanno sconti; vanno subito al punto. Il ragazzo davanti a me avrà 15-16 anni. Mi ha ascoltato parlare di Internet e social network per un’ora e mezza. Ora tocca a lui. Alle domande. Alla domanda. «Qual è la cosa più importante che ha imparato gestendo i social di un quotidiano come Avvenire?».
I miei pensieri corrono veloci. E cominciano a scartare alcune delle cose che ho imparato in questi anni. Cose importanti ma non «la più importante». No, non è importante spiegargli come si usano gli strumenti per gestire e analizzare un social network. E nemmeno raccontargli come ci si rapporta con una comunità complessa e variegata. Scarto anche le «furbizie» tecniche e pratiche imparate. Scarto i corsi ai quali ho partecipato e i tanti libri letti. Finalmente non ho più dubbi. Sono due le cose più importanti che ho imparato. Ed entrambe, a dire la verità, le avevo già imparate da bambino.
La prima cosa che ho imparato – rispondo – è a non avere paura di chiedere scusa. Meglio: quanto sia bello chiedere scusa. Il ragazzo mi guarda un po’ stralunato. Provo a spiegarmi. Quando sbagliamo, soprattutto da ragazzi e a volte ancor più da adulti, siamo tentati di nascondere i nostri errori; di mettere sotto il tappeto la polvere. Di nascondere i cocci del vaso rotto con una pallonata. Perché sbagliare ci mette a disagio. E perché il giudizio degli altri ci mette a disagio. Ci fa paura. Pensiamo: oddio, cosa diranno adesso? Cosa penseranno ora di me? Per di più crescendo ci siamo convinti che chiedere scusa ci faccia apparire deboli e meno professionali. Continua a leggere

Padre studente Giulio Cesare: «Non coinvolte le famiglie»

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(da Avvenire, 30 aprile 2014)
 
Nel libro non c’è nulla che possa turbare un ragazzo del 2014, che su internet avrà avuto modo di informarsi con molta meno fatica circa l’arte amatoria». Scriveva così, ieri su la Repubblica, Melania Mazzucco autrice di Sei come sei, che – fatto leggere in classe ai ginnasiali del Giulio Cesare, prestigioso liceo classico romano – ha guadagnato ai professori che lo hanno imposto una denuncia per diffusione di materiale osceno. Colpa di un passaggio del libro in cui si descrive un rapporto orale. Che sia tra due uomini è marginale: se in ginocchio nei bagni ci fosse stata una sedicenne invece di un prestante giovanotto, poco sarebbe cambiato.

Il problema non è il sesso dei protagonisti, ma l’età dei lettori. Malgrado le convinzioni di Mazzucco, il fatto che per un adolescente sia fin troppo facile raffazzonare informazioni sulla sessualità e «l’arte amatoria», non è una buona ragione per rincarare la dose. Anzi: «È vero, sul web si trova di tutto e i ragazzi sono esposti ai messaggi inadatti alla loro età. Ma tanto più l’ipersessualizzazione dei bambini e degli adolescenti è un problema grave e ingravescente, tanto più gli adulti devono mediare e modulare ogni informazione sulla sessualità». Continua a leggere

Scaricare contenuti da Internet equivale a rubare?

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L’industria della pirateria musicale compromette il lavoro di molte persone

Quesito

Caro Padre Angelo,
le voglio fare una domanda che riguarda la pirateria informatica: oggigiorno questo fenomeno è molto vicino alla realtà di tutti, specialmente di noi giovani ed i suoi chiarimenti saranno utilissimi.

Parliamo innanzitutto dei film, dei telefilm, della musica e dei videogiochi: questi prodotti commerciali vengono creati per mezzo del lavoro di tantissime persone che gravitano intorno a questi ambienti (a volte non ci rendiamo conto di quante siano) ed il loro prezzo serve a pagare la giusta mercede a tutti quelli che vi hanno contribuito. Un tempo si aveva solo la possibilità di comprare i videogiochi, le VHS, i DVD, i CD audio o al massimo si registrava dalla televisione togliendo le pubblicità. Continua a leggere

Non basta Internet, serve Chesterton

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Internet è uno strumento utilissimo per l’apostolato, di cui oggi è obbligatorio servirsi, ma da solo non basta. Alla fine, per evangelizzare e convertire occorre una relazione personale, faccia a faccia. È quanto ha spiegato Papa Francesco – riprendendo un insegnamento di Benedetto XVI e già del beato Giovanni Paolo II (1920-2005), esposto in una lunga serie di messaggi per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – nell’udienza concessa il 7 dicembre 2013 alla plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici. La giornata è stata caratterizzata anche dall’incontro di Francesco con l’Istituto «Dignitatis humanae» e dalla pubblicazione del messaggio del Pontefice per la XXII Giornata mondiale del malato, in programma il prossimo 11 febbraio, mentre non si spegne – specie sulla stampa di lingua inglese – l’eco della predica del 5 dicembre a Santa Marta, dove il Papa ha evocato lo scrittore Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Continua a leggere

L’altra faccia di Halloween

Dietro una festa apparentemente innocua si possono nascondere alcuni rischi per i giovani

di Carlo Climati
 
ROMA, venerdì, 26 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Halloween è una tipica festa del mondo anglosassone, che negli ultimi anni si è diffusa anche in Italia. Un tempo, dalle nostre parti, era totalmente sconosciuta. Al massimo si poteva conoscere attraverso qualche film o fumetto americano (Linus, ad esempio).

Oggi, con l’avvento di internet e dei social network, la ricorrenza di Halloween ha oltrepassato i confini e si è diffusa in tanti altri Paesi. Per accorgersene basta guardare le vetrine delle pasticcerie e dei negozi di giocattoli. Sono invase da oggetti, costumi e pupazzi legati a questa ricorrenza. Continua a leggere