“S. Maria degli Angeli, costruita col sudore dei martiri”

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di Margherita del Castillo
 
Fu l’imperatore Diocleziano, tra il 298 e il 306, a volere a Roma il grandioso complesso delle Terme, per la cui costruzione furono utilizzati innumerevoli martiri cristiani che avevano rifiutato di venerare gli dei tradizionali e scelto di non rinunciare alla propria fede. E fu un sacerdote siciliano, Antonio Del Duca, più di milleduecento anni dopo, a chiedere e ottenere da Papa Pio IV di consacrare alla loro memoria e al culto degli Angeli una porzione di questa vastissima area. Era il 1561 quando l’ambizioso progetto fu affidato al grande Michelangelo, all’epoca già ultra ottantenne e contemporaneamente impegnato nella fabbrica della basilica di San Pietro.

Il Buonarroti intervenne, senza però alterarne la struttura, sui resti archeologici trasformandoli, in parte, in un edificio religioso davvero particolare per l’epoca. Due architetti lo succedettero: Giacomo Del Duca e Luigi Vanvitelli. A quest’ultimo, a metà del XVIII secolo, si deve, per lo più, lo stravolgimento del progetto michelangiolesco, a cominciare dalla decorazione interna dello spazio concepito, in origine, con intensa sobrietà. Continua a leggere

L’Eden nella laguna veneta che avvicina ai miracoli

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di Marina Corradi
 
San Francesco del Deserto (Venezia) – «Mentre attraversava con un altro frate la laguna di Venezia, trovò una grandissima moltitudine di uccelli che se ne stavano sui rami a cantare. Come li vide disse al compagno: ‘I fratelli uccelli stanno lodando il loro creatore, perciò andiamo in mezzo a loro a recitare insieme le Lodi del Signore’. Andarono in mezzo a loro e gli uccelli non si mossero. Poi, siccome per il gran garrire non potevano udirsi l’un l’altro nel recitare le Ore, il santo si rivolse agli uccelli e disse: ‘Fratelli uccelli, smettete di cantare, fino a quando avremo finito di recitare le Lodi prescritte’. Quelli tacquero immediatamente e se ne stettero zitti, fino al momento in cui, recitate a bell’agio le ore e terminate le Lodi, il santo diede licenza di cantare. Appena l’uomo di Dio ebbe accordato il permesso, ripresero a cantare, secondo il loro costume». È il miracolo degli uccelli di San Francesco, secondo la Vita Maggiore di San Bonaventura: e accadde qui, in questa piccolissima isola tra Burano e Venezia. Francesco tornava dalla Terrasanta e era approdato a Torcello. Correva l’anno 1220. Continua a leggere

La cattedrale con la statua di Gesù venuta dal cielo

La statua del Volto Santo nella cattedrale di Lucca

 di Margherita Del Castillo
 
Nell’agiografia di San Martino di Tours, che la Chiesa ricorda l’11 novembre, celebre è l’episodio del suo incontro con un povero uomo al quale il Santo cedette metà del suo mantello per consentirgli di ripararsi dal freddo. Sul prospetto principale del Duomo di Lucca, a lui intitolato, tra le arcate del nartece, una scultura ricorda questo gesto di carità mentre altre scene della vita del Santo ricorrono in rilievo sull’architrave ed attorno al portale centrale, accanto ad un ciclo di mesi e relativi segni zodiacali.

La chiesa ha origine antichissime, essendo stata fondata da SanFrediano, vescovo di Lucca nel VI secolo, destinata, successivamente, a sostituire la primitiva cattedrale di Santa Reparata, considerata troppo piccola per il crescente numero di fedeli. Il passaggio di consegna fu sottolineato dalla traslazione da Populonia delle reliquie del Santo Martire Regolo, tuttora qui venerate. Continua a leggere

Dove San Pietro celebrò la prima messa in Italia

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di Margherita Del Castillo
 
La basilica di San Pietro a Grado, nell’omonimo comune, è la testimonianza più antica della diffusione del cristianesimo in territorio pisano.

In epoca romana qui sfociava un braccio dell’Arno e proprio presso questo antico, e scomparso, scalo fluviale approdò San Pietro lungo il viaggio che dalla Palestina lo avrebbe portato a Roma. Correva l’anno 44. A questa data risale la celebrazione della prima Eucarestia in Italia. Una volta sbarcato, Pietro avrebbe improvvisato un altare utilizzando la porzione di colonna sormontata da una lastra di marmo che ancora oggi si conserva all’interno della chiesa. Da allora questa zona sarebbe divenuta luogo di culto e tracce di un’antichissima costruzione, risalente al IV Secolo, sono state, infatti, rinvenute nei numerosi scavi che nel corso del tempo furono condotti in loco. Una seconda chiesa sarebbe stata, successivamente, costruita tra il VI e il VII secolo, probabilmente in seguito ad un incendio che aveva gravemente danneggiato il primitivo edificio. La basilica attuale venne intrapresa nel X secolo ma subì modifiche e ampliamenti nei due secoli successivi. Continua a leggere

Saccargia, un dono per la Sardegna

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di Margherita del Castillo
 
In epoca altomedievale i legami con l’impero orientale bizantino si allentarono a tal punto che la Sardegna si organizzò in regni autonomi detti giudicati. È al giudice di Torres, Costantino I, e alla moglie Marcusa che si deve la costruzione della basilica di Santa Trinità di Saccargia, nell’attuale territorio del Comune di Codrengianos, in provincia di Sassari.

Nelle antiche cronache si legge che i due coniugi, partiti alla volta di un santuario per implorare alla Vergine il dono di un figlio, durante il pellegrinaggio furono ospitati dalla comunità dei monaci camaldolesi. Una volta nato il tanto atteso erede, futuro Gonario II di Torres, Costantino e Marcusa fecero dono ai monaci di una più ampia chiesa che i religiosi adottarono come loro abbazia i cui resti sono ancora oggi visibili. Consacrata nel 1116, la basilica della Santissima Trinità di Saccargia è senza dubbio il più rilevante monumento romanico dell’intera Regione. Continua a leggere

Il santuario dove lacrimò il dipinto di Maria

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 di Margherita Del Castillo
 
Nel 1583 San Carlo Borromeo si recò a Rho, vicino a Milano. La sua non fu una semplice visita pastorale: quel viaggio fu l’occasione per annunciare al popolo rhodense l’autenticità del miracolo della lacrimazione della Madonna Addolorata. Il 24 aprile del 1583 la Vergine di un affresco di inizio Cinquecento raffigurante la Pietà, allora posto in una piccola cappella dedicata alla Madonna della Neve, fu vista piangere da alcuni popolani. A perenne memoria dell’evento prodigioso fu proprio il Santo Arcivescovo di Milano a porre la prima pietra del tempio, avendone affidato progetto ed esecuzione al suo architetto di fiducia, quel Pellegrino Tibaldi, detto il Pellegrini, protagonista del rinnovamento architettonico della Chiesa lombarda riformata.

Il Tibaldi pensò un edificio con pianta a croce latina, a navata unica e quattro cappelle per lato. La cupola da lui disegnata venne diversamente realizzata dall’architetto Giuseppe Merlo a metà del XVIII secolo. Stessa sorte toccò alla facciata, ornata da bassorilievi e da due monumentali statue di profeti, portata a termine dal maestro Leopoldo Pollack in stile neoclassico sul finire del Settecento.  Ad essere abbandonata fu anche l’originaria idea del peristilio, il quadriportico che doveva precedere il prospetto principale. Dal ‘600 all’800  numerosi artisti si alternarono nella ricca decorazione interna, su commissione delle più nobili e benestanti famiglie locali. Continua a leggere

Caravaggio, il santuario con la fonte miracolosa

L'interno del santuario della Madonna di Caravaggio

di Margherita Del Castillo
 
“La terra di Caravaggio è stata recentemente resa davvero felice perché le apparve la Santissima Vergine nell’anno 1432 al tramonto del sesto giorno avanti le calende di giugno; ma Giovannetta è assai più felice di ogni altra persona, perché meritò di vedere la gran Madre del Signore”.

Questa iscrizione, posta alla base del simulacro della Vergine nel SacroSpeco, è una delle più importanti testimonianze che documentano l’apparizione della Madonna nella campagna di Caravaggio, in provincia di Bergamo, nel prato detto Mazzolengo, a una giovane contadina, Giannetta de’ Vacchi, cui chiese di richiamare i suoi compaesani alla penitenza e di erigere una chiesa a Lei dedicata. Subito in quel luogo scaturì una fonte e subito si cominciò a edificare una cappella che, grazie all’appoggio finanziario del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, le cronache già nel 1516 potevano definire «insigne e ricca di ornamenti e pitture venerande». Continua a leggere