Consigli di Wojtyla sulla confessione

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“Quando la confessione è frequente, allora tutto è facile. Quando è meno frequente invece, diventa più difficile – NON OGGETTIVA – assumendo un carattere principalmente SOGGETTIVO. Elementi fondamentali di oggettività sono: il momento dell’esame di coscienza, della capacità di confessarsi, della celebrazione del sacramento. E così nella misura in cui diventiamo maturi, ci rendiamo conto del significato dell’atto di contrizione e del proposito, di quale svolta interiore o comandamento si tratta. I greci antichi, i cristiani chiamarono questa metanoia, così sta scritto nella sacra scrittura. Sappiamo bene quanto ci costa questa trasformazione. Costa, legata com’è allo sforzo interiore! Qualche volta l’uomo tralascia il sacramento della penitenza, appunto perché ha paura di quello sforzo di volontà. E fa male! Il sacramento della penitenza è sgorgato da un grande amore ed è costato molto caro: Cristo ha pagato! Mio caro, anche l’uomo deve pagarlo secondo la sua misura umana. Deve pagarlo con lo sforzo interiore della conversione. Quello sforzo che porta con se la liberazione. E non solo la liberazione in modo del tutto soggettivo, a livello di coscienza ma ci dona una liberazione reale. Non temere questo sforzo intraprendilo! Continua a leggere

L’umile verità che ricordava Wojtyla: la famiglia che prega unita il Rosario, resta unita

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di Giovanni Paolo II
 
La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio.

Molti problemi delle famiglie contemporanee, specie nelle società economicamente evolute, dipendono dal fatto che diventa sempre più difficile comunicare. Non si riesce a stare insieme, e magari i rari momenti dello stare insieme sono assorbiti dalle immagini di un televisore. Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l’immagine del Redentore, l’immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po’ il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con Lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da Lui la speranza e la forza per il cammino. Continua a leggere

Garrigou-Lagrange. Il tomista d’assalto

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Rigoroso discepolo degli insegnamenti di san Tommaso d’Aquino e per questo definito «tomista di stretta osservanza», ma anche un metafisico e allo stesso tempo un contemplativo come san Giovanni della Croce.

È Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964), il teologo domenicano conosciuto come il capostipite del tomismo romano pre-conciliare e ricordato ancora oggi come uno dei grandi avversari della Nouvelle théologie impersonata da pensatori come Yves-Marie Congar, Henri de Lubac o Jean Daniélou. Oggi, a cinquant’anni esatti dalla morte del “maestro dell’Angelicum”, (l’ateneo pontificio di Roma dove insegnò per più di mezzo secolo), rimane intatta e attuale la forza del suo pensiero, a cominciare da capolavori come Dieu, son existence et sa nature, De Revelatione, Le tre età della vita interiore, Perfezione cristiana e contemplazione, o di un testo giovanile del 1909, spesso citato e molto amato da Paolo VI, come Le sens commun, la philosophie de l’être et les formules dogmatiques. Continua a leggere

L’amore ha il suo peso specifico

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«L’orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo e mi fissò negli occhi. E poi decifrò la data scritta dentro la fede. Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia… poi disse: “Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d’oro. Suo marito dev’essere vivo – in tal caso nessuna delle due fedi ha peso da sola – pesano solo tutte e due insieme. La mia bilancia d’orefice ha questa particolarità che non pesa il metallo in sé, ma tutto l’essere umano e il suo destino”. L’amore non è un’avventura. Prende sapore da un uomo intero. Ha il suo peso specifico. E’ il peso di tutto il suo destino. Non può durare un solo momento. L’eternità dell’uomo passa attraverso l’amore. Ecco perché si ritrova nella dimensione di Dio – solo Lui è l’Eternità!»

[Karol Wojtyla, La bottega dell’orefice, 1960]

La bottega dell’orefice

La bottega dell'orefice

Il matrimonio come via alla santità, al pari della vocazione alla verginità, è l’assunto centrale della Bottega dell’orefice, il magnifico testo teatrale di Papa Giovanni Paolo II, scritto nel 1960, quando Carol Wojtyla era ancora Vescovo di Cracovia. Tre dialoghi tra altrettante coppie si succedono secondo il ritmo paziente della coscienza che riflette sul passato e sulle scelte decisive per l’esistenza. Un personaggio accomuna le tre storie, quell’orefice che non prende mai direttamente la parola. La verità delle sue parole è rievocata nei dialoghi delle coppie. L’amore coniugale sa unire ciò che è diviso, riempie di una presenza il desiderio umano e la domanda di compiutezza. Continua a leggere

La bottega dell’orefice

Ieri ho visto questo film: La bottega dell’orefice. Il film è tratto dall’omonima opera letteraria scritta da Karol Wojtyla nel 1960 quand’era vescovo a Cracovia. Poetiche e profonde riflessioni sull’amore di coppia, sul matrimonio e su cosa significhi donarsi l’uno all’altro, scritte come solo un sacerdote, prossimo Papa, potrebbe fare. E sappiamo bene quanto Giovanni Paolo II sia stato attento e appassionato studioso delle tematiche relative all’amore umano e alla famiglia.
La forza del sacramento del matrimonio è qualcosa di grande, straordinario… A noi è chiesta solo fede e umiltà.
Da non perdere! Continua a leggere

16 ottobre 1978: Karol Wojtyla eletto Papa

Il 16 ottobre 1978, Karol Wojtyla, Arcivescovo di Cracovia, veniva eletto Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica dal conclave papale, prendendo il nome di Giovanni Paolo II.
Papa Benedetto XVI, all’epoca cardinale Ratzinger, fu nominato Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede da Giovanni Paolo II nel 1981, e venne descritto come uno dei più stretti confidenti di Papa Wojtyła. Continua a leggere