Come Keplero cercò di scrivere lo spartito della musica di Dio. E scoprì le orbite dei pianeti

483x309 (1)

di Francesco Agnoli
 
Siamo nel 1606 e l’editore Wolfgang Richter, di Francoforte, dà alle stampe un opuscolo, in latino, di una quarantina di pagine, intitolato “De Jesu Christi servatoris nostri vero anno natalitio”. L’autore di questo testo – tutto teso a ridatare il vero anno di nascita di Cristo, sulla base dell’ apparizione della stella di cui parlano i Vangeli, e che spinse i magi a mettersi in cammino-, è un tedesco che ha studiato presso il seminario inferiore di Adelberg e poi presso quello superiore di Maulbronn. Finiti questi studi, ha poi frequentato per quattro anni e mezzo un monastero di Tubinga per divenire teologo.

La sua formazione è, per l’idea che si ha oggi di fisica e di astronomia, del tutto lontana dalla scienza. Eppure non è affatto così. Non solo perché a quei tempi ogni seminario religioso prevede l’insegnamento della matematica, della geometria e dell’astronomia, ma anche perché quell’uomo, come i primi osservatori del cielo, un po’ come i magi dell’Oriente, ha una visione sacrale del cosmo. Continua a leggere