Kierkegaard e la fenomenologia del “mi piace”

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di Claudia Mancini

Nel 1846 Kierkegaard pubblica la Postilla conclusiva non scientifica alle Briciole di filosofia, con lo pseudonimo di Joannes Climacus. Con la consueta ironia, degna di un cesellatore di paradossi, egli chiama “postilla” quello che propriamente è un «saggio esistenziale», un denso testo filosofico di circa settecento pagine. Nella Prefazione, enfatizzando il tono ironico, Climacus scrive di essere pienamente soddisfatto perché il precedente saggio – Briciole di filosofia (1844) non ha avuto successo, anzi, «non ha prodotto nessuna sensazione, nessunissima» [1].

In un’epoca irrequieta, prodiga nell’elargire consenso o dissenso, sempre affaccendata a schierasi di qua e di là, per il suo saggio non c’è stata alcuna effusione di sangue né di inchiostro: «il volume è passato inavvertito, senza recensioni e senza essere nominato in nessuna parte» [2]. Continua a leggere

Se per Veronesi il cancro è la prova che Dio non esiste

Umberto Veronesi

di Luigi Santambrogio

(da lanuovabq.it, 18.11.14)
 
Umberto Veronesi, chirurgo e direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, si racconta nel libro Il mestiere di uomo, da oggi nelle librerie. Repubblica ne ha offerto un’anticipazione e si può ben immaginare che il libro mette per iscritto quando è duro e drammatico Il mestiere di vivere, se il paragone con Cesare Pavese non suonasse un tantino pretenzioso e sproporzionato. Ma il chirurgo Veronesi, ed è verità indiscutibile, è bravo a guarire il cancro mentre Pavese si arrese davanti all’impossibilità di curare il tumore che l’esistenza è in se stessa. Storia drammatica ma affascinante, quella che il professore racconta, perché ci rimette in faccia questioni forti e disperate che la cultura del Novecento ha sempre rimpallato senza dare mai offrire risposte convincenti. Però, più che nelle risposte, è nella domanda che si nasconde la verità, se non tutta almeno una sua piccola scheggia. Al centro dell’indagine di Veronesi ci sono il male, il dolore e le loro crudeli pretese di spadroneggiare sulle vite degli uomini. Continua a leggere

L’Eucaristia: amore degli amori

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«In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.» (Gv 6, 53 – 54)
 
Quanti amici ci hanno detto frasi come “Non vengo a Messa perché mi annoio!”, oppure “L’omelia del sacerdote era troppo lunga”? Spesso anche molti cattolici si dimenticano quale sia la parte fondamentale della Santa Messa: l’Eucaristia. Non ci possiamo annoiare nel momento in cui ci rendiamo conto che la persona che più ci ama al mondo sta dando la sua vita per noi: durante la Consacrazione, infatti, Gesù Cristo viene realmente crocifisso davanti ai nostri occhi, anche se non lo vediamo. Continua a leggere

La straordinarietà nell’ordinario

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L’attualità di Galati 2, 9
 
di  Eleon Borlini
 
C’è un’immagine, nel Nuovo Testamento, che sintetizza l’essere “molteplice nell’unità” della Chiesa, sin dal primo Concilio della storia. Nell’Epistola ai Galati, Paolo ripercorre, in special modo lungo i primi due capitoli, la propria conversione e la predicazione del Vangelo di Cristo alle città dell’Asia minore. Nel cuore del secondo capitolo, l’Apostolo rievoca un evento/incontro decisivo: “Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me […] la loro destra in segno di comunione” (Gal 2,9). E’ la sintesi ecclesiologica del Concilio di Gerusalemme (50 d.C. ca), in cui le diverse anime del protocristianesimo trovarono l’unità nell’unico Spirito. Continua a leggere