Francesco: Dio è la “grande bellezza”, tutto il resto tramonta

Papa Francesco a Santa Marta - OSS_ROM

Ci sono due pericoli che insidiano i credenti: la tentazione di divinizzare le cose della terra e persino di idolatrare le “abitudini”, come se tutto dovesse durare per sempre. Invece, l’unica bellezza eterna a cui guardare è quella di Dio. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa Santa Marta. Il servizio di Alessandro De Carolis:

“La grande bellezza è Dio”. Lo recita anche il Salmo: “I cieli narrano la bellezza di Dio”. Il problema dell’uomo è che spesso si prosterna davanti a ciò che, di quello splendore, è solo un riflesso – che un giorno comunque si spegnerà – o peggio diventa devoto di piaceri ancor più passeggeri. Continua a leggere

Per avere risposte è necessario porre domande. A proposito de “La grande bellezza”

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di Andrea Arnaldi

“È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura… Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile”. Questa è la frase che mi sembra racchiuda il messaggio che Jep Gambardella, il personaggio di Toni Servillo ne “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, consegna agli spettatori del film, candidato italiano agli Oscar 2014.

Il film offre squarci di fallimenti umani, personali e professionali, di vuoto interiore, di miserie umane travestite da effimeri ed illusori successi da rotocalco, alternati ad immagini di una Roma straordinariamente bella e suggestiva. Continua a leggere

La nostra società gaia e vuota e quella inappagabile sete di “Grande bellezza”

Toni Servillo Sabrina Ferilli Giorgio Pasotti

Marina Corradi recensisce il film di Paolo Sorrentino vincitore dell’Oscar come miglior pellicola straniera.

Ne ho sentito parlare male. L’ho visto, e l’ho voluto rivedere la sera dopo. La Roma del film somiglia a quella che io, milanese, ho scoperto da bambina quando mio padre mi portò al Palatino e al Colosseo a Villa Borghese per la prima volta: un sogno, o un miracolo, l’essere rimaste in vita quelle pietre dopo millenni, e il loro starsene ancora sotto al sole, impregnate della sua luce d’oro. La Roma de La grande bellezza è quella che meraviglia un ragazzo la prima volta che la vede, e ancora più, immagino, se viene dal Nuovo Mondo: allora l’impatto deve essere travolgente, e forse anche questo spiega il successo americano del film. Certo, non è la Roma di Ignazio Marino, sull’orlo del default. È invece una metafora dell’Occidente più privilegiato e, all’apparenza, spensierato. Continua a leggere

La Grande Bellezza è il desiderio e la risposta

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di Alessandro D’Avenia

«Ho cercato la grande bellezza», dice il protagonista dell’omonimo film, alla fine del suo percorso umano e spirituale. «E non l’ho trovata». È la constatazione rassegnata. Rimane solo la promessa non mantenuta di un amore giovane e freschissimo. La realtà purtroppo è un grande trucco, provoca illusioni e conseguenti delusioni. Si vive di sogni o di ricordi. Il velo di Maia copre il nulla.

La prima parte del film di Paolo Sorrentino in corsa per l’Oscar è un viaggio alla ricerca di una via di uscita dal torpore esistenziale e letterario dei meandri quasi infernali delle feste romane, «i cui trenini sono i più belli perché non portano da nessuna parte», per giungere – nella seconda parte – a porre la domanda di senso a interlocutori validi perché “spirituali”: un vescovo in odore di papato e una suora austera fino a destare paura. Ma validi non si dimostrano: il primo perché carnale, la seconda perché angelica. Nessuno dei due è spirituale, nel senso di albergare la vita dello Spirito nella carne. Continua a leggere