Pillola abortiva, vietata obiezione nei consultori

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Il Lazio forza la mano contro i medici obiettori di coscienza. La giunta di Nicola Zingaretti impone ai medici obiettori – pur non coinvolgendoli direttamente nell’interruzione di gravidanza – la prescrizione della “pillola del giorno dopo”, l’inserimento della spirale contraccettiva, la redazione delle certificazioni e autorizzazioni che precedono l’aborto. Una decisione che inevitabilmente scatena polemiche. Oggi un’interrogazione in Consiglio regionale della consigliera Olimpia Tarzia: «Va revocata perché vìola la 194». La pesante modifica arriva col decreto «Rete per la salute della donna, della coppia e del bambino: ridefinizione e riordino delle funzioni e delle attività dei Consultori familiari regionali».

L’intervento, secondo l’allegato 1 del decreto, sarebbe motivato con l’obiettivo di contrastare il diffuso ricorso dei ginecologi – ma anche di anestesisti e personale non medico – all’obiezione di coscienza, che secondo l’ultima relazione 2013 al Parlamento sulla 194 – citata nel decreto – è del 69,3% come media nazionale del 2011 (80,7 la percentuale nel Lazio). Continua a leggere

Così la Corte costituzionale tratta il figlio come oggetto

Corte Costituzionale

 di  Alfredo Mantovano
 
Nella sentenza della Corte costituzionale sulla fecondazione eterologa – la n. 162 del 9 aprile, depositata due giorni fa – ci sono delle affermazioni di principio, delle enunciazioni di limiti e delle indicazioni di prospettiva.

Riservandomi di tornare sui limiti del ricorso all’eterologa ricavabili dalla pronuncia della Consulta e su che ciò che potrà accadere in applicazione di essa, mi soffermo oggi sulle dichiarazioni di principio. Una prima lettura ne fa individuare tre, che ricavo da altrettanti passaggi della sentenza:

 a. la scelta di una coppia sterile o infertile di utilizzare la tecnica di Pma-procreazione medicalmente assistita eterologa coincide, secondo la Consulta, con la scelta “di diventare genitori e di formare una famiglia che abbia anche dei figli”. Continua a leggere

La Basilicata vuole aiutare le donne che rinunciano all’aborto. La Cgil: «Vergognoso attacco alla 194»

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Il Consiglio regionale propone un assegno mensile di 250 euro alla madre che tiene il bambino. Loredana Taddei, responsabile “politiche di genere” del sindacato, si infuria.

In Italia si può immaginare di aiutare le future madri in difficoltà, magari con un assegno mensile che, per quanto striminzito, le incoraggi a non optare per l’aborto? A quanto pare no. Non secondo gli addetti alle “politiche di genere” della Cgil come Loredana Taddei, la quale ha reagito malissimo alla proposta di legge in discussione presso una commissione consiliare della Regione Basilicata che prevede appunto – come spiega Avvenire – «l’adozione di un sostegno da 250 euro mensili, per 18 mesi, al fine di “tutelare e sostenere la maternità con un aiuto concreto alle tante donne che, trovandosi in difficoltà economica si vedono costrette a rinunciare al proprio bambino”». Continua a leggere

Incontro con Paola Bonzi, fondatrice del CAV

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Una luce calda. Un divano accogliente. Un sorriso rassicurante.

Così ci ha accolti Paola nella sua “casa”: il Centro di Aiuto alla Vita della Mangiagalli. Così ha accolto migliaia di ragazze, di donne, che nel momento del bisogno si sono lasciate aiutare dalla materna Paola. Sì, l’aggettivo che meglio descrive quest’incredibile donna è proprio: materna. Come d’altronde il centro che ha costruito con la dedizioni di lunghi anni. Un nido materno. Come dice la stessa Paola:” Perchè io parlo sempre della donna: il bambino sta dentro quella donna lì, e se io voglio arrivare a quel bambino non posso far altro che abbracciare la sua mamma ”.

La stessa filosofia è adottata dal Centro di Aiuto alla Vita, nato nel cuore di Milano quasi un quarto di secolo fa. Promotrice, anima e motore del centro è la stessa Paola, la cui attività, partendo da una donna, fa spesso nascere una mamma. Continua a leggere

Legge 194: la grande menzogna degli aborti clandestini

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Il 22 maggio scorso è stato l’anniversario della Legge 194 che dal 1978 regolamenta l’interruzione di gravidanza in Italia. Come ha giustamente sottolineato Massimo Pandolfi, caporedattore de “Il Resto del Carlino”, «passano gli anni, ma le bugie ideologiche che circondano l’argomento aborto continuano, imperterrite». La menzogna più grande che ancora oggi si ripete è la stessa usata dai Radicali di Emma Bonino nei confronti degli italiani: la legge servirebbe per ridurre o eliminare gli aborti clandestini che sarebbero stati un milione all’anno prima del 1978. Continua a leggere

Scusi presidente Napolitano, ma l’eugenismo non più è un crimine contro l’umanità?

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Appello dei Ginecologi Cattolici al presidente in seguito alla sentenza della Cassazione che favorisce l’aborto eugenetico e il “diritto a non nascere malato o handicappato”

[ZENIT.org – 23 novembre 2012]

L’assemblea dell’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, riunita ad Aversa il 15 novembre 2012, all’unanimità ha deciso di inviare un appello al Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, nella sua qualità di primo garante della Costituzione Italiana e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed al Governo Italiano, in merito alla sentenza della III Sezione Civile della Corte di Cassazione n. 16574 del 2 ottobre 2012, che – con un tortuoso giro di parole – di fatto sancisce che: “Se nasce un bambino ‘malato’ deve essere risarcito anche lui per la ‘vita handicappata’ che dovrà vivere a causa della sua nascita, che l’errore medico non ha evitato (o ha concorso a non evitare)”. Continua a leggere

Quando il bambino down è «meno persona»

La preoccupante sentenza della Cassazione che ha risarcito genitori e figlio down perché non avrebbe dovuto nascere ha rotto un’altra diga giuridica ipotizzando un «diritto a non nascere se non sani».
Non si sono ancora spenti gli echi della decisione della Corte di Cassazione che ha attribuito un risarcimento del danno per mancata informazione della sindrome di down, non solo ai genitori ma anche alla bambina. Nei giorni scorsi un gruppo di giuristi delle migliori scuole della civilistica italiana si è riunito per discutere e criticare quella che appare una decisione che riduce la vita delle persone con disabilità quale risultato di una mancata scelta abortiva, facendo trapelare un inaccettabile diritto a non nascere se non sani. Continua a leggere

Cosa può darti un figlio Down

La sentenza della Corte di Cassazione, che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno per la nascita indesiderata di una bambina down ai genitori, ai fratelli e alla stessa interessata, non può non suscitare amare riflessioni.
Vorrei commentare questa sentenza con una lettera pubblicata nel dicembre 2011 su Avvenire riguardo ad un caso analogo. Una lettera che dovrebbe fare riflettere tutti. Continua a leggere

Aborto, 25 anni di vergogna

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di Mario Palmaro

Il 18 maggio 1978 veniva approvata la legge 194 che legalizzava l’uccisione di esseri umani concepiti nel seno materno. Da allora, oltre quattro milioni di vittime. Una vergogna!

Un applauso raggelante si leva dai banchi del Senato: presidente ha appena letto il risultato delle votazioni con cui l’aborto è diventato legge dello Stato italiano. È un giovedì pomeriggio di 25 anni fa, il 18 maggio del 1978. Così il Parlamento approva la legge 194, che rende lecita la soppressione dell’essere umano concepito. L’intervento è a carico del Servizio sanitario nazionale e viene “pagato” da tutti i contribuenti, anche da quelli che sono contrari all’aborto di Stato. In Senato, gli applausi arrivano soprattutto dai banchi della sinistra: la legge passa con l’appoggio decisivo del Partito Comunista, del Partito Socialista, e delle altre componenti di tradizione marxista. Salvo alcune eccezioni, anche i cosiddetti partiti laici – Psdi, Pli e Pri – si schierano a favore della autodeterminazione della donna. Contro la legge votano i deputati della Democrazia cristiana e del Movimento sociale italiano Destra nazionale, ma non basta. Continua a leggere