Anniversario. Questi 10 anni senza Eluana

Fatti, sentenze, leggi: così una vicenda drammatica ha segnato il modo di affrontare oggi i nodi del fine vita
 
di Gian Luigi Gigli
 
Sabato 9 saranno passati dieci anni esatti da quando la conclusione della vicenda umana di Eluana Englaro lacerò la città di Udine,l’opinione pubblica nazionale e le stesse istituzioni. Per la prima volta in Italia una grave disabile veniva lasciata morire per denutrizione e disidratazione con la collaborazione di strutture che avrebbero dovuto essere votate alla cura. Si concludeva così un lungo iter, promosso dal padre-tutore, per porre fine a una condizione di vita misteriosa che non corrispondeva più all’immagine di vitalità che egli serbava nel cuore.

La decisione, clinicamente assurda, di non passare durante 17 lunghi anni dalla fase transitoria della nutrizione col sondino nasogastrico a quella attraverso la Peg, tipica delle condizioni di lungo periodo, testimoniava il rifiuto precoce di una condizione giudicata priva di insufficiente dignità. Dopo numerosi processi, nel luglio 2007 la Cassazione riconobbe il diritto al rifiuto dei sostegni vitali nella sola condizione di stato vegetativo permanente, purché fossero certe la volontà di chi rifiutava le cure e l’irreversibilità dello stato vegetativo.

La Corte d’Assise di Milano ritenne che l’una e l’altra condizione fossero acclarate. Per quanto riguarda l’irreversibilità dello stato vegetativo, in sé indimostrabile, i magistrati non chiesero verifiche, malgrado qualche dubbio diagnostico: infatti, nella cartella clinica risulta annotato che in rare occasioni Eluana aveva chiamato la mamma o eseguito ordini semplici, segni questi incompatibili con lo stato vegetativo. Illustri neurologi chiesero che fossero eseguiti più approfonditi accertamenti con le nuove tecniche di valutazione dello stato di coscienza, ma ogni richiesta fu respinta. Continua a leggere