Rinuncia all’aborto terapeutico: il bimbo nasce perfettamente sano

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Certe storie che alcuni definiscono miracolose, altri inspiegabili, sono iniezioni di speranza e di fiducia nella vita, che possono aiutare forse a prevenire qualche aborto terapeutico.

Ce ne parla Universo Mamma, di Katy Evans e di suo figlio, il piccolo Leo. Alla 16° esima settimana di gestazione, nell’agosto dell’anno scorso, Katy ha perso buona parte del liquido amniotico. In ospedale le consigliarono di abortire per evitare infezioni, dato che il bambino aveva meno dell’1% di probabilità di sopravvivere. E se fosse sopravvissuto aveva buone probabilità di nascere menomato.

“Sono una persona positiva e mi sono rifiutata di terminare la gravidanza o piangere questo bambino prima di sapere cosa stesse accadendo” ha riferito Katy. Continua a leggere

La lotta di papà Samuel per il figlio down

leo_300 «Il medico e l’infermiera si sono tolti la mascherina e mi hanno chiesto di seguirli. Siamo entrati in una stanza. Leo era nella culla. Prima che potessi vederlo, mi hanno detto: “Suo figlio ha un problema: è Down. Non deve tenerlo. Questi sono i documenti per rinunciare alla paternità”. Sono rimasto intontito per qualche secondo, poi sono andato da Leo e, guardandolo, ho pensato: “È bellissimo”».

Il 21 gennaio, in un ospedale della capitale armena Erevan, la vita di Samuel Forrest è cambiata per sempre.

Il giovane neozelandese, sposato diciotto mesi prima con un’armena, non si è solo trovato il suo primo figlio tra le braccia. Samuel ha anche dovuto decidere di ripensare i suoi ultimi progetti. Quando l’uomo si è presentato in camera della moglie Ruzan con Leo, quest’ultima è stata categorica: «O me, o lui». La donna aveva già deciso di affidarlo all’orfonotrofio, seguendo i consigli dell’ospedale. «Sembra si tratti di una “prassi normale”. Continua a leggere