Noi siamo accanto a Flavia. Da Milano risposta all’appello per una giovanissima mamma

Da Milano risposta all'appello per una giovanissima mamma

Caro direttore, abbiamo letto su ‘Avvenire’ di lunedì 23 ottobre il toccante e puntuale articolo di don Maurizio Patriciello sulla storia di Flavia
 
di Paola Bonzi
 
Caro direttore,
abbiamo letto su ‘Avvenire’ di lunedì 23 ottobre il toccante e puntuale articolo di don Maurizio Patriciello sulla storia di Flavia. Siamo le donne e gli uomini che animano il Centro di aiuto alla vita Mangiagalli di Milano e, senza falsi pudori, le diciamo che quell’articolo avremmo potuto scriverlo noi, esattamente con le stesse parole, gli stessi sentimenti, le stesse emozioni e qualche volta la stessa civilissima rabbia. È proprio così: la legge 194 non viene attuata nella parte positiva; viene presa per la «legge dell’aborto», ma è anche quella stessa legge che vuole proteggere la maternità difficile.

E quest’ultima parte positiva è assolutamente disattesa. Il nostro modo di accogliere le donne in difficoltà è davvero quello di ascoltarle attivamente, di stare in silenzio davanti ai loro drammi, di non esprimere nessun tipo di giudizio negativo, ma semplicemente offrire noi stessi, «servi inutili» perché la vita che è in ognuna di loro possa essere accettata e, quindi, fiorire. Ha ragione Flavia di voler stringere tra le braccia il suo bambino. Si tratta della libertà di far nascere, cosa che troppe volte non viene presa in nessuna considerazione. Libertà di abortire invece sì, e la si proclama la «libertà della donna»: questo è il pensiero corrente; ma la libertà di diventare madre sembra non interessare a nessuno tra quelli che hanno potere. Noi siamo con Flavia. Per lei e per il suo bambino. Continua a leggere

Noi pro-life, né buonisti né rigoristi

Noi Famiglia&Vita, supplemento mensile di Avvenire – Ottobre 2017
 
di Gian Luigi Gigli
 
Nella proposta socio-culturale dei nostri giorni e nella stessa sensibilità di tanti cattolici si assiste ad un frequente restringimento del campo visivo. È come se la visuale non abbracciasse più con lo sguardo l’interezza e la complessità dei temi in gioco. Vi è gente disponibile a impegnarsi per ogni buona causa, specie se ne conseguono applausi o consensi: dall’abolizione della pena di morte, alla fame nel mondo. Le stesse persone, tuttavia, non si accorgono che la vita dell’innocente nel grembo materno meriterebbe una tutela ancora maggiore o che sono gli stessi poteri forti a promuovere in tutto il mondo la causa dell’aborto, mascherato da salute riproduttiva. Anzi, sui temi della vita sono fautori di una generica quanto acritica ‘apertura’, in nome di un malinteso dialogo che finisce, il più delle volte, per rivelarsi a senso unico. Per essi l’imperativo è non dividere, il metodo è quello buonista, la prospettiva è l’irenismo. Ma la visione a cannocchiale è diffusa anche negli ambienti pro-life: in nome del ‘rigore’, demonizzano le posizioni avversarie e quanti reputano sospetti di cedimenti; invocano un’unità il più delle volte ideologica; chiamano a scontri o battaglie, senza neanche valutare, come insegna la Scrittura, se muovendo contro il re nemico le forze a loro disposizione siano sufficienti. L’importante è tener alta la bandiera, senza curarsi delle rovine e dei cadaveri prodottisi nello scontro. Solitamente i primi si collocano politicamente a sinistra, in nome del progresso, i secondi a destra, in nome della tradizione e ognuna delle due scuole di pensiero tende a enfatizzare i temi più vicini al proprio orientamento politico, minimizzando o trascurando quelli dell’altra parte. Continua a leggere

Quel fango della BBC su San Giovanni Paolo II

C’era una volta, tanto tempo fa, un’emittente televisiva modello di informazione equilibrata e imparziale, che si chiamava British Broadcasting Corporation, l’ente radiotelevisivo britannico, meglio conosciuto come BBC. Anche oggi la BBC è un modello, tuttavia non più di informazione imparziale, bensì del suo lato oscuro, il ‘politicamente corretto’, che consiste nell’evitare qualsiasi cosa che potrebbe risultare offensivo per ogni tendenza, razza e religione, delle quali ormai in Gran Bretagna vi è una grande varietà, tranne che per una: il cristianesimo, soprattutto per il cattolicesimo, del quale si può dire tutto e il contrario di tutto.

Nei giorni scorsi, dell’applicazione anticattolica di questo principio si è fatto interprete il giornalista Edward Stourton, che in un servizio andato in onda nella trasmissione d’inchiesta Panorama ha “rivelato“ il «rapporto molto intimo» – così l’autore dell’inchiesta – che vi sarebbe stato tra san Giovanni Paolo II e la filosofa polacca, residente negli Stati Uniti, Anna-Teresa Tymieniecka, sposata e madre di tre figli, morta nel 2014. Continua a leggere

Oggi la Chiesa ricorda Gianna Beretta Molla, la santa del matrimonio e della quotidianità

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(da Tempi.it)
 
Storia e lettere della santa che si sacrificò per far nascere la figlia. Una testimone dell’amore vero
 
di Giovanni Fighera
 
Siamo bombardati in mille modi (dai film ai romanzi, dalle riviste agli articoli giornalistici) da messaggi che inneggiano all’edonismo sfrenato e ad un becero carpe diem. Se apriamo una pagina di internet il termine amore è, spesso, sostituito dalle parole «sesso», «piacere» e «tradimento». Piuttosto che del rapporto matrimoniale si preferisce parlare di convivenze, di rapporti momentanei e fuggevoli. Insomma, oggi è trasgressivo usare la parola «matrimonio». Oggi, allora, vorrei proporre una testimone che l’amore vero, quello fatto di premure semplici per il consorte e per i figli, della gioia e del dolore, della fatica e del sacrificio, è bello, esaltante, eroico e soprattutto desiderabile, perché ci rende più felici.

Il 16 maggio 2004, alla presenza del marito, dei figli e dei nipoti, papa Giovanni Paolo II ha canonizzato Gianna Beretta Molla per proporla a tutti noi come modello da imitare. In quel giorno «prendeva finalmente forma e concretezza il desiderio di tanti di vedere sugli altari donne ed uomini del laicato cattolico, donne ed uomini sposati e divenuti santi vivendo il sacramento dell’amore cristiano nel Signore» (Elio Guerriero). Continua a leggere

Verdi, la fede dopo la traviata

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Il maestro Giuseppe Verdi fu un agnostico convinto e anticlericale come molti uomini del Risorgimento o fu invece, soprattutto negli anni della sua maturità, un «uomo cambiato» rispetto alla questione del credere e fedele devoto della messa domenicale, come testimonierà la moglie Giuseppina Strepponi in tante sue lettere?

Sono alcuni dei tanti interrogativi che segnano la questione religiosa nella complessa biografia di Verdi (1813 – 1901) e lasciano quasi in sospeso la sua presunta o reale tensione al trascendente (una vera «salita a Dio», secondo quanto ci testimonia ancora oggi il finale de La Forza del Destino), contrapposta all’immagine di un musicista imbevuto di «razionalismo positivistico» pur unito a grandi gesti di filantropia: si pensi solo alla costruzione della Casa di riposo per gli artisti di Milano (quella che Verdi considerava l’«opera mia più bella») o dell’ospedale di Villanova («un ricovero di carità») nel piacentino, non lontano dal suo buen retiro di Sant’Agata. Un Verdi semmai filantropo, dunque, ma non credente e spesso tormentato dal dubbio dove non c’era speranza né posto per l’aldilà: come in certi passaggi violentemente anticlericali di alcune opere, quali il Don Carlo o l’Aida. Nulla più. Continua a leggere

Le lettere di S. Caterina da Siena per la buona politica

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Dal testo Massime di Reggimento Civile, emerge che S. Caterina aveva una concezione eminentemente etica dei governanti, nelle sue numerose lettere che ha scritto, li esortava alla lotta contro il male, per l’affermazione del bene: “piuttosto dobbiamo eleggere di perdere le cose temporali e la vita del corpo, che le cose spirituali e la vita della grazia…” Per l’uomo politico non basta dunque dominare gli uomini e le cose, ma soprattutto, bisogna, raggiungere il perfetto dominio di sé.Quello che conta maggiormente è la “signoria dell’anima”, che nessuno può togliere agli uomini se loro si comportano secondo giustizia divina. Gli antichi romani, già conoscevano questa signoria, il grande Seneca affermava: “Imperium sibi maximum imperium est”, una affermazione che in Caterina acquistava un significato eminentemente cristiano: la padronanza di sé per compiere il bene.   Continua a leggere

Quel pezzetto d’eternità nel lager

Hetty Hillesum

di Cara Ronza
 
Il 27 gennaio, Giorno della memoria, ricorderemo una delle più grandi tragedie del Novecento: la Shoah, sterminio sistematico del popolo ebraico, con la vergogna delle leggi razziali, l’orrore della persecuzione e della deportazione, il disprezzo dell’uomo a cui ha saputo arrivare la follia nazista.

Di fronte a questa tragedia abnorme, alla violenza inaudita, al dolore incancellabile di chi è sopravvissuto, si accendono sentimenti, emozioni, pensieri. Ci assale l’indignazione, magari un confuso senso di colpa oppure ancora l’angoscia che il male possa produrre altre mostruosità del genere. Ci inchioda la paura di cose da cui non saremmo in grado di difenderci, di fatti che potrebbero stravolgere la nostra esistenza. Continua a leggere