Charlie & noi. Diritto di vivere, dovere di morire

di Francesco Ognibene
 
L’epilogo della vicenda di Charlie smaschera i ragionamenti su libertà di scelta e autodeterminazione del paziente usati per ottenere la morte a richiesta. E l’Europa finisce i suoi figli più fragili.
 
Ci hanno detto in ogni modo che conta solo la volontà del paziente, o dei suoi genitori, se è troppo piccolo per poterla esprimere da sé. Ci hanno fatto credere che le determinazioni dei medici devono fermarsi un passo prima di quelle del malato o dei suoi tutori, e che è ora di dire basta col paternalismo medico. Ci hanno riempito la testa di autodeterminazione e dignità del paziente i cui desideri non possono essere coartati in alcun modo. Hanno però omesso di ricordare che tutti questi ragionamenti valgono solo in una direzione: quella della morte, chiesta o cercata, mentre se la volontà è di vivere, di lottare, di sperare, allora si comincia con i distinguo, l’appello al potere assoluto di medicina e scienza soppianta ogni altra considerazione, e si chiama accanimento quello che per i pazienti o chi li rappresenta è solo una ragionevole chance da tentare, fosse pure l’ultima, e anzi proprio per questo impossibile da ignorare. Continua a leggere

Scuola e libertà di scelta, petizione on line

Garantire alle famiglie la «libertà di scegliere la buona scuola pubblica, paritaria o statale». È lo slogan di una petizione al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Una petizione che sta viaggiando sul sito vwww.citizengo.org, e che in solo due giorni ha già superato quota undicimila adesioni. A promuoverla sono state «mamme e cittadine» – come si definiscono -: Maria Chiara Parola e Felicita Fenaroli.

«Ogni scuola pubblica, paritaria o statale, ha la sua identità, espressa dal piano dell’offerta formativa – scrivono nella petizione –. Io genitore devo poter scegliere la migliore scuola per mio figlio/a in una pluralità di offerta formativa. Secondo la Costituzione Italiana e in tutti i Paesi europei (tranne la Grecia e l’Italia) il genitore deve avere questa libertà di scelta educativa». Il tutto senza essere costretto, nel caso della scelta della paritaria, a pagare due volte (la prima con le tasse e la seconda con la retta). Ecco allora che la petizione chiede al governo Renzi tre cose. Continua a leggere

Paritarie, cenerentola d’Italia

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«In Italia si rischia il monopolio statale nella gestione della scuola». È l’allarme lanciato dall’associazione Treelle che ieri, nell’aula magna della Luiss, ha presentato il rapporto “Scuole pubbliche o solo statali? Per il pluralismo dell’offerta”. Impietoso, per il nostro Paese, il confronto con il sistema di finanziamento e gestione delle scuole non statali adottato da Stati Uniti, Inghilterra, Paesi Bassi e Francia, presi a riferimento dalla ricerca. Il risultato è che mentre in campo internazionale le scuole non statali prendono sempre più piede e aumentano il numero degli studenti, da noi le paritarie sono da tempo in costante calo.

«Il pluralismo dell’offerta formativa in Italia si è realizzato a metà – ha commentato il presidente dell’associazione Attilio Oliva – senza risorse pubbliche o con risorse marginali. Continua a leggere

La nuova autorità morale: l’Onu

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di Elisa Calessi

Sono allergica a complotti e complottisti. Fino a qualche giorno fa, sentendo parlare di organismi internazionali impegnati a diffondere teoria gender, seguita dalla triade matrimoni gay, adozioni gay, maternità surrogata, reagivo perplessa. Per capirci: sì vabbè, ma non esageriamo.

Ultimamente, però, comincio a ricredermi. Leggo sul Foglio dell’educazione sessuale che viene impartita nelle scuole francesi, fin dagli asili, fatta di lezioni su masturbazione, conoscenza dei genitali maschili e femminili, metodi contraccettivi, gravidanze precoci. Leggo che in 30 asili svizzeri sono arrivati modellini-pupazzo con la forma dei genitali maschili e femminili che vengono dati a bambini di due anni per spiegare loro come ci si riproduce, come si prende piacere eccetera. Ripeto: bambini di due anni. Continua a leggere

Scuole paritarie significa meno statalismo

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La buona notizia per la libertà d’educazione è che la legge di stabilità ha ripristinato i fondi dello Stato per le scuole paritarie, anche se il problema ora sono le aliquote Tares decise dai comuni. In un’intervista recente il sottosegretario all’Istruzione (con delega alle scuole paritarie), Gabriele Toccafondi, ha fornito dati sull’attuale situazione della scuola italiana.

Su circa 9 milioni di studenti, le 13.500 scuole paritarie ospitano poco più di un milione di ragazzi e ricevono 500 milioni (dati 2013) dallo Stato per questo servizio. Ovvero, come è facile calcolare, una percentuale molto più bassa dei fondi che le spetterebbero, anche perché è stato calcolato che la loro presenza comporta per lo Stato un risparmio annuo di 6 miliardi di euro. Continua a leggere