I PENSIERI di Blaise Pascal: “Come se Dio esistesse: la scommessa di Pascal”.

Ecco quanto Jean Guitton scrive su I pensieri di Blaise Pascal: «Pascal ha dato […] un esempio del suo metodo tratto dallo studio della natura umana. Consideriamo l’uomo e vediamo le spiegazioni che i saggi hanno dato di quest’essere. Gli uni ne hanno visto la grandezza, l’autonomia, la libertà, la somiglianza con Dio. E non si sbagliano in questo; ma errano quando introducono in qualche maniera un fatale non… che, proclamando o almeno supponendo che la loro osservazione esaurisca l’uomo, il quale non sarebbe che grandezza, che potenza. Della verità che possedevano hanno dunque fatto un errore portandola all’esclusione… Ma guardiamo dall’altra parte. Ecco i loro eterni avversari. Questi dicono che l’uomo è miseria, incertezza, errore, tentennamento, contraddizione, e che la saggezza non sta nel preoccuparsi o nell’indagare, ma nel gustare la vita e il pensiero così come si presentano. È Montaigne e la sua famiglia. Ah! Ma perché non si è accontentato di questa constatazione, senza spingerla all’esasperazione, sino a escludere dall’uomo ogni grandezza?» (J. Guitton, Arte nuova di pensare, edizioni paoline).

L’attenta analisi della condizione esistenziale dell’uomo, del suo bisogno di compimento e della sua tensione all’assoluto è la premessa indispensabile per poter riconoscere che l’uomo non può darsi la felicità da solo, né tantomeno salvarsi da sé. Continua a leggere

Costanza Miriano: l’obbedienza rende liberi

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La giornalista e scrittrice Costanza Miriano porta la sua testimonianza su “Obbedienza e libertà” alla festa “Verso l’Altro”. Ecco un’intervista dove anticipa alcuni temi

Giornalista e scrittrice, Costanza Miriano ha una schiera di seguaci che la seguono e la leggono in continuazione sul suo blog e sui tanti giornali con i quali collabora (Avvenire, Il Timone, Credere, Il Foglio…). Scrive di temi non banali (vita, spiritualità e famiglia…) in aperto contrasto con il pensiero unico che su taluni argomenti sembra ormai avere la meglio. Non le interessa affrontare una battaglia culturale, ma piuttosto preferisce concentrarsi sulla quotidianità e su quello che la quotidianità con le sue gioie e le sue fatiche ci può insegnare. Sposata, ha quattro figli, due maschi e due femmine. Ha pubblicato “Sposati e sii sottomessa (2011)”, che è diventato un caso letterario in Italia, ed è stato tradotto in vari Paesi (tra cui la Spagna dove “Cásate y se sumisa” ha provocato molte polemiche). Poi si è resa conto che era necessario scrivere un altro libro per spiegare alle donne come parlare agli uomini: è nato così “Sposala e muori per lei” (2013). Continua a leggere

Papa Francesco ai giovani: L’amore “concreto”, non da telenovela, è la carta d’identità dei cristiani

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Nel Giubileo dei ragazzi e ragazze, papa Francesco pronuncia un’omelia fatta di domande e risposte ai 70mila presenti. I grandi ideali dell’amore come dono di sé, l’affettività come “voler bene senza possedere”; la libertà come “dono di poter scegliere il bene”. “Guai a un giovane che non osa sognare. Se uno alla vostra età non sogna, se n’è già andato in pensione!”.
 
Città del Vaticano (AsiaNews) – L’amore e “l’amore concreto”; la tenerezza e “la tenerezza concreta”: sono questi la “carta d’identità del cristiano, … l’unico ‘documento’ valido per essere riconosciuti discepoli di Gesù”: sono alcune delle sottolineature che papa Francesco ha rivolto ai circa 70 mila ragazzi e ragazze in piazza san Pietro per il loro Giubileo, iniziato ieri. Più che un’omelia, Francesco ha instaurato un dialogo con la folla dei ragazzi e ragazzi, vestiti di abiti e divise multicolori, con montature di occhiali all’ultima moda e striscioni con i luoghi di provenienza. Continua a leggere

La domanda più importante della storia

Fedor Dostoevskij

di Giovanni Moleri

(da lanuovabq.it 20-02-2016)
 
Con questo articolo iniziamo un itinerario alla scoperta del grande scrittore russo Fedor Dostoevskij e al tema della Bellezza, che investe la condizione di ogni uomo. A guidarci sarà Giovanni Moleri, regista, fondatore e direttore del Teatro dell’Aleph.
 
Che ci stiamo a fare qui, in questo tempo, in questa storia, in quest’attimo destinato a passare e noi con lui? Che senso ha esserci se non si serve a nulla, se si è sempre soprafatti dagli eventi, da potenze e volontà altrui? E ancora che vale soffrire, amare, sperare se ogni cosa pare effimera e disattesa?

È in questo radicale bisogno di senso e di valorizzazione dell’io che si colloca la domanda più importante e più paurosa che la storia contiene in sé: “Dio dove sei?”. È la domanda delle domande. È la domanda senza la quale ogni respiro, ansia, azione, appare inutile o semplicemente concesso all’istinto di sopravvivenza animale. È la radicale profondità dell’uomo e del suo mistero. È su questo livello che l’opera di Dostoevskji s’impegna. Cito a memoria dai suoi diari: «Che vale la vita se non per sondare il mistero profondo che è l’uomo?».   Continua a leggere

Natale non è cosa da “cattolici che fanno i propri doveri”. È un “rivoluzionamento” di tutta la vita

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di Edith Stein
 
Il Bambino divino è diventato il Maestro e ci ha detto che cosa dobbiamo fare. Per permeare tutta una vita umana di vita divina non basta lasciarsi prendere dall’incanto della notte santa
 
Il Mistero del Natale” (testo pronunciato da Edith Stein in occasione di una conferenza tenuta nel 1931, a Ludwigshafen)
 
Dove il Bambino divino intenda condurci sulla terra è cosa che non sappiamo e a proposito della quale non dobbiamo fare domande prima del tempo. Una cosa sola sappiamo, e cioè che a quanti amano il Signore tutte le cose ridondano in bene. E inoltre che le vie, per le quali il Signore conduce, vanno al di là di questa terra. Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un “sì” al suo “Seguimi”, allora siamo suoi, e libera è la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi. Continua a leggere

Madre Teresa santa, il via libera del Papa

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di Stefania Falasca

L’ok del Papa è arrivato nel giorno del suo compleanno. Francesco ha ratificato questo pomeriggio, giovedì 17 dicembre, il riconoscimento del miracolo attribuito a Madre Teresa di Calcutta e ha disposto di promulgarne il decreto. Si chiude così l’iter del processo super miro per “l’apostola degli ultimi”, che sarà canonizzata con ogni probabilità il 4 settembre, nell’Anno Santo della Misericordia. La data verrà resa pubblica nel prossimo Concistoro. Giusto tre giorni fa, il 15 dicembre, il caso di guarigione straordinaria è stato sottoposto alla valutazione ultima del congresso dei vescovi e cardinali riuniti in Congregazione, i quali dopo aver ascoltato l’esposizione di un “ponente” hanno espresso il loro giudizio pienamente positivo da sottoporre all’approvazione del Papa. È stato questo l’ultimo gradino della procedura di giudizio nella fase romana del processo sul miracolo, iniziato nel giugno di quest’anno nella diocesi di Santos in Brasile e che porterà la beata Madre Teresa agli onori degli altari della Chiesa universale. Continua a leggere

Nuovo studio: l’educazione religiosa è un antidoto contro le dipendenze

dal sito UCCR
 
Di questi tempi educare i figli non è facile, si sa. Lo è ancor di più se l’ambito da educare è quello religioso. Molti, per questa difficoltà, non lo fanno. Anzi, per una sorta di velo di laicità e vago rispetto della libertà del figlio – dicono – delegano allo stesso la scelta di orientarsi, se orientarsi, lasciando così una sorta di “vuoto” educativo che un giorno riempirà da sé, se lo vorrà.

Senza entrare nel merito della questione, in questo senso, ci limitiamo a domandarci: se un genitore educa i propri figli insegnando loro il meglio di ciò che è e sa – segnandolo inevitabilmente nel processo decisionale dello sviluppo, cosa che non appare un problema in tutti gli ambiti, a quanto pare! – perché non lo dovrebbe fare anche nell’ambito religioso? Continua a leggere

Il caso serio della misericordia

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Chesterton ce lo dice chiaramente: «Il nome del prezzo è Verità, che può anche essere chiamata Realtà; significa porsi di fronte alla realtà del proprio essere»

«Quando un cattolico ritorna dalla confessione entra veramente, per definizione, nell’alba del suo stesso inizio, e guarda con occhi nuovi attraverso il mondo. Egli sa che in quell’angolo oscuro, e in quel breve rito, Dio lo ha veramente rifatto a Sua immagine. Egli sta nella luce bianca dell’inizio, pieno di dignità, della vita di un uomo. Le accumulazioni di tempo non possono più spaventare. Può essere grigio e gottoso, ma è vecchio soltanto di cinque minuti».
Così, nella sua autobiografia, Gilbert Keith Chesterton racconta l’esperienza folgorante della confessione, l’incontro con la misericordia divina che segnò così radicalmente la sua vita. Egli si convertì confessandosi, all’età di 48 anni, nel 1922, scoprendo che proprio la Chiesa cattolica è l’unico luogo in cui un uomo può essere liberato dai suoi peccati e fare esperienza della misteriosa rigenerazione del proprio essere. Il lungo percorso che portò lo scrittore inglese ad aderire alla Chiesa di Roma fu infatti un’avventurosa ricerca di questo luogo in cui la persona può trovare una nuova vita dentro la solita vita, un nuovo cuore dentro il vecchio cuore, un nuovo respiro dentro l’affannoso respiro dei giorni. Continua a leggere

Kierkegaard e la fenomenologia del “mi piace”

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di Claudia Mancini

Nel 1846 Kierkegaard pubblica la Postilla conclusiva non scientifica alle Briciole di filosofia, con lo pseudonimo di Joannes Climacus. Con la consueta ironia, degna di un cesellatore di paradossi, egli chiama “postilla” quello che propriamente è un «saggio esistenziale», un denso testo filosofico di circa settecento pagine. Nella Prefazione, enfatizzando il tono ironico, Climacus scrive di essere pienamente soddisfatto perché il precedente saggio – Briciole di filosofia (1844) non ha avuto successo, anzi, «non ha prodotto nessuna sensazione, nessunissima» [1].

In un’epoca irrequieta, prodiga nell’elargire consenso o dissenso, sempre affaccendata a schierasi di qua e di là, per il suo saggio non c’è stata alcuna effusione di sangue né di inchiostro: «il volume è passato inavvertito, senza recensioni e senza essere nominato in nessuna parte» [2]. Continua a leggere

La possibilità di scegliere il Bene

«Credo che alla parola «libertà» spetti la palma tra le nostre parole più usate e abusate. La usiamo praticamente per indicare in blocco tutto ciò che è valido e positivo, mettendo sull’altro piatto della bilancia tutto ciò che è negativo: intolleranza, totalitarismo, violenza. Ma ci preoccupiamo pochissimo di guardare la «libertà» più da vicino, di guardare cioè anche la libertà con occhi critici, di considerare i problemi che suscita. Abbiamo fatto della libertà un mito, forse il vero mito del nostro tempo. In realtà, la nostra vita di uomini contemporanei è molto spesso condizionata da un’infinità di regole e di limiti, di obblighi da adempiere: proprio per questo, forse, la libertà, non essendo poi così reale, possiamo sentirla e sventolarla come un ideale, o come un mito appunto. Continua a leggere

Genitori e figli, le insidie della troppa libertà

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di Andrea Monda

Avvenire, 21 agosto 2015
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Ieri sera, in una di quelle discussioni estive che facilmente scivolano oltre la mezzanotte, mio figlio e altri suoi due amici, tutti studenti di filosofia, hanno rimproverato i loro genitori di non averli mai rimproverati. Più precisamente: l’accusa di questi ventenni era di avere genitori troppo “liberali” e non “impositivi”. Esempio classico: la scelta del liceo, dell’università, del lavoro, con l’affermazione, messa sul banco degli imputati: «Segui il tuo sogno». L’accusa era serrata, spietata: «È una frase ipocrita, un modo per lavarsi la coscienza». Quanto avrebbero preferito questi ragazzi l’atteggiamento opposto, di chi invece di lasciare liberi, avesse imposto dall’alto una direzione, un consiglio vincolante. La libertà può apparire come un dono insidioso, ambiguo, sgradevole e, dal punto di vista pratico, rispetto alle scelte della vita, può portare alla confusione e alla paralisi. Continua a leggere

Questa è la mia vita

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di Costanza Miriano
 
Qualche giorno fa a mia madre è uscita di bocca una frase incauta. “Ma perché non me li mandi tutti, i ragazzi, qualche giorno a Perugia?” L’ha detto. L’ho sentita. Non so quanto poi ci abbia messo a pentirsene, ma l’ha detto.  Segue una lunga contrattazione: la mamma dei quattro in oggetto – che sarei io – è riluttante, il babbo pure: ci dispiace separarci dai figli, ma fa caldo, non c’è scuola, noi dobbiamo lavorare, e così si incastrano impegni e turni e si raggiunge l’accordo. Due giorni e mezzo dai nonni. Porta il babbo, riprendo io così sbaciucchio qualche nipote a caso.

Nella fervida fantasia di una madre lavoratrice stremata dalla stanchezza due giorni e mezzo senza figli assumono istantaneamente proporzioni fantasmagoriche: superato il dispiacere della separazione comincio a fare progetti. Riordinerò ricevute, credenze, cassetti, leggerò libri arretrati, andrò dall’estetistaparrucchierepodologo, farò ore e ore di meditazione, anzi, credo che diventerò una suora di clausura ma anche un po’ una maratoneta da due e cinquanta, una donna meravigliosa dallo spirito saldo, il corpo efficiente, la mensola delle spezie senza barattolini scaduti, il marito ascoltato come merita. Continua a leggere

La Bellezza, la via che porta l’uomo verso il Cielo

Dante e Beatrice

di Giovanni Fighera
 
Dante sta facendo un’esperienza nuova, quella di «transumanar», ovvero di andare oltre la condizione umana, di sentirsi più pienamente uomo o, meglio, senza i vincoli e i limiti della corporeità. Inizia a vedere una luce intensa come se un Sole si fosse aggiunto ad un altro Sole e ode un’armonia musicale bellissima, mai udita in Terra. Come abbiamo visto, Beatrice previene il dubbio di Dante anticipando la sua possibile domanda e chiarendogli che lui non si trova più in Terra, ma si sta muovendo verso il Cielo con una repentinità maggiore di quella di un fulmine che scende dall’alto verso il basso.

A questo punto al primo dubbio se ne sostituisce uno nuovo ancor più irretente e imprigionante: come è possibile che un essere umano, ancor dotato di corpo, possa salire con il suo peso attraverso l’atmosfera che è più leggera? Ammiriamo la bellezza del nuovo linguaggio dantesco del Paradiso, caratterizzato dalla sintesi e da una forte materialità, inaspettata. Continua a leggere

La verità si è fatta amicizia per salvare la libertà

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di Giuseppe Bonvegna

(da Tempi.it)

«Non è vero che abbiamo bisogno dell’assenza, della solitudine, dell’eterna attesa»: le parole con le quali, in una sontuosa villa di campagna bavarese, il protagonista del film L’anno scorso a Marienbad (1961) riesce a risvegliare in una donna il ricordo del loro precedente incontro descrivono qualcosa in più rispetto alla ricerca di una vita autentica. O meglio: la ricerca del significato rimane una maschera che la vita indossa per continuare a trascinarsi lentamente nella dimensione della chiacchiera lungo le stanze e i giardini della villa, fin quando una presenza diversa non si rivela, nel suo vero volto, alla vita. E allora, la giovane donna pensa che valga la pena seguire quell’uomo, anche a costo di privarsi della compagnia di tutti gli altri e di restar sola con lui, perché egli è non la risposta a una domanda di significato, ma la risposta senza della quale, in lei, la domanda non sarebbe sorta. Continua a leggere

“L’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi”

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“L’opposizione dell’uomo contro Dio pervade tutta la storia. Gesù si rivela come il vero segno di Dio proprio prendendo su di sé, attraendo a sé l’opposizione a Dio fino all’opposizione della Croce.

Qui non si parla del passato. Noi tutti sappiamo quanto Cristo oggi sia segno di una contraddizione che, in ultima analisi, ha di mira Dio stesso. Sempre di nuovo, Dio stesso viene visto come il limite della nostra libertà, un limite da eliminare affinché l’uomo possa essere totalmente se stesso. Dio, con la sua verità, si oppone alla molteplice menzogna dell’uomo, al suo egoismo ed alla sua superbia.

Dio è amore. Ma l’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al di là di se stessi. L’amore non è un romantico senso di benessere. Redenzione non è wellness, un bagno nell’autocompiacimento, bensì una liberazione dall’essere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferenza della Croce. La profezia sulla luce e la parola circa la Croce vanno insieme.”
 
Tratto da: Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret. L’infanzia di Gesù”, Rizzoli (Milano 2012)
 

I media e le parole

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(da La Croce Quotidiano, 28.01.15)
 
In un bello quanto antico telefilm –si chiamavano così all’epoca quelli che oggi sono più nobilmente serial tv- della serie Ai confini della realtà (Parole in libertà 1985) un uomo perdeva progressivamente il significato dei vocaboli. Non era più in grado di chiamare gli oggetti per nome e privo così del terreno comune finiva per non riuscire più a comunicare con chi gli stava intorno.

Questa stessa idea, un incubo per chiunque oggi disegnato sulla nebbia dell’Alzheimer (il delizioso mestolo di Barney) fu ripresa qualche hanno dopo dal fumetto Dylan Dog (dicembre 1995 albo gigante 4) in una vicenda nella quale il personaggio che perde il senso del linguaggio finisce suicida, rivelando l’importanza del comunicare per vivere. Senza senso si diventa pazzi. Continua a leggere

Sottomissione for dummies (lezione per ripetenti)

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di Costanza Miriano per La Croce – quotidiano
 
Non pensavo che qualcuno mi si sarebbe filato ancora su questa storia della sottomissione. Insomma l’ho spiegata anche al maiale. Pensavo di essere finalmente fuori moda. Invece per colpa o merito del mio amico Mario mi ritrovo a cercare di spiegare di nuovo cosa ho capito io della parola sottomissione usata da San Paolo, e lo faccio per la volta numero duecentosettantaquattro – includendo i tentativi in inglese e violettese (quella specie di lingua spagnola imparata sentendo le canzoni di Violetta, che mi si è resa necessaria quando la Procura generale spagnola ha aperto un fascicolo nei miei confronti su mandato del ministro della Salute e della Pari opportunità, per l’ipotesi di istigazione alla violenza sulle donne. Non mi riprenderò mai dalle risate fatte pensando al magistrato spagnolo che si è dovuto sorbire i racconti dei vomiti dei miei figli nel tentativo di ravvisare tracce di reato, poveraccio). Continua a leggere

La creazione secondo Gaudí

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La Sagrada Família è un inno alla natura, è un canto alla luce e a tutto il creato che, secondo il libro della Genesi, seguì alla creazione della luce. La visione che Gaudí ha della natura e che plasma nella sua opera è molto vicina a quella di san Francesco d’Assisi. Pertanto, a ragione, si è parlato di un’ispirazione francescana nella sua opera, e di uno stile francescano nella sua vita, in particolare quanto a umiltà e povertà.

È ben noto che le strutture geometriche, nella cui creazione e uso Gaudí è geniale, si ispirano alla natura. «Il grande libro – affermava – sempre aperto e che conviene sforzarsi di leggere, è quello della natura. Gli altri libri sono tratti da questo e contengono gli errori e le interpretazioni degli uomini. Continua a leggere

Papa: il nostro tempo ha avuto un inizio e avrà una fine, chiediamoci se viviamo da figli di Dio o da schiavi del diavolo

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“Occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri”, “occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli!”. La fine dell’anno è momento per un esame di coscienza. “Da questo esame di coscienza dipende anche, per noi cristiani, la qualità del nostro operare, del nostro vivere, della nostra presenza nella città, del nostro servizio al bene comune, della nostra partecipazione alle istituzioni pubbliche ed ecclesiali”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La fine di un anno è momento per pensare al cammino della vita, che ha avuto un inizio e avrà una fine, è momento per ringraziare Dio per il bene avuto e domandare perdono per il male fatto, è momento per un esame di coscienza, per chiedersi se si vive “da figli o da schiavi”. “Viviamo da persone battezzate in Cristo, unte dallo Spirito, riscattate, libere? Oppure viviamo secondo la logica mondana, corrotta, facendo quello che il diavolo ci fa credere sia il nostro interesse?”. Il “significato del tempo”, che “non è una realtà estranea a Dio”, è stato al centro della riflessione proposta da papa Francesco nella celebrazione dei primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, ai quali è seguito il Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno. Continua a leggere

Studiare solo per dovere è odioso. Ma farlo per capire libera la ragione, sin dai primi banchi di scuola

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di Giuseppe Botturi
 
Quest’anno insegno storia in una prima liceo nel Canton Ticino (dunque si tratta di studenti di 15 anni, poiché le medie durano quattro anni: 11-14). Per far fronte a una lacuna dovuta al piano degli studi cantonale, mi è stato assegnato un programma a dir poco arduo: dalla Grecia antica alla Rivoluzione inglese; pur avendo tre ore settimanali in classe, coprire oltre duemila anni di storia è davvero un compito impegnativo. Innanzitutto è chiaro che, stanti così le cose, occorre effettuare una scelta drastica degli argomenti da presentare, selezionando tra quelli importanti quelli addirittura irrinunciabili; cosa che, per un insegnante, invita a una riflessione didattica molto stimolante. In questo, grazie al cielo, sono stato consigliato e accompagnato in pieno dal mio collega di lunga esperienza. Continua a leggere

“Risvegliate le parole ed aprite alla cultura dell’incontro”

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Ricevendo in udienza i dirigenti e i dipendenti di TV2000, papa Francesco mette in guardia dai rischi dei “luoghi comuni”, della “disinformazione” e dell'”allarmismo catastrofico”.
 
Citta’ del Vaticano, 15 Dicembre 2014 (Zenit.org) Luca Marcolivio
 
Un discorso forte in cui il Santo Padre ha spezzato una lancia in favore della buona informazione, quella che non calunnia e che non diffama ma che, piuttosto, promuove la “cultura dell’incontro”.

Ricevendo stamattina in udienza i dirigenti, i dipendenti e gli operatori di TV2000, papa Francesco ha esordito con espressioni di scherzoso affetto, scusandosi per il ritardo: “un’udienza, si dice, mezz’oretta, ma poi sono 40 minuti, l’altra lo stesso, e così il conto lo pagate voi…”. Continua a leggere

Un bel film da vedere: “Terra di Maria”

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Ieri sera ho finalmente visto il film “Terra di Maria” del regista Juan Manuel Cotelo (già noto per il film “L’ultima cima”).
E’ bellissimo! Da vedere e far vedere!!

***

Un’indagine sulla fede in un mondo dove guerre, sofferenze, violenze di ogni tipo non cessano di esistere. In questa parte di universo però c’è ancora gente che chiama Dio Padre e si affida a Gesù e Maria.

La pellicola è un viaggio di ricerca che attraversa diverse nazioni; ognuno degli intervistati dall’avvocato del diavolo (geniale la figura ripescata e interpretata dallo stesso regista) ha la sua storia da raccontare, ha la sua esperienza diretta col Signore da condividere avvenuta grazie all’azione mediatrice della Vergine Maria. E’ lei che prende per mano i suoi figli e li conduce al cuore di Gesù. Maria, madre instancabile, non si rassegna alla caduta degli uomini sempre più sprofondati nel niente delle illusioni. Li sostiene, li risolleva, li aiuta a capire che ricchezza, fama, oro e argento non appagano, non riempiono il loro vuoto. Continua a leggere

Caro Veronesi, il cancro dimostra che solo Cristo risponde all’uomo

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(da UCCR, 18.11.14)
 
L’oncologo Umberto Veronesi ha trovato un modo originale pubblicizzare il suo ultimo libro: affidare a “Repubblica” alcuni brani sulla sua dimostrazione dell’inesistenza di Dio: «Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio», è il senso del suo scritto.

Un annuncio-spot, a cui ci ha abituato il medico mediatico. Come quando diceva che “l’etica laica è la migliore” e contemporaneamente, si è scoperto, stava tradendo sua moglie. Come quando spiegava che l’amore omosessuale è “più puro” di quello eterosessuale, come quando definiva i malati in stato vegetativo dei “morti viventi”, come quando chiese di legalizzare il doping nello sport, come quando -infine- scrisse all’età di 70 anni che «dopo aver generato i doverosi figli e averli allevati, il compito dell’uomo è finito, occupa spazio destinato ad altri, per cui bisognerebbe che le persone a cinquanta o sessant’anni  sparissero» (“La libertà della vita”, Edizioni Cortina Raffaello 2006, p. 39). Continua a leggere

Le onde che violarono il Muro: la Radio del Papa e il 9 novembre ’89

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La caduta del Muro di Berlino rappresentò per la Radio Vaticana un evento di particolare portata. Per decenni una generazione di redattori e tecnici lavorò per portare sostegno giornaliero, attraverso le frequenze della Radio del Papa, ai cattolici oltrecortina. Alessandro De Carolis ne racconta la storia in questo servizio:

La profezia sulla sua sorte il “Mauer” la portava scritta da tempo su un breve tratto della sua infamia. Una striscia di lettere tremolanti, spruzzate con la vernice rossa, lunga cinque o sei metri – segmento da nulla rispetto ai suoi infiniti 150 km – stesa frettolosamente da qualcuno come un epitaffio anzitempo, storto e insieme nitidissimo, al di sopra dei graffiti sottostanti: “Prima o poi ogni muro cade”. Continua a leggere

Libertà

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La maggiore minaccia per la libertà non sta nel lasciarsela togliere – perchè chi se l’è lasciata togliere può sempre riconquistarla – , ma nel disimparare ad amarla.

(Georges Bernanos)