Venezia ti accoglie con la storia della salvezza

Venezia, Basilica di San Marco – Le Storie di Noè e del Diluvio Universale

La storia della salvezza e dell’alleanza tra Dio e l’uomo, di cui Cristo sigilla il compimento, inizia già all’esterno, proprio nel grandioso apparato musivo del nartece. Viaggio nel nartece della Basilica di San Marco a Venezia. L’ultima parola non è della morte: la salvezza è affidata a un uomo giusto, l’unico rimasto.
 
di Margherita Del Castillo
 
Dicesi atrio o nartece quell’ambiente interposto tra la facciata di una chiesa e le sue navate. E’ una struttura tipica delle basiliche dei primi secoli del Cristianesimo, a lungo sopravvissuta nell’architettura bizantina, adibita a ospitare i catecumeni e/o i penitenti; il suo nome deriva, infatti, dal greco nárthēx che significa bastone, flagello, entrambi simboli di pentimento.

La basilica di San Marco a Venezia, si sa, è famosa per i suoi mosaici: il tema del programma iconografico all’interno è l’esaltazione di Cristo presente nella Sua Chiesa. La storia della salvezza e dell’alleanza tra Dio e l’uomo, di cui Cristo sigilla il compimento, inizia, però, già all’esterno, proprio nel grandioso apparato musivo del nartece. E’ una sorta di prefatio figurato, ovvero la prima parte della celebrazione eucaristica che si sviluppa, per immagini e tessere dorate, dentro lo spazio sacro.

L’atrio in questione, inizialmente un semplice porticato, assunse l’aspetto odierno tra il XII e il XIII secolo.  L’imponenza del suo spazio, formato da due ampi corridoi coperti da sei cupole, arconi e lunette, è valorizzata dalla scintillante decorazione musiva che riveste l’intera superficie, senza soluzione di continuità. Il racconto procede dalla creazione del cosmo fino alla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre, e continua, poi, con le storie di Caino e Abele, di Abramo, di Mosè. Ci s’imbatte nella figura di Noè se si lascia scivolare lo sguardo, sempre rigorosamente rivolto verso l’alto, lungo la volta adiacente al cupolino della Genesi. Continua a leggere

A Messa si può ballare?

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Le danze non sono del tutto proibite, si possono includere come eccezione dove c’è sempre stata una tradizione culturale e liturgica in questo senso
 
La danza è un’arte, e in quanto tale, attraverso il corpo, è un mezzo per esprimere o esteriorizzare sentimenti umani.

La danza è adatta a trasmettere la gioia, e per un credente, quando questi balla con fede, si potrebbe parlare della preghiera del corpo, che può esprimere lode e richieste con i movimenti.

Per questo tra i mistici troviamo momenti di danza come espressione della pienezza dell’amore per Dio e della gioia di stare alla sua presenza. Ricordiamo i casi, tra gli altri, di Santa Teresa d’Avila, San Gerardo Maiella, San Pascual Baylón e San Filippo Neri.

Quando il Dottore Angelico desiderava rappresentare il paradiso, lo faceva come una danza per gli angeli e i santi. Continua a leggere

Silenziosa azione del cuore

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In questo articolo comparso sull’Osservatore Romano lo scorso 12 Giugno il Card. Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, con un testo bellissimo e profondo ci aiuta a capire meglio cosa intenda il Concilio Vaticano II per partecipazione attiva alla Santa Messa. Papa Francesco ha scelto il Card. Sarah invitandolo a continuare l’attuazione del Concilio, seguendo la strada aperta da Papa Benedetto XVI.

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Cinquant’anni dopo la sua promulgazione da parte di Papa Paolo VI, si leggerà, infine, la costituzione del concilio Vaticano II sulla sacra liturgia? La Sacrosanctum concilium non è di fatto un semplice catalogo di “ricette” di riforme, ma una vera e propria magna charta di ogni azione liturgica.

Il concilio ecumenico ci dà in essa una magistrale lezione di metodo. In effetti, lungi dall’accontentarsi di un approccio disciplinare ed esteriore alla liturgia, il concilio vuole farci contemplare ciò che è nella sua essenza. La pratica della Chiesa deriva sempre da quello che riceve e contempla nella rivelazione. Continua a leggere

Il significato della croce nel mistero della liturgia in un cortometraggio (VIDEO)

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Per preparare ragazzi, giovani e meno giovani alla celebrazione della Passione del Signore e alla Settimana Santa, vi consiglio questo video, un filmato che ha vinto il premio di miglior cortometraggio religioso del 2012. Potremmo descriverlo come una parabola: dalla noia alla partecipazione attiva nella liturgia.
L’esperienza liturgica e l’ascolto “partecipativo” della Parola di Dio ti rendono davvero contemporaneo alla vicenda della morte e risurrezione del Signore, e quando ricevi la comunione Cristo compie di nuovo in te l’opera della salvezza realizzata una volta per sempre sulla croce. Il linguaggio cinematografico comunica questo in maniera immediata ed emotivamente convincente. Si può “predicare” anche così: e questo coinvolgente sermone dura solo 5 minuti! Continua a leggere

Perché il digiuno prima della Comunione? E quanto tempo prima della Messa si può mangiare?

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Perché per fare la Comunione bisogna stare a digiuno? E quanto tempo prima della Messa si può mangiare?
Federico, Alessandria

 

Scriveva sant’Agostino: “Quando per la prima volta gli apostoli ricevettero l’Eucaristia, non la ricevettero a digiuno. Tuttavia non bisogna accusare per questo la Chiesa universale, in cui l’Eucaristia si riceve sempre soltanto da chi è digiuno. Piacque infatti allo Spirito Santo che, per riverenza verso un tanto grande Sacramento, nella bocca del cristiano entrasse prima il Corpo del Signore che altro cibo”. È chiaro il motivo del digiuno: per rispetto verso il Corpo del Signore. Si tratta di disporsi a questo incontro con Cristo non solo dal punto di vista spirituale, ma anche materiale. È tutta la nostra persona che si appresta a entrare in comunione con il Signore, per lasciarsi da lui trasformare. Non si tratta quindi di osservare una regola, ma di renderci conto di questo grande dono che andiamo a ricevere. Per questo è bene disporsi a vivere la Messa con la preghiera e il raccoglimento. Continua a leggere

Il rito della pace a Messa: meglio non farlo che farlo “in un modo qualsiasi”

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Lo scambio del segno di pace durante la Messa non cambia collocazione nel Rito romano, restando prima della comunione eucaristica, ma dovrà diventare più sobrio, senza confusioni né via vai di persone, e senza canti particolari. Una lettera del cardinal Cañizares spiega come compiere bene questo gesto liturgico.

Nei dibattiti del Sinodo dei vescovi sull’Eucaristia (2005, Propositio 23) si è posta la questione dell’opportunità o meno del “segno” della pace nel modo e nel momento in cui si trova oggi nell’Ordinario della Messa. Per chiarire le cose, papa Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis (del 22 febbraio 2007) ha invitato al n. 49 (con la nota n. 150) la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti a studiare il tema. Continua a leggere

Durante la Messa meglio niente applausi

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di A. Giuliano, da Avvenire, del 19.06.2014, pag. 25
 
La Messa è finita. Nel sen­so che ormai pare stia an­dando a farsi benedire l’osservanza delle più ele­mentari norme liturgiche. Che non ci sia più religione in alcu­ne celebrazioni eucaristiche è una questione seria. E padre Se­rafino Tognetti, monaco e pri­mo successore di don Divo Bar­sotti alla guida della Comunità dei Figli di Dio, non può fare a meno di rilevarlo in questo pro­vocatorio volumetto. In appen­dice a un testo denso di stupo­re per il paradosso del cristia­nesimo la cui forza si sprigiona nella debolezza («Cercate voi in tutta la letteratura di tutto il mondo, antica e moderna, stu­diate tutte le religioni del mon­do e ditemi se trovate un re­agnello o una divinità che si fac­cia mite, vittima») ecco alcune osservazioni appassionate sul­la realtà sconfortante di certe Messe odierne. Sotto la sua len­te finisce quindi l’uso «ultima­mente in voga» di applaudire in chiesa. Continua a leggere

La bellezza e la preghiera

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di Stefano Chiappalone
 
 I cieli narrano la gloria di Dio

Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta  e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo […]. La loro bellezza è come un inno di lode” (S. Agostino).  Anche quando diciamo di ammirare qualcosa, troppo spesso ci accontentiamo di un godimento frettoloso, rischiando di perdere il meglio di ciò che il mondo ci riserva.

Come il godimento puramente turistico di una bella cattedrale limitandosi a fotografarla, come un fiore strappato prima ancora di gustarne il profumo o il fugace apprezzamento su una bella donna, ma senza volerla realmente conoscere. Se avessimo più tempo per lasciare che il piacere momentaneo ceda il posto allo stupore, ci accorgeremmo che in ogni creatura ci sono le impronte della Santissima Trinità. Continua a leggere

I tiepidi nella fede? Vanno all’inferno

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Un sacerdote francese, padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine, scrive un libro per scuotere la coscienza dei credenti.

“I tiepidi vanno all’inferno” è il titolo di un libro appena uscito in Italia (Mondadori, 190 pagine, 12,90 euro) e scritto dal sacerdote Michel-Marie Zanotti-Sorkine, pastore a Marsiglia (Francia) e soprannominato “il parroco che moltiplica i parrocchiani” tanto le sue celebrazioni sono frequentate.

Padre Michel-Marie è animato da “una santa irrequietezza” e ha ridato vigore a una comunità esangue “non con prontuari di buone maniere, ma col fuoco di un carisma raro” (Tempi, 21 gennaio). Nato nel 1959 a Nizza da una famiglia mezza russa e mezza corsa, orfano già giovanissimo, è stato educato dai salesiani. Continua a leggere

Papa Francesco: nel tempio non si va a celebrare un rito ma ad adorare Dio

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Il tempio è un luogo sacro in cui ciò che più importa non è la ritualità, ma “adorare il Signore”. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa celebrata questa mattina a Casa S. Marta. Il Papa ha posto l’accento anche sull’essere umano che in quanto “tempio dello Spirito Santo” è chiamato ad ascoltare dentro di sé Dio, a chiederGli perdono e a seguirlo. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Il Tempio è la casa di pietra dove un popolo custodisce la sua anima davanti a Dio. Ma Tempio sacro è anche il corpo di un singolo individuo, in cui Dio parla e il cuore ascolta. Papa Francesco sviluppa l’omelia su queste due dimensioni, che corrono parallele nella vita cristiana. Lo spunto è venuto dal brano liturgico dell’Antico Testamento, in cui Giuda Maccabeo riconsacra il Tempio distrutto dalle guerre. Continua a leggere

La Sua gloria …

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di Stefano Chiappalone
 
I – Dal vino al divino

Meditando il secondo mistero della luce sono solito “inebriarmi” (spiritualmente) nel contemplare questo Dio che trasforma l’acqua in vino, e persino in vino buono – a fare vino scadente sarebbe stato capace anche il diavolo. E soprattutto mi commuove e mi dà fiducia la premura materna di Maria, senza la quale gli sposi di Cana avrebbero dovuto brindare con l’acqua. Tuttavia qualche giorno fa, la mia attenzione orante è stata attirata dal versetto successivo, gettando sui precedenti una nuova luce, precisamente una luce divina: “Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria…” (Gv 2,11) – il che mi ha immediatamente attivato il link al Prologo del Vangelo di Giovanni: “E noi vedemmo la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre…” (Gv 1,14). Continua a leggere

La protesta di Ratzinger: “Questa messa è uno spettacolo”

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Un vecchio articolo che mi pare sempre attuale.

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Chitarre, battimani, altari posticci. Nuove liturgie alla deriva. In un libro, il cardinale Ratzinger lancia l’allarme: l’intrattenimento ha preso il posto di Dio

di Sandro Magister

È universalmente conosciuto come il più grosso cambiamento introdotto nella Chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II. La nuova liturgia. Ovvero la messa in lingua moderna. Gli altari girati verso il popolo. I canti con la chitarra. Per una Chiesa più creativa, partecipata, dal volto umano… Continua a leggere

L’arte deve essere sempre bella?

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La bellezza, in quanto attributo di Dio, è elemento costitutivo della liturgia e dunque dell’arte sacra
 
di Rodolfo Papa
 
Le teorie estetiche contemporanee propongono definizioni dell’arte estremamente fluide, addirittura liquide, apparentemente elastiche ed attraversabili, spesso però si rivelano poi estremamente rigide, con confini invalicabili. Uno di questi confini, surrettiziamente elevato, riguarda la perentoria separazione di arte e bellezza, un altro confina al di fuori dell’arte ogni riferimento alla trascendenza. Questa impostazione pone non pochi problemi teoretici per rintracciare una definizione del concetto di arte. Continua a leggere

Via Pulchritudinis: Il volto dell’Amore

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di Stefano Chiappalone
 
«Vedo in voi la bellezza del volto giovane di Cristo e il mio cuore si riempie di gioia», ha esclamato Papa Francesco di fronte ai giovani di tutto il mondo radunati a Rio de Janeiro intorno al Successore di Pietro, quasi riecheggiando le parole del salmo 26: «di Te ha detto il mio cuore: cercate il Suo volto. Il Tuo volto, Signore io cerco». Non possiamo fare a meno di cercare il Suo volto, sarebbe come parlare con una persona senza guardarla in faccia o ignorandola.

Persino la preghiera rischierebbe di essere un monologo sterile, incapace di cambiare il cuore perché non parliamo con Lui ma con noi stessi e restando vuoti esattamente come prima. Per essere – a poco a poco – trasformati da Lui, perché il nostro cuore si riempia di gioia, dobbiamo incontrarLo e sperimentarne la Bellezza: «Il santo è colui che è talmente affascinato dalla bellezza di Dio […] da esserne progressivamente trasformato» (Benedetto XVI). Continua a leggere

Per una civiltà della bellezza

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di Sfefano Chiappalone
 
Proprio nei tempi più difficili la sete di bellezza si fa più ardente, alla ricerca di una via d’uscita da questo “gulag mentale” in cui ci siamo rinchiusi, condannati al dominio dell’utile e del funzionale, incapaci di alzare lo sguardo verso un cielo che noi stessi abbiamo chiuso. Roger Scruton dice infatti che “la bellezza è il volto dell’amore che risplende nella desolazione”. Il Pontificio Consiglio per la Cultura propone agli uomini del nostro tempo la via pulchritudinis, la via della bellezza, come percorso privilegiato per tornare a casa – o almeno per affacciarci fuori dal gulag e intravedere che il mondo esterno esiste e che abbiamo ancora una casa in cui ritornare – e ci indica tre sentieri attraverso i quali percorrerla: Continua a leggere

Liturgia, la sovrastruttura è bellezza

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Il tema della liturgia è stato centrale nel magistero di Benedetto XVI, che ha sempre combattuto contro abusi e degenerazioni del periodo post-conciliare. Chi ha mal sopportato quegli interventi pensa ora, in questo inizio di pontificato di Francesco, all’insegna della semplicità, di tornare indietro. Così che espressioni come “vivere la liturgia con semplicità e senza sovrastrutture” si sentono sempre più spesso, equivocando il concetto di semplicità. Per capire bene il valore della semplicità nella liturgia e il rapporto con la fede abbiamo chiesto l’intervento di un esperto di liturgia come monsignor Nicola Bux.
 
Cosa vuol dire vivere il rapporto con la liturgia e con la fede con semplicità e senza sovrastrutture? Cominciamo con la struttura: la fede ha una struttura come la liturgia, in quanto c’è un rapporto tra le due (lex orandi-lex credendi). Continua a leggere

“Ratzingeriani” una cum Papa nostro Francisco

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[Dal blog Continuitas]
 
La stampa non mira ad informare il lettore, ma a convincerlo che lo sta informando” (Nicolás Gómez Dávila)
 
Abbiamo atteso un po’ prima di ricominciare a scrivere per ripararci dalla melassa massmediatica che mira ad etichettare un papa per screditarne un altro. Niente di nuovo sotto il sole: è un film già visto. Ci dispiacerebbe solo se la gente si soffermasse solo su questi dettagli, senza seguire poi gli insegnamenti dell’attuale pontefice, soprattutto quando risulteranno “scomodi” per quel “mondo” che ora lo acclama, trasformando l’Osanna in un Crucifige. Continua a leggere

I nemici della Chiesa che mettono Ratzinger “contro” Bergoglio.

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Irritazione. La sento montare dentro e penso subito che il diavolo ci mette le zampe e le corna per rovinarmi il momento di assoluta felicità vissuto con tutta la Chiesa. Irritazione perché a soli tre giorni dall’elezione di Francesco è già iniziato il tiro a freccette, il massacro mediatico, la definizione per opposizione, lo scaricamento del precedente per l’esaltazione del successivo.
Il fastidio fisico per l’ipocrisia di certe firme, le capriole dei commentatori e l’enfasi che subiscono i dettagli ha già prodotto un’amarezza pericolosa, la strisciante persuasione che non cambieremo mai, neanche dopo una delle Grazie più belle che potevano capitare. Continua a leggere

La liturgia non è intrattenimento…

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“Dopo il Concilio, ci sono stati molti preti che hanno elevato deliberatamente la “desacralizzazione” a livello di un programma, sulla pretesa che il nuovo testamento ha abolito il culto del tempio: il velo del tempio che è stato strappato dall’alto al basso al momento della morte di Cristo sulla croce è, secondo certuni, il segno della fine del sacro. La morte di Gesù, fuori delle mura della città, cioè, dal mondo pubblico, è ora la vera religione. La religione, se vuol avere il suo essere in senso pieno, deve averlo nella non sacralità della vita quotidiana, nell’amore che è vissuto. Ispirati da tali ragionamenti, hanno messo da parte i paramenti sacri; hanno spogliato le chiese più che hanno potuto di quello splendore che porta a elevare la mente al sacro; ed hanno ridotto il liturgia alla lingua e ai gesti di una vita ordinaria, per mezzo di saluti, i segni comuni di amicizia e cose simili. Continua a leggere

Testimoni della bellezza: La via pulchritudinis

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[tratto dal sito RomaSette.it]

Le testimonianze intorno alla bellezza che hanno affollato le pagine di questa rubrica hanno voluto ricostruire, nelle intenzioni di chi scrive, una via pulchritudinis, un cammino, nella e attraverso la bellezza, di progressiva ascesa dalle radici terrene e corporee del bello (simbolo e forma contratta dell’increato), fino alle altezze dello splendore divino, passando attraverso lo stupore per le forme sensibili della liturgia, la contemplazione del volto di Maria e di suo Figlio, la gratitudine per l’esempio dei Santi, il riconoscimento dell’abbraccio misericordioso della Chiesa. Continua a leggere

Liturgia: no all’abilità manipolatoria. Joseph Ratzinger

[Dal blog Filia Ecclesiae]
 
Cardinale Joseph Ratzinger:

C’è bisogno come minimo di una nuova consapevolezza liturgica che sottragga spazio alla tendenza a operare sulla liturgia come se fosse un oggetto della nostra abilità manipolatoria. Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da sé stessi la liturgia domenicale. Il risultato è certamente il frutto dell’inventiva di un pugno di persone abili e capaci. Continua a leggere

Il Motu Proprio di Benedetto XVI che risistemerà la liturgia

Un articolo un pò datato ma interessante…

Dalla fine del Concilio Vaticano II a oggi la liturgia della Chiesa cattolica ha subìto abusi che sovente l’hanno trasformata, a tratti anche sventrata, nel suo nocciolo più profondo. Benedetto XVI ha denunziato più volte questi abusi, queste cattive interpretazioni di quanto i testi del Vaticano II avevano sancito – su tutti la “Sacrosanctum Concilium”, il primo documento conciliare – spiegando che se la fede della chiesa la si scopre in come prega (“lex orandi, lex credendi”) occorre tornare a una liturgia fedele alle regole, nuova come il Vaticano II ha sancito, senza però che sia sganciata da certe peculiarità del passato. Continua a leggere

Il Papa: “Se non ha Cristo al centro, la liturgia non è cristiana”

Udienza generale del Papa, 3 ottobre 2012 – Commento di Massimo Introvigne
 

Nell’udienza generale del 3 ottobre 2012, Benedetto XVI ha proseguito il nuovo ciclo della sua «scuola della preghiera» dedicato alla liturgia che – come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica – è «partecipazione alla preghiera di Cristo, rivolta al Padre nello Spirito Santo. Nella liturgia ogni preghiera cristiana trova la sua sorgente e il suo termine» (n. 1073). Il Papa ha invitato ciascuno di noi a porsi una domanda: «che posto ha nel mio rapporto con Dio la preghiera liturgica, specie la Santa Messa, come partecipazione alla preghiera comune del Corpo di Cristo che è la Chiesa?». Continua a leggere

Il Papa all’udienza generale: la liturgia, “prezioso spazio” per il “dialogo permanente” tra Dio e l’uomo

Oggi il Papa, durante l’udienza generale, la prima tenuta in Piazza San Pietro dopo il 6 giugno, ha svolto la sua catechesi sulla Liturgia, come scuola di preghiera.

In questi mesi – ha detto – “abbiamo compiuto un cammino alla luce della Parola di Dio, per imparare a pregare in modo sempre più autentico guardando ad alcune grandi figure dell’Antico Testamento, ai Salmi, alle Lettere di san Paolo e all’Apocalisse, ma soprattutto guardando all’esperienza unica e fondamentale di Gesù, nel suo rapporto con il Padre celeste. Continua a leggere

La musica sacra nel pensiero della Chiesa

Michael John Zielinski
Vicepresidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

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L’arte e la musica, manifestazioni della bellezza, non sono elementi estrinseci alla liturgia e neppure sono puramente decorativi; sono piuttosto parti integranti del culto, come mette in rilievo Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis del 22 febbraio 2007: “Il rapporto tra mistero creduto e celebrato si manifesta in modo peculiare nel valore teologico e liturgico della bellezza. Continua a leggere