La legge per cui Charlie Gard non fu il primo a morire così

“…fallo sapere, fatelo sapere”, si conclude così il videotestamento di Marina Ripa di Meana dal titolo “Fate sapere ai malati terminali che c’è un’alternativa al suicidio in Svizzera”, video realizzato con la collaborazione di Maria Antonietta Farina Coscioni e rilasciato a Radio Radicale pochi giorni prima di morire. L’imperativo finale pronunciato con un filo di voce, di chi esce dalla scena, dalla vita, lanciando un ultimo appello: “si può scegliere di tornare alla terra senza ulteriori e inutili sofferenze”, in breve tempo ha ottenuto mezzo milione di visualizzazioni, suscitando l’interesse di molte persone che in qualche modo si interrogano su temi che prima o poi riguardano ogni famiglia: la sofferenza e la morte.

Ma quale sarà l’effetto di un tale appello? A cosa porterà un tale accorato testamento? Vuole essere uno strumento per chi cerca di portare in Italia l’eutanasia e il suicidio assistito, se non dalla porta principale dalla porta sul retro? Nella lettura dell’intera vicenda, dove si intrecciano parole come suicidio assistito, sedazione profonda, cure palliative, scelta di tornare alla terra, impropriamente accostate, ma facilmente travisabili, viene in mente un parallelo col mondo anglosassone.

La sanità inglese qualche anno fa, prima di noi, ha percorso una strada a senso unico verso una forma di eutanasia, non palesemente né legalmente dichiarata, tant’è che è stata battezzata come “euthanasia by the backdoor” (eutanasia dalla porta sul retro), ma la cui rilettura, con i risvolti drammatici annessi, ci dovrebbe far riflettere. Si tratta della storia del Liverpool Care Pathway. Continua a leggere

Volevano lasciar morire Paulina senza curarla. I parenti le hanno dato da bere. Tra poco partirà per una crociera

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Storie che a me fanno capire quanto sia necessaria e urgente una “contro-rivoluzione” culturale come la intendeva il prof. Plinio Corrêa de Oliveira.
 
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Continuano le storie dei sopravvissuti al Liverpool Care Pathway, il protocollo adottato in alcuni ospedali inglesi, che permette ai medici di interrompere alimentazione, cure e idratazioni ai pazienti ritenuti in fin di vita. Anche all’insaputa dei familiari. Continua a leggere