Boom di bambini gender neutral: Londra si chiede perchè

La crescita esponenziale ha portato a un’indagine del Ministero. Sotto accusa l’educazione di genere a scuola
 
di Federico Cenci

(interris, 20.09.18)
 
In Gran Bretagna ormai anche le orecchie più pigre iniziano ad udire il suono d’allarme prodotto dalla diffusione massiccia dell’ideologia gender. Se prima erano soltanto settori della società civile, nonché alcuni psichiatri ed alcuni medici a levare la propria voce di dissenso, ora la questione è giunta fin dentro Downing Street.
 
L’indagine del Ministero

Il ministro delle Pari Opportunità, Penny Mordaunt, ha incaricato dei funzionari governativi di avviare un’indagine per capire il motivo per cui un numero impressionante di bambini ed adolescenti manifesta il desiderio di cambiare il proprio sesso biologico. Secondo un rapporto del Ministero della Salute, infatti, rispetto a dieci anni fa, si è registrato un aumento del 4.400 per cento. Ad essere coinvolte sono soprattutto le femmine: nel biennio 2009-10 erano 40 quelle che chiedevano di cambiare sesso, mentre nel biennio 2017-18 sono diventate 1.806. Una fonte dell’Ufficio per le pari opportunità citata dal Times ha dichiarato che “c’è stato un sostanziale aumento nel numero di persone nate femmine che si sono rivolte al Servizio sanitario nazionale” per cambiare sesso. “Esistono prove – prosegue la fonte – che questa tendenza si sta verificando anche in altri Paesi. Poco si sa, tuttavia, sul perché e su quali possono essere gli impatti a lungo termine”. Continua a leggere

Tutti con Charlie, in attesa del verdetto di Strasburgo

Continua la mobilitazione globale per il piccolo inglese affetto da una malattia rara che i medici vorrebbero lasciar morire ma sul quale i giudici europei hanno sospeso il giudizio di vita o di morte
 
La cattiva notizia per Charlie è che un eventuale verdetto negativo dei giudici di Strasburgo sarebbe senza appello. Ma la buona notizia è che gli stessi magistrati della Corte europea per i diritti dell’uomo non hanno in mente soluzioni sbrigative e vogliono veder chiaro nella vicenda giudiziaria che vede protagonista suo malgrado il bambino inglese di 10 mesi affetto da una rarissima malattia genetica (il suo è il 16° caso accertato in tutto il mondo) che colpisce il cervello – in inglese suona «Mithocondrial Depletion Syndrome» – e che gli rende impossibile respirare autonomamente, tanto da renderlo dipendente da una macchina che lo aiuta a non soffocare.
 
La battaglia dei genitori continua

Ricoverato da ottobre nella terapia intensiva del Great Ormond Street Hospital di Londra, Charlie a parere dei medici non avrebbe chance di sopravvivere e avendo fallito sinora le terapie tentate sarebbe inutile insistere. La loro richiesta di spegnere il respiratore automatico è stata avversata fieramente in ogni sede dai genitori, Chris Gard e Connie Yates, che chiedono ai sanitari di lasciarli tentare una cura sperimentale disponibile negli Stati Uniti. Continua a leggere

Il primo battito e quelli che verranno

Era solo questione di tempo, il via libera di ieri purtroppo era più che atteso, la comunità scientifica sapeva che sarebbe accaduto. Ma ciò non basta a far catalogare la notizia giunta da Londra come un altro passo nella inarrestabile marcia della tecnomedicina verso la conquista di sempre nuovi territori dai quali pensavamo si sarebbe tenuta a rispettosa distanza, anche solo per marcare la consapevolezza che la vita umana – umana! – è intangibile per definizione anche a livello embrionale.

Assistiamo invece a un controsenso che la dice lunga su quel che oggi si intende davvero per “dignità umana”: certa ricerca scientifica assai reclamizzata anziché ingegnarsi per tutelare l’esistenza dell’uomo quand’è più fragile sembra attratta dalla prospettiva di poterne fare oggetto di sperimentazione, come non vedesse l’ora di ridurla al rango di una cavia animale qualsiasi e, anzi, anche meno, visto che al destino di cani, topi e scimmie nei laboratori si sta giustamente riservando crescente attenzione. Non ci si straccino le vesti quando l’uomo – povero, profugo, schiavo – soffre ignorato. Continua a leggere

La Manif pour Tous diventa europea

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di Luca Volontè

Più di 250,000, forse 500,000 a Parigi, 40,000 a Lione, decine di migliaia a Madrid e Varsavia, diverse centinaia a Roma, Budapest, Mosca, Bucarest, Bruxelles, Londra. Tutti in piazza ieri per questo primo tentativo di allargamento della Manif por Tous francese al resto d’Europa e per celebrare, insieme ai più di 200,000 cittadini europei che hanno sottoscritto la petizione di CitizenGO, la contrarietà alla ideologia “gender” che si vorrebbe imporre a livello europeo.

Una follia che rimarrà tale, nonostante la profusione di finanziamenti e le pressioni politiche che vengono dagli USA di Obama, qualunque sarà il voto sul rapporto Lunacek martedì al Parlamento Europeo. Al proposito, sino a tutta la giornata di oggi, spendendo un minuto per sottoscrivere la petizione (clicca qui), si può ancora fermare la folle corsa verso verso il nuovo totalitarismo ideologico che pare aver contagiato una parte del Parlamento Eu. Continua a leggere

Il ritorno dei Preraffaelliti

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di Massimo Introvigne

Il 13 gennaio 2013 chiude a Londra alla Tate Britain la mostra I Preraffaelliti: un’avanguardia vittoriana, che ha registrato un clamoroso successo di pubblico e ha anche ottenuto un endorsement di tutto rispetto da L’Osservatore Romano. Perché tanto successo? Dopo un periodo di oblio, in cui erano considerati pomposi e decadenti – e in cui capolavori oggi valutati milioni di euro sono passati di mano per poche decine di migliaia di sterline – i Preraffaelliti sembrano oggi godere di un consenso generale. Continua a leggere