Il golpe della primavera

di Marina Corradi

da Tempi.it

Milano, 17 marzo. Succede ogni anno all’improvviso. Spesso dopo dei giorni di pioggia e freddo, e vento. Lo senti quel vento, una sera, che fa tremare le finestre, che soffia rabbioso e disperde via in mulinelli le ultime foglie secche. E pare quasi che in quella notte ritorni l’inverno. Invece, la mattina il cielo è regalmente azzurro, e la luce del sole è così forte che abbaglia. Non tornava l’inverno, stanotte, ma si ritirava: sconfitto, rancoroso, infilandosi nei vicoli, sibilando – come una serpe che, stanata, fugge.

Succede sempre all’improvviso. E stamattina nelle smorte aiuole di Milano, tutte insieme, del colore dell’oro, sono fiorite le forsizie. Striminziti, ossuti alberelli che avresti potuto credere morti sono diventati nuvole rosa, o bianche. Continua a leggere

È nata stamattina. Da zero a uno, come è possibile, come si può immaginare?

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di Marina Corradi
 
Un’amica mi manda un Whatsapp con una foto della sua ultima nipote. È nata all’alba, due ore fa, in una città lontana. È bellissima, perfetta, e già è evidente – nonostante tutte le storie che ci raccontano – che è una femmina. Che è una bambina, nelle linee aggraziate, nell’armonia del piccolissimo ovale. Guardo la foto e penso che è incredibile: nove mesi fa di questa bambina non c’era niente, nulla sulla faccia della terra – e ora, guardate.

Vorrei rifare il suo viaggio a ritroso, da una notte apparentemente come le altre; da un punto infinitesimale, da un microscopico incrocio, da una scintilla, che sprigionò qualcosa che non c’era. E subito quell’affollarsi di cellule, apparentemente disordinato, in realtà antichissimo e sapiente: due, quattro, otto frammenti che si aggregano, veloci, in un impercettibile palpito. Continua a leggere

Gli odori delle cose care

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di Marina Corradi
 
Milano, fine di novembre. Da un baracchino in piazza Castello il profumo delle caldarroste, come una lama, attraversa folgorante i miei pensieri. Mattine nebbiose, come dentro a un fumo chiaro, e io quasi appesa alla mano di mia madre, tanto più alta della mia; lei che camminava veloce e, quasi di corsa, i miei passi per starle dietro, dentro le scarpe stringate nere, e i calzettoni bianchi. Il clangore dei tram sferraglianti, tram che mi parevano severi, rigorosamente verde scuro, come in divisa.

Le caldarroste in un cartoccio di carta da giornale che lasciava il nero del piombo sulle mani, la polpa delle castagne tiepida e dolce e asciutta, che quasi faticava ad andare giù per la gola.
Per quale via i profumi arrivano in un attimo al centro del cuore? Continua a leggere

Sentirsi irrequieti, desiderare di essere altrove, partire e scoprire che “no, non è nemmeno qui”

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Una bellissima riflessione di Marina Corradi

(da Tempi.it, 8.02.15)
 
Da tutta la vita mi prende certe mattine una irrequietezza, come la necessità assoluta di andare in un luogo diverso da quello in cui mi trovo. Si impadronisce di me l’idea che, se fossi in quella data città, o se vedessi il mare, sarei felice: e che quell’accidia, quella malinconia che ho sempre addosso se ne andrebbero, se fossi altrove.

Tante volte, fin da quando ero ragazza, ho ubbidito a questo istinto di partire, da sola, sospinta dall’idea che “laggiù” sarebbe stato diverso, oppure, addirittura, sarei stata diversa io. E sono partita per le Dolomiti, assaporando i chilometri sull’autostrada, e la pianura che da Verona si stringe nella valle del Brennero: e il verde denso dell’Adige mi pareva già promettere quell’altro mondo, in cui sarei stata felice. E il profilarsi delle prime vette, nella foschia dell’orizzonte, con più forza mi assicurava che lassù sarebbe stato diverso, e mi sarei sentita in pace. Continua a leggere

L’odio, la morte e un’altra logica

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di Marina Corradi
 
Nel giorno in cui le ultime vittime del terrorismo jihadista sono un qualunque turista francese, rapito e giustiziato in un Paese che si affaccia sul “nostro” Mediterraneo, e un tuareg che quasi non fa notizia nella nostra parte di mondo, la minaccia si allarga e sembra prendere di mira proprio ciascuno di noi – semplicemente in quanto occidentale.

E noi, che si sta a guardare, possiamo restarcene zitti, increduli e atterriti da questo odio totale; oppure, e forse peggio, abituarci a quel sangue, alla esecuzione quotidiana scrupolosamente filmata a uso del web – che forse fra un po’ si farà, nel flusso mediatico, opaca routine.
Ma come si sta, intendiamo come si sta umanamente, davanti a questo rigurgito barbarico eppure mediaticamente raffinato, alla esibizione orgogliosa del male? Istintivo non sarebbe cominciare, a nostra volta, a odiare?

L’altro giorno padre Romano Scalfi, novantunenne fondatore di “Russia Cristiana” e storico evangelizzatore dell’Est europeo, parlando del movimento del Samiszdat, la letteratura clandestina nell’Urss del dopoguerra, ha detto qualcosa che mi è rimasto in mente. Continua a leggere

La nostra società gaia e vuota e quella inappagabile sete di “Grande bellezza”

Toni Servillo Sabrina Ferilli Giorgio Pasotti

Marina Corradi recensisce il film di Paolo Sorrentino vincitore dell’Oscar come miglior pellicola straniera.

Ne ho sentito parlare male. L’ho visto, e l’ho voluto rivedere la sera dopo. La Roma del film somiglia a quella che io, milanese, ho scoperto da bambina quando mio padre mi portò al Palatino e al Colosseo a Villa Borghese per la prima volta: un sogno, o un miracolo, l’essere rimaste in vita quelle pietre dopo millenni, e il loro starsene ancora sotto al sole, impregnate della sua luce d’oro. La Roma de La grande bellezza è quella che meraviglia un ragazzo la prima volta che la vede, e ancora più, immagino, se viene dal Nuovo Mondo: allora l’impatto deve essere travolgente, e forse anche questo spiega il successo americano del film. Certo, non è la Roma di Ignazio Marino, sull’orlo del default. È invece una metafora dell’Occidente più privilegiato e, all’apparenza, spensierato. Continua a leggere